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A24. IL TRENO DEGLI INCONTRI… INTERESSANTI


di Janus
30.05.2026    |    27    |    3 9.0
"Arrivò al prepuzio, slinguò il filetto… salì ancora fino ad avere la cappella tra le labbra… leccò quella lucida cappellona, gustandone il calore, poi provò ad imboccarla… sì, era..."
Dopo l’incontro con l’amico del ripetente, Antonella trascorse alcuni giorni senza particolari avvenimenti… in termini di sesso, beninteso. Le venne poi voglia di andare a trovare il fratello nella città in cui studiava… non una visita lunga: andata e ritorno in giornata, nella sua intenzione. A quel tempo le autolinee erano essenzialmente locali, quindi il mezzo più conveniente era il treno. Passò dal giornalaio per acquistare un orario, e lo informò del suo desiderio; lui le consigliò di prendere il primo treno della mattina, aggiungendo “Si possono fare incontri interessanti, a volte…!”; lei comprese maliziosa e annuì. Si organizzò quindi per il viaggio e, di buon’ora, la domenica mattina raggiunse la stazione, incatenò la bicicletta, acquistò il biglietto e attese il suo treno.

Una ventina di minuti più tardi era già seduta nel suo scompartimento, con un fumetto tra le mani; solo un altro viaggiatore era presente, un anziano. Poco più tardi, arrivò il controllore, un omone ben piazzato, nella tipica divisa col berretto rigido di quei tempi; il funzionario le chiese il biglietto e fece per punzonarglielo, quando si fermò pensieroso. “Questo biglietto mi sembra di una serie non più valida… vieni con me, ragazzo, devo controllarlo bene, non vorrei che ancora li vendano per sbaglio, in qualche stazione!”. Antonella fu alquanto sorpresa da quella osservazione; comunque si alzò e seguì l’uomo lungo il corridoio. Lui le fece strada per un paio di carrozze fino a quella di testa, raggiungendo quello che doveva essere lo scompartimento riservato al personale del treno.

“Aspettami qui dentro…” le fece il controllore, “…torno subito!”; l’uomo richiuse la porta e tornò dopo pochi istanti, in compagnia di una altro uomo in divisa. “Lui è il capotreno…” le spiegò, “…ora controllerà il tuo biglietto…” e, con quelle parole, uscì dallo scompartimento richiudendosi la porta alle spalle. Il capotreno si fece dare il biglietto, lo scrutò più volte, poi fece “Eh sì ragazzo, mi dispiace ma questo biglietto non è valido… dovrò farti una bella multa, anche se capisco che non è colpa tua… comunque, potrai chiedere il rimborso al tuo ritorno…”. Antonella si fece rossa in viso, quasi non credendo alle sue orecchie, e farfugliò “Ma… ma scusi, non è colpa mia… me l’hanno dato in stazione… e poi ho solo pochi soldi con me, come faccio…??”.

“Uhmmm… sì, ti capisco… ma le regole sono regole… come potrei lasciar correre…?” ribatté quell’uomo, aggiungendo “Poi… c’è anche il controllore che ha visto il tuo biglietto… anche lui dovrebbe far finta di niente…”. Antonella si accorse che l’uomo, mentre parlava, aveva portato la mano sulla patta dei pantaloni… allora ebbe una intuizione: forse, pensò dentro di sé, c’era un modo per convincere quei due a… chiudere un occhio…! Prese il coraggio a due mani, e disse sottovoce “Senta… forse si potrebbe trovare una soluzione… a questo problema?”; a quelle parole portò la mano sulla patta dei pantaloni del capotreno, e sentì il suo cazzo farsi duro attraverso la stoffa.

“Oh beh… in effetti… sì, un modo per sistemare la questione potremmo trovarlo…” fece quello in risposta, e si slacciò i pantaloni lasciandoli cadere a terra assieme alle mutande. Spuntò così fuori il suo cazzo, un bell’arnese già mezzo duro; Antonella lo guardò senza una parola, gli occhi subito pieni di desiderio come ogni volta che vedeva un bell’uccello… poi si inginocchiò sul pavimento, glielo afferrò e se lo portò alle labbra. “Hhmmm… il giornalaio aveva ragione… si possono fare incontri interessanti, in treno!!” pensò mentre cominciava a leccare golosa le grosse palle che pendevano di fronte al suo viso, per poi salire con la lingua lungo l’asta. Prese la cappella in bocca, e cominciò ad andare su e giù mandandosi in gola quanto più possibile quel bel cazzo… il capotreno la guardò soddisfatto, rispondendo con chiari gemiti di piacere ai suoi risucchi.

