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trio

La ruffiana 3


di Eriaku
09.01.2026    |    2.664    |    4 9.8
"Si spostò dietro Emanuela e, con una mano, iniziò a palpare le natiche dell'amica, schiacciandole e allargandole, mentre le leccava il collo..."
Con zia Sonia erano ormai tre mesi che ci vedevamo a casa sua una volta alla settimana. Era diventata la mia puttana personale. Me la scopavo senza ritegno e senza risparmio, soddisfacendo ogni capriccio, anche il più inverecondo. Lei era un’assatanata, un’ape regina che mi svuotava di tutte le energie.

Quella sera, ero da lei per il mio regalo di compleanno.

«Andrea! Ciao piccolino, entra!». Zia Sonia mi accolse con un bacio sulla guancia. L’afferrai per i fianchi e le ficcai la lingua in bocca per un saluto vero. Soddisfatto, la squadrai. Indossava un abito nero di seta, scollato sulle spalle e aderente sui fianchi, facendo risaltare il suo seno prosperoso. Le sue gambe erano avvolte in calze di rete trasparenti che terminavano in dei tacchi vertiginosi. Il tono della serata era inequivocabile.

«Buon compleanno, nipote», disse con un sorriso malizioso, sfiorandomi il petto con le unghie lunghe e smaltate. «Ho preparato una sorpresa per te».

Cenammo nel soggiorno, a lume di candela. Bevemmo del buon vino rosso, forse un po' troppo. Dopo un'ora mi sentii caldo e leggermente euforico. Sonia mi guardava con quell'aria di gatta che ha sempre quando vuole qualcosa da me. Mi toccava la mano sotto il tavolo, sfiorava la mia gamba con il suo piede, risalendo sempre più in alto fino a toccarmi l'inguine.

«Sei pronto per il tuo regalo?», chiese alla fine, versandoci l'ultimo bicchiere e leccandosi le labbra con lentezza.
«Sempre, zia».

Si alzò, mi prese per mano e mi condusse in camera da letto. La stanza era illuminata solo dalla luce fioca delle candele sul comodino. Mi fece sedere sul bordo del letto e iniziò a spogliarmi con calma. I suoi movimenti erano lenti, sensuali, le sue dita che scorrevano sulla mia pelle mi mandarono brividi lungo la schiena. Quando fui nudo, mi spinse dolcemente all'indietro, finché non ebbi la schiena contro il materasso.

Poi, estrasse due calze di nylon da un cassetto. «Ti fidi?», chiese con voce rauca.
«Certo».

Mi fece alzare le braccia sopra la testa e legò i miei polsi alla testiera del letto con le calze. Non erano troppo strette, ma abbastanza da impedirmi di abbassare le mani. Poi, prese una fascia di seta e mi bendò gli occhi. Il buio totale mi amplificò tutti gli altri sensi. Sentii il peso del suo corpo sul letto, il profumo del suo muschio che mi avvolse, un mix di vaniglia e sesso.

Iniziò a baciarmi. Partì dal collo, scendendo lentamente verso il petto. Le sue labbra erano calde, umide, lasciarono una scia di fuoco sulla mia pelle. Leccò i miei capezzoli, mordicchiandoli leggermente, facendomi gemere. Poi scese ancora, verso l'addome, le sue mani che mi accarezzarono l'interno delle cosce, sfiorando le palle senza mai toccare l'asta. Era una tortura lenta e dolce.

«Zia... per favore...», sussurrai, archeggiandomi verso di lei, il cazzo che pulsava cercando il suo contatto.
Lei rise piano, un suono rauco e sexy. «Pazienza, piccolino. Il regalo deve essere assaporato».

