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Gay & Bisex

66,2 L’Officina: la bocca


di Membro VIP di Annunci69.it remigiuslp
15.07.2025    |    4.822    |    7 9.1
"“Oooohhh, ooofffhhh, Amedeo, Amedeo! Vuole farmi impazzire? Aaaahhh!” Riprendo il pompaggio con maggiore lena: i miei freni inibitori si stanno via via sciogliendo e quel fallone mi sta..."
“Capo, capo! Tutto a posto?”
Il sole sorgente dietro la cresta della montagna ha invaso di luce la stanza. Il sonno è stato di sasso, mi sento bene, come poche volte in passato.
“Sì, sì, scusate, ieri ero molto stanco e non ho sentito la sveglia. Faccio colazione e scendo.”
“Vieni su da noi, stavamo per cominciare proprio ora!”

Caffelatte, pane, burro del vicino con il trattore sempre guasto, marmellata della Perpetua, che tratta i miei due giovani lavoranti come fossero suoi figli. E anche me, devo dire, ripete spesso: ‘eh, l’Amedeo ci ha l’occhio triste ma dentro ci tiene il fuoco!’

Chiedo: “Adele, l’ingegnere di ieri sera?”
“È salito in paese ma ha chiesto di aspettarlo: ha detto che sareste andati assieme in città a prendere il ricambio.”

Ecco, tornano vaghe le immagini dei sogni dell’ultima notte. Un fallo maschile, la cappella semichiusa come un rosellina. Ma non è il mio: è adagiato su un ciuffo di peli crespi e bianchi. E di chi è la mano che lo accarezza, lo accerchia alla base, lo solleva in aria e lo scappella, richiamando una stilla di fluido trasparente? E quel salmastro sulla lingua. Come nebbia al mattino si diradano nuovamente.
La sega di ieri sera è stata incredibile, credo di non avere mai spruzzato tanto e così forte. Non capisco, possibile che sia stata la vista del corpo nudo e del membro dell’ingegnere? No, mi sbaglio, certamente è stata la scopata con la maestrina, anche se - a essere sincero - oltre a rivelarsi un fallimento totale, non è che mi avesse eccitato poi così tanto.
L’alzabandiera del risveglio è decisamente vivace, si calmerà con una doccia tiepida; è rimasta ancora dell'acqua calda nel boiler.

Non nevica più, il cielo si è rasserenato. Stamattina l'aria è fresca, mi vengono dei pensieri, più dolci del vino che ho bevuto ieri, più chiari delle risposte che non ho.
Domande che ho sempre segregato in un angolo della mia mente, forse anche dei miei sentimenti.

La Natura è veramente perfida, a volte: se ai due gemelli che lavorano con me in officina - figli dei due vecchi titolari - era assegnata in partenza una certa quantità di allegria ed esuberanza, la ripartizione risulta completamente squilibrata a favore di Adele mentre Mattia si presenta tendenzialmente ombroso e taciturno.
Non ha lesinato invece nella bellezza: lo stesso ‘modello’ declinato al maschile e femminile. Visi dolci però con tratti forti, decisi; folte sopracciglia scure sovrastano ciò che impressiona maggiormente: le grandi pupille nere e lucide come perle.
Non saprei chi preferire dei due: lei è sicuramente incantevole, anche se… il fratello è più elegante, nei modi, nei movimenti e negli atteggiamenti, complice lo sguardo spesso indifeso e smarrito.
Capelli neri corti a onde naturali, fisicamente non alti ma ben proporzionati, magri ma senza esagerare. Non dovrei pensare certe cose però - ecco - Adele è poco femminile, senza seno, vita e fianchi come Mattia; che come maschietto è decisamente perfetto.

Provo affetto per entrambi, sicuramente.
Ma per Mattia è qualcosa di diverso, più intenso, non so esattamente; certamente non per la sua timidezza. Gli voglio bene in modo diverso, spesso mi verrebbe di abbracciarlo, stringerlo, proteggerlo ...e forse anche baciarlo.

Scendo in officina, nell’attesa. Solo per scrupolo ma voglio controllare il galleggiante del serbatoio nel bagagliaio di questa stupenda berlina dell’ingegnere. Potrò mai permettermene una?
Ma cosa sono queste?
“Qualcos’altro che non va?”
Sussulto e riposo subito:
“Ah, ehm! È lei, ingegnere! No no, ecco, ho solo verificato che l’olio motore non fosse rifluito nel gasolio. Tutto a posto.”

I cantonieri hanno fatto un buon lavoro stanotte, nonostante l’abbondante nevicata: la strada è pulita, discesa in città e acquisto del pezzo si svolgono con celerità.
La risalita è rallentata dalle solite, infinite colonne di camion-rimorchio arrancanti e fumanti.

