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62 Il fratello della mia ex
remigiuslp
08.05.2025 |
9.407 |
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"Posso andare in bagno?”
“Guarda che non mi offendo se ti fai una pippa davanti a me, anzi! È un po’ come tornare adolescenti, quando in cantina ci trovavamo noi ragazzini del quartiere e..."
“Ciao fra’!” “Ciao fra’!”
“Tua sorella?”
“È via con tutti gli altri: fine settimana al mare.”
“E tu?”
“Come te: in città a studiare ‘Analisi 1’. Buona idea: ripassiamo assieme?”
“Non sono qui per questo.”
“?”
“Tua sorella mi ha lasciato.”
“!”
“Mi ha lasciato, sì, mi ha lasciato. E non immagini per chi!”
“?”
“La profe di ‘Analisi 2’”
“LA profe? Mia sorella… lesbica?”
“Perdona la battuta ma vi completate: tu sei finocchio.”
“Mi pare incredibile. Entra che ci facciamo una spremuta ghiacciata. Scusa il solo asciugamano ma ho appena fatto una doccia.
Comunque preferisco ‘checca’: me ne vanto e vado fiero. Voi maschi con il vostro ‘trapano’ sempre in testa: ‘sfondapapere’, ‘castigatore’; sembrate tanti tori da inseminazione: monta-sborrata-sigaretta, ‘cara sei stata brava’, alla peggio ‘cara ti è piaciuto?’. Girarsi e russare. E finite a farvi pippe sia mentali che reali.
Io lo prendo e basta, mi scelgo l’ometto giusto, adatto alla voglia del momento, quello che sa essere dolce e delicato, preliminari e coccole comprese o l’altro forte e deciso, fottere verace e sanguigno.”
“E qui ti sbagli, amico mio! Nel mio caso, il ‘maschio’ era lei: assatanata, voleva scopare a ogni angolo, prima leccata di fica per ‘lubrificarla’, quindi direttamente dentro, orgasmo quando lo decideva lei. Agli inizi andava bene anche a me ma a lungo andare ho iniziato ad avere ansia e spruzzavo troppo presto. Per ‘dietro’, nemmeno accennare una proposta perché era ‘roba da bagasce’.
Non parliamo di preliminari: slimonare solo con lingua puntata fuori - e non sai quanto mi manchino quelle lunghe sessioni di mulinelli da adolescenti alle feste, con la prima tipetta che ci stava; e ci stavano eccome! -, con lei seghe frettolose, tanto per farmi venire, rari bocchini, stando attento all’arrivo del fluido preliminare - e io ne ho tanto! - perché appena mi usciva si staccava schifata ed erano strilli. Perché ti passi la lingua sulle labbra? Cos’è, a te piace?”
“Nettare prelibato e bramato! Se vuoi il mio parere, ti è andata bene: sei libero! Hahahahah! Hai capito la prof: a quella nanetta timida e remissiva piace la passera! Sai che sensazioni mia sorella: probabilmente le tocca farsi trapanare da uno strapon di plastica.
Invece il cazzo, quello vero, caldo, pulsante! La cappella che si appoggia delicatamente all’anello: umida, piena, tu rilassi e la lasci entrare. Anzi, la accogli! La verga rigida di desiderio si fa strada dentro te, ti apre piano, ti riempie completamente, quindi scorre nuovamente verso l’esterno, fin quasi alla punta. Comincia a muoversi avanti e indietro, ti rendi conto che quell’uomo… ti sta amando: mmmhhh! E per fargli capire quanto tu lo corrisponda, fermarsi, cominciare a muovere i muscoletti interni, quelli giusti, ‘carezzare’ e ‘ringraziare’ quel pene che ti sta trasmettendo tutta la sua possanza fino al ‘ah, fermo, così mi fai venire!’ Allora sai di avergli restituito il piacere, totalmente e reciprocamente.
A noi recchioni poi piace cambiare spesso posizione, perché ognuna ha le sue particolarità, regala emozioni diverse, fisiche ma anche visive e tattili: non solo il classico, un po’ melenso guardarsi negli occhi del ‘missionario’, vuoi mettere una bella cavalcata a spegnimoccolo, di fronte o meglio ancora di schiena, per esibire le tue chiappette vibranti ai colpi e offrirle alle sue dita vogliose; per non parlare quando ti accompagna con i palmi sotto le tue cosce! Uuuufffhhh, non farmici pensare!
E la pecorina? Può essere delicata e completa, non male davanti ad uno specchio, con un po’ di sculacciate inframmezzate. O lasciarsi montare da certi tori scatenati che te lo stantuffano dentro a 45 gradi senza darti requie! Solo un corpo maschile è in grado di regger, quasi nessuna ne uscirebbe intera.
Infine in piedi da dietro, contro un muro, incassare i colpi del mandingo che sì, te lo sfascia quasi, facendoti però totalmente suo.
Magari tormentandoti i capezzoli, uuuggghhh!
Voi eterosessuali non lo potete capire, la sorca più ospitale non può eguagliare un burello ben allenato, anche perché è l’unico disponibile, hahahah! Che poi, quante lo concedono? Tutte con queste fisime, ‘oh, farà male’, ‘uh, no no, non fa per me!’”
“Eh, sì, adesso mi vuoi raccontare che chiavare è un’arte!”
“Assolutamente e certamente! E dove vuoi mettermi il pompino? Il pompino, l’acme della creatività e dell’ingegno! Solo noi maschi sappiamo praticarlo come si deve, è un atto ancor più intimo perché richiede sensibilità estrema: appoggiare la bocca al prepuzio ancora chiuso, stretto come un bocciolo di rosa attorno al glande, fremente dal desiderio di uscire allo scoperto ed essere baciato, per ricompensare con stille di limpida rugiada, vischiosa e salmastra. Avvolgere la base dell’asta e tirare da sotto per scappellare oppure con le labbra sbucciare dall’alto la dolce banana! Mmmmhhh! Richiamare tanta saliva per trasformare la bocca in una calda tana ospitale, dove il membro si senta desiderato, vezzeggiato.
