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A20. TRE CAZZI IN OFFICINA


di Janus
28.06.2025    |    139    |    3 9.3
"Alla vista del suo bel corpo quasi nudo, i due uomini fecero qualche incomprensibile commento, poi Gianluca le abbassò le spalline del reggiseno e si mise a leccarle e succhiarle i capezzoli..."
Dopo l’avventura serale ai campetti sportivi, dove Antonella aveva spompinato diversi studenti ed infine era stata inculata dal compagno di scuola ripetente, trascorsero alcuni giorni senza particolari degni di nota. L’anno scolastico stava volgendo al termine, per cui l’attenzione della femminuccia era più concentrata sulle materie in cui non era particolarmente brillante. Comunque le sue pulsioni non potevano essere represse, e pian piano tornarono a farsi strada nei suoi pensieri, fino ad emergere prepotenti… alla fine andò dal giornalaio, per sentire se qualcuno la volesse. Il suo mentore, nel solito angolo delle porno riviste, scambiò con lei qualche chiacchiera scherzosa.

“Ti è tornata la voglia, immagino…” le fece poi; “Sì, signore… tantissima… devo soddisfarla, altrimenti non riuscirò a concentrami nello studio, in questi ultimi giorni di scuola…” rispose lei. “Beh… uno degli uomini che hanno partecipato all’asta per il tuo culetto ha un’officina qua in città… vuoi che ti organizzi qualcosa da lui...?” le propose l’omone; “Oh sì… certo, sarebbe fantastico!!” rispose lei d’impeto, illuminandosi in viso. “Ripassa domani, saprò dirti qualcosa di più preciso…” concluse lui, salutandola. Antonella tornò verso casa, scossa da brividi di eccitazione non appena la sua immaginazione andava all’incontro di sesso che, presto, avrebbe vissuto.

Il successivo pomeriggio lei tornò al chiosco; il giornalaio, appena libero, le diede le necessarie istruzioni. “Ti ho organizzato tutto per domani, che è venerdì. Vieni da me verso le 15.00, così Cristina ti preparerà poi ti accompagnerà…”; “Benissimo signore, grazie davvero… non vedo l’ora!” rispose lei, con tono grato. La mattina dopo, a scuola, il tempo le sembrò interminabile… finalmente tornò a casa e, dopo pranzo, si preparò per raggiungere il giornalaio. Pedalò come una forsennata, incurante del caldo che la faceva sudare… trovò l’uomo ad attenderla appena fuori, come al solito; dentro c’era già Cristina, che la salutò sorridente con gli ormai consueti bacini sulle guance.

Senza perder tempo, Antonella iniziò i soliti preparativi: doccia, poi svelta in camera per farsi truccare e vestire dalla sorellina nonché mentore. Ben presto il suo viso venne reso femminile e sexy, con un bel rossetto sulle labbra ed eyeliner sugli occhi. Data la giornata calda indossò reggiseno e mutandine femminili rosse, ma non le autoreggenti… le sue gambe erano prive di peluria, quindi nessun problema! Poi un abitino a maniche corte stretto in vita da una cintura, e degli stivaletti bassi. Infine una giacchina leggera che, nel complesso, contribuiva ad esaltare la sua apparenza femminile, e una borsetta con vasellina, profumo, rossetto, specchietto e quant’altro utile.

Il giornalaio ammirò l’opera di Cristina; appena ebbe terminato, esclamò “Una vera delizia per gli occhi… complimenti! Ora Cristina ti accompagnerà… io purtroppo devo aprire l’edicola!!”. Antonella lo ringraziò e, seguendo la sua mentore, si avviò verso il garage sotterraneo dove lei aveva parcheggiato per dare meno nell’occhio. Aveva una piccola utilitaria rossa, senz’altro adatta al suo animo femminile… salirono, superarono la rampa di ingresso e si avviarono. Il viaggio fu breve: dopo neppure dieci minuti furono in zona industriale e, poco dopo, nei pressi di una officina meccanica.

Non era molto grande: un piazzaletto dove erano parcheggiati vari veicoli in attesa di riparazione, e un fabbricato col tetto piatto; quello aveva un ampio ingresso a saracinesca, e due porticine pedonali sui lati dell’ingresso stesso. All’esterno non si vedeva nessuno: probabilmente chi vi lavorava era all’interno, intento alle proprie mansioni. Cristina guidò decisa verso l’ingresso: chiaramente sapeva cosa fare… entrarono con l’auto, e appena dentro un uomo andò loro incontro invitandole, a gesti, a parcheggiare in uno spazio libero sulla destra. Appena l’auto fu ferma, quell’uomo si avvicinò al finestrino e Cristina gli fece “Ciao… ho portato Antonella…”.