“Amedeo, la ammiro, sa? È un bel tipo: i miei amici mi prendono in giro perché ho voluto una vettura con ‘il rumore della miseria’ e lei, oltre a questo tipo di motore, se la è presa pure ‘familiare’, quella ‘da contadino’.
“Mah, vede, ingegnere, in America le chiamano ‘staziòn vagòn’ - perdoni la dizione - e sono assolutamente attuali: pratiche, spaziose, come serve a me per trasportare senza dover comprare un furgone. Il motore non è potente ma funziona sempre, anche senza corrente: un ‘mulo’. E consuma poco. Anzi, credo che con l’inizio del nuovo millennio diventeranno di moda e saranno addirittura la maggioranza. Per poi essere nuovamente accusate di sporcare e scomparire di nuovo o quasi.”

“Lei è giovane e guarda avanti, bravo! Senta, so che potrebbe sembrarle una richiesta strana, ma ieri sera, ascoltando il racconto della sua vita e stamattina mi ha affascinato ancora di più, intendo come persona. Vorrei serbare un ricordo di lei: amo la fotografia ma ancor più la ritrattistica a carboncino. Sono ingegnere, arrivo subito al punto: le andrebbe di posare per me?”

Cavolo, ho ‘grattato’ fra terza e seconda; però questa richiesta non me la aspettavo proprio!
“Intende quella teca di disegni che custodisce nel baule dietro? Quegli uomini nudi in atteggiamenti particolari? Perdoni ma sollevando il tappetino mi si è aperta sotto le mani.”
“Eh, non avrò curato di chiuderla bene; mi scuso se l’ha turbata. Ecco, sì, avrà notato che alcune scene sono di irrumazione e sodomia. Ora, sarò totalmente sincero con lei; potrà pensare il peggio di me, potrà ritenermi un depravato, un pervertito, però a me piacciono gli uomini, i loro gesti, i loro atteggiamenti, i loro sguardi e sì, anche i loro corpi. Non voglio obbligarla, tantomeno avere un rapporto fisico con lei, Amedeo - anche se le confesso di trovarla molto attraente -, però vorrei disegnarla e portarla con me nei miei ricordi. Né più, né meno. Oggi persone come me devono nascondersi ma penso - parallelamente a lei - che con il nuovo millennio potranno uscire allo scoperto e rivendicare la loro identità.”
Sto tremando: “ci penserò, ingegnere.”

Come promesso, a mezzogiorno l’auto è riparata. Con l’occasione l’ho revisionata in varie altre parti, coadiuvato dai gemelli. Mattia mi è sembrato piuttosto distante per non dire turbato. Spero non abbia aperto il bagagliaio.

Pasta al pomodoro e insalatina; invitato anche l’ingegnere che si rivela un ottimo barzellettiere. I grandi occhi di Mattia rimangono indifferenti: finge di ridere.

“Grazie per l’ottimo pranzetto, ragazzi! Devo salire a una postazione di misurazione topografica. Perché non viene anche lei, Amedeo? Anzi, la guidi lei, la mia berlinona Diesel, visto che la ammira tanto, fa un bel giro di prova e magari trova qualche altro difetto!”

Trambusto, Mattia ha un sussulto e vomita improvvisamente sul tavolo, subito soccorso dalla sorella.

“Cosa succede Adele?”
“Nulla, nulla, capo. Probabilmente la panna nel caffè di stamattina, non era freschissima e lui è molto sensibile. L’ho messo a letto.”
Ma l’espressione della giovane non è sincero, ormai la conosco bene. E non ricordo alcuna panna stamattina a colazione. Non posso certamente fare questioni davanti all’ospite: ne parleremo stasera, eventualmente.
“Tutto risolto allora. Mattia, riguardati! Possiamo andare, ingegnere.”

La ‘115.117’ morde allegramente la salita ghiacciata grazie alle catene, con mia piena soddisfazione.

“Ha pensato alla mia proposta, Amedeo?”
Sono totalmente impanicato ma non riesco a trattenermi.
“Ingegnere, anche io le devo una confessione. Ecco, ieri sera, mentre lei faceva il bagno ed io la pipì, qualcosa mi ha indotto a sbirciare verso di lei. E ho visto il suo membro eretto. E dopo, tornato in camera, mi sono masturbato. E stanotte, nel sonno, credo di avere sognato di avere il suo pene in bocca! Stamattina, alla vista di quei disegni, ho sentito ribollirmi tutto dentro. Poi, quando mi ha parlato di un rapporto fisico e di trovarmi attraente, ecco… ooohhh! Mi perdoni: credo di essere piuttosto smarrito anzi sconvolto.”
“Si calmi, Amedeo, si calmi! Stiamo per arrivare, ci mettiamo comodi e ne parliamo.”

C’è pure una stufetta a legna e un samovar per un tè caldo, dentro il gabbiotto della ‘stazione di misurazione’.
L’ingegnere, ieri sera immerso nella vasca del mio bagno, ha tolto il tappo alla mia, ricolma di dubbi, incertezze, preconcetti che ora sgorgano come fiume in piena.
Non ci è voluto molto per capire, finalmente: come lui credo di avere anch’io una predilezione per i maschi. Tanti segnali, in questi anni, tutti da me ignorati o non considerati. E invece!
Le prime pippe accompagnate da quei giornaletti ‘speciali’ ma soprattutto quello da me preferito, con bellissimi modelli che si mettevano in bocca vicendevolmente i piselli, le gradevoli - lo ammetto - sculacciate e tastate sul pisellino di quello strano camionista che ogni volta me lo facevano indurire, le mie occhiate inconsapevolmente prolungate ai commilitoni sotto le docce.
Colpa del totalmente arido approccio al sesso con la conversa del collegio o la figlia del primo meccanico? No: anche questo un indizio della cruda verità: sono omosessuale.
Ed è lui, infine, l’uomo al quale stanotte in sogno ho succhiato il pisello.

