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tradimenti

Tornare a lavoro


di Eriaku
27.07.2025    |    9.615    |    3 9.8
"È stato strano: Ferrara è tornato freddo e professionale d'un colpo, e in paio di minuti era tornata dettarmi una lettera per il resto dell'ora, sulla quale non riuscivo a concentrarmi sentendo..."
Erano i primi anni 90’. Ultimamente, da quando mio marito aveva perso il lavoro in banca, le cose erano molto difficili dal punto di vista finanziario. Dovevamo pagare per la nostra casa, eravamo in debito con le carte di credito e nostro figlio Marco, tre anni, era fonte di gioia ma anche tante spese. Mio marito Luca si aggrappava a un lavoro part-time, ma non bastava a tenerci a galla. C'era uno studio di contabilità nella nostra città e avevo sentito che cercavano un impiegato. Giravano brutte voci su come trattavano il personale, ma lo stipendio sembrava buono e stavamo per subire un pignoramento della casa. Ho chiamato e inviato una lettera dove indicatomi.

Pochi giorni dopo è arrivata una lettera di risposta che mi invitava a un colloquio. Non pensavo di ottenere il lavoro, avendo solo competenze di dattilografia di base. Sono arrivata in ufficio in anticipo e, quando sono stata chiamata, ho realizzato che il contabile era un uomo di nome Ferrara, che aveva giocato nello stesso club di golf di Luca, quando potevamo permetterci cose del genere. Lo avevo incontrato a qualche cena e avevo sempre avuto l'impressione che potesse vedere attraverso i miei vestiti. Era un uomo sui quarantacinque anni, con un'espressione arcigna, lineamenti marcati, fisico asciutto e occhi freddi che sembravano perforarmi. Indossava una camicia inamidata e un abito impeccabile, che accentuava la sua aria autoritaria. Il mio ricordo più vivido di lui era la sua voce bassa e tagliente, accompagnata da un alito cattivo che mi faceva irrigidire. Ovviamente mi ha riconosciuta quando sono entrata nell'ufficio e sono stata di nuovo consapevole del modo in cui sembrava spogliarmi con gli occhi. Il colloquio è stato breve e mi sono chiesta perché mi fossi disturbata a presentarmi, ma due giorni dopo è arrivata una nuova lettera, offrendomi il lavoro come segretaria del signor Ferrara. Luca era così sollevato e ha immediatamente chiamato riguardo ai nostri debiti, per bloccare il pignoramento.

Il lunedì successivo ho indossato il mio vecchio completo da lavoro, contenta che mi calzasse ancora anche se forse era un po’ attillato, per via di qualche chilo dalla nascita del piccolo Marco. Avevo camminato molto e con le faccende domestiche, ero rimasta in forma: fianchi morbidi, gambe tornite, e un seno sodo e generoso che mio marito adorava. Mi piaceva come apparivo allo specchio, nel pieno dei miei ventisei anni. La prima mattina l'ho passata a recuperare un arretrato di dattilografia e ho visto raramente il signor Ferrara, che stava incontrando dei clienti.

Più tardi nel giorno mi ha chiamata nel suo ufficio e ha passato in rassegna i miei doveri lavorativi e le cose che doveva fare riguardo al mio contratto. È stato molto professionale e nei primi giorni è andato tutto bene. Stavo imparando molto, ma non avevo idea di contabilità e finanze. Ho iniziato a pensare di aver giudicato male il signor Ferrara, a parte il sentirmi i suoi occhi addosso mentre camminavo per l'ufficio, era molto silenzioso e passava la maggior parte del tempo nel suo ufficio interno. Dopo un po', il signor Ferrara ha iniziato ad aumentare le mie responsabilità, invece di limitarsi a dattilografare, mi faceva controfirmare conti e, anche se non avevo idea dei documenti, riconoscevo i nomi associati. Erano alcuni degli uomini più potenti della città, inclusi il sindaco e gli alti ufficiali di polizia. Il signor Ferrara mi faceva firmare cose e andare a depositare soldi in banca. Mi sentivo molto importante e in una lega diversa. La nostra famiglia è cattolica e non abbiamo mai avuto molti soldi, ma siamo sempre stati fedeli frequentatori della chiesa e sapevo di avere una reputazione totalmente rispettabile come buona moglie e madre. Occuparmi di tutte queste persone importanti e sapere che mi era stato affidato il compito di mantenere la riservatezza mi rendeva molto orgogliosa.