Finalmente, sentii il suo respiro caldo sul mio glande. Poi la sua lingua, che lo leccò lentamente dall'alto al basso, raccogliendo la prima goccia di liquido. Un brivido mi attraversò la schiena. La sua bocca si chiuse su di me, inghiottendomi a poco a poco. Era calda, vellutata, incredibile. Iniziò a muovere la testa su e giù, succhiandomi con ritmo e abilità, facendo dei rumori umidi e schioccanti che mi eccitarono all'impazzata. Ero perso nel piacere, incapace di pensare a nulla se non alla sua bocca che mi stava torturando.

Ma c'era qualcosa di strano. A volte mi sembrò che ci fossero due lingue, o che lei si muovesse in modo impossibile. Le sue mani continuarono a toccarmi, ma a volte mi sembrò che ce ne fossero troppe. Una mi accarezzava il petto, l'altra mi stringeva le palle, ma a volte mi pareva che ce ne fosse una terza che mi sfiorava il viso. Forse fu il vino, forse l'eccitazione, ma la mia mente iniziò a giocarmi scherzi.

Sentii un movimento sul letto. Lei si allontanò un attimo, poi tornò. Questa volta, invece di attaccarsi al mio cazzo, sentii una gamba scivolare da un lato del mio viso, poi l'altra. Un peso caldo e morbido si posò sul mio petto e sul mio viso.
«Apri la bocca, Andrea», sussurrò una voce. Era la voce di Sonia, ma sembrò venire da lontano, ovattata.
Obbedii. Sentii una fica bagnata e profumata premere contro le mie labbra. Non riconobbi subito il sapore, intenso e selvaggio. Iniziai a leccare con avidità, bevendo i suoi umori, mordicchiando le grandi labbra carnose, cercando il clitoride con la punta della lingua. Lei gemeva sopra di me, muovendo il bacino per strofinare la passera liscia contro la mia faccia. Liscia...Si era depilata, fu questa la sorpresa?

«Sì... così... leccami bene...», esortava lei, le mani che mi affondavano nei capelli per spingermi più contro di sé. «Assapora questa fica, nipotino».

La sua voce fu un po' strana, più stridula, ma non mi feci troppe domande. Ero troppo concentrato sul sapore di quella fica e sul profumo che mi stordiva.

D'un tratto, sentii la bocca che mi stava lavorando il cazzo allontanarsi, così come la fica che stavo divorando. Ebbi un momento di delusione, ma subito dopo me la ritrovai di nuovo in faccia. Aveva cambiato posizione per stare più comoda? Non importava. Ripresi a leccare sgroppando col busto per invitarla a riprendermelo in bocca.

«Mettitelo dentro», sentii sussurrare Sonia.
Con chi stava parlando?!

Sentii un corpo abbassarsi lentamente su di me. Un'altra fica? Calda, bagnata, pronta. Proprio sopra il mio membro eretto, che venne inghiottito fino alla base.
Era stretta, calda, diversa dalla zia. Le pareti interne mi avvolsero in modo diverso, ma non meno vellutato. Un'esclamazione soffocata della donna mentre lo prendeva dentro mi confermò che non stavo sognando: a cavallo del mio bacino e del mio collo c'erano due donne diverse.

Il cuore mi mancò. Ero bendato, legato, con una fica sul viso e un'altra sul cazzo. Chi era l'altra? Chi mi stava scopando?
Le sensazioni si sovrapposero. La donna sul mio viso si mosse, permettendomi di respirare, ma rimanendo vicina. Riconobbi infine il profumo intenso di Sonia.

«Zia?», chiesi con voce roca, la bocca ancora bagnata dei suoi umori.
«Sì, nipotino. Sono io», rispose lei in un soffio, accarezzandomi i capelli. «Vuoi toglierti la benda?».
«Ti prego!».

Lottai con il nodo alle mie mani e Sonia intervenne, sciogliendo le calze. Mi portai le mani alla faccia e tolsi la benda. La luce mi accecò per un secondo, poi gli occhi si adattarono.

