Gay & Bisex
Cap 22 - Una giornata in vita passata
22.03.2026 |
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"Mi morde piano le labbra mentre mi palpa con fame, intreccio la mano alla sua, trema tutto..."
«Da quando è che hai iniziato a battere in modo decente?» Siamo in cella, è pomeriggio e gli agenti ci hanno chiusi dentro per semplificare la sorveglianza.
Prego dentro di me di sopravvivere a questo pomeriggio.
«Perché ti interessa così tanto?» Dico, esausto, mi consolo che almeno siamo ancora vestiti entrambi.
Drag mi guarda seduto sulla brandina ridacchiando.
«Dopo il secondo giorno che dovevi pagare le bollette, com'è che hai continuato?»
Faccio una smorfia. «Beh... Soldi sono soldi, volevo migliorarmi un po' la vita, sai com'è, e comunque non mi sono messo a battere così ai quattro venti subito, all'inizio mi vendevo solo a Karl»
Drag sbuffa. «Quello stronzo?»
Viene da me e mi stringe il sedere. «Cosa cazzo dovevi fare con lui?»
Lo guardo rassegnato.
«Mi chiamava una volta alla settimana di solito, dava cinquanta o sessanta euro e facevo due giri, dormivo e mangiavo. Il solito copione. Non era male, quindi ho continuato»
Mi arriva una sberla in faccia.
Drag sta ringhiando contro Karl. «Due banconote e ti fai sfondare a cazzo, Dio santissimo»
«Drag, se sono un marchettaro ci sarà un motivo» dico, senza forze, chiedendomi se ha intenzione di punirmi per essere diventato un marchettaro sfondandomi.
La sua mano si sta facendo invadente.
«Ma poi sei finito alla stazione, cos'è, volevi più cazzi?» mi punzecchia, e mi infila la mano sotto i pantaloni.
Gemo dall'esasperazione e già che ci sono gli struscio contro, tanto so già come andrà a finire.
«Perché mi è toccato di nuovo pagare robe in più»
Drag affonda il viso nei miei capelli e sogghigna. «Ti stava iniziando a piacere, secondo me»
Gemo ancora. «Pensala come vuoi, Drag, d'accordo?»
Mi esplora con calma.
«Karl è troppo pappamolle» commenta lui, compiaciuto. «E sei andato a cercare qualcuno che ti sfondi di più»
Mi accascio contro il suo petto senza forze, maledicendo tutto, Drag è affondato quasi fino in fondo con le dita.
«Dimmi una giornata tipo di quel periodo» mi fa, mordicchiandomi il collo, fa quasi solletico.
«Cristo...» Faccio, esausto, e sento che mi bacia il collo e la sua mano si è spostata all'inguine, e mi pizzica.
Mi ritrovo a gemere sconfitto. «E va bene, apri le orecchie»
«Dopo ti apro anche qualcos'altro» mi morde un orecchio, ridacchiando.
-------
È passato un anno dall'incontro con Karl.
Sono cambiato tantissimo: capelli neri pettinati alla perfezione con riga laterale, camicia nera stretta, pantaloni aderenti, air force bianchissime, Dio Sauvage e un filo di cipria per coprire i brufoli che mi sono spuntati.
«Ciao, Gabriel...» Mi fa un gruppetto di ragazze, mani sulla bocca, quando mi passano accanto. Mi occhieggiano a distanza di sicurezza, e faccio un sorriso amareggiato.
Non si avvicinerebbero mai.
Sono solo una fantasia proibita.
Sanno ormai tutti che batto, non è posso farci granché.
Mi infilo le iPods, prendo lo zaino ed esco da scuola senza guardare nessuno. Sempre da solo.
Quando passo vicino a dei genitori quelli mi guardano con una smorfia orrenda, si tirano dietro di sé le figlie, oppure ci sono quei padri di famiglia che mi squadrano un po' imbarazzati, e mi chiedo senza troppo emozione se sono amici dei miei clienti o sono clienti di mia madre.
Li squadro indietro e quelli arrossiscono, distogliendo lo sguardo.
Ho compiuto sedici anni, non sono più quel quindicenne che non sapeva neanche come dire il listino prezzi, e sto diventando sempre più bello, riesco a notarlo perfino da solo.
Dopo scuola passo a casa, appoggio giù lo zaino, mi mangio qualcosa in cinque minuti e vado alla stazione, senza niente se non un paio di preservativi in tasca e una sigaretta.
E lì mi appoggio al mio solito muro, in attesa, mi giro la sigaretta per passare il tempo, tanto so che i clienti abituali arrivano alle due.
Faccio un cenno quando ne vedo uno, mi stacco direttamente e ci incontriamo a metà strada.
«Non è che mi fai uno sconto?» Chiede lui, una mano sul mio fianco.
Inclino la testa, con una mano gli corro giù per la schiena e gli sfioro le spalle con le labbra.
«Sessanta o niente» sussurro, ho già infilato una gamba tra le sue e gli sto strofinando contro l'interna coscia.
Il cliente ansima un po', scuote la testa ridacchiando e mi palpa un po' sopra la camicia.
Mi giro su me stesso, dandogli la schiena, avvicino la testa verso la sua e gli accarezzo il mento, seguo il contorno della faccia con le labbra.
«Su, sessanta per me, non ti piaccio?» Insisto, in attesa.
«Cinquanta» prova, ma è già andato. Mi fissa con gli occhi sbarrati.
Gli sorrido, leccandomi lentamente le labbra e mi giro, siamo faccia a faccia, mi attacco completamente a lui e gli mormoro all'orecchio: «Sessanta»
Con la mano gli traccio cerchi sul petto.