Tutto è andato bene per circa due mesi e in realtà mi piaceva il lavoro. Entravo e uscivo dalla banca diverse volte al giorno per depositare soldi e firmare documenti per il signor Ferrara.
Un lunedì, il signor Ferrara ha suonato per farmi entrare nel suo ufficio. Sono entrata e mi ha chiesto di sedermi. Ho preso il mio taccuino e ho pensato che mi avrebbe dettato una lettera, ma invece ha preso alcuni documenti dalla scrivania. Mi ha guardata con uno sguardo gelido e ha detto:
"Si trova in un mare di guai, signora Marchetti."
L'ho guardato confusa e colta alla sprovvista. Ha preso un foglio dalla scrivania e ha detto:
"Ho molte prove qui che ha aperto conti e ha sottratto grandi somme di denaro dai nostri clienti."
Ho balbettato e preso respiri profondi, poi ho esclamato:
"Deve esserci un errore, signor Ferrara. Non ho fatto nulla."
"Guardi qui e qui e qui."

Per la prima volta ho davvero guardato i documenti e, con orrore, mi sono resa conto di aver firmato per aprire conti bancari e, guardando più a fondo, ho visto che c'erano grandi somme di denaro. Continuavo a prenderli e a guardarli, poi li posavo, e all'improvviso sono scoppiata in lacrime. Ero consapevole che il signor Ferrara si alzasse e si avvicinasse. Si è messo accanto a me e ha detto a bassa voce:
"Ha avuto molti problemi di soldi, vero?"
Ho risposto: "Sì, ma non sono una ladra!"
Il signor Ferrara ha detto: "Beh, questi documenti dicono il contrario. Penso che si trovi a passare un bel po' di tempo in prigione per questo, signora Marchetti."
Ho detto: "No, è un errore."
Ha indicato i documenti chiaramente firmati da me e ha detto: "Ha trasferito migliaia di euro in questo conto."
Ho messo la testa tra le mani e ho sussurrato: "Oh Dio. Cosa farò?"
Ho sentito il braccio del signor Ferrara muoversi intorno alla mia spalla. Ha detto piano: "Sono sicuro che possiamo risolvere qualcosa. Se sarà ragionevole."
Ho sentito la sua mano scivolare lungo il mio braccio, poi la sua mano è scivolata tra il mio braccio e il corpo e mi ha toccato il seno.

"No!" Ho urlato balzando in piedi.

"Bene, allora chiamiamo la polizia. Alcuni di questi soldi provengono dal loro fondo pensione, ma sono certo saranno comprensivi!”

Ogni protesta mi ha subito abbandonata: "Cosa vuole?"

Ferrara non ha detto nulla. La sua mano ha afferrato il mio seno e l'ha strizzato. Sono rimasta immobile mentre si alzava e si avvicinava dietro di me dicendo:

"Si alzi, signora Marchetti."

Poi, con un sibilo minaccioso vedendo che non obbedivo: "Ho detto, si alzi."

Mi sono alzata in piedi e le sue mani si sono mosse intorno, afferrando i miei seni, strizzandoli e palpeggiandoli. Era vicino dietro di me e, mentre respirava pesantemente, potevo sentire il suo alito pesante sul collo. Ha spinto via la sedia, si è avvicinato, ha allungato la mano e ha iniziato a sbottonare la mia camicetta. Ho tremato mentre la sua mano scivolava dentro, sopra il reggiseno. Poi di nuovo via, impaziente di sentire di più. Ferrara si è spostato leggermente indietro e ho sentito che tirava la mia camicetta dalla gonna, poi la sua mano è scivolata su e le sue dita hanno armeggiato con il gancio del reggiseno. Si è aperto e improvvisamente le sue mani sono scivolate intorno, afferrando un seno in ciascuna: "Magnifiche, oh Dio, senti come ce le hai grosse!”

Ha preso possesso del mio seno nudo, stringendolo con forza per lunghi momenti, strizzando i miei capezzoli con decisione. lasciandolo giusto il di farmi voltare. “Bianche come il latte e dalle areole scure, proprio come le avevo immaginate, sa?”
Senza dire altro, la sua bocca si è avventata su di me e ha avvolto il capezzolo sinistro, mordendolo appena. Ho sussultato, ma non ho osato muovermi. La sua lingua ruvida e calda mi faceva rabbrividire mentre la passava da un seno all’altro, intanto che l’impastava con mani rudi. In breve, iniziai a sentirli gonfi, pulsanti, ricoperti dalla sua laida saliva.

"Ha i capezzoli duri, signora Marchetti. Le piace farsi toccare le tette da un altro uomo?" Mi ha schernito con il viso schiaffato nel mezzo.