Antonella andò avanti per alcuni minuti, gustandosi il calore di quell’uccello, ormai durissimo e svettante… poi quell’uomo, cominciando a respirare più forte, la fermò sussurrandole “…Basta, altrimenti ti sborro in bocca… invece voglio sborrarti nel culo!”. Lei fu felice, a quelle parole: essere sodomizzata ormai le piaceva tantissimo. Si rialzò, si tolse scarpe, pantaloni e mutande, poi fece per inginocchiarsi sul sedile… “Togliti tutto, dai…” le fece però l’uomo, al che lei si sfilò anche la maglietta restando completamente nuda. Si mise quindi in una perfetta pecorina, offrendo il suo bellissimo culetto allo sguardo libidinoso del capotreno. “Il giornalaio aveva ragione… hai davvero un culo da primo premio, da vera femmina!!”, se ne uscì quell’uomo; Antonella si girò verso di lui, sorpresa, e comprese che quell’incontro non aveva nulla di… casuale!! Allora si rimise col culo all’aria, per gustarsi quel bel cazzo senza inutili finzioni o ritrosie.

Il capotreno le si mise dietro, le afferrò le chiappe, gliele divaricò e ammirò il suo buchino pulsante… “Meglio ungertelo, non vorrei farti male…” fece lui, aprendo uno sportellino; ne estrasse un flacone di sapone liquido di quello che veniva messo nei bagni del treno, se ne versò un po’ sulle dita e lo spinse nello sfintere di Antonella, dilatandolo e lubrificandolo. Quel sapone le diede una sensazione di fresco, e lei ringraziò l’uomo per la sua premura. Messo via il flacone, il capotreno le si piazzò di nuovo alle spalle, la prese per i fianchi e le appoggiò il glande sull’ano ormai pronto alla penetrazione… prese a spingere piano, con piccoli colpetti… poco a poco il suo cazzo si fece strada, finché la cappella superò l’ingresso e scivolò dentro fino in fondo… “Ecco… ce l’hai tutto dentro fino alle palle… ti piace, vero?” le fece lui; “Sì… tantissimo, signore… lei ci sa proprio fare…” rispose Antonella, la voce rotta dal piacere.

Lui cominciò a montarla, con affondi lenti che via via divennero più energici… Antonella socchiuse gli occhi e si gustò l’inculata, beatamente appoggiata con la testa sullo schienale del sedile, le mani sotto il mento. “Che bel culo che hai… una vera delizia…” le disse a più riprese quell’uomo; lei ringraziò con finta ingenuità, e prese a corrispondere i colpi di cazzo che riceveva con dei sommessi “Ahh… ahh… sì…”. Il capotreno ci mise del tempo, prima di concludere… poi ecco che, ansimando, prese a sbattere la femminuccia con più forza, tenendola stretta per i fianchi… ancora alcuni affondi, e rantolò “Sì… sì… vengo!!”; si fermò infine col cazzo tutto dentro il suo retto, portandole le mani sulle tettine appena abbozzate e abbracciandola stretta. Lei si sentì il culo riempito di liquido caldo, e chiuse gli occhi felice.

Restarono entrambi in quella posizione per alcuni istanti, lui che la abbracciava da dietro respirando forte… poi lentamente il capotreno allentò l’abbraccio e si raddrizzò; tirò fuori il cazzo ormai rilassato dall’ano dei Antonella, lasciando che il suo sperma le colasse fuori dal buco slabbrato verso le palline e le cosce. Lui aprì un altro sportellino, prese dei fazzolettini di carta, li porse a quello che vedeva come un ragazzo effeminato perché potesse ripulirsi, e fece altrettanto. “Resta così, non rivestirti… devi convincere alche il controllore!!” fece lui sornione; lei sorrise, ammiccante, più che felice all’idea di godersi un secondo cazzo. Il capotreno si tirò su mutande e pantaloni, si ricompose e uscì dallo scompartimento aggiungendo “Aspetta qui, te lo mando subito…!”.

Antonella, sempre completamente nuda, si distese a pancia sotto sul sedile, viso verso la porta dello scompartimento e culo leggermente sollevato, e attese. Dopo tre o quattro minuti, ecco che la porta si aprì; l’omone che l’aveva portata lì, ossia il controllore, entrò sorridente e richiuse la porta dietro di sé. “Uuuhhhhh… che splendore che sei… fatti guardare… hai un culo da favola, davvero!!”. Lei lo guardò sorridente e scherzò “Spero che anche lei sia comprensivo con me come il capotreno, per questo problema del biglietto, signore…”. L’omone ribatté giocoso “…Ma certo, parliamone…” e si slacciò i pantaloni, tirando fuori il cazzo dalle mutande. Aveva anche lui un bell’arnese, non molto lungo ma piuttosto largo; la femminuccia lo guardò un po’ preoccupata per quella circonferenza, che le ricordava molto il cazzo del giornalaio.

