Prime Esperienze
Una doppia prima volta
10.08.2025 |
3.827 |
3
""
La presa di lui sui suoi fianchi si rafforzò, lasciando lividi a forma di mezzaluna..."
La festa si svolgeva nell’edificio della confraternita Sigma Alpha, un vecchio palazzo in mattoni rossi circondato da querce secolari ad Athens, Georgia. L’aria era calda e umida, carica di odore di birra versata e fumo di sigaretta, mentre i bassi della musica hip-hop rimbombavano tra le pareti scrostate del salone principale. Emma, diciannovenne castana dagli occhi marroni, se ne stava al bancone della cucina, stringendo nervosamente un bicchiere ormai vuoto. Spinta dall’insicurezza dopo aver saputo che persino sua sorella sedicenne aveva già sperimentato tutto con il fidanzato, per non parlare del fatto che aveva un fidanzato, accidenti! Aveva passato tutto il liceo a sentire le storie delle altre ragazze, senza che le fosse mai capitato niente di simile. Non che fosse brutta, ma era fin troppo consapevole di essere il tipo scialbo che tutti i ragazzi ignoravano. Adesso era una matricola al college e non era mai stata con un ragazzo, non aveva mai visto un cazzo in vita sua, e quell’ignoranza la faceva sentire ridicola.
Decisa a darsi una mossa, quando la sua compagna di stanza le aveva chiesto di accompagnarla ad una festa, aveva accettato. Truccata e con un vestito nero a metà coscia sperava di fare la sua figura ma la sua nuova amica era sparita appena varcato l’ingresso e lei si era ritrovata a rintanarsi in un angolo.
Ad un certo punto un ragazzone alto e biondo, la notò mentre si guardava intorno con aria spaesata. Si avvicinò con un sorriso sicuro, appoggiandosi al bancone accanto a lei. «Sei qui da sola? Io sono Jacob, ma puoi chiamarmi Jake» si presentò, la voce calda appena distorta dall’alcol. Emma annuì, evitando il contatto visivo. Lui le offrì un altro drink, e dopo qualche minuto di conversazione frammentata tra le urla della folla, le prese la mano. «Andiamo di sopra, qui è impossibile parlare.» Senza aspettare una risposta, la guidò lungo le scale scricchiolanti, verso una stanza al secondo piano.
La camera odorava di sudore e deodorante al muschio, con poster di squadre sportive e foto di feste appese alle pareti. Jake chiuse la porta alle loro spalle, e subito le si avvicinò, le mani sui fianchi. Emma, le gambe molli per la vodka, si lasciò cadere sul letto sfatto, mentre lui si sedeva accanto a lei, le dita che le sfioravano la coscia nuda. «Sei bellissima», mormorò, chinandosi a baciarle il collo. Il tocco delle sue labbra la fece fremere: era la prima volta che un uomo la toccava così. Le sue mani salirono sotto il vestito, strappandole un gemito quando le dita si infilarono nelle mutandine di cotone. «Cazzo, ti stai già bagnando», sussurrò, massaggiandole il clitoride con movimenti circolari che le fecero inarcare la schiena.
Emma non riuscì a trattenersi. Mentre le dita di Jake la penetravano con delicatezza, le sue mani corsero alla cintura dei suoi jeans, slacciandola con foga. Il cazzo di lui era già duro, spuntava dai boxer neri come un serpente impaziente. L’alcool le dava coraggio, lo prese in mano stupita dalla consistenza: caldo, pulsante, la pelle liscia che scivolava sulla cappella lucida. Cominciò a muovere la mano su e giù, osservando affascinata come la pelle si ritirasse a ogni movimento, scoprendo la fessura umida sulla punta. Jake gemette, afferrandole i capelli. «Succhiamelo», ordinò, spingendole la testa verso il basso.
La bocca di Emma si aprì intorno al cazzo, le labbra tese intorno alla circonferenza massiccia. Sentì il sapore salato sulla lingua, mentre la cappella le sfiorava il palato. Jake la guidava con movimenti bruschi, affondandole dentro fino a farla lacrimare, ma lei non si fermò. Succhiava con forza, la lingua che ruotava intorno alla base, le dita che massaggiavano i testicoli gonfi mettendo in pratica tutto quello che aveva imparato dalle altre ragazze al liceo. Lui imprecò afferrandole le spalle. «Cazzo, sì… che bocca... proprio così!»
D’un tratto, la tirò su, rovesciandola sul letto. Le tirò via le mutandine con un gesto secco, le gambe aperte come un libro. Senza preavviso, le infilò due dita dentro, piegandole all’indietro mentre il pollice premeva sul clitoride. Emma gridò, il corpo scosso da spasmi. «Sei proprio una bella troietta», ringhiò lui, accelerando il ritmo. Le sue dita pompavano dentro di lei con furia, il pollice che disegnava cerchi sempre più stretti. Fu allora che accadde: un’ondata di calore le esplose nel basso ventre, le cosce si contrassero, la vagina si strinse intorno alle dita di Jake in onde concentriche. Gridò il suo nome, il corpo inarcato come un arco, mentre il piacere la travolgeva in un orgasmo potente e prolungato.
