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l'otto marzo di Silvia


di Membro VIP di Annunci69.it Cpcuriosa60
08.03.2024    |    7.921    |    10 9.8
"Anzi, idea! Potrei proporle di assistere allo spettacolo da dietro le scene, nascosti, quasi spiando gli attori o i cantanti..."
In un giorno speciale per noi donne, un regalo gradito da parte di uno scrittore di racconti erotici.
Abbiamo giocato a “io inizio e tu prosegui”
Grazie.
Preparatevi ad una lettura lunga, diversa dal solito, che mi ha portato in una città magica.
(Loretta)

***
E’ sempre una piccola scommessa che si fa con se stessi iniziare un nuovo racconto, quando ci si trova davanti a quella prima pagina bianca, perché non sai mai dove ti porterà esattamente.
Nel passato per far riemergere i ricordi?, nel presente o in un futuro che solo immagini e magari hai provato a far apparire nei tuoi sogni?
(XNemesi)

***

Lei aveva un nick che subito aveva colpito la mia attenzione “Maicomeadesso” ed un profilo del tutto anonimo.
Uno di quei rari profili che sembrano proprio studiati per non essere visti, per restare nascosti tra montagne di annunci e foto decisamente esplicite.

Incuriosito le scrissi per capire il significato di quel nick, diventammo presto amici iniziando a scriverci sempre più spesso, poi a sentirci al telefono ad ogni ora del giorno, decidendo dopo un po’ che “mai come adesso” eravamo pronti ad incontrarci.

Decidemmo di vederci in un luogo che amo molto, a metà strada tra noi.
Una sorta di terra di nessuno, in cui ancora oggi tempo e spazio sembra che assumano un significato diverso.
La città ideale di Vespasiano Gonzaga: “Sabbioneta”
E fu proprio nel pomeriggio di quel giorno, che dopo averle narrato le vicende di quel posto e aver visitato tutti i suoi monumenti in un reciproco crescendo di eccitazione, in una locanda all’interno delle mura fortificate, ci ritrovammo a fare l’amore per la prima volta diventando amanti. in quella “No man’s land”, così ben descritta dalla Berberova dove ogni tanto a un uomo e a una donna è concesso di sfuggire dalla realtà per vivere segretamente, anche solo per poche ore, dei momenti di libertà passione e mistero…


***

- Pronto? Parlo con il Sig. Marco?
- Si, sono io, chi parla?
- Mi chiamo Silvia, io e mio marito Carlo abbiamo sentito parlare molto bene di lei da una nostra amica che ha accompagnato tempo fa ad una visita di gruppo, è lei che si offre come guida turistica a Mantova e a Sabbioneta giusto?
- Si è così, a cosa siete interessati esattamente?
Posso chiedervi anche in quanti siete?
- Guardi Sig. Marco, siamo solo noi due, Mantova l’abbiamo già visitata altre volte, ma Sabbioneta mai, per cui se ci potesse accompagnare Lei, tenga presente che siamo solo di passaggio, Venerdì prossimo potrebbe andarle bene?
Abbiamo tutto il giorno a disposizione, è l’otto marzo, un giorno speciale
- Per me va benissimo, però la informo subito che venerdì prossimo le visite al Teatro Olimpico sono sospese per dei lavori.
Forse però riesco ad organizzarvi una visita privata mentre gli operai sono in pausa pranzo che dice?
- Sarebbe fantastico Marco, possiamo darci del tu?, e poi la nostra amica di cui ti parlavo ci diceva proprio che la visita al teatro è stata la cosa che le è piaciuta di più ce l’ha descritta nei minimi particolari, nonostante sia passato già qualche anno.


***

E’venerdì e sono appena arrivato con qualche minuto di anticipo con il mio van mezzo scassato al parcheggio vicino alla Galleria Grande dove ci siamo dati appuntamento per le nove. Tre/quattro ore bastano a visitare questo piccolo gioiellino in miniatura.

Si perché a Vespasiano Gonzaga fin da piccolo idee e sogni non mancavano i quattrini per realizzarli invece, venendo da un ramo secondario dei Gonzaga e dei Colonna, non è che proprio abbondassero.
Eppure nonostante tutto, grazie alle amicizie della zia paterna Giulia che per tenerlo al sicuro dopo la morte del padre lo portò prima a Napoli e poi in Spagna alla corte degli Asburgo dove in pratica crebbe insieme a Filippo Secondo, il futuro re di Spagna ed anche grazie alla sua intelligenza e sapienza nel maneggiar armi e parole ed alla sua bellezza riuscì presto ad accumulare titoli, terre e ricchezze.
I maligni dicono anche grazie ai suoi tre matrimoni con nobili donne sempre molto ricche che poco dopo il matrimonio morivano lasciandogli tutto.


