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A17. IL COMPAGNO DI SCUOLA


di Janus
07.06.2025    |    148    |    2 9.6
"Ancora qualche istante e lui, stringendole con forza i seni, con quattro o cinque ultimi, energici, colpi di bacino le sborrò nel culo… lei si sentì riempire tutta di liquido caldo e..."
Passarono un paio di giorni, nella consueta routine. Antonella era sempre più orgogliosa dei suoi progressi come femmina e, ogni momento, ripensava soddisfatta ai due cazzi che era riuscita a prendere nella roulotte, poco dopo aver perso la verginità. La sua libidine di adolescente era, naturalmente, incontenibile… e cominciò ad osare sempre qualcosa di più, per destare l’attenzione degli uomini. Poi, uscendo di scuola, le capitò senza avvedersene di camminare sculettando… un suo compagno di classe, più grande di lei perché ripetente, notandola la raggiunse e la prese per un braccio.

Standole a fianco le sussurrò “Perché cammini come una femmina…? Sei frocio, per caso…?”. Antonella non riuscì a rispondere, bloccata dallo stupore e dallo spavento; Lui continuò “…In effetti, a guardarti bene, hai faccia e culo da femmina, più che da maschio…!!”. Lei riuscì a riprendersi e, bruscamente, si liberò dal braccio del compagno esclamando “Ma togliti…! Cosa ti sei messo in testa…??”. Si era fatta però tutta rossa in viso e l’altro, evidentemente sicuro della sua impressione, insistette “Guarda che non mi freghi… ne conosco altri, di froci… e tu sembri proprio uno di loro!! A me puoi dirlo, stai tranquillo…!”.

La femminuccia lo guardò male, negò ancora con forza e si allontanò da lui per tornare a casa. Fece pranzo come al solito con la mamma, poi si dedicò ai compiti di scuola mentre lei uscì per i suoi impegni. Stava mettendo sulla sua scrivania libri e quaderni, quando sentì suonare il campanello… aprì il portoncino per vedere chi fosse e, con stupore misto a paura, vide al cancelletto il compagno di classe che all’uscita di scuola l’aveva presa per un frocio! Lui le sorrise e fece “Dai, aprimi… sono venuto a scusarmi per stamattina… e per fare i compiti… c’è qualcosa che non capisco e vorrei il tuo aiuto, se non ti dispiace!”.

Antonella restò paralizzata per qualche istante, chiedendosi cosa fare… poi tornò in sé e, d’istinto, gli aprì. Quel ragazzo entrò, chiudendosi il cancelletto alle spalle, e la raggiunse; “Grazie… dai, non tenermi il muso per stamattina: io voglio solo essere tuo amico!”. “Va bene, allora non parliamone più…” rispose lei, facendolo entrare in casa. “Vieni, stavo appunto per iniziare con i compiti…” aggiunse poi, precedendolo verso la sua camera. Quel ragazzo era già stato in casa sua un paio di volte, in passato, per farsi aiutare in qualche materia: per questo sapeva bene dove “Antonella” abitasse.

Lo fece entrare in camera e lo fece accomodare, poi se ne andò a prendere un’altra sedia per sé in sala da pranzo. Appena rientrata in camera vide, con sorpresa, che il suo compagno si era seduto sul letto e stava sfogliando una rivista pornografica!! “E quella da dove salta fuori…??” esclamò Antonella; “Dai, è mia… l’ho portata con me… guardiamola un po’, prima di metterci a fare i compiti, che ne dici…??” fu la sua risposta. La femminuccia non ribatté: pur sapendo che le cose sarebbero potute diventare rischiose, cedette alla voglia di guardare e si sedette accanto al suo amichetto.

Sembrava una pornorivista, per così dire, normale: vari servizi riportavano ragazze che prendevano cazzi in tutti i modi possibili, uno mostrava delle lesbiche, poi… eccone uno che riportava foto di froci!! Antonella guardò quei ragazzi effeminati inculati da omoni nerboruti… e cominciò ad agitarsi, a fremere per la voglia di cazzo che cresceva dentro di lei! Ad un tratto il compagno prese a toccarsi attraverso la stoffa dei pantaloni, e fece “…Vedi… dopotutto non c’è niente di male, ad essere froci… siamo in un mondo libero, no? Se un maschio preferisce il cazzo invece della fica, saranno affari suoi… chi può permettersi di giudicare??”.