Jake non aveva intenzione di fermarsi. Scalciò scarpe e pantaloni, l’aiutò a sfilarsi il vestito e si posizionò tra le sue gambe, il cazzo eretto che premeva contro il suo ingresso. «Sei pronta?» le chiese, la voce roca. Emma annuì, il cuore che le martellava nel petto. Con un movimento lento ma deciso, lui affondò dentro di lei, strappandole un gemito di dolore e piacere mescolati. Il cazzo la riempiva completamente, ogni centimetro che la allargava, la faceva sentire piena come mai prima. Le pareti vaginali si adattarono alla sua circonferenza, il glande che sfregava contro un punto che la faceva gemere.
Jake iniziò a muoversi con colpi secchi e profondi, i fianchi che sbattevano contro le sue natiche nude, il rumore della pelle che schioccava riempiva la stanza. Emma sentiva il clitoride pulsare, sfregando contro il pube di lui a ogni affondo, mentre le lenzuola ruvide le graffiavano la schiena. «Cazzo, sei stretta da morire», grugnì Jake, affondando i denti nella sua spalla. Le sue dita afferrarono i suoi fianchi con forza, sollevandola per accogliere spinte sempre più violente. Il letto cigolava in sincrono con i loro movimenti, le molle metalliche che stridevano a ogni colpo. Emma ansimava, le unghie che affondavano nel materasso, il piacere misto al bruciore che la faceva gemere.
Jake accelerò il ritmo, il cazzo che scivolava dentro e fuori con una velocità quasi dolorosa, lubrificato dai suoi umori che colavano lungo le cosce. «Sto per venire», grugnì, affondando i fianchi con una forza tale da sollevarla dal letto. Emma sentì l’orgasmo esploderle dentro, le onde di piacere che la travolgevano mentre osservava Jake che si svuotava sulla sua pancia. Il corpo si contorse, le cosce si strinsero, e un grido le sfuggì dalle labbra mentre il piacere la scuoteva in spasmi intensi. Il ragazzo con un ultimo affondo profondo, si ritrasse di colpo, estraendo il cazzo pulsante dalla sua vagina bagnata. «Guarda», ordinò, afferrandosi l’uccello con una mano mentre lo puntava verso il suo stomaco.
Emma fissò la cappella gonfia, le vene in rilievo che pulsavano mentre il primo schizzo caldo le colpiva l’ombelico. Jake gemette roco, il corpo che si tendeva mentre il seme schizzava fuori in getti densi e biancastri. Ogni fiotto colpiva la sua pelle con forza, disegnando strisce viscose sul ventre piatto. L’ultimo getto le colò lungo l’addome, fermandosi in una pozza appiccicosa tra i peli pubici.
Jake crollò accanto a lei, ansimando, la mano che continuava a masturbarsi lentamente per spillare gli ultimi residui di sperma sulla sua pelle.
Quando finalmente si calmò, Jake si sedette sul bordo del letto. «Sei stata incredibile», le disse, accendendosi una sigaretta. Emma sorrise, le dita che sfioravano i residui di sperma sulla pancia. Era strano, quel calore appiccicoso, ma non la disgustava. Anzi, si sentiva… euforica.
Improvvisamente, la porta si spalancò con un tonfo. Un ragazzo moro e allampanato fece irruzione nella stanza, i capelli a spazzola sudati e gli occhi sgranati. «Dannazione, Jake, Lisa è qui!» urlò, indicando le scale. «Ha chiesto di te dappertutto e sembra pronta a ucciderti!»
Jake sbiancò. Si alzò di scatto, infilandosi i jeans con gesti frenetici. «Merda, merda, merda…» borbottò, senza nemmeno guardare Emma mentre scappava via, trascinandosi dietro l’altro ragazzo per il braccio. La porta si richiuse con un colpo secco, lasciando Emma nuda e tremante sul letto.
Le lacrime le rigarono il viso mentre il panico si trasformava in umiliazione. Era sola, coperta di sperma, abbandonata come un oggetto usato. Un attimo dopo, la porta si riaprì piano. Mark ricomparve, chiudendosi alle spalle con cautela. «Ehi», sussurrò, avvicinandosi. «Stai bene?»
Emma scosse la testa, incapace di parlare. Lui si sedette sul bordo del letto, le dita che le sfioravano la spalla. «Jake è uno stronzo. Sta tradendo Lisa da mesi. Io sono Mark, comunque.»
Lei singhiozzò, asciugandosi gli occhi. «Non so neanche perché—»
Mark la interruppe con un bacio, dapprima delicato, poi sempre più profondo quando lei non si ritrasse. Le sue mani scivolarono lungo la schiena, afferrandole il sedere con forza. «Lascia che ti faccia stare meglio», mormorò, rovesciandola a pecora. Emma gemette e allargò le gambe, quando sentì il suo cazzo già duro che premeva contro la sua fessura bagnata. «Sei ancora tutta fradicia», chiosò lui, spingendo dentro senza preavviso.
