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incesto

La puttana di Papà


di Eriaku
20.07.2025    |    9.338    |    3 7.8
"Si sparse la voce su chi fosse il padre della sua gravidanza, considerando il nuovo tatuaggio..."
Lara fece del suo meglio per smorzare il cigolio della porta mentre tornava dalla festa. Era ben oltre il coprifuoco, una notte di sabato in quel di Allentown, tranquilla cittadina dell’America rurale, e proprio dopo una visita al tatuatore locale. Nonostante fosse una studentessa dell’ultimo anno di liceo e stesse già valutando le università a cui iscriversi, suo padre la trattava ancora come una bambina.

Sbirciò dentro e vide solo buio.

«Grazie a Dio», sospirò tra sé chiudendosi la porta alle spalle. Il clic della serratura fu quasi assordante. La ragazza allentò la mascella contratta. Poi una voce familiare rimbombò.
«E dove diavolo sei stata, ragazzina?»

Le luci del soggiorno si accesero di colpo e Lara sussultò per lo shock.
«P-Papà!», esclamò, «Pensavo fossi a letto».
«Potrei dire lo stesso di te», rispose Jacob. Lo sguardo severo di suo padre era puntato su di lei, immobile dalla sua poltrona preferita, ora rivolta verso la porta. «È passata l’ora del coprifuoco, da un bel pezzo. Dove sei stata, ragazzina?»
Lara rabbrividì. Papà non diceva mai «ragazzina» a meno che non fosse ubriaco fradicio. Alcune bottiglie di birra erano sparse dove le aveva lasciate, ai piedi della sedia, e la sua voce aveva assunto quel tono roco che prendeva quando era completamente sbronzo. Ma nonostante l’alcol, i suoi occhi duri fissavano inesorabili la figlia seminuda. Lara abbassò la gonna corta cercando invece di coprire il torso scoperto con la maglietta.

«Da nessuna parte, Papà. E poi la macchina non funzionava bene, e ci ho messo un’eternità per tornare...»
«Pfah, se devi mentire almeno inventati qualcosa di meglio», replicò Jacob alzandosi dalla poltrona. La luce si affievolì mentre la sua figura massiccia oscurava la lampada dietro di lui come una nuvola temporalesca. Neanche quarantenne, un’infanzia trascorsa in un ranch e una vita intera nei cantieri lo avevano reso un uomo dal fisico di pietra che la birra, ormai sua fedele amica da quando era diventato vedovo anni prima, non sembrava riuscire ad intaccare. Lara si sentiva un fragile virgulto sulla sua strada mentre avanzava inesorabile verso di lei.

«No, non è così! È solo che... – Mi dispiace, Papà! Non arriverò più tardi. Lo prometto!»
«Non basta. Devi imparare, ragazzina, proprio come quando eri piccola...»
«Cosa intendi... Papà?» Lara lo fissò, terrorizzata mentre suo padre iniziava a slacciarsi la cintura. «Nooo, ti prego Papà! Sarò brava, lo giuro. Non usare quella!»

«Brava, eh? Come lo sei stata stasera, immagino...», disse lui, voltandosi per sedersi sul divano, con la cinghia di pelle in una mano e l’altra che indicava il suo grembo. «Se sarai brava, userò solo la mano. Ma in un modo o nell’altro, prenderai una sculacciata».

Lara gemette. Solo quando era nei guai seri le succedeva di prendere una sculacciata da Papà. Non era mai piacevole. La ragazza tremava come quando era alta a malapena fino alle sue ginocchia.
«Allora?», ringhiò lui, «La scelta è tua. Sei grande ormai, ragazzina».
Lara annuì lentamente e avanzò ancora più piano verso il divano. La stanza era silenziosa, a parte il loro respiro, e sussultò mentre cercava di tirare la gonna sopra il tatuaggio fresco che le decorava la base della schiena. Persino un tatuaggio carino l’avrebbe fatta arrabbiare, ma non era certo un tatuaggio innocente. Pregò che Papà non lo esaminasse più da vicino mentre le sue ginocchia toccavano le sue.

«Vieni qui», disse lui, e senza esitare la sollevò come una bambola e la piegò sulle sue ginocchia con la stessa facilità con cui piegava un tovagliolo. Lara mugolò sentendo la mano callosa di suo padre risalire lungo la coscia nuda.
«Papà», disse, «Questo è imbarazzante...»
«Pensi che sia imbarazzante? Quello che fai di notte a scorrazzare con quegli idioti che chiami amici – ecco cosa è imbarazzante!» Afferrò le mutandine e gliele strattonò fino alle caviglie. Lara strillò e si dimenò.
«Oddio!», gridò, «Non puoi davvero fare sul serio!»
«Questo ti sembra serio?»