- Hai sentito Silvia sto Vespasiano che furbo? Sembra quasi il ritratto di un gigolò d’altri tempi non trovi?
- Vero Carlo e dire che tu mi hai sposato nonostante non avessi una dote, o magari lo hai fatto proprio perché avessi altre doti…

Sono un po’ imbarazzato, da quando sono arrivati mi aspettavo una normale coppia di mezza età ed infatti è così che sembrano apparentemente, a parte lei che sotto il cappotto indossa un corto vestito nero di maglia attillato che mette in risalto le sue forme morbide ed una scollatura che lascia quasi del tutto scoperti i seni, gli stivali alti dal tacco sottile a mezza coscia che raccontano di paesaggi di calze autoreggenti e di mutandine trasparenti di pizzo…

La visita inizia con la Chiesa della Beata Vergine Incoronata. Lungo i vicoli lastricati in pietra guardando Silvia sculettare sui suoi tacchi, non riesco a non pensare al parallelismo che unisce il contrasto tra l’esterno di questa chiesa che da fuori sembra quasi una fortezza ed il suo interno elegante come una bomboniera alleggerito da arcate, lesene e bifore e da quel tamburo con la cupola a spicchi che sembra galleggiare nell’aria e dalla cui lanterna entra la luce che modella il tutto in un mirabile gioco di chiaro scuro e questa coppia, che vista da fuori appare normale ma che cela una intimità segreta fatta di leggerezza ed erotismo che è difficile non notare…

Come è difficile non notare gli sguardi e quel cercarsi in quel modo tra sacro e profano, come quando all’ingresso del mausoleo di Galeazzo, con la cosa dell’occhio mentre li precedevo, li ho visti baciarsi in una nicchia mentre lui le strizzava i seni con una mano infilata dentro al vestito.

- Ora dove ci porti Marco?, mi chiede Silvia con quella sua voce da bambina offrendomi il braccio alla sua sinistra e con il marito Carlo alla sua destra…

- Beh direi che possiamo andare a visitare il Palazzo Ducale e poi la Galleria degli Antichi.
- E il Teatro all’Antica?
- Quello lo vediamo alla fine, dobbiamo aspettare che gli operai siano in pausa pranzo, sono riuscito ad avere le chiavi per poter entrare…
- Ah che bello!!! Hai sentito Carlo, saremo solo noi tre…

La visita al Palazzo Ducale è veloce.
Purtroppo nelle tante sale del palazzo non resta molto delle ricche vestigia dei tempi di Vespasiano, come anche per la Galleria degli Antichi che nonostante con i suoi quasi cento metri di lunghezza seconda solo alla galleria degli Uffizi non ha conservato quasi nulla della sua antica magnificenza e delle collezioni d’arte di Vespasiano, resta comunque un luogo dalla bellezza unica, un luogo quasi magico dove passato e presente ancora si possono incontrare specialmente in giornate come questa, dove l’unica cosa a interrompere il silenzio è il ticchettio degli stivali di Silvia.

Silvia che dopo essersi tolta il cappotto ed averlo lasciato cadere a terra, si muove e si mette in posa per l’obbiettivo di Carlo, tra la luce invernale che filtra dalle vetrate e le allegorie e divinità tutte femminili che adornano le pareti di questa lunga galleria.
C’è un sottinteso di preciso erotismo tra loro, di cui in qualche modo io mi sento spettatore e partecipe più o meno inconsapevole.
Li lascio da soli ed esco ad aspettarli all’uscita, dicendo loro ammiccando ad entrambi, di prendersi tutto il tempo che vogliono…

Mi raggiungono dopo un quarto d’ora, Silvia è radiosa, ha ancora le gote arrossate e il vestito di maglia tutto stropicciato, Carlo il passo un po’ incerto di uno che ha appena fatto una scopata di quelle che si ricordano tutta la vita.
Sorrido e mi chiedo se sia successo in uno di quei piccoli vestiboli alla fine della Galleria affrescati con le immagini di ninfe e putti danzanti…
- Che ne dite di andare berci qualcosa intanto che aspettiamo di visitare il Teatro?, e mentre lo dico mi accendo una sigaretta sperando che il mio cazzo duro nei pantaloni non si noti.
- Si mi pare un’ottima idea che ne dici Silvia?
- Va benissimo anche a me, così riprendiamo un po’ fiato per il gran finale, vero Marco?