Vidi Sonia china su di me, nuda, con il suo corpo morbido, le cosce carnose e quelle sue tette che mi mandavano ai pazzi a un palmo dal naso. E tra le mie gambe, Emanuela. Era impalata sul mio uccello, con gli occhi chiusi e la testa all'indietro, stava evidentemente godendo come una cagna in calore scopandosi da sola in un lento saliscendi. Il suo corpo slanciato, la pelle ambrata, i seni più piccoli e sodi rispetto a quelli della zia, ma perfetti, con i capezzoli turgidi che puntavano verso il soffitto.

«Emanuela...», esclamai, incredulo.
Lei aprì gli occhi e mi guardò con un sorriso spavaldo. «Buon compleanno, Andrea!».
Sonia scivolò via dal mio petto e si sedette accanto a noi, una Venere di Milo. «L'ho invitata io. Ho pensato che per i tuoi venticinque anni meritassi qualcosa di speciale. Emanuela del resto era così curiosa di provarti. Non è vero, amica mia?».

«Sì, Sonia... mi hai detto che era un stallone, e in effetti si fa cavalcare proprio bene», rispose con un sospiro Emanuela, sempre salendo e scendendo sul mio cazzo con un ritmo lento e tortuoso.
Quella donna cavalcava in modo fantastico. Le sue tettine ondeggiavano ritmicamente a ogni movimento. Ad un tratto si allungò per reggersi con le mani sulle mie cosce. Potei così vedere la fica piena di me, fra le sue gambe spalancate.
Sonia si chinò e iniziò a leccarmi il collo, poi scese verso il petto, leccandomi i capezzoli mentre Emanuela continuava a scoparmi. Le mie mani giocavano col suo corpo giunonico e la bocca persa nei suoi seni.

«Sì... così... vedi come si comporta bene?», disse la zia all'orecchio dell'amica, passando una mano sui fianchi di lei. «Usalo bene, è un bel gioiello. Prendilo tutto fino alle palle».

«Oddio, è duro... è così duro...», gemeva Emanuela, affondando le unghie nella mia pelle. «Mi riempie tutta... mi sento così piena...».

Sonia non si limitò a stuzzicare me. Si spostò dietro Emanuela e, con una mano, iniziò a palpare le natiche dell'amica, schiacciandole e allargandole, mentre le leccava il collo. Poi, scese ancora e iniziò a leccarmi le palle e l'ano mentre Emanuela saltava sempre più in fretta. Ero in paradiso, tra le lingue, le mani e le fighe.

«Ugh, lo sento... adesso ti riempio!» sussurrai, affondando le mani nei fianchi di Emanuela per spingerla più in basso e farle aumentare il ritmo.

«Non ancora», comandò Sonia, dandomi uno schiaffo sulla coscia. «Cambia posizione. Voglio vedere come la tratti da puttana». Emanuela si alzò con riluttanza, lasciando il mio cazzo libero e bagnato dei suoi umori. Sonia mi guardò e mi fece cenno di alzarmi.

«Adesso tocca a te. Scopala come merita. Fallo sentire a questa signora sposata che cosa significa essere una troia».
Emanuela si mise a carponi sul letto, offrendomi il suo culo sodo e perfetto, la fica ancora aperta e lucida che mi chiamava. Mi posi dietro di lei e la penetrai con un colpo secco, affondando fino in fondo. Lei gridò, ma fu un grido di pura gioia. La presi per i fianchi e iniziai a pompare con furia, affondando fino all’osso per sfondarla a ogni colpo.

«Sì! Così! Spaccami!», urlava lei, il viso sepolto nel cuscino, le mani che stritolavano le lenzuola. «Dai, più forte! Usami come una cagna!».

Sonia si mise davanti a lei, spalancando le gambe e offrendo la sua fica pelosa all'amica. «Mangia, puttana. Mangia mentre ti fai scopare. Leccami la fica mentre mio nipote ti distrugge»
.
Emanuela si gettò sulla fica della zia con avidità, leccando e mordicchiando come una affamata. Fu una scena dantesca: io chiavavo Emanuela da dietro, lei leccava Sonia, e Sonia gemeva e incitava, affondando le mani nei capelli biondi dell'amica per spingerla più contro di sé.