La mia mente, che si era intorpidita per lo shock, ha ricominciato a funzionare in qualche modo. Ho cercato di pensare a modi per uscire da questa situazione. I pensieri si accavallavano e lampeggiavano, ma nessuna via di fuga era ovvia. Più ci pensavo, più mi rendevo conto di essere completamente intrappolata in questa ragnatela di inganni. Ferrara era completamente attaccato a me, le sue dita cattive continuavano pizzicare i miei capezzoli e potevo sentire il suo pene premere contro il mio ventre. Ero stata con Luca per tutta la vita, senza altri fidanzati, e avevo perso la verginità con lui la notte di nozze. Ero di una famiglia cattolica praticante e soddisfatta del mio buon marito e non avevo mai sognato di tradirlo.
Ora un vecchio uomo perverso stava slacciando la mia gonna e io ero impotente a impedire ciò che stava per accadere, a meno che non volessi passare anni in prigione. La mia gonna è caduta alle caviglie.

"Esca da lì."
Ho fatto come mi aveva ordinato. Poi ha tirato giù le mie calze e le mutandine. Ha sussurrato:

"Alzi il piede!"

Si è chinato, mi ha tolto una scarpa e ha tirato fuori una gamba dai miei slip. Poi la sua mano ha toccato dove nessun altro mi uomo aveva toccato. Un'ondata di alito cattivo mi ha quasi fatto soffocare mentre metteva le labbra contro il mio orecchio e sibilava:

"Non sei mai stata con un altro uomo, vero? Questa fica calda è tutta per me oggi."

Mio malgrado, stretta fra lui e la sua scrivania, iniziavo a sentire il mio nucleo rispondere alle sue stimolazioni.

“Sei tutta umida. Ti piace, vero? Farti lavorare la fica pelosa da un altro..."

Ha infilato un dito dentro di me, muovendolo lentamente. Ho trattenuto il respiro mentre il suo tocco freddo e ruvido, così diverso da mio marito, combinato al suo respiro sul petto, caldo e umido, mi causavano dei fremiti in tutto il corpo.
Sul punto di gemere, mi ha voltata ancora una volta e ha spinto tra le spalle fino a farmi piegare in avanti sulla sua scrivania. Ho sentito che sputava poi, di nuovo con le dita fra le mie cosce, ha iniziato a strofinare tra le mie labbra, lubrificandomi. Ho provato un ultimo tentativo, supplicando:

"Per favore, non lo faccia, signor Ferrara. Sono cattolica e non prendo contraccettivi."
Ferrara non ha detto nulla. Ho sentito la punta bulbosa del suo pene toccare il mio posto più segreto, poi ha spinto e mi ha penetrato, strappandomi un singulto.

"Oh cazzo, quanto sei stretta!"

Ha sbuffato, continuando a spingere fino a quando il suo pene non è stato completamente dentro di me. Ho sentito il suo inguine a contatto col mio. Non avevo potuto vederlo, ma sentivo il suo lungo membro pulsare, piantato in me. Pochi istanti e con le sue mani strette sui miei fianchi, iniziò a possedermi con lente e profondi spinte. Ogni volta si tirava indietro fin quasi a uscire, il solo glande a tenermi aperta, e poi si spingeva con forza dentro, tanto che potevo sentire il suo corpo magro sfregare contro le natiche del mio sedere. I suoi gemiti rochi che si mescolavano al mio respiro strozzato, la scrivania che scricchiolava sotto i movimenti. Ho sentito il piacere salire, nonostante la vergogna, e ho affondato le unghie nel legno, mordendomi il labbro fin quasi a farlo sanguinare. I miei occhi si sono appannati e un calore improvviso è esploso dentro di me, ma non ho emesso alcun suono. Il mio corpo ha tremato in silenzio, sconvolto dal piacere, mentre il suo membro continuava a muoversi instancabilmente.

Senza preavviso, ha cambiato ritmo. I suoi colpi sono diventati secchi, rapidi, quasi brutali. Ho sentito la punta del suo pene premere contro il collo dell'utero riversando il suo sperma bollente. Le sue mani mi tenevano ferma, le sue anche mi colpivano le natiche a scatti, i suoi schizzi mi riempivano come solo mio marito aveva fatto prima d’allora.
Solo quando è tornato morbido, è scivolato fuori e il momento dopo si era allontanato da me, i suoi pantaloni erano su e allacciati. Tremando, mi sono alzata e ho rapidamente tirato su le calze e le mutandine.

È stato strano: Ferrara è tornato freddo e professionale d'un colpo, e in paio di minuti era tornata dettarmi una lettera per il resto dell'ora, sulla quale non riuscivo a concentrarmi sentendo il suo seme colare.

Dopo avermi congedata, mi ha richiamata sull’uscio con voce grave causandomi una scossa fra le cosce:

"Sei una brava ragazza, Elena. Continua ad esserlo e tutto andrà bene."


Nota dell’Autore: I nomi in quest’opera, sono ovviamente degli artifizi. Il resto invece... Direi che è fin troppo plausibile, o no?
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