Il primo schiaffo sulla sua natica nuda la paralizzò. Prima che potesse reagire, un secondo colpo schioccò sull’altra parte, lasciandole un bruciore acuto e pulsante lungo la spina dorsale.
«Ahi! Quante ne darai...? AHI!»
Il sedere di Lara arrossì all’istante mentre la mano di suo padre vi si abbatté di nuovo. Per quanto lo indurisse, il suo fondoschiena sodo non poteva competere con la forza bruta di suo Padre. Singhiozzando e trattenendo le lacrime, strinse i pugni mentre la cinghia di pelle si abbatteva sotto la gonna frangiata.

«Quante ne servono, ragazzina».
C’era qualcosa di strano nel modo in cui lo disse. Il suo ringhio arrabbiato aveva assunto un tono più morbido, come se la sua attenzione fosse concentrata solo sulla punizione. O forse sul suo corpo. Mentre i minuti passavano, i colpi si fecero più lenti e metodici, interrotti da pause in cui la sua mano calda si posava sulle sue natiche arrossate, in un dolce, metodico, massaggio.
«Sei decisamente una donna ormai», sussurrò lui, impastandole i glutei in circoli piccoli dopo un colpo particolarmente forte. Lara, arresa alla volontà di suo padre, lo guardò da sopra la spalla.

«Lo sono da un po’», ansimò con gli occhi lucidi «Sono cresciuta, Papà. Non dovremmo farlo!»
«Hai bisogno di farlo più che mai», disse Jacob. Come un martello che batte su un’incudine, la mano fasciata dalla cinghia riprese calare con forza sul suo sedere, causando brividi di dolore che si insinuarono a fondo nel corpo e nel cervello di Lara. Rabbrividì di nuovo quando il palmo di suo padre colpì il suo sedere vulnerabile, dopo una lunga pausa.
Ma insieme al dolore nacque qualcos’altro – un sentimento che le fece dondolare i fianchi contro la sua coscia. Era qualcosa di profondo, un formicolio dentro di lei che chiedeva di essere placato. Lo stesso che provava quando immaginava i ragazzi a scuola e cosa le avrebbero fatto nei suoi sogni...

Un altro schiaffo le ricordò la gravità del momento. Le sculacciate di Papà le mandavano scosse di piacere oscuro lungo il ventre. Ora che il suo sedere era diventato un rosso acceso, ogni colpo era un fulmine che la scuoteva dalla testa ai piedi.
L’ennesimo colpo le fece inarcare la schiena e tremare le gambe contro le sue ginocchia.
«Ooooh», Lara emise un mezzo lamento e un mezzo sospiro. La punizione la stava prosciugando. Ogni colpo le toglieva il fiato e le faceva qualcosa tra le cosce. Eppure, si sentiva totalmente sveglia, più viva che mai, persino più che sotto l’ago del tatuatore. Sentendo le ginocchia scivolare sul tappeto, si spinse di nuovo sulle gambe di suo padre, quasi bramando il prossimo schiaffo sulla sua carne nuda.

Ma lui si fermò.

«Che cazzo è questo?» La gonna era risalita. Troppo tardi Lara se ne accorse mentre suo padre afferrava l’orlo leggero del tessuto. Lei si riscosse dal suo stato annebbiato, invano.
«Papà! Aspetta, non...!»
Ma era troppo tardi. La gonna cadde a terra, esattamente come le mutandine, e suo padre vide tutto. Il suo nuovo tatuaggio era in piena vista, e lo fece infuriare.
«Un tatuaggio!?» tuonò lui.
«Papà, sono una donna adulta- AHH!»
Il palmo di lui le incendiò la carne come mai prima. Il colpo lasciò Lara a piagnucolare e contorcersi, con l’impronta delle sue dita che si stagliava sul sedere.
«Adulta? Sei ancora al liceo, ragazzina!» ruggì Jacob, toccando il tatuaggio e ringhiando al disegno intricato della parola che conteneva. La sua voce divenne gelida come la morte. «Dimmi cosa c’è scritto».
«Papà...»
«Dimmi cosa c’è scritto, Lara!»
«È... è scritto “puttana”, Papà...»
«Puttana? PUTTANA!?» Lara sentì il calore del suo respiro che le soffiava sulla schiena bassa mentre lui si chinava a esaminare il segno.