Ci sediamo dentro ad un piccolo bar, proprio fuori al Teatro per un aperitivo.
Le ultime parole di Silvia mi rimbombano ancora nelle orecchie, di quale “gran finale” avrà voluto parlare?
Intanto racconto loro della storia di questo Teatro, il vero primo teatro moderno ideato e costruito in Europa da questo folle sognatore vissuto quattro secoli fa in mezzo al nulla di questa campagna della bassa mantovana.
Racconto loro delle difficoltà che Vespasiano dovette superare per vederlo realizzato, delle novità architettoniche poi riprese da altri, del finto loggiato e delle statue di stucco utilizzato al posto del marmo per contenere i costi, perché quando si vuole e si ama e si vuole qualcosa o qualcuno si fa di tutto per averlo…

- Marco ma è vero, come ci ha detto la nostra amica, che per la prima volta il progetto prevedeva anche i camerini per gli artisti?
- Sì è vero, sul lato posteriore della scena prospettica, andata distrutta e poi ricostruita di recente che rappresenta la città ideale di Galeazzo ci sono i camerini, ma perché me lo chiedi Silvia, tra l’altro di solito non fanno parte della visita.
- No è che ci sarebbe piaciuto vederli, alla mia amica erano molto piaciuti non è vero Carlo?
- Si Silvia, ricordo che ce ne ha parlato in modo davvero entusiastico.
- Ah davvero? Boh onestamente in questo momento non ricordo niente che ci sia di particolarmente bello da vedere,

Entriamo nel Teatro.
Le luci principali sono spente, solo alcune lampade di servizio illuminano il loggiato e il palcoscenico.
Silvia prende per mano Carlo, sale la piccola scaletta in legno che porta alla scena, in fondo alla quale ben nascoste si aprono le porte dei camerini…

- Marco che fai? Non vieni?
Li seguo, voglio vedere dove li porterà il loro continuo guardarsi e sorridersi.
Lui sembra di nuovo eccitato, lei gli lancia occhiate maliziose.
Sul palcoscenico vediamo la ricostruzione dell’antica Sabbioneta, con palazzi e portici, finestre e balconi.
Loro guardano tutto con le bocche spalancate, stringendosi le mani, e sforandosi la bocca in un bacio leggero.
- Oh, sì. E’ perfetto, davvero! Avevo visto le fotografie!
Lei si stacca da Carlo e batte le mani, entusiasta come una bambina.
Non capisco, spero solo non vogliano fare sesso qui sulla scena.
- Quel balcone, lì in fondo è perfetto, vero caro?
Sono sempre più confuso.
Lui si allontana e ritorna portando una scala, rubata forse nel piccolo cantiere allestito dagli operai che sono in pausa pranzo.
Cosa vuol fare?
Inizio a preoccuparmi seriamente, non so se fermarlo, ma il cliente ha sempre ragione…
Lo vedo scomparire dietro le scenografie sempre portando la scala e poi è la sua faccia che compare dal riquadro di una finestra.
Lei si avvicina alle finte mura e il suo viso cambia completamente espressione.
Sembra raccogliersi in meditazione, seria e concentrata.
Ad un tratto, alza la testa e rivolge gli occhi verso di lui, appollaiato in alto.

- Ma poi che cosa è un bacio? Un giuramento fatto
un poco più da presso, un più preciso patto,
una confessione che sigillar si vuole,
un apostrofo roseo messo tra le parole
t’amo; un segreto detto sulla bocca, un istante
d’infinito che ha il fruscio di un’ape tra le piante,
una comunione che ha gusto di fiore,
un mezzo per potersi respirare un po’ il cuore
e assaporarsi l’anima a fior di labbra!

Tutto mi sarei aspettato su questa scena e con gli accoglienti camerini che sembrano aspettarci, tranne Silvia in versione “Cyrana” che recita per il suo uomo!
Non so se applaudire o starmene in un angolo, sicuramente la mia erezione che mi ha accompagnato nell’ultima ora è svanita davanti ad una tale performance romantica.
Carlo è di nuovo vicino a lei, le prende la mano e gliela bacia, facendole i complimenti per la recitazione.
Dov’è finito il satiro che rincorreva la sua attempata ninfa tra le mura antiche della città?
Non capisco ma li accompagno a terminare la visita, camerini compresi, non succede nulla di quello che mi aspettavo.
Percorrendo altre stradine quasi addormentate torniamo al parcheggio ma non li vedo dirigersi verso il suv che li ospitava al mio arrivo.
Ci fermiamo invece davanti ad una Twingo rossa e lei ci saluta entrambi con un bacio leggero sulla guancia.
Guarda fisso negli occhi Carlo e gli sussurra un – A presto!
Lui sospira e le fa un cenno appena percettibile con la testa, indicandomi.
Silvia annuisce, sorride, sale nella piccola vettura e si allontana.
Ecco, se prima ero un po’confuso, ora lo sono del tutto.