Lei si alzò dal sedile, mentre il controllore si sedette su quello di fronte lasciando calare a terra pantaloni e mutande, il cazzo tra le dita… poi si inginocchiò tra le gambe di lui, e avvicinò la bocca a quel grosso uccello. Lo prese in mano, cominciando a segarlo lentamente… lo guardò rapita, poi si avvicinò e passò la lingua sulle grosse palle che pendevano sotto, cominciando a risalire sempre leccando avida. Arrivò al prepuzio, slinguò il filetto… salì ancora fino ad avere la cappella tra le labbra… leccò quella lucida cappellona, gustandone il calore, poi provò ad imboccarla… sì, era grosso più o meno come quello del giornalaio, quel cazzo… e come col giornalaio, dovette rilassare bene la muscolatura facciale per aprire la bocca a sufficienza… e, finalmente, la prese tutta in bocca evitando il contatto con i denti.

Quel notevole uccello sapeva di buono e pulito… Antonella prese a mandarselo in gola, su e giù con la testa, senza troppo sforzo dato che non era molto lungo. Il controllore aveva buttato la testa indietro sullo schienale del sedile, emettendo incomprensibili gemiti di piacere mentre aiutava la femminuccia nel ritmo del bocchino con una mano sulla sua nuca. Lei continuò a godersi quel cazzo, felice di averlo in bocca… pompava, succhiava e, per riposare la bocca, ogni tanto tornava a leccare ogni centimetro dalle palle alla cappella. Era tutta presa dal pompino quando, con un brivido di preoccupazione, sentì che la porta dello scompartimento veniva aperta… senza lasciare il cazzo del controllore, si voltò verso l’ingresso e vide un uomo, senza divisa. “Gerardo, il capotreno mi ha detto che eri qui… ma… accidenti, scusami! …Non volevo certo disturbarti!!”.

“Tranquillo… non disturbi affatto amico mio… entra pure e goditi lo spettacolo!!” fece scherzoso, in risposta a quell’uomo, il controllore. Antonella lasciò trasparire un po’ di disagio, allora l’omone le fece “Continua e non preoccuparti… lui è un amico, non dirà niente, anzi ti apprezzerà molto!”. A quelle parole lei si tranquillizzò e proseguì col pompino, che comunque non aveva interrotto! Il nuovo arrivato si sedette alle spalle di lei, e per qualche istante le ammirò il culo… poi si piegò in avanti e cercò con il dito medio il suo buchino… lo penetrò agevolmente, ancora aperto e umido per l’inculata di poco prima. “Che culo fantastico che ha…” fece rivolto all’amico Gerardo. Il controllore annuì e, con un cenno della testa, lo invitò a sedersi accanto a lui.

Quell’uomo accolse lieto l’invito; si spostò accanto all’amico, e si slacciò svelto i pantaloni mettendo anch’egli a nudo un discreto cazzo. Il controllore a quel punto fermò il pompino e disse ad Antonella che la voleva inculare… lei sorrise, e chiese il sapone liquido che il capotreno aveva riposto; il controllore glielo prese, e lei si unse bene lo sfintere, dilatandolo a più non posso per prendere quel grosso cazzo. “Spostati verso il finestrino…” fece Gerardo all’amico, “…Tu inginocchiati sul sedile e prendiglielo in bocca…” fece poi alla femminuccia. Tutti presero posizione; lei protese bene il culo verso l’omone… lui le appoggiò la cappella sul buco; “Piano per favore… ce l’ha così grosso…” implorò lei; “Tranquillo… ci so fare, io… ne ho inculati tanti, di ragazzi…” le rispose il controllore.

Lui iniziò piano, con brevi spinte via via più profonde, per farglielo entrare dentro senza traumi… lei si sentì forzata, e avvertì un dolorino lieve ma piacevole che pian piano scomparve… in circa un minuto lo ebbe tutto nel culo, e si sentì apertissima, femmina come non mai! Ora poteva dedicarsi al cazzo dell’amico del controllore… senza indugio si chinò tra le sue cosce e glielo prese in bocca golosa, cominciando a segarglielo e succhiarglielo. Il controllore la inculò a lungo, il suo amico si godette il pompino… Antonella cominciò ad avvertire stanchezza; poi, finalmente, entrambi quegli uomini arrivarono all’estasi. Il controllore le riempì il culo di sperma caldo grugnendo di piacere come un orso, mentre l’altro uomo mugolando le schizzò in bocca fiotti di sborra bollente che lei ingoiò doverosamente….

Restarono tutti e tre immobili per qualche istante, sfiniti dal piacere… poi i due uomini si ricomposero e lasciarono lo scompartimento. Il controllore le fece gioviale “Puoi tornare al tuo posto… il biglietto non ha nulla che non vada!!”. Antonella ringraziò felice… l’avevano presa in giro, è vero… ma ci aveva guadagnato tre bei cazzi, e questo era ciò che per lei più contava! Si ripulì, si rivestì e tornò alla sua carrozza, con un accenno di sorriso inequivocabile che lasciava trasparire tutta la sua intima, femminile soddisfazione… e il viaggio proseguì.
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