Gay & Bisex
59,74 Sono Il Manzo Di Mio Padre
remigiuslp
19.08.2025 |
7.222 |
6
"“Aaaaggghhhh! Papaaaaaaaa! Uuuuggghhh!”
Punto le braccia contro la spalliera per cominciare un saliscendi completo..."
Durante la pausa mi avvicino a Brando: “hai visto? Ora mi incula sai? Anche se è mio padre me lo pianta dietro, vedrai! Mio zio ha organizzato tutto questo per dimostrarti che non sono più vergine. Lui mi ha scopato tutti i giorni, sono bello aperto per te e l’ho preso anche da altri sei.” Mi sorride ironico: “sei? Pensavo cinque: oltre il tuo zietto con annesso cuginetto, i tre stalloni lì in seconda fila e il tuo dottore che ai pazienti invece di strizzargli i cervelli li sfonda; sei diventato proprio un busone, heheheh! Tranquillo che il tuo bel culotto attizza anche me, mmmhhh!”
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PRECISAZIONE: per gli antefatti il lettore curioso può rivolgersi ai precedenti numerati ’59’.
Il successivo 59,75 è identico a questo, però inserito nella categoria ‘incesto’.
In carenza, si conferma di non assumere alcuna responsabilità per letture spiacevoli o insoddisfacenti.
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Non ho tempo di ragionare su quanto mi ha appena detto, ricomincia questo spettacolo intitolato: «Da vitello a manzo - Un rito propiziatorio si compie - Recital in tre atti e dosi - Protagonista: ‘El toro Mitraglia’ - Debutta: Nicholàs Ignacio». Cioè mio padre ed io!
Quando lo zio-regista spegne le luci dell’ampio salone-soggiorno della mia nuova casa e accende quelle sul divano-palco di pelle bianca, sono a pecorina sull’ampia seduta, in fronte e di traverso all’estemporaneo pubblico, dal quale arrivano subito espressioni di apprezzamento.
“Guardate quel sedere a novanta! Avessi solo dieci anni di meno gli sarei già saltato addosso, affanculo la messinscena!”
“Vero, ha due cupole da urlo là dietro! Gli darei un bel po’ di pennellate di lingua lì in mezzo!”
Mai avrei immaginato di diventare tanto e tale motivo di arrapamento per altri maschi.
Lui si posiziona oltre il bracciolo davanti al mio viso e l’arbusto nuovamente marmoreo torna fra le mie avide labbra. Mi accompagna dietro il collo mentre lo aspiro con forza - tutto - beandomi della consistenza, vibrandoci sotto la lingua.
Non lo ha pulito ma gliene sono grato perché sa ancora del suo sperma, di quel brodo oleoso e acidissimo che poco fa mi ha donato come ‘prima carica di tre’. Ho ancora in bocca il retrogusto, il carattere, la sapidità: nonostante l’asprezza, il sapore della sborra di mio padre continua a inebriarmi.
Piega il tronco su me, apre le calde mani sulle mie melotte, le allarga roteandovi sopra; un misto di forza e dolcezza.
Che rivelazione: ho potuto liberare e soddisfare i miei istinti fisici con il fratello di mia madre ma sento che lui, mio padre, oltre all’appagamento carnale saprà donarmi affetto.
Massaggia a lungo le mie semisfere quindi, tornato con le dita fra i miei capelli, con la coda dell’occhio verso il grande specchio su rotelle appositamente posizionato lo vedo bagnarsi le dita e calare sulla mia valletta. Appoggia, scorre sopra, due, tre volte, vorrà violare il mio fremente forellino?
Ci gioca, lo stimola, poi d’improvviso lo infilza: mugolo a bocca piena di cazzo e assaporo le intense fitte di piacere.
Il mondo attorno a noi scompare: gemiti senza vergogna, il nostro armonioso godimento reciproco è unisono, la sua voce bassa si intreccia alla mia acuta: “oooggghhh, oooggghhh! - Aaaahhh, aaahhh!”
Sfila e si allontana un po’ rimanendo in piedi: “onora questo scroto entro il quale ribolle altro succo, necessario catalizzatore della tua trasfigurazione”.
Mi inginocchio ai suoi piedi per leccargli i testicoli: mi ci dedico con passione, arrivando a risucchiare a turno quegli ovuli sodi. Anche se mio zio non mi ci avesse abituato, credo lo avrei imparato d’istinto: i coglioni sono buonissimi, quelli di toro una prelibatezza. Per un momento esce dal tono recitativo: “ooofffhhh, siiii! Se ci sai fare, figlio mio!”
Mi fa alzare spingendomi ad appecorarmi di nuovo sulla seduta del divano con i gomiti sull’alto bracciolo laterale. Mi viene dietro, appoggia le mani alle mie natiche per allargarle delicatamente, direi con tocco paterno.