Il tutto si svolge ovviamente nella folla di pendolari, che mi guardano schifati, ma ormai ci sono abituato. Chissene, tanto per non mi conoscono mica.
Quello ansima tutto, sbuffa stizzito ma non ce la fa più, l'ho già capito.
«E va bene, Casanova, solo perché sei tu»
Mi struscio tutto intorno a lui e gli sorrido seducente, mentre tira fuori il portafoglio.
Mi allunga trenta euro che intasco subito, poi andiamo verso il suo appartamento.
Sono le due e mezza, alle quattro devo beccare l'altro cliente che paga bene.
Arrivati a casa mi attacco a lui, gli slaccio tutti i vestiti più velocemente possibile, cerco di non perdere troppo tempo, gli sorrido mentre mi spoglia farfugliando, è completamente andato.
«Sarà bellissimo» gli mormoro, mentre si infila il preservativo e si tocca con gli occhi sbarrati.
«Dio santo, Casanova...» Fa lui, quando ci lavoro con la bocca, sussulta tutto, uso anche le mani, e lo guardo con adorazione.
Mi fissa completamente perso e mi accarezza i capelli.
La mia riga laterale è andata, Cristo.
«Ti piace?» Ansima lui.
«Si...» mugolo, lo sento pulsare per quanto è eccitato, mi stacco e lo butto sul letto, gli sdraio addosso e mi struscio contro con tutto il corpo.
«Su, fammi divertire» gli dico, lo tocco e lo bacio sul corpo, quello trema tutto, mi afferra e mi ribalta.
Gli sorrido e lo tiro a me, lo bacio io in bocca, ho capito finalmente come si bacia, è una delle cose che so fare meglio ora.
Mi morde piano le labbra mentre mi palpa con fame, intreccio la mano alla sua, trema tutto.
Quando ci stacchiamo è ansimante, lo stringo a me aprendo le gambe e lo premo sull'entrata, gli sorrido ancora.
«Cosa aspetti?» Gli sfioro il mento mordicchiandomi le labbra. «Su, sono qui»
Dai che ho un altro cliente dopo.
«Cristo, Casanova...» Ansima, scuotendo la testa, non ce la fa più e mi prende con un gemito.
Assecondo il suo movimento, chiudo gli occhi e mi metto a gemere estasiato, gli accarezzo la schiena e mi tocco un po' da solo, per finta in realtà, ma non si accorge mica.
«Casanova, sei proprio... Ma Dio santo...» È completamente in palla, sta quasi per avere un infarto.
«Dammi di più...» Sussurro, magari finisce prima.
Quello si muove con più velocità, poi mi gira e mi mette a quattro zampe.
Sbatto da solo contro il suo bacino, lui geme, mi afferra i fianchi e inizia a sbattere ansimante.
Assecondo il movimento, mi limito ad accompagnare il ritmo e ogni tanto mi giro per guardarlo e sospirare.
Sta per finire, ha gli occhi sbarrati e ansima come un treno.
«Vai, Cristo, vai così» gemo io, sbatto contro di lui e caccio un urlo, sento che finisce nel preservativo e pianta le unghie nei miei fianchi, gli do un'ultima botta sull'inguine e scivolo via.
Mi avvolgo intorno a lui e lo bacio un'altra volta, accarezzandolo, poi posso dire di aver finito il servizio.
«Gli altri trenta» allungo la mano, senza nemmeno vestirmi.
Quello è ancora in stato di estasi, mi dà le banconote più un pacchetto di sigarette.
«Mancia» mi fa, ridacchiando.
Faccio un cenno compiaciuto, intasco tutto, mi vesto ed esco da solo. Poi vado in stazione ancora.
------
Dragan si è già spogliato nel frattempo, eccitato, e mi chiedo se stia usando i miei racconti come porno uditivi.
Mi è addosso e mi sta slacciando la camicia.
«Drag, il giro del pomeriggio non è previsto» sbotto io, so già che mi devo arrendere, è così eccitato che è tutto rosso. Se non fa qualcosa non può mettersi i pantaloni.
«Un anno e vedo già il Cas di adesso» ansima, compiaciuto. «Veloce a imparare, eh?»
Lo guardo rassegnato e mi lascio spogliare del tutto, mi trascina sulle coperte, mi apre le gambe e si fionda su di me.
Affonda senza nemmeno chiedere.
«Non è che puoi darmi un po' di indizi prima di sfondarmi?» Tento. «Sei un po' veloce, davvero»
Mi scopa tutto contento. «Io sono il tuo Drag. Non devo chiedere il permesso»
Mi tocca con la mano l'inguine e ansima, soddisfatto.
«Che marchettaro professionista, Cas, non sai quanto sei bello con le gambe così aperte»
Lo fisso rassegnato. «Sono onorato»
Continua a sfondare compiaciuto.
«Questo costerebbe quello che fai a me?» Si sdraia su di me, senza fermarsi.
Gemo mentre lo avvolgo con le gambe. «Con te potrei chiedere anche mille euro visto che attenti al mio personale diritto di sonno»
Mi dà una sberla ridendo e affonda con più forza. «Invece mi fai tutto gratis»
«Esatto» dico, senza forze. «Su, Drag, mi sfondi più forte?»
Drag si mette a ridere. «Dio santissimo, Cas, ma davvero»
Ci casca e accelera tutto, e calcola male i tempi, viene dopo un po'.
«Cazzo...» Impreca, quando si ritrova finito.
Mi mordo le labbra per non ridere.
«Non ho neanche cambiato posizione» si lamenta, ma ormai ha finito.
Mi districo da lui e mi accocolo contro. «Va benissimo così» faccio io, ridacchiando.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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