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Anni '90


di Membro VIP di Annunci69.it Cpcuriosa60
02.02.2024    |    2.992    |    8 8.9
"Gli uomini le guardavano con evidente piacere..."
Per questo racconto devo ringraziare Davide, un “Lui di coppia” che mi ha inviato una bozza da (cito testualmente) “sistemare un po’, come se tu fossi la maestrina dalla penna rossa”.
Qualche sera fa abbiamo scoperto di aver frequentato lo stesso locale in gioventù.
Coloro che hanno vissuto quel periodo, riconosceranno quell’ambiente che oggi è rimasto solo nei nostri ricordi più spensierati.
E per chi se lo domandasse, il racconto è verosimibile.
Non abbiamo alcun ricordo di Davide, ma del resto, come lui, eravamo giovanissimi e ancora, ai tempi d'oro del locale in questione, in una fase di puro esibizionismo.
Ricordiamo invece, con affetto, la protagonista della storia.
…………………………………..
Dai ragazzi dei paesi del bassolago, quella discoteca veniva considerata un luogo di perdizione.
Tutti si facevano grosse risate raccontando di quello che vi accadeva ma nessuno davanti agli altri ammetteva di esserci stato.
Io ero il più piccolo della compagnia del Bar Sport ed ascoltavo, senza aver niente da dire.
Finchè presi il coraggio a quattro mani.
Avevo saputo che per carnevale era permesso, anzi caldeggiato, l’ingresso in maschera.
Nell'anonimato concesso dal viso parzialmente nascosto, mi sentii un leone.
Chiesi in prestito l’automobile di mio zio, buonanima, e salii la collinetta che portava al parcheggio.
Ero ancora fermo in macchina, cercando il coraggio per scendere, quando vidi il primo spettacolo tipico del luogo.
Dalla vettura a fianco scesero due ragazze, molto alte e magre, strette in due tubini “a pelle”.
Le vidi sistemarsi le gonne che erano risalite sui fianchi, sfilandosi quasi contemporaneamente le mutande da sotto.
Ricordo ancora che per un attimo trattenni il fiato ma il piccolo show mi convinse a lasciare l’auto e ad entrare.
Rispetto ad altre discoteche, il locale era arredato senza sfarzo.
Divanetti in tessuto maculato, tavolini, bar illuminato da luci color viola e tanta gente vestita senza pretese.
Tranne alcune ragazze che si notavano, eccome.
Appariscenti, alte, pesantemente truccate, tante si sbracciavano mentre ridevano con i loro accompagnatori.
Le donne in realtà erano in netta minoranza, qualcuna era evidentemente in coppia, altre facevano gruppo in un angolo.
Mi guardavo intorno e non riuscivo a capire cosa ci fosse di tanto trasgressivo.
Iniziai un giro di perlustrazione e potei vedere da vicino le damigelle dai vestiti variopinti e allora capii…
Erano tutti travestiti, molto curati, quasi femminili ma decisamente uomini.
Ecco svelato il mistero ed il primo istinto fu quello di cercare l’uscita e tornare a casa.
Mi addossai ad una colonna e feci girare di nuovo lo sguardo sulla pista e sui divanetti.
Divertimento, risate, gente che ballava, ecco cosa vedevo, forse non era poi così male…
Decisi di rimanere e di avvicinarmi ad una parte della sala dove c’era anche la postazione del DJ e che sembrava scelto da un gruppo di coppie “normali”.
Si vedeva che erano amici tra loro, chiacchieravano malgrado la musica, ogni tanto le donne andavano a ballare in pista.
Erano signore sulla quarantina, grandi per me, sensuali ed allegre.
Gli uomini le guardavano con evidente piacere.
Cercai di individuare la composizione delle coppie e quando pensai di aver capito, vidi con sorpresa che in realtà tutti…toccavano tutti.
I maschi, quasi sdraiati sui divanetti, accoglievano le “ballerine” accaldate e le facevano accomodare al loro fianco, toccando ora una, ora l’altra in un’allegra confusione.
Alla sola vista di questa maliziosa promiscuità, i miei ormoni giovanili erano in subbuglio e sentivo l’uccello gonfiarsi nella patta.
Solo una ragazza non partecipava ai giochini del gruppo.
Sembrava la più tranquilla ed era certamente la meno vistosa.
Capelli lunghi, lisci, forse rossi o ramati, un corpo esile, seno appena accennato, alta però poco meno di me grazie anche ai tacchi a spillo.
Tornando dalla pista lei si sedeva nel gruppo ma in un angolo, sorridendo ai “maneggi” degli altri con fare quasi benevolo.
Mi piacque da subito e fui molto deluso quando verso mezzanotte la raggiunse un uomo maturo, evidentemente il suo innamorato.