«Tutte le mie amiche ne hanno uno così. Tutte le ragazze fighe se lo fanno! Non è un problema, Papà!»
«La mia piccola, che si tatua “puttana” addosso... Gesù Cristo».
Sembrò perdersi in un ricordo, come se la vista del marchio sulla figlia avesse riecheggiato a fondo nella sua mente annebbiata. Lara cercò di non urlare per la frustrazione e l’imbarazzo. Non doveva vederlo mai, davvero. Solo i ragazzi carini a scuola dovevano, quelli che sognava di notte mentre si toccava.

Tuttavia, qualcosa di strano stava succedendo. Si voltò a guardare suo padre che fissava il suo corpo mezzo nudo. Lo sguardo le percorse la schiena su e giù, e una delle sue mani grosse la tracciò lo stesso percorso. Quando le dita passarono sul “Puttana” inciso sulla sua pelle pallida, scosse la testa, ma tornò a concentrarsi con un ghigno mentre posava la mano sul suo sedere. Qualcosa premeva contro il suo ventre. Qualcosa di duro, grosso.
«Bene», disse lui. «Se mia figlia crede di essere una puttana, allora la tratterò come tale».
«C-Che intendi?»
«Questo».

In un istante Jacob si alzò e Lara cadde a terra – la schiena sul tappeto ruvido, le gambe aperte mentre suo padre si piazzava tra loro. Avrebbe cercato di coprirsi se non avesse visto, con gli occhi e la bocca spalancati, suo padre che abbassava la zip dei pantaloni e li lasciava cadere.

«P-Papà? Cosa stai...?» balbettò Lara, ma in fondo lo sapeva già. La massa eretta di suo padre minacciava di strappare i boxer prima ancora che la liberasse del tutto. La mascella le si spalancò ancora di più.
«Oddio, Papà!» Fissò l’uccello del padre, incapace di distogliere lo sguardo. Non sapeva che un uomo potesse essere così grosso! Ma eccolo lì, in piedi, il cazzo che si induriva come un randello pronto a schiacciarla. Non ebbe però il tempo di apprezzarlo, prima che lui la montasse, sollevandole le gambe sulle sue spalle ampie e guidando quel cazzo mostruoso verso la sua entrata.

«Papà!» Lara tremò e spinse sul suo petto, «N-Non possiamo!»
«Sei una puttana ormai, non è così, ragazzina?» disse lui. L’odore di alcol le entrò nelle narici mentre il suo cazzo strusciava contro la sua fessura. «Una cattiva ragazza cresciuta, una puttana, è fatta per essere scopata...»
«Papà! Papà, ti prego!» Lara premette le mani minuscole sul suo torace, «Sarò brava, lo giuro!»

«Shhh, ragazzina. È ora di scopare».

Con una spinta decisa, Jacob affondò dentro sua figlia vergine. Lara si inarcò per urlare, ma il grido non uscì. Un urlo muto le si stampò in viso mentre suo padre la allargava la fica come nessun ragazzo aveva mai fatto. Finalmente un suono uscì dalle sue labbra – un gemito patetico che solo una figlia di Papà poteva emettere mentre prendeva per la prima volta il cazzo del padre.

«Oh – oddio! Papà!» ansimò Lara, le unghie che si conficcavano nel suo petto, «È troppo grosso – oddio, mi sto rompendo, Papà!»

«No, non ti rompi. Sei solo stretta come tua madre quando ti abbiamo fatto» grugnì lui. Afferrando i fianchi adolescenti, l’uomo affondò il suo cazzo incestuoso dentro la figlia con la precisione di un cavallo che monta la sua cavalla. Il rumore umido del loro incontro proibito si unì ai gemiti frenetici di Lara e alle sue proteste.

Dopo dozzine di colpi duri e profondi, Lara passò dal premere contro il petto di suo padre con lamenti ad accarezzarlo con sospiri. Suo padre stava toccando posti dentro di lei, posti osceni, posti che le sue dita mai avevano raggiunto o mai avrebbe potuto. Un altro affondo portò l’asta del cazzo di Jacob a penetrarla fino in fondo, affondando con tutta la sua lunghezza. La trafisse abbastanza da colpire il fondo della sua figa, mandando scosse di piacere al suo utero bisognoso.