“Ciao… vi stavo aspettando…” rispose lui. Poi Cristina si rivolse alla sua allieva: “Ora io vado, tornerò a prenderti tra un’oretta…”; Antonella si sentì improvvisamente persa… “Come, non resti con me…??” chiese preoccupata alla sua amica; “No cara… la scena è tutta tua, questi sono gli accordi… ma non avere timori: conosco bene il titolare, possiamo fidarci…”. La femminuccia restò dubbiosa… ma la sua eccitazione ebbe la meglio: scese quindi dall’auto e salutò Cristina, che se ne andò. “Ciao Antonella” disse l’uomo; “Sono Gianluca… ti ho ammirata al teatrino dello spogliarello… sono stato il primo a venire sul palco per vederti da vicino… ma tu eri a pecorina, non puoi avermi visto in viso!”.

L’uomo accompagnò le sue parole dandole dei bacini sulle guance. “Molto lieta, signore… mi fa piacere incontrarla… spero di soddisfare le sue aspettative…” rispose lei, ormai tranquilla, con fare civettuolo. “Ne sono certissimo… sei davvero un gran pezzo di femmina!!” ribatté lui, sorridente, prendendola per mano e portandola verso il fondo dell’officina. Dopo qualche passo lui chiamò ad alta voce: “Renatino? Renatino, dove sei…? Abbiamo un’ospite, vieni a salutarla!!”. A quelle parole, da una porticina laterale apparve un ragazzotto grande e grosso, probabilmente un apprendista, che si avvicinò e fece a mezza voce “Ero in magazzino… buon pomeriggio signorina… Renato, piacere…”.

Antonella sorrise e ricambiò il saluto con un cenno del capo, senza parlare: improvvisamente si sentì a disagio e non volle svelare la sua identità maschile parlando. “Renatino sa chi sei, Antonella… non essere imbarazzata… poi, sappi che ha anche un cazzo bello grosso… potrai assaggiarlo dopo il mio!!” esclamò il meccanico. A quelle parole la giovane travestita perse ogni remora e disse “sarà un vero piacere, per me…”. Gianluca, il meccanico, mise la mano sull’orlo posteriore del vestito di Antonella e lo sollevò, invitando l’apprendista Renato a rifarsi gli occhi: “Guarda, guarda che gran bel culo che ha la signorina, Renato… ti piace? Scommetto che non ne hai mai visti, di culi così belli…!!”.

Il sedere della femminuccia splendeva, tondo e candido, incorniciato appena dal filo delle mutandine che spariva tra le chiappe… il meccanico le scostò, le divaricò con le mani le natiche e mostrò all’apprendista il bel buchino rosa scuro… lui si abbassò per guardare da vicino, emettendo un grugnito di piacere. Antonella si sentì travolta dall’eccitazione: quelle mani che le aprivano il culo e quegli occhi famelici che sentiva su di sé le fecero socchiudere istintivamente gli occhi, e le sue mani raggiunsero i capezzoli per strizzarseli attraverso il tessuto del vestito e del reggiseno. Poi, ripreso un minimo di autocontrollo, chiese con un filo di voce “Ma… e se arrivasse qualcuno…?”.

“Non ti preoccupare… i miei clienti sono tutte persone fidate… e comunque, so che a te piace essere esibita e guardata, giusto…?”. Rassicurata, Antonella finì per concentrarsi unicamente sul dare e ricevere piacere. Con quei due maschi sempre intenti ad ammirarle il culo, lei appoggiò la borsetta sul cofano di una vicina automobile in riparazione; poi si afferrò il bordo del vestitino, se lo sfilò lentamente e rimase in mutandine e reggiseno. Alla vista del suo bel corpo quasi nudo, i due uomini fecero qualche incomprensibile commento, poi Gianluca le abbassò le spalline del reggiseno e si mise a leccarle e succhiarle i capezzoli.

L’apprendista, invece, le spostò il filo delle mutandine fuori del solco di pesca e cercò, pur goffamente, di leccarle l’ano… Antonella mantenne gli occhi socchiusi e si gustò quelle lingue che la esploravano. Il meccanico, dopo averle leccato i capezzoli, le slacciò il reggiseno. Renato, infine, si decise a calarle le mutandine fino alle caviglie: lei allora, alzando un piede alla volta, se le sfilò rimanendo tutta nuda a disposizione dei due maschi. Entrambi avevano ormai un notevole rigonfiamento nei pantaloni, chiaro segno della loro eccitazione. Lei si piegò in avanti poggiando le mani sulle ginocchia, per meglio lasciarsi leccare il culo dall’apprendista.

Gianluca allora, non resistendo più, si slacciò la lunga cerniera della tuta da meccanico e tirò fuori dalle mutande un bel cazzo, non enorme ma lucido e duro… dimensioni normali, come tutti coloro che erano stati prescelti per l’asta della verginità anale! Lo avvicinò al viso di Antonella che, senza indugiare, lo prese avidamente in bocca… “Hhhmmm che buon sapore” pensò; erano diversi giorni che non succhiava un uccello: finalmente poteva gustarsene uno!! Lei portò su quel cazzo anche la mano, e cominciò ad accompagnare il pompino con una lenta masturbazione. L’apprendista, continuando a leccarle lo sfintere, aveva a sua volta tirato fuori il membro e se lo menava lentamente. Ben presto il cazzo del meccanico fu durissimo, e lui volle farsi quel bel culo….