«Sì... così... leccami bene...», ci esortò zia, il viso contratto dal piacere. «Falla godere, Andrea. Falla venire, che ne ha tanto bisogno. Vedi come le piace il cazzo giovane?».

Aumentai il ritmo, sentendo le pareti della fica di Emanuela stringersi intorno al mio cazzo, stritolandomi la cappella. Lei gemeva contro la passera di Sonia, le sue gambe che tremavano per lo sforzo e il piacere.

«Sto per venire! Andrea! Sto per venire! Non fermarti!».
«Non mi fermo, no!», urlai, affondando con tutte le mie energie, sentendo il sudore scendermi lungo la schiena. «Vieni! Vieni come una troia! Sborra su quel cazzo!».

Con un urlo liberatorio, Emanuela crollò sul letto, in preda a un orgasmo violento che la scosse dalla testa ai piedi. La sua figa pulsò violentemente intorno al mio cazzo, inondandomi di umori, contraendosi in spasmi irresistibili.
Non mi fermai davvero. Continuai a scoparla finché non sentii che anche io fui al limite, il nodo del piacere che si sciolse irrefrenabile.

«Sto per sborrare! Dove la vuoi?» chiesi all’amica di mia zia.
«Sulla faccia!», gridò Sonia al suo posto, sgrillettandosi senza posa. Emanuela aveva smesso di leccarla, stravolta dal godimento. «Vieni sulla faccia di Emanuela! Sporca quella faccia da signora!».
Mi sfilai con un respiro affannoso, mi avvicinai al viso di Emanuela. Lei si girò, la bocca aperta, la lingua fuori, implorandomi con lo sguardo.

«Dai... dammela tutta... dai... dai...».

Con un urlo, schizzai addosso a lei, coprendola di sborra bollente. Getti potenti la colpirono sulla fronte, sulle guance, sulla bocca e finirono anche sui capelli. Sonia non perse tempo: si avvicinò e iniziò a leccare la sborra dal viso dell'amica, pulendola con avidità, condividendo il mio seme con un bacio lurido e vischioso, ingoiando la mia sborra come fosse nettare.

«Siete delle maiale», dissi, crollando sul letto esausto, il cuore che batteva fortissimo.
«E siamo anche soddisfatte, tesoro», rispose Sonia, leccandosi le labbra e mostrandomi la lingua ancora bianca del mio seme. «E tu? Sei soddisfatto?». «Morto».

Emanuela, anche lei col viso ancora sporco di sperma e saliva, mi sorrise, stanca ma appagata. «Grazie, Andrea. È stato... esattamente quello che mi serviva. Non mi sentivo così viva da anni».

«Il piacere è tutto mio», risposi, guardando quelle due donne così diverse, una bruna matura e prosperosa, l'altra bionda e slanciata.

Sonia si accoccolò vicino a me, accarezzandomi il petto sudato. «Sapete, questa è stata solo la prima volta. Da ora in poi, saremo noi tre a divertirci. ménage à trois. Nessuna esclusa. Saremo le tue puttane, Andrea».
«Nessuna esclusa», confermò Emanuela, accarezzando la coscia della zia e strizzandomi l'occhio.

Mi sentii il re del mondo. «Allora, zia, quando ci vediamo?».

Sonia ridacchiò, passando una mano sul mio cazzo non proprio a riposo. «Chiamami domani. Forse Emanuela ha voglia di provare qualcosa di nuovo. Dopotutto, il buco del culo è fatto per essere riempito, no?».
Emanuela arrossì, ma sorrise, portandosi una mano al suo fondoschiena. «Chi lo sa...».
«Grazie», dissi, chiudendo gli occhi. «È stato il miglior compleanno della mia vita».

Mi addormentai tra loro, con il profumo del sesso che riempiva la stanza e la certezza che la mia estate sarebbe stata molto, molto calda.
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