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45. MEMORIE DI UN MANEGGIO ABBANDONATO
25.01.2025 |
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"Passeggiai tra i ruderi e la strada per un paio d’ore, con i leggings calati di dietro per mostrare il culo e, tutto sommato, non andò affatto male: anche quella volta riuscii a prendere, sia..."
Grazie al mio continuo curiosare nella sezione “carsex” di A69, un giorno individuai un posto che destò subito il mio interesse. Stando alla descrizione, si trattava di un piccolo centro equitazione abbandonato da molti anni, sito all’interno di un angolo di pineta poco distante dal mare, a pochi chilometri da dove abitavo. La posizione in piena natura lo rendeva, ai miei occhi di puttanella esibizionista, molto più allettante dei luoghi di sesso all’aperto vicini a centri abitati o al loro interno. In più, a differenza di tanti altri posticini quasi esclusivamente notturni, quello risultava frequentato soprattutto di giorno! Naturalmente la grande voglia di cazzo mi spinse subito a visitare quel punto: volevo constatarne di persona sia l’affidabilità che l’effettiva presenza di maschioni in cerca di bocche e culi gratis. Giunta in zona, guidai lungo una strada dal manto di asfalto piuttosto vecchio e con ampie estensioni di pineta su entrambi i lati, sino a scoprire sulla destra una specie di parcheggio. Quella piazzola, che si sviluppava di fianco alla strada, era di fronte ad una radura circondata da boscaglia e resa inaccessibile ai veicoli da una serie di pilastrini. Vi erano anche alcuni tavoli da pic-nic, per cui immaginai che d’estate la gente vi andasse per mangiare all’aperto e godersi il fresco.
Notai subito alcune auto ferme con uomini soli a bordo, ed altre che si muovevano lentamente avanti ed indietro lungo la strada… tipici indicatori di una zona di “incontri”! Comunque, il punto segnalato su A69 per il carsex non era esattamente quello: sembrava trovarsi più avanti lungo quella stessa strada, sulla sinistra. Quindi proseguii finché, dopo circa duecento metri, vidi quello che doveva essere il posto giusto: c’erano altre auto ferme a bordo strada, con alcuni uomini che camminavano tra la vegetazione e lungo una stradina sterrata che si inoltrava nella pineta.
Continuai a guidare, cercando di farmi un’idea dell’intera zona. Appena più avanti la pineta finiva e la strada principale proseguiva in aperta campagna, per cui dopo un po’ decisi di tornare indietro. Trovandomi di nuovo all’altezza di quello che sembrava il punto del carsex, comunque, la presenza di parecchie auto ferme mi indusse a proseguire per parcheggiare nella piazzola di fronte all’area pic-nic. Per quel sopralluogo in pieno giorno ero ovviamente vestita al maschile; misi in testa un cappellino tipo baseball, presi dal sedile accanto lo zainetto da escursione che avevo portato, e scesi dall’auto come se volessi fare due innocenti passi.
Rifeci quindi a piedi la strada asfaltata fino al punto giusto, poi presi la stradina sterrata nella pineta vista poco prima dall’auto. Dopo qualche decina di metri, vidi sulla sinistra diversi piccoli edifici diroccati che, probabilmente, un tempo avevano costituito il maneggio di cui avevo letto. Erano tutte strutture col solo piano terra, più o meno ancora provviste di tetto, ormai circondate da folta vegetazione e, in parte, anche invase da cespugli e rovi. Un rudere aveva ancora una specie di braciere in muratura a centro stanza, forse per fare grigliate; un altro sembrava aver ospitato uffici, ed un altro ancora dei servizi igienici.
Poco più avanti c’era infine un fabbricato più grande e lungo: la scuderia, con all’interno ancora presenti i box per i cavalli; quasi dappertutto poi si incontravano mucchi di macerie e detriti vari. Io continuai a camminare sulla stradina sterrata, sentendomi addosso lo sguardo degli uomini che giravano a piedi. Oltre i ruderi la strada proseguiva più o meno rettilinea dentro la pineta, ma non sembrava esserci più nessuno per cui decisi di addentrarmi tra gli alberi, sulla mi sinistra. Feci un ampio giro tra alberi e cespugli, scoprendo così alle spalle dei ruderi un’ampia radura ormai tutta ricoperta da erba alta; lì, probabilmente, un tempo venivano svolte le lezioni di equitazione.
Seguendo un sentiero finii per attraversare un fossato su un ponticello in tavole di legno, ritrovandomi così di nuovo sulla strada principale. Nel muovermi avevo anche intravisto qualche coppia di uomini appartati: la definitiva conferma che quello era il posto che cercavo… ormai soddisfatta del sopralluogo, tornai alla mia auto e rientrai a casa pregustando future puntate in cerca di cazzi!