«Papà!» mugolò nell’orecchio di lui, «Mmm! Fa ancora male ma – ugh! Papà, è così – così bello! Oh!»
La ragazza cattiva aveva avvolto le braccia intorno al collo del padre, stringendolo forte mentre lui la scopava.
Le labbra di lui sfiorarono le sue, un bacio a metà che le permise di assaggiare l’alcol sul suo respiro. Lui fece scivolare le mani lungo i suoi fianchi, togliendole la maglietta con la stessa facilità con cui l’aveva spogliata prima.

«Senza reggiseno. Sei solo una puttana, non è vero?» mugolò lui, afferrando i suoi seni teneri con mani ruvide dal lavoro. «Papà ha cresciuto una cattiva piccola puttana…»
«Voglio essere brava!» singhiozzò Lara. I suoi capezzoli, induriti dall’eccitazione, la bruciavano di piacere sotto il suo tocco rude. «Papà, per favore rendimi brava! Ah!»
«Renderti brava, eh?» ringhiò lui, le labbra che si incurvavano contro le sue. «Una brava puttana lascia che Papà la scopi ogni volta che vuole».
«Sììì», mugolò Lara. Un orgasmo cresceva dentro di lei, più intenso di qualunque altro avesse mai provato.
«Sento che stringi ragazzina! Sto per venire! Non ho mai tirato il cazzo con tua madre. Non lo farò certo con una puttana».
«Ma non prendo la pillola, Papà…» ansimò Lara mentre un caldo formicolio le attraversava il ventre. «Potrei – nhahh – rimanere incinta!»
«Bene. Forse un bambino riuscirà a calmare la mia cattiva ragazza».
«Papà, è così-ooohhh sbagliato!» sibilò Lara. Era già abbastanza grave scopare con suo padre, ma portare dentro di sé suo figlio? Cosa avrebbero pensato le sue amiche? Eppure, la sua figa fremeva intorno al suo cazzo nudo, stringendolo con più forza di prima. Senza rendersene conto, premette il petto contro le sue mani e lo invitò a stringerla con più durezza.
«Sbagliato? Sbagliato è non riempirti del cazzo di Papà».

Ogni cosa che diceva, ogni spinta, ogni movimento era un osceno ordine. I brandelli di ribellione che avevano spinto Lara a uscire di nascosto e disobbedire si scioglievano sotto l’assalto paterno che martellava la sua fichetta. Perfino il dolore quando lui lasciò i seni per afferrarle di nuovo il sedere arrossato la spinse a godere di più.
Non c’era modo di resistere. Il suo utero sobbalzava al ritmo selvaggio del cazzo che la scuoteva dentro. La montagna del suo corpo la inchiodava al pavimento. Bastò solo l’irresistibile spinta dei suoi fianchi, la stretta delle sue mani forti, e la dilatazione del suo cazzo per trasformare la ragazza ribelle in una puttana sottomessa. Mentre il suo orgasmo esplodeva, Lara avvolse le gambe intorno a Papà e lo strinse forte, mentre i suoi grugniti diventavano bestiali.

«Oddio! Papà, prenderò il tuo sperma. Avrò tuo figlio. Per favore, rendimi di nuovo la tua brava ragazza, Papà! OH PAPÀ!!»
«Vieni con Papà, tesoro – UGH!»
«OH PAPAAAA!!»

Lara venne davvero insieme a lui. Jacob si ritrasse e affondò di nuovo, il colpo finale che li mandò entrambi oltre il limite. Quando il primo fiotto di sperma le schizzò dentro, inondando le sue pareti interne, Lara urlò.
Il seme di suo padre le inondò il ventre, riversandosi nell’utero indifeso in un’onda incestuosa.
Il collo dell’utero fu inondato da quella massa viscosa mentre lei tremava e si agitava, stringendolo forte e urlando nel suo ampio petto. Suo padre mescolava il seme e la figa con colpi corti e irregolari, che nessuno dei due riusciva a controllare. In quel momento Lara si sentiva completamente al sicuro tra le braccia di Papà, il seme di che si depositava dentro il suo utero fertile.

Almeno una decina di schizzi di sperma le inondarono il ventre, e prima che i due scendessero da quell’onda di lussuria, il liquido in eccesso già fuoriusciva dal loro abbraccio stretto. Grossi grumi colarono lungo la fessura del suo culo – un balsamo per il sedere arrossato. Ancora dentro di lei, Jacob ridacchiò e le diede un colpetto e una stretta al tenero culo.