“Renatino, fatti sbocchinare tu adesso…” fece all’apprendista. Antonella prese dalla borsetta il vasetto della vasellina, lo aprì e si lubrificò bene il buchino… appena pronta si piegò in avanti, offrendo il culo all’uomo. Lui le strusciò il cazzo tra le chiappe, e lei lo afferrò per puntarsi la cappella nell’ano, pregando “Piano, per favore…”. Gianluca prese a spingere, lentamente come lei aveva chiesto… ma, appena la cappella fu dentro, diede un improvviso colpo di reni e le ficcò l’uccello tutto dentro fino alle palle. “Ahiii… AHIII… piano! Piano, LA PREGO…!!” strillò Antonella. Lui si fermò… il dolore presto sparì e lei, trovandosi il cazzo del ragazzo davanti, lo prese golosa in bocca.

Un cazzo duro nel culo e uno, bello grosso, in bocca… cosa chiedere di più?? Il meccanico iniziò ad incularla… ad ogni suo affondo le dava una spinta in avanti che lei, resistendo agli stimoli al vomito, sfruttava per ricevere in gola tutto il cazzone dell’apprendista. Afferrò poi l’uccellone che aveva in bocca e cominciò a segarlo mentre lo succhiava… che intima goduria! Gianluca accelerò il ritmo dell’inculata… dopo alcuni altri energici affondi, mugugnò “Ahhhh… sì…SI’… vengo… ti sborro nel culo, puttanella… sì…!!” e si fermò stringendo a sé Antonella, riempendole il retto di sperma caldo e mugugnando con gran gemiti di piacere….

Lei continuò col pompino, come se nulla fosse… poi Gianluca tirò fuori il cazzo dal suo sfintere e fece: “Renatino, ora inculatela tu… dai!”. Lei si ripulì alla meglio dalla sborra che le colava tra le chiappe, poi si mise dell’altra vasellina nel buco del culo. Renato ci mise un po’ a mettersi in posizione: evidentemente non era molto esperto… la travestita gli diede le spalle, si piegò appena in avanti e gli prese l’uccello con la mano per aiutarlo a penetrarla. Quel secondo cazzo era ben più grosso di quello del meccanico, specie di cappella… la femminuccia se lo puntò nell’ano e disse “Vengo indietro io… tu stai fermo…”. Allora lei arretrò, lasciando scivolare pian piano dentro di sé tutto quel gran bastone di carne.

Antonella si sentì spaccare, da quel grosso cazzo… era il più grosso che aveva preso!! Cominciò a muoversi col bacino, roteandolo per abituarsi… poi fece al ragazzo “Ora vai tu… inculami, dai…”. Renato non aspettava altro: cominciò a sbatterla con forza, con sonori “Spat! Spat!” sulle sue belle chiappe. Lui andò avanti con la monta per parecchi minuti, e non sembrava voler concludere… lei, ormai ben aperta, prese a goderselo tutto. Il meccanico si era allontanato, forse per andare in bagno… poi riapparve, e non da solo: con lui c’era un signore distinto, in giacca e cravatta!!

Antonella continuò a gustarsi il cazzo dell’apprendista nel culo… che problema c’era? E poi, le piaceva tantissimo essere ammirata mentre veniva inculata! Senza una parola, quel signore distinto, probabilmente un cliente dell’officina, si slacciò la patta, tirò fuori l’uccello e si avvicinò al viso della travestita, scossa avanti ed indietro dall’inculata. La femminuccia non si scompose: aprì la bocca e prese golosa anche quel terzo pisello della giornata! Di nuovo, quel pomeriggio, si sentì una porcellina allo spiedo: un cazzone in culo, un cazzo in bocca… e ne fu più che lieta! Decisa a fare ben figurare il suo mentore, si applicò al pompino come le era stato insegnato: con spudorata dedizione.

Trascorsero altri minuti… finalmente Renato cominciò ad accelerare il ritmo dell’inculata… alcuni ultimi affondi e, rantolando di piacere, anche lui sborrò col cazzo ben piantato nel culo di Antonella. Lei si era dedicata bene al pompino… quasi nello stesso momento, anche il cliente ebbe l’orgasmo. Fiotti di sperma bollente arrivarono in gola alla femminuccia che, come era abituata, risucchiò tutta quella sborra ingoiandola felice… poi lei sollevò lo sguardo e vide Cristina, in piedi, lì accanto: era venuta a prenderla, come promesso! Allora Antonella si rivestì svelta, salutò tutti educatamente e, con la sua mentore, prese la strada del ritorno.
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