Mark si conficcò dentro di lei con una spinta decisa, il glande che si aprì un varco tra le pieghe umide. Emma trattenne il fiato: il bruciore iniziale le fece lacrimare gli occhi, ma subito dopo un calore liquido si diffuse nel ventre. Era più largo di Jake, la penetrava con una violenza che le faceva sbattere il seno contro il materasso.
«Ahhh... sì... piano... ti prego... non così forte... fa’ piano...»
Lui non rallentò, anzi, iniziò a martellare con colpi secchi, i fianchi che sbattevano contro le sue cosce con un ritmo ipnotico.
Mark le afferrò i fianchi, tirandola indietro per accogliere ogni sua spinta. Il letto riprese a striderle nelle orecchie, Le sue dita le affondavano nella carne delle sue natiche, lasciando segni rossi mentre accelerava le spinte del bacino, ficcandosi fino in fondo dentro di lei a ogni colpo. «Ti piace così, vero?» grugnì, schiaffeggiandole una natica con forza sufficiente a farla sobbalzare. Emma mugolò, il bruciore che si mescolava al piacere mentre il clitoride sfregava contro il groviglio delle lenzuola a ogni movimento. Sentiva il cazzo di Mark pulsare dentro di lei, le vene in rilievo che le graffiavano le pareti vaginali. Mark inclinò i fianchi, colpendo un punto più profondo che la fece arricciare le dita dei piedi gridare: «Ahhh, sì! Lì!»
Il letto oscillava, i piedi di legno che strisciavano sul pavimento di compensato. «Guardami», ringhiò Mark, afferrandole i capelli Lei obbedì, voltando la testa e fissandolo nelle pupille dilatate, il sudore che gli colava dalla fronte sulle ciglia. Ogni affondo la spingeva più in là, fino a quando il piacere offuscò completamente il dolore e la ragazza gridò.
"Sì! Oddio... vengo... non fermarti... ahhh... ancora..."
La presa di lui sui suoi fianchi si rafforzò, lasciando lividi a forma di mezzaluna. Il rumore delle loro pelli che si scontravano si mischiava al respiro affannoso di Emma, ai gemiti strozzati che le sfuggivano ogni volta che Mark si schiantava su di lei. Lui inclinò le anche, cambiando angolo, e il suo cazzo le sembrava le arrivasse alla cervice. Emma sentì l’orgasmo montare come un’onda, le cosce che tremavano, le unghie che graffiavano il materasso. «Vieni per me, troia», la incitò Mark.
Fu allora che il piacere esplose di nuovo: un fremito partì dal basso ventre, irradiandosi fino alle dita dei piedi, mentre la vagina si contraeva in spasmi ritmici intorno al cazzo che continuava a pompare. Mark accelerò, il respiro ridotto a grugniti animali.
«Posso venirti dentro?», ansimò Mark, affondando i fianchi con forza.
«Ahhh...no! N-non venirmi dentro... ti prego... esci... ahhh... per favore... no...»
Con un ultimo colpo, il ragazzo si ritrasse al volo, il cazzo pulsante che scivolò fuori dalla sua fichetta sconquassata.
«Cazzo... cazzo... ecco... sborro!» ululò, afferrandosi l’uccello con una mano, a cavallo della sua schiena. Il primo schizzo caldo le colpì la pelle tra le scapole, seguito da altri getti densi che disegnarono strisce biancastre lungo la colonna vertebrale. Emma gemette, il corpo ancora scosso, sentendo il liquido caldo che le colava sulla pelle. Mark continuò a segarsi come aveva fatto Jake, spruzzandole addosso fino all’ultima goccia di sperma prima di lasciarsi cadere accanto a lei, ansimando.
Emma boccheggiava sul letto sfatto, in un lago di sudore misto a sperma.
Sentì Mark alzarsi e tornare, lo sentì pulirle il corpo con un asciugamano umido, e baciarle una tempia. «Sai, io non sono come lui. Voglio dire, non ho la ragazza», specificò in tono impacciato. Emma annuì, troppo stanca per parlare. Quando lui se ne andò, si alzò a fatica, infilandosi il solo vestito stropicciato, delle mutandine infatti, nessuna traccia. Nello specchio del bagno, vide una ragazza con le labbra gonfie e i capelli arruffati dal sesso: per la prima volta, non riconobbe la verginella nello sguardo di quella sconosciuta.
Quando scese al piano di sotto, la festa era ormai agli sgoccioli. La sua amica, Carly, visibilmente scarmigliata anche lei, la aspettava in cucina con un’espressione preoccupata. «Dove diavolo eri finita?» le chiese, porgendole un bicchiere d’acqua. Emma sorrise, notando Carly aveva i capelli arruffati esattamente come i suoi, e un livido viola sul collo che non c’era all’inizio della serata. «Da nessuna parte, mi sono solo addormentata», mentì toccandosi le labbra tumide, con la pancia che le pulsava, ricordandole che quella notte aveva lasciato per sempre la verginità alle sue spalle.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Una doppia prima volta:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