«Brava Lara», disse, «Capisci adesso quanto sei stata cattiva, ragazzina?»
«Sì, Papà…» sospirò Lara. «Cattiva non basterebbe nemmeno a descriverlo – tradire la fiducia di Papà così, fargli un tatuaggio senza permesso… è inconcepibile! E anche se sono stata una cattiva, cattivissima ragazza, Papà mi ha comunque riempito la figa con il suo cazzo caldo e forte».
«E cosa devi dire adesso?»
«Mi dispiace, Papà. Davvero. Avevi ragione a punirmi per essere stata cattiva…» arricciò le labbra, sentendosi un po’ in colpa per quanto aveva goduto della sua punizione. «Ti voglio bene, Papà. Più di prima».
«Oh, te voglio anch’io, tesoro…» sorrise per un attimo suo padre, poi tornò al tono severo. «Ma proprio perché ti amo, ci saranno nuove regole da ora in poi. Prima di tutto, niente più uscite notturne, ragazzina».
«Okay, lo merito».
«Secondo, sei castigata finché non sarò certo che hai imparato a essere brava per Papà. Significa che ogni sera andrai a letto alle dieci».
«Andare? Intendi…?»
«Sì, ragazzina. Il mio letto, ore 10, senza eccezioni, e senza mutandine».
«Ooooh… sì, Papà…» disse Lara, mentre un brivido elettrico le percorreva la schiena.
«E infine,» ringhiò lui, accarezzandole con le sue grandi mani la schiena sudata, «domani torniamo insieme al tatuatore per sistemare quel tuo piccolo tatuaggio».
«Ma Papà! Non posso tenerlo ancora un po’?»
«Non ho detto che lo toglieremo», replicò il padre, accarezzando con delicatezza lo spazio appena sopra il tatuaggio osceno.
«Okay», disse Lara, esausta ma eccitata da ciò che il padre aveva in mente. «Qualsiasi cosa per essere brava, Papà. Ti amo».
«Ti amo anch’io, tesoro», disse lui, stampandole per la prima volta le labbra sulle sue. Si baciarono, non più solo come padre e figlia.


--- Due mesi dopo ---

La situazione a casa di Lara è migliorata drasticamente dopo quella notte. Non c’è più alcun conflitto con suo padre. Pare che il cazzo di Papà che le allarga la fessura stretta ogni sera fosse esattamente ciò di cui la ribelle adolescente aveva bisogno! Anche se la punizione ufficiale era finita una settimana prima, Lara non aveva mai pensato di saltare sotto le coperte del letto del padre ogni notte alle 21:50, ansiosa di sorprenderlo con il suo corpo nudo. Lui fingeva sempre di non aspettarselo, e la scopava come un matto ogni volta.

A scuola, la ragazza si poteva vederla camminare tra le aule come al solito, anche se con qualche aggiunta. Il cellulare quasi sempre in mano, a mandare messaggi a Papà mentre lui lavorava. Cose sporche, foto oscene e promesse, il genere di cose che una figlia innocente non dovrebbe mai inviare al padre adorato. Ma Lara lo faceva, e ogni sera ne riceveva la giusta punizione a suon di sculacciate - esattamente come sapeva di meritare.

C’è però qualcosa di più nel suo aspetto. Non indossava più quei vestiti succinti e rivelatori come le sue amiche, ma si vestiva in modo sobrio proprio come voleva Papà. Sotto quell’apparenza da brava scolaretta però, si notavano due novità.
La prima era la leggera rotondità che iniziava a sporgere dal suo ventre. Fin dalla prima sera Papà non aveva mai usato un preservativo, e quando diceva di non ritirare mai il cazzo era serio. Prendere la pillola sarebbe stato da cattive ragazze, le aveva detto lui. Quindi Lara non fu troppo sorpresa quando il test di gravidanza risultò positivo. Come poteva una figlia amorevole dimostrare a Papà quanto lo amava se non portando in grembo suo figlio?

I suoi compagni di scuola notarono un’altra cosa, oltre alla pancia che cresceva. Sì, ogni volta che la maglietta le scivolava sulla schiena o il costume da bagno si abbassava troppo in piscina, loro vedevano il tatuaggio. Si sparse la voce su chi fosse il padre della sua gravidanza, considerando il nuovo tatuaggio. E anche se Lara non ammise mai nulla, sapeva che ogni diceria era vera.

La prova era il tatuaggio che ora recitava due parole, una sopra l’altra in uno stile elegante:

Daddy’s
Slut





***
Nota dell'Autore: Chissà se è un caso, oppure è l'aria di Allentown? Sembra proprio che il caso della giovane Lara non sia l’unico, nascosto sotto la coltre di perbenismo che avvolge quella città...
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