Dopo alcuni giorni presi quindi a frequentare quel maneggio abbandonato: era a pochi minuti di macchina da casa mia, e per un certo periodo divenne la mia meta ogni qualvolta, di giorno, riuscivo a ritagliarmi del tempo da dedicare allo svago sessuale della femmina nascosta dentro di me. Per prudenza ci andai sempre vestita al maschile, portandomi uno zainetto col necessario per mettermi en-femme sul posto.
Lasciata l’auto all’area pic-nic, mi addentravo a piedi nella vegetazione ad una certa distanza dai ruderi; mi spogliavo rimanendo fuori vista per poi indossare autoreggenti, mutandine, top attillato e parrucca, più un giaccone in caso di freddo. Raggiungevo quindi gli edifici abbandonati e mi aggiravo circospetta, sino a rendermi visibile agli uomini che vi gironzolavano. Se non c’era nessuno tra i ruderi, a volte mi azzardavo anche a passeggiare come una battona, per qualche decina di metri, sulla vicina strada asfaltata per farmi notare dalle auto in arrivo.
Le prime volte però non ebbi molto successo: forse l’orario non era quello giusto, o forse i frequentatori che incontravo cercavano compagnia di aspetto maschile, chissà… al massimo rimediai qualche fugace palpeggiamento! Poi finalmente, verso la fine dell’anno, arrivò una giornata molto fruttuosa! Come ormai d’abitudine, lasciai l’auto nella piazzola del pic-nic ed andai a piedi verso il maneggio abbandonato... per l’occasione mi misi en-femme all’interno dell’edificio in rovina col braciere in muratura, sotto gli occhi di un uomo che prima mi ammirò facendomi sentire molto femmina, poi mi diede il cazzo in bocca ed infine si masturbò, sditalinandomi il culetto finché non raggiunse l’orgasmo.
Restando seminuda in lingerie grazie al tiepido sole di quel giorno, camminai poi per qualche metro all’aperto… e subito un altro uomo mi invitò dentro il vicino rudere ex servizi igienici, dove mi sbatté l’uccello già duro prima in bocca e poi, col profilattico da me fornitogli, nel culo… hhmmmm che piacere essere finalmente inculata, mentre ero rivolta verso l’esterno, ben visibile a chi passava lì davanti! Dopo che quel tizio ebbe finito di montarmi, sborrando con un gran grugnito di piacere, non feci in tempo a fare qualche altro passo all’aperto che mi sentii invitare dentro un altro fabbricato diroccato: all’interno, un bel tipo con un notevole cazzone già pronto all’uso, mi pregò molto gentilmente di farlo scopare!
Io annuii sorridendo e mi tolsi il giaccone; lui, chiaramente molto voglioso, si infilò svelto il preservativo che intanto gli avevo passato, poi mi ficcò l’uccello direttamente nel culo ancora lubrificato e slabbrato dal cazzo preso poco prima, sodomizzandomi a lungo ed energicamente! Uscita da quel rudere col buco apertissimo e cosparso di gel, mi aggirai per diversi altri minuti seminuda tra le stalle ed i boschetti, per cercare altri cazzi… ma purtroppo non trovai più nessuno: allora mi rimisi al maschile e me ne tornai a casa. Insomma, un’ottima fine d'anno con tre bei cazzoni per la mia “femminuccia” interiore!!
Passò qualche giorno, ed un pomeriggio dei primi dell’anno nuovo feci un altro giro in quella zona sperando, visto il successo della volta precedente, di fare un bel “bis”! Parcheggiai, camminai fin nelle vicinanze dei ruderi e mi misi al femminile tra gli alberi: calze autoreggenti invernali, mutandine sexy appena acquistate, maglioncino corto molto aderente, parrucca, occhiali stile segretaria porcella, giaccone e infine il fido marsupietto con gel e preservativi. Quell’accessorio mi piaceva molto: con la cinghia un po’ allentata, mi copriva l’inguine quanto bastava per fare a meno, volendo, anche delle mutandine: il mio cazzetto moscio e le mie palline, ben visibili al di sotto di esso, potevano essere un eccitante richiamo per chi cercava maschietti passivi da fottere!
Non appena pronta, andai verso gli ormai noti edifici diroccati per offrire le mie grazie a chiunque le gradisse… e non fu davvero tempo perso!! Consuntivo della giornata: un primo bel cazzone preso in bocca, poi due altri gustati prima in bocca poi nel culo! L’ultimo cazzo, in particolare, fu di notevoli dimensioni e ben duro, tanto che quando mi penetrò mi fece un po’ male… il più grosso preso in quella zona, almeno sino a quel giorno!!! Il primo uomo che mi inculò, in più… hhmmmm… mi aveva prima leccato il buchino veramente bene!! Continuai poi a girare nella zona sin quasi a sera ma, purtroppo, non ebbi occasione di soddisfare nessun altro pisellone.