Credo il grande momento sia arrivato: ‘assolverò il mio dovere e il destino propiziatorio, mi accoppierò con il mio genitore che si svuoterà in me, suo legittimo erede primigenio, depositandomi nel ventre il seme della stirpe’. Tre volte: la prima poco fa nella mia gola, lasciando poi ‘scorrere lentamente fin nello stomaco la linfa perché bagnasse le pareti per dopo’, ora direttamente dal passaggio posteriore, così come la terza immagino.
Certo è strano: dopo tanti anni di desideri repressi, inespressi, vissuti come vergogna, proprio colui che ne è stato maggiore oppressore - sorta di aguzzino -, si tramuta in liberatore, sacerdote-redentore di questo rito tradizionale della nostra famiglia.
Vedo riflesso il suo pene, rigido, teso orizzontalmente, dardo pronto a scoccare verso il mio imbocco dove depositare la ‘seconda carica’.
“Ora, vitellino, ti monterò, espugnerò il tuo retto per prepararlo alla prossima irrorazione, la seconda per la transizione a manzo completo! Mmmhhh!”
Impugna l’asta, appoggia, apre delicatamente il mio burello con la sola la punta, come un assaggio.
Ansimo: “aaaccchhh.”
Leva, si allontana, divarica meglio un gluteo, riprende la mira, affonda più deciso.
Gemo: “aaahhh, aaaaccchhh!”
Estrae ancora, terza incursione, stavolta secca, precisa: il pilone si inabissa in me.
Guaisco: “aaahhh, aaaaccchhh! Aaaaccchhh!”
Il rigido bastone inizia a stantuffare: mio padre mi sta inculando!
“Aaaahhh, aaaaccchhh! Aaaaggghhh! Aaaaggghhh!”
Stoccate possenti, squarcianti, profonde - non più di una ventina però -, mi prende per le spalle e mi tira a se: “eccolo, figlio, eccoti lo sperma, la semenza della schiatta! È tuo! Ooofffhhh!”
Si ferma, immediato il primo getto: lo sento, caldo, inondarmi l’ampolla rettale.
Riprende i colpi, vigorosi, eiacula a raffiche, mi sta imbottendo di sborra: sette, otto, nove, almeno dieci sono i miei sonori ‘aaahhh!’ che accompagnano ogni singola botta e scarica di liquido.
Finito? No, sfila solo poco, fino all’anello, il glande si ferma come a fare da tappo. Aggiunge dei leggeri movimenti rotatori: “mmmhhh, rimestiamo un poco, per favorire la discesa nelle viscere! Mmmmhhh!”
Questo gioco assai piacevole per il mio buchino evidentemente lo attizza perché sento il cilindro riprendere decisamente vigore: l’appellativo di ‘Mitraglia’ lo ha appena confermato, ora quello di ‘Toro’!
Mai avrei immaginato tutto ciò: dopo la mia triste adolescenza di rabbiose masturbazioni, sognando falli e amplessi maschili, impedito a esplicare questi miei pur riprovevoli, indecenti istinti, avere fra le mura casalinghe il maggior oppositore, ritrovarlo poi al contrario come amante.
“Adesso che il prolifico fluido si è ben distribuito nelle tue interiora, figlio diletto, mi separerò da te. Tieni ben serrato il calice del tuo fiore affinché nemmeno una goccia del prezioso siero vada dispersa.”
Si allunga al centro del divano, puntando verticalmente il suo pennone tornato in tiro: “tuo zio mi ha detto che sei un bravo fantino: vieni a dimostrarlo.”
“Ooohhh, sì padre! Siii! Oooohhhh!”
Mostrandogli le spalle, punto la cappella sul mio orifizio palpitante che si apre accogliente. Calo sulla stanga e la lascio affondare completamente in me.
“Aaaaggghhhh! Papaaaaaaaa! Uuuuggghhh!”
Punto le braccia contro la spalliera per cominciare un saliscendi completo.
Mentre cavalco l’uccellone di mio padre piantato nello sfintere, sento il suo uggiolare, le sue mani salire ai miei capezzoli, scendere ai fianchi per accompagnare questa innaturale, peccaminosa ma al contempo assolutamente appagante unione carnale.
Foss’anche tutta questa storia della ‘tradizione’ inventata, ho l’impressione che stia crescendo un’armonia fra noi, sto ritrovando il genitore che fino a oggi pomeriggio per me era lontano, solo un censore, un estraneo; ora mi sta scopando!
“Uuuugggh, figlio! Fermati! Il tuo zietto ti ha insegnato a galoppare ma non a goderne appieno! Mmmmhhh!”
Arrestato il mio pompaggio verticale, mi prende per i fianchi per farmi iniziare un avanti e indietro del bacino: è come se il suo glande premesse un pulsante a molla dentro me, intense scosse si irradiano dal fondo del mio canale. Non ho mai provato nulla di simile: “aaaahhhh, aaahhh! Papaaaaaa! Papaaaaaa! Incredibileeeee! Aaaahhh!”
Troppo forte, una goduria assoluta.
“Siiii, bravo figlio, bravo! Ora deliziamo anche il tuo spadino! Lo hai duro, menatelo! Oooofffhhh!”