L’ultimo diaframma in me cade.
“Sì, lo voglio fortemente!”

La classe non è acqua. Si alza, mi chiede di voltarmi e poco dopo posso rigirarmi: è ancora seduto ma senza pantaloni, con la sola camicia aperta e i bianchi mutandoni.
“Ora dia libera strada al suo istinto.”

Mi accuccio fra le sue ginocchia allargate, vi appoggio sopra i palmi tremanti, ho il cuore impazzito; ma lui sorride, annuisce, mi invita con gli occhi a proseguire.
Risalgo lentamente lungo le villose cosce muscolose, arrivo al bordo del candido indumento. Si muove qualcosa, lì sotto. Un ritmico spingere e rilasciare, salire e scendere.
“Vede, Amedeo? La sta aspettando; da ieri sera! Non abbia timore, faccia solo quello che si sente di fare.”
Ebbene: lo voglio vedere e... toccare!

Salgo ai suoi fianchi, aggancio l’elastico e con il suo aiuto abbasso il tutto.
Rieccolo ma stavolta a brevissima distanza dal mio viso, quel superbo… cazzo! Così si chiama e così lo devo trattare!
Si solleva in aria, rigido. Amedeo, lascia perdere ogni remora: quello è ciò che inconsapevolmente hai sempre desiderato nella tua vita. E questa è forse una occasione unica: guai se in paese si sapesse che ‘al meccanico piasono gli omeni’.

Lo hai davanti alla tua bocca, forse dovresti prima saggiarlo, toccarlo, carezzarlo, fare scivolare in basso il prepuzio che ancora copre per metà il glande.
Invece sono le mie labbra a liberare la cappella che subito mi regala il suo saporito fluido.

E affondo: “ooohhh, Amedeo! Non devo insegnarle nulla! Mmmmhhh!”
La pelle e quella carne, dolcemente stretti fra lingua e palato, sono semplicemente sublimi; rimango lì fermo, ammaliato e sorpreso: mai avrei immaginato un tale piacere.
Risalgo lentamente.
“Ahi, mi perdoni, stia solo un po’ attento ai denti!”
Ohimé, ho sbagliato. Alzo gli occhi ma il suo sguardo è accondiscendente, anzi sento una sua mano carezzarmi la testa.
Ora è puro istinto: mi riempio di saliva e comincio un movimento alternato, lento ma ampio. La parte animalesca di me affiora: quanto mi gusta quel nerbo, quasi sentire il sangue scorrervi dentro per dargli quella particolare consistenza.

Non voglio però rovinare questo momento: lo lascio, impugno la base e assesto ampie pennellate lungo l’asta, succhio e roteo sopra la sola punta, attorno alla corona, assesto qualche delicato colpo di sega.
“Oooohhh, ooofffhhh, Amedeo, Amedeo! Vuole farmi impazzire? Aaaahhh!”

Riprendo il pompaggio con maggiore lena: i miei freni inibitori si stanno via via sciogliendo e quel fallone mi sta portando al settimo cielo!
Tanti anni sprecati, è come volessi recuperarli tutti in una volta, voglio che duri quanto più possibile. Lo sento ogni tanto palpitare di più, per cui rallento, lo rilascio per tornare a lappare tutta l’estensione e la turgida, purpurea cima. Ma appena calmato riparto in quella prima, incredibile e forse unica fellatio che mai mi sarei immaginato di fare né assaporare a tal punto.

Non so quanto tempo sia passato ma mi accorgo che lui si sta sforzando per non venire, vuole prolungare anche lui quel meraviglioso dono che solo due uomini possono scambiarsi.
“Ggghhhhh, Amedeo, non resisto più, mi perdoni! Ooorrrggghhh! Si tolga!”

No, lo voglio tutto mio, tutto, compreso il succo della vita!
Accelero e il caldo siero invade rapidamente il mio cavo orale. Sento i fiotti susseguirsi, poi diradarsi, infine esaurirsi.
Però non lo lascio, lo custodisco amorevolmente immerso nel suo stesso fluido finché non si rilassa completamente. E solo allora, centellinando quel sapido regalo, goccia dopo goccia lo lascio scendere in gola.

È ora di tornare in valle, all’officina: oggi ho scoperto la mia vera natura grazie a quest’uomo intelligente e sensibile. Non so se vorrà insegnarmi altro; non sono nemmeno certo di desiderarlo a mia volta: scoprire altri piaceri, sapendo di non poterli poi provare ancora o sfogare dopo la sua ripartenza fra qualche giorno mi intristisce e demoralizza.

Ma perché ora ho in mente Mattia?

Gennaio 2024-Luglio 2025
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