Comunque, la zona prometteva ormai molto bene e l’inizio dell'anno nuovo si era rivelato estremamente positivo!! Dopo qualche tempo andai di nuovo in quel luogo, che i frequentatori definivano convenzionalmente “le stalle”, mettendomi en-femme per un paio d'ore nel pomeriggio. Quel giorno ebbi modo di apprendere, da un ometto baffuto, che il giorno prima era stato sorpreso a far sesso tra gli edifici diroccati, da non meglio precisate “guardie” che avevano controllato i documenti a lui ed al suo occasionale amante: ne dedussi quindi che i controlli non si limitavano più alla strada asfaltata ed alle auto in divieto di sosta lungo di essa, come mi era stato assicurato sino allora!!
La notizia mi preoccupò non poco: non volevo certo essere colta in flagrante… comunque, continuai ad aggirarmi furtiva tra i ruderi, stando attenta al traffico lungo la strada principale per essere pronta alla fuga tra gli alberi in caso di arrivi sospetti. Mentre camminavo avanti ed indietro negli stretti sentieri tra la vegetazione, notai un uomo fermo che mi guardava… gli girai le spalle per mostrargli il culo e lui sembrò apprezzare, ma non si mosse… allora gli feci cenno di seguirmi in un punto più nascosto tra i cespugli e lui, vinta probabilmente la timidezza, mi venne dietro.
Appena soli, quell’uomo si aprì la patta dei pantaloni e sfoderò, per il piacere dei miei occhi, un bel cazzo davvero grosso e duro. A quella vista così invitante, mi accosciai davanti a lui e glielo presi golosa in bocca, facendo quasi fatica ad imboccarlo… hhhmmmm che buon sapore, quel bell’uccellone liscio e caldo: non volevo più smettere di succhiarlo!!!
Mentre lo spompinavo a dovere, l’ometto baffuto che mi aveva parlato dei controlli ci raggiunse e si mise di lato, col cazzo in mano, ad ammirare il porno spettacolo da me offerto. Dopo diversi minuti di bocchino, mi rialzai e passai all’occasionale amante un profilattico; poi mi unsi bene lo sfintere col gel lubrificante e mi girai per accogliere quel bel cazzone nel culo.
Lui me lo strusciò un po’ tra le chiappe, poi io glielo presi con la mano e mi puntai la grossa cappella nel buchino. Lui spinse, ma ci mise un po’ troppa foga… “Ahi, ahiii...” gemetti sottovoce, mentre me lo spingeva tutto dentro facendomi male… lo fermai per qualche istante perché il dolore si attenuasse, poi lasciai che cominciasse la monta… “Hhmmmm… finalmente…” pensai tra me e me libidinosa, cominciando a gustare quel grosso palo di carne calda… il dolorino presto passò del tutto, e l’inculata tra i cespugli durò a lungo con grande soddisfazione mia, del mio torello e del baffuto, che intanto si masturbò!
Oltre alla zona del maneggio, qualche volta provai a cercare cazzi anche vicino alla radura del pic-nic addentrandomi, direttamente dalla piazzola in cui parcheggiavo, in una zona cespugliosa situata sulla sua destra. In effetti, nel tempo, avevo notato alcuni uomini soli avventurarsi da quelle parti e tornare dopo alcuni minuti… qualcosa evidentemente succedeva anche là!
Ci andai quindi anche io, mettendomi al femminile tra alberi e cespugli per poi aggirarmi seminuda nelle vicinanze, ma all’atto pratico nessuno si interessò a me più di tanto. Fece eccezione un anziano grassoccio e ormai poco prestante che, tra una palpatina e l’altra, mi fece capire che ogni tanto sul posto arrivavano dei nordafricani infoiati in cerca di culi… purtroppo, e con grande delusione, io non li vidi mai quei nordafricani! Un vero peccato!!
Passarono alcune settimane e, credo nel successivo mese di marzo, colsi l’occasione per tornare nuovamente a quelle “stalle” abbandonate di primo pomeriggio; la giornata era freddina, per cui dovetti rivestirmi al femminile più di quanto avrei voluto, indossando aderenti leggings push-up. Passeggiai tra i ruderi e la strada per un paio d’ore, con i leggings calati di dietro per mostrare il culo e, tutto sommato, non andò affatto male: anche quella volta riuscii a prendere, sia in bocca che nel culo, due bei cazzoni di tutto rispetto!!
Purtroppo, nel prosieguo la zona del maneggio abbandonato divenne sempre meno sicura, per cui alla fine smisi di frequentarla… per quanto saputo, successivamente vi vennero anche eseguiti dei lavori per la demolizione dei ruderi, e ormai credo che non possa essere più considerata un luogo da carsex.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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