È vero, ho un’erezione incredibile: impugno il mio tarello teso come l’acciaio per iniziare a masturbarmi forsennatamente.
Mi carezza le spalle, il petto, i bottoncini, poi giù sul ventre, fino alle cosce ad accompagnare questo particolare scorrimento che ci regala l’un l’altro un piacere nuovo e totale. Ad ogni istante mi sembra di dover esplodere, invece resisto, questo ritmo perfetto mi regala sensazioni sublimi.
Anche gli spettatori sono stregati, esterrefatti da questa scena, le pugnette si fermano, cala un silenzio rotto solo dai nostri lamenti di voluttà e il leggero crepitare della pelle del sofà.
“Aaaahhh, ci sono papà, ci sono! Sto per venire! Uuuhhh!”
“Gggghhhh! Siiii, siiii! Stai pronto allora, regaliamo lo show delle fontane ai nostri amici qui! Uuuurrrggghhh!”
Mi accorgo solo ora, nella penombra, di due ragazzetti accucciati davanti a noi: mio zio ha evidentemente orchestrato anche questa scena incredibile!
Con mossa esperta fa sgusciare il suo biscione dal mio buchino, lo sento sollevare il tronco per aderire alla mia schiena, pronta una sua mano si avvinghia ai nostri falli per stringerli fra loro - l’uno sopra l’altro - e cominciare a segarli velocissimo: mio padre mi sta raspando il cazzo!
“Ahhh, aaahhh! Ora schizza, schizza assieme a me, laviamo questi luridi musetti! Aaaggghhh!”
I nostri peni, accostati come canne di un fucile, cominciano a lanciare in aria potenti getti di sborra, candidi siluri che si sparano sui visi del duetto di adolescenti.
Sto eiaculando come poche volte mi è capitato, non pensavo di avere tanto sugo nelle palle!
Mentre quelle ‘piccole canaglie’ danno a loro volta spettacolo sotto la luce dei faretti, dilettandosi nel leccarsi via a vicenda dalle facce i nostri succhi, mio padre si rivolge a me: “manca la terza dose, figlio! Quella che suggella e garantisce il legame!”
Lo immaginavo: ha un’altra cartuccia da sparare.
Va bene tutto ma pretendere che dopo tre scariche il cannone si riarmi all’istante - anche se del ‘Mitraglia’ - è un po’ troppo.
Ecco però che il segnale è evidente: tenendosi verticale il salsiccione la cura rinvigorente passa dalle mie labbra …sul suo scroto.
Mi inginocchio sotto di lui e 'mmmhhh', quanto mi gustano questi suoi sacchi di carne rugosa, pieni ma anche morbidi, da lappare con cura, aspirare in bocca, sbaciucchiare, tirare delicatamente e rilasciare con un rumoroso ‘plop’ che richiama e risveglia entusiasmi e battute degli astanti.
“Wow! Quel bocia risveglierebbe un moribondo!” - “Certo, magari pure il tuo vermetto!” - “Basta che dopo glielo chiedi!”
Il pilastro torna presto a svettare rigido e imponente. Mi fa rialzare in piedi, mi spinge verso il sofà, una gamba tesa a terra, l’altra piegata sulla seduta, il gomito appoggiato sul bracciolo.
Lui quasi non aspetta, punta deciso sul mio buchino e mi infilza d’un colpo.
“Ooooggghhh, siiii, papaaaaa! Siiiii! Uuuuggghhh!”
Inesorabile, ‘El Toro Mitraglia’, mio padre, comincia a sbattermi, violento, cattivo, profondo.
Il tono della voce torna serio: “teh, teh, teh! Prendi figlio, prendi! Solo così il destino propiziatorio sarà compiuto! Teh, teh, teh!”
Le martellate del siluro di carne mi squassano, mi fotte senza pietà, i coglioni sbattono contro il mio perineo mentre i suoi muscoli sartori colpiscono rumorosamente le mie chiappe facendole vibrare.
“Ooohhh, aaahhh! Ooohhh, aaahhh! Sì padre, Sì! Aaaahhh!”
Il mio pisello è tornato in pressione per cui lo raspo rapido.
Tifo da stadio dalla sala: “Siiiii! Bravoooo! - Ciulalo alla grande! - Spaccagli il culo! - Trapanalo! - Fottilo tutto! - Non dargli tregua! - Straccialo come un puttanello!”
Si aggrappa ai miei capezzoli facendomi quasi male ma sento anche i suoi fiotti caldi inondarmi mentre dalla sua bocca escono solo alcuni smorzati ‘uuggghh, aaahhh, mmmhhh.’
Spruzzo anch’io una seconda volta, abbondante, elettrizzante.
Sfiniti, finalmente ci separiamo, sono pieno, sono manzo.
Ovazione, applauso e qualche fischio.
La luce si riaccende, la sala sembra un campo di battaglia, filoni di sperma su sedie e pavimento, fruscii di salviette sui cazzi. Ma non tutti sono mosci…
Lugosto 2025
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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