- Vieni a mangiare un boccone con me, hai tempo?
Così saldo il mio debito per la visita guidata e ti racconto.
Immagino tu abbia qualche domanda da farmi.
Sali, ti porto io.

Percorriamo in silenzio un paio di chilometri, lui è pensieroso e forse un po’ triste.
Ci fermiamo nel piazzale davanti alla trattoria, spegne il motore ed inizia il suo racconto, guardando davanti a sé.

- Che donna, davvero, ogni volta mi sorprende.
Organizza sempre qualcosa di diverso ed io mi scopro a sessant’anni suonati a contare i minuti in attesa di rivederla.
Prima che tu me lo chieda, no, non sono suo marito, magari!
Quel fottuto, fortunato, bastardo non ha tempo per queste cose e spreca la sua vita nella “fabbrichetta” di famiglia.
Non sa di noi ma probabilmente se lo sapesse non gliene importerebbe.
Sua moglie gli serve solo perché tenga la villa in ordine e organizzi delle belle cene.
Sesso, no grazie, le dice, e con la scusa che deve fare telefonate all’estero nel cuore della notte dorme nella stanza degli ospiti.
Lei è anche troppo fedele, mi lascia palpeggiarla un po’, mi regala un pompino magistrale talvolta, ma niente di più.
Io vorrei portarla via dalla sua prigione dorata ma lei non me lo permette.
Sono vedovo, ormai con i figli sistemati, potrei garantirle una vita tranquilla, per carità di un tenore più basso di quello attuale, ma lei rimane in gabbia.
Insieme andiamo a teatro, al cinema, a vedere qualche mostra, le offro la mia cultura, ero insegnante di storia fino a due anni fa.
Non mi sono ancora rassegnato, spero sempre che lo stronzo combini qualcosa che la faccia veramente arrabbiare e che lei venga a cercarmi.
Ma forse non sarebbe quello che farebbe, se lo lasciasse.
Magari invece sparirebbe, prenderebbe il volo verso un altro cielo, lontano dalla vita noiosa di questa piatta pianura.
Forse le piacerebbe un’isola, al caldo, in compagnia dei suoi libri e ogni tanto di qualche amica fidata.
Ne ha tante, lo so, moltissime anche loro sul sito di Annunci96.
- Annunci 69, vorrai dire…
- No, proprio 96 non è un lapsus.
Vedo che non lo conosci, è un sito parallelo a quello che, capisco, ti è noto.
E’ stato creato da un’esperta informatica e la leggenda dice che oltre a voler essere un chiaro segnale di contrapposizione, quel numero fosse la misura del giro vita della creatrice!
Vai a visitarlo, ti si aprirà un mondo!
Sicuramente troveresti spazio anche per te, sei una brava guida ma sai anche trattenere le tue voglie, a proposito, il tuo notevole pacco l’ha stuzzicata e non poco.
Le Signore inserzioniste sono piuttosto esplicite, te lo anticipo, ma non nel modo in cui ti aspetteresti.
Sì, qualcuna cerca, protetta dall’anonimato, compagni di letto, ma perlopiù vorrebbero trovare chi le accompagna a fare acquisti senza sbuffare, oppure come nel caso di Silvia, a nutrire la propria fame di sapere.
Non troverai tra quelle pagine né fiche esposte né cazzi svettanti ma immagini in chiaroscuro di qualche gamba velata o molto più spesso di testi poetici.
Abbiamo studiato Cyrano per settimane e lei aveva il ricordo del racconto della sua amica, di quell’amica che tu conosci bene, e di quel teatro dove tempo fa, nei camerini, vi siete presi un anticipo di quello che sarebbe successo da li a poco.
Si è esibita per me, per noi, raccontando il suo dolore per i baci che suo marito ha ormai dimenticato. Che spreco.

***

Sono qui davanti al PC che ripenso alle parole di Carlo, a “Maicomeadesso” il cui ricordo di quella giornata riaffiora intatto alla mia mente e a Silvia.
Sto creando il mio profilo su Annunci96.
A dire il vero, il mio amico nelle mutande mi suggerirebbe di pubblicizzare un po’ anche lui ma forse non è proprio il caso.
Oggi è l’otto marzo.
C’è anche Silvia, proverò a invitarla a teatro, magari approfittando della mia amicizia con Luca che allestisce le scene alla Scala di Milano. Sicuramente un paio di posti potrei trovarli.
Anzi, idea!
Potrei proporle di assistere allo spettacolo da dietro le scene, nascosti, quasi spiando gli attori o i cantanti. Magari, presa dalla magia del momento, lei si lascerebbe sfiorare e forse a concedermi qualcosa di più.

Un camerino vuoto, poi, lo si trova sempre.
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