Vidi il suo volto illuminarsi in un sorriso quasi commovente e che lo baciava con tenerezza.
Lui mi sembrò meno romantico e le parlò brevemente, dopo averla stretta nel primo saluto.
Lei si intristì subito, delusa forse da qualche sua parola, però lo seguì quando lui la prese per mano.
La curiosità mi spinse ad andare dietro a loro e li vidi dirigersi verso l’uscita.
Mi feci timbrare il polso per poter poi rientrare e li seguii da distante.
Scelsero un angolo un po’ buio del parcheggio anche se per un gioco di luci i lampioni me li rendevano visibili.
Lui la spinse contro un albero, prendendole il viso tra le mani, lei, credo, piangesse.
Pensai alla classica situazione, uomo sposato invaghito della giovane ragazza, incontrata in discoteca mentre la moglie aspetta a casa.
Li vidi baciarsi, poi lui si abbassò i pantaloni, liberando il cazzo per farselo succhiare.
A quella vista provai quasi repulsione, dentro di me mi dispiacevo per la ragazza illusa da quel vecchio porco.
Lei lo aveva in bocca e forse ancora piangeva, il mio “io” romantico immaginava il suo dispiacere.
All’improvviso lui la staccò e dopo averla fatta rialzare, con impeto la girò col corpo verso l’albero dietro di loro e sollevatole le gonne, la sodomizzò.
Era la prima volta che vedevo una coppia fare sesso e addirittura in quel modo.
Ancora non riuscii ad eccitarmi, almeno non all’inizio.
Poi però, guardai i volti dei due amanti e vidi la passione quasi feroce di lui, i suoi movimenti che erano piacere e possesso.
Nel volto della ragazza vedevo il godimento e mi sorpresi perché non pensavo che quell’atto potesse darne.
L’uomo aumentò il ritmo e lo sentii gemere, immaginai il suo seme dentro quella creatura delicata.
E venni anch’io, quasi senza toccarmi, ancora con i pantaloni allacciati.
Rimasi nel buio finchè loro non tornarono verso l’ingresso della discoteca dove si baciarono ancora e si separarono.
Pensai di rientrare un momento ed andare a pulirmi un po’in bagno.
I servizi dedicati agli uomini erano vuoti, quindi potei darmi una rinfrescata alle parti intime con una salvietta bagnata.
Stavo per uscire quando dallo specchio vidi aprirsi la porta alle mie spalle.
“Lei” uscii, sistemandosi sui fianchi il vestitino a sottoveste e raggiunto il lavandino in fianco al mio, si controllò il trucco, sbavato dal pianto.
“Uomini” mi disse a voce bassa, forse per nascondere che era un po' roca.
“Ci fanno soffrire perché ci desiderano ma non ci danno un futuro.
Lui a casa ha moglie e figli, uno ha la mia stessa età.
Lo amo e lo odio, come vorrei non averlo conosciuto.
Scusami, tesoro, se mi sfogo con te.
Torna pure dalla tua ragazza, ti starà aspettando.
E’ fortunata, devi essere buono, tu, credo che la farai felice”.
Mi battè gentilmente la mano sulla spalla e dopo un ultimo controllo del trucco, uscì dal bagno.
Alessia, si chiamava, la vidi sera dopo sera ballare spensierata e poi appartarsi con lui.
Non li guardai mai più fare quel loro amore particolare, non sopportavo di vederla torturare in quel modo.
Invece, pian piano, divenni amico di qualche coppia.
Avevo capito, quasi subito, che non avrei avuto speranze di divertirmi con le ragazze che, in gruppo, sedevano in vari divanetti.
Era lesbiche e amoreggiavano tra loro, facendomi comunque eccitare parecchio.
La mia giovane età e la mia solitudine intenerirono più di qualche bella Signora (allora il termine Milf non era stato ancora inventato).
Mentre scopavo qualcuna di loro sui sedili di eleganti, comode, macchine, Alessia era col suo uomo.
Se l’avevo vista uscire con lui, succedeva che il culo della mia compagna del momento diventava nel buio quello della bellissima trans e la malcapitata subiva la mia passione (anche se non sempre l’atto era sgradito, in realtà).
Per almeno due anni, i divanetti maculati fecero parte della mia vita.
Poi conobbi la ragazza che divenne mia moglie.
Lei si sorprese quando le proposi un gioco alternativo alla classica scopata, solo dopo anni le raccontai del mio amore giovanile.
Ogni tanto penso ad Alessia, mi chiedo dove sia, se abbia poi trovato un compagno più onesto.
Mi chiedo anche cosa avrebbe potuto succedere se io mi fossi fatto avanti, se avessi avuto il coraggio di dichiarare il mio sentimento.
Chissà…

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