Quelle parole ebbero l’effetto di un interruttore: fecero cadere immediatamente le barriere, e la reticenza di Antonella fu azzerata. Lei si alzò, si slacciò i pantaloni lasciandoli cadere a terra, poi si alzò il maglioncino: mostrò così al suo amichetto che, sotto, indossava autoreggenti, mutandine da donna e reggiseno! Prese coraggio e, con un filo di voce disse “Io… no, non sono un frocio… però mi sento femmina, una donna… e hai ragione: mi piace il cazzo!”. Lui la guardò allibito per qualche istante, poi esclamò “Cazzo…!! Lo dicevo io… sei anche meglio di quanto pensassi… sei una travestita, allora!!”.

Poi proseguì curioso, con l’eccitazione che gli cresceva dentro: “E dimmi… ne hai già presi, di cazzi…? Hai fatto bocchini…? L’hai preso anche nel culo…?”. Antonella, perso ogni pudore, rispose “Sì… ne ho presi diversi… ho fatto molti pompini… e sono stata sverginata la settimana scorsa…”. “Cavolo… ma brava… sei fantastica… dico davvero!!” ribatté lui; a quelle parole, il ragazzo fece seguire i fatti: si alzò, slacciò i pantaloni e tirò fuori l’uccello dalle mutande… un bel cazzo, forse appena più grosso e lungo di quelli che Antonella aveva già preso nel culo, ma non certo come quello del giornalaio!!

Le parole erano superflue, e Antonella prese l’iniziativa. Fece sedere di nuovo l’amichetto sul letto… poi, in un momento di lucidità, gli fece “…Togliti pure tutto, se vuoi… io vado a chiudere a chiave l’ingresso… non vorrei che mia madre torni presto e ci sorprenda!”. Lui cominciò a spogliarsi, e lei sculettò in ciabatte per la casa fino al portoncino e diede un giro di chiave; poi corse al bagno e si passò sulle labbra il rossetto di sua madre. Tornò quindi vogliosa dal compagno di scuola… lui aveva davvero un bel fisico: era la prima volta che Antonella indugiava con gli occhi sul corpo di un maschio, oltre che sul suo cazzo e sulle palle!

Lo guardò negli occhi e, lentamente ma lascivamente come ormai sapeva far bene, accennò delle movenze su immaginarie note di una melodia da spogliarello, ancheggiando sotto i suoi occhi. Si girò di schiena, facendo capire al compagno che doveva slacciarle il reggiseno… lui comprese ed eseguì; poi lei si girò verso di lui trattenendo le coppe con le mani, e ne lasciò scivolare giù una alla volta, scoprendosi i grossi capezzoli e offrendoli al suo sguardo eccitato… poi fu il turno delle mutandine: girò di nuovo la schiena verso il ragazzo e prese ad ancheggiare… arretrò verso di lui, fino a prendergli le mani per piazzarsele sui fianchi.

Lei guidò le sue dita perché afferrasse le sue mutandine e, continuando a sculettare, pian piano lo indusse a calargliele, prima sulle cosce poi giù fino ai piedi, lasciandole sul pavimento. A quel punto Antonella si afferrò le chiappe e se le divaricò, mostrando al suo compagno il buco del culo… lui non sembrava credere ai propri occhi, e aveva preso a segarsi l’uccello, ormai quasi completamente eretto. La femminuccia mantenne l’iniziativa: si inginocchiò sullo scendiletto, tra le gambe di lui; appoggiò le braccia sulle cosce del ragazzo e, con un movimento deciso, portò la bocca sulle sue palle ed iniziò a leccargliele, salendo poi su per l’asta fino alla cappella….

“Ti piaccio…?” fece lei, guardandolo negli occhi; “Cazzo sì… certo che mi piaci… che domande!!” fu la risposta del compagno di scuola, estasiato dall’esperienza che stava vivendo. “Non racconterai a nessuno di me, vero…?” proseguì lei; “No di certo, puoi fidarti… so mantenere un segreto, io… e poi non sono mica scemo: voglio tenerti tutta per me!!” rispose lui, con voce mista a gemiti di piacere. Antonella volle credere a quell’impegno, ma in realtà non se ne preoccupò troppo: sapeva benissimo che quel ragazzo, prima o poi, si sarebbe vantato con qualcun altro di essersela fatta… ma questo, tutto sommato, avrebbe potuto portarle nuovi cazzi… quindi, perché no??