A quel punto aggiungere la lingua: a mulinello, picchiettante, a pennello.
Senza tralasciare risucchi più o meno decisi, saliscendi lenti o rapidi, o ancora alternati, in un continuo gioco di sorprese. Per non parlare di quando decidi di farlo arrivare giù, giù ancora, ancora più giù, fino a tapparti l’ugola. È allora, in quei lunghi, eterni istanti, durante i quali sei senza respiro, che il tuo ‘Lui’ si sa di essere adorato, vagheggiato.”
“Ahahah, tu dovei iscriverti a Lettere e Filosofia non a Ingegneria! Nonostante questo tuo panegirico del cazzo - è proprio il caso - ti dico: no, grazie, al momento preferisco la gnocca.”
“Non sai cosa ti perdi, hahahah! Dai, siediti che vado a cambiarmi e a prendere il ghiaccio.”
“Mi senti dalla cucina?”
“Sì, certo!”
“Da come ne parli non hai molta stima di tua sorella.”
“Al contrario, ci adoriamo, ma non ho mai approvato le sue scelte in materia di maschi.”
“Che cavolo dici? Intendi quindi che anch’io ero sbagliato per lei?”
“Tu saresti stato giusto, secondo me, però avevo già capito che ti avrebbe diciamo ‘sottomesso’ e questo non mi piaceva. Ma non ho voluto intromettermi: lei non mi sembrava molto presa e tu nemmeno, per cui, rapporto ‘più sesso-poco sentimento’ e danno limitato per entrambi in caso di rottura.”
“Bell’amico sei! Però ti capisco, è tua sorella; e hai ragione sul resto: in fondo stavamo assieme più per le trombate che altro.”
“Oh, che sbadato, ho lasciato il pantaloncino da te in soggiorno, scusami!”
“Di cosa? Siamo fra uomini, e mi pare di averti già visto in mutande. Eh però! Che fai, rubi i perizomi a tua sorella? Addirittura rosso e brillante.”
”No, veramente è da maschietti; anzi, proprio da ‘busone’! Vedi: davanti ha la coppa per il pacco - tanto non lo uso quasi mai, heheheh - dietro le curve alte che lasciano ben liberi i meloncini! E arrazzano lo stallone di turno.”
“Eh, lo vedo sì! Certo che vi somigliate parecchio tu e tua sorella: anche come fisichetto… Fatti guardare da dietro. Caspita, potrei scambiarti quasi per lei; con il ‘filo interdentale’ ancora di più! Hai un gran bel fondoschiena!”
“Ma lei non te lo ha dato mentre il mio sarebbe ben disponibile, mmmhhh!”
“Dai, frocetto: purtroppo tecnicamente sei un maschio. Comunque lo hai veramente perfetto, quasi meglio del suo! Cosa mi fai adesso, lo spettacolino? Dai, smettila, mi sta venendo duro!”
“Stavo scherzando, perdonami, non volevo turbarti. Ora mi rivesto.”
“Cioè no, stai fermo così, oh, oh, mi fa male da quanto è rigido. Posso andare in bagno?”
“Guarda che non mi offendo se ti fai una pippa davanti a me, anzi! È un po’ come tornare adolescenti, quando in cantina ci trovavamo noi ragazzini del quartiere e mi facevo dare 100 Lire da ciascuno per farmelo toccare o 300 per succhiarlo.”
“Pure il puttanello facevi! Ooofffhhh, siii, scusami ma sei veramente uno spettacolo! Lasciati ammirare e lasciami sfogare! Mmmhhh!”
“Mmmmhhh, ti avevo sottovalutato, non pensavo avessi un’artiglieria da primato!
Eeeehhh, dai, vedo che lo vuoi più vicino, mmmhhh, ancora più vicino, siii, la Lira è fuori corso ma è tuo lo stesso, dai, carezzalo, bacialo, leccalo, siii! Ecco, ti dono anche il fiorellino in mezzo, assaggia, assaggia pure! Mmmmhhh! Che lingua hai! Uuuuhhh! Continua, ti prego, continua! Oooofffhhh!”
E fu così che quel pomeriggio si arroventò ulteriormente, mettendo in pratica tutto quanto prima solo descritto e anche qualcosa in più: in una vera amicizia ci si dona completamente.
Per dirla romanticamente: ‘furono baci e furono sorrisi, poi furono soltanto i…” Beh, non esageriamo, perché alla fine i due ci darono dentro di brutto!
“Mmmmhhh, fra’, sei un vero tornado, mia sorella non sa cosa si perde! Direi che non abbiamo dimenticato nulla, mi hai anche dissetato prima e farcito come un bigné, qua dietro!”
“Era forse anni che non sborravo tanto, non smetteva più! Oh, scusa, il telefono vibra.
Uh, è tua sorella!
Sì? Sono qui da tuo fratello… stavamo ripassando assieme Anal-isi 1; tu l’hai già passata e a te ora tocca 2, lo so, prof compresa, eh? Ah, hai constatato la differenza? Bene, te lo avevo detto.
Solo ‘scopamici’; cos’è un neologismo universitario?
Per me va bene, poi ognuno libero di fare ciò che gli pare. Scopatina del Lunedì confermata allora! Sì, ciao!
Ho idea che da oggi fumerò il doppio: con la sorella …e ora pure con il fratello!”
“Perfetto: due gusti sono meglio di uno.”
“Dai, baciami ancora che mi piace troppo! Altro giro?”
Maggio 2025
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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