La femminuccia proseguì col pompino: dopo aver insalivato bene cazzo e palle, imboccò golosa la cappella e cominciò a mandarsela in gola, via via più in fondo. Ben presto l’uccello del suo compagno fu durissimo; appena lei se ne avvide, smise di succhiarglielo: lo desiderava nel culo, e non voleva che lui arrivasse all’orgasmo prima di prenderlo! Lei si rialzò dal pavimento, prese da un cassetto la vasellina che aveva avuto dal giornalaio e se ne mise un po’ nello sfintere… si infilò quindi dentro prima un dito, poi due, cercando di allargarsi l’orifizio a sufficienza. Appena si sentì pronta, prese per mano l’amichetto e lo fece alzare, poi lei si mise sul letto a pecorina col culo proteso verso di lui.

“Dai… inculami adesso… fammelo sentire tutto dentro… piano però, va bene…?” fece lei eccitata al ragazzo. Lui, ormai infoiato, non rispose; le avvicinò il cazzo tra le chiappe e appoggiò la cappella al suo invitante buchetto… lei glielo prese in mano, per guidarselo sul punto giusto… lui la prese per i fianchi e cominciò a spingere, forse con troppo impeto: sentendo dolore, lei strillò “Piano… piano, per favore… mi fai male!!”. Lui rallentò, cercando di entrare più delicatamente… finalmente il suo glande superò il muscolo e scivolò dentro lento, seguito da tutta l’asta.

“Fermati un attimo così…” lo pregò lei, per abituarsi ad avere dentro il suo cazzo; poi, dopo alcuni secondi, aggiunse “Ecco… ora va bene…”. A quelle parole, il compagno di scuola cominciò ad incularla. Il ragazzo era chiaramente voglioso ma poco esperto: prese ad assestarle dei gran colpi di bacino, con gemiti crescenti ed il respiro via via più affannoso! Antonella cercò di stare ferma: quei poderosi affondi la spostavano in avanti! Dopo un po’, ormai abituata a quella monta, si rilassò e chiuse gli occhi, gustandosi il cazzo e cominciando a sua volta ad emettere piccoli gemiti di piacere.

Il ragazzo andò avanti con l’inculata senza dar segno di approssimarsi all’orgasmo, finché Antonella cominciò a sentirsi stanca della posizione. Allora lo fermò, chiedendogli di lasciarla mettere distesa sul letto; prese quindi il cuscino, se lo mise sotto il bacino, e vi si buttò sopra a pancia sotto, mani sotto il mento…. Lui le andò sopra, si piazzò a cavallo delle sue cosce, le aprì le chiappe e le spinse di nuovo il cazzo tutto dentro… poi allungò le gambe serrando quelle di lei, e le si distese sulla schiena. Le afferrò i seni con le mani, poi cominciò ad andare su e giù col bacino, riprendendo ad incularla a fondo…

Il compagno proseguì la monta ancora per parecchi minuti, poi iniziò ad aumentare il ritmo… Antonella comprese che stava per venire, e cominciò a sculettare all’indietro per corrispondere i suoi affondi. Ancora qualche istante e lui, stringendole con forza i seni, con quattro o cinque ultimi, energici, colpi di bacino le sborrò nel culo… lei si sentì riempire tutta di liquido caldo e viscido… chiuse gli occhi e si abbandonò, con lui ancora sopra, assaporando appieno quelle incredibili sensazioni di piacere….

Restarono entrambi così, lei sotto e lui sopra col cazzo ancora nel suo culo, per due o tre minuti… poi l’uccello del ragazzo si ammosciò e scivolò fuori, lasciando uscire anche un po’ di sperma. Lui si rialzò lentamente, lei restò ancora sul letto guardandolo in estasi… lui buttò l’occhio sull’orologio a muro, ed esclamò “Cazzo, è tardi… scusami, ma devo andare… ho delle cose da fare!!”. Si rivestì in fretta e chiese di poter usare il bagno, poi si avviò verso l’uscita; lei, ancora in autoreggenti bianche, lo accompagnò e lo fece uscire dicendogli “Mi raccomando eh…? Mantieni per te il mio segreto…!”; lui le sorrise e, senza rispondere, se ne andò.

Lei richiuse, poi andò in bagno a ripulirsi… tornò in camera, raccolse mutandine e reggiseno, li indossò di nuovo, poi sentì il portoncino che si apriva… “Sono tornata, Antonello… tutto bene?”; Era sua madre…!! Velocemente, indossò la sua tuta da ginnastica e rispose “Sì sì, mamma… tutto bene… sono in camera a studiare!”. Sentì i passi della mamma avvicinarsi, e solo allora si accorse che la rivista porno del compagno era lì, per terra… la calciò sotto il letto, appena in tempo, mentre sua madre apriva la porta… solo allora si rese conto del rischio corso ma, naturalmente, fu ben lieta di averlo fatto!
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