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Gay & Bisex

Cap 14 - 12 luglio: appartenenza


di Raphs_0406
21.03.2026    |    192    |    0 8.0
"Finalmente arriviamo e quello mi dà un'ultima stretta alle natiche, mi arruffa i capelli e mi spinge giù dalla macchina..."
E sento una mano sul braccio.

Mi volto un po' imbarazzato, penso che Drag mi abbia visto, già cerco di capire come spiegare quel movimento.

Non è lui.

Fisso con gli occhi sbarrati uno dei miei vecchi clienti, che serra ancora di più la presa sul mi braccio, e sogghigna.

«Casanova...» Mormora, con uno sguardo famelico. «Un po' che non ti vedo»

Cerco di staccargli la mano, invano.

È molto più forte di me.

«Ho cambiato zona» mento, ma sto sudando tutto.

Quello ridacchia. «Sei in prigione, angioletto, guarda che lo sappiamo tutti»

Mi si secca la bocca e lo fisso, terreo.

E lui mi tira verso di sé, mi ritrovo con la faccia contro il suo petto, puzza di fumo e sudore.

Mi passa una mano dietro il collo, scende sulla schiena sotto la camicia.

Mi metto a tremare tutto, lui ridacchia.

«Cosa c'è?» Dice, divertito. «Non sei più abituato?»

«Lasciami stare» sbotto, cerco di divincolarmi.

«Casanova, su, non fare il difficile» mi rimprovera, sento le sue mani addosso, fa schifo, dov'è Dragan?

«Fammi un servizietto gratis o chiamo la polizia. Hai fatto evasione, non è vero?»

Sogghigna compiaciuto quando vede la mia espressione terrorizzata.

«Su, vieni pure» e mi sento trascinare di peso verso di bagni, una mano dietro il collo che mi soffoca.

Dibatto debolmente, non riesco a liberarmi.

Siamo quasi arrivati ai bagni quando sento un ringhio alle spalle, un pugno in faccia all'uomo.

Quello urla per il dolore, e mi ritrovo libero, tra le braccia di Dragan.

È incazzato nero, si fionda sull'uomo, con un spallata lo sbatte contro il muro e si mette a pestarlo.

L'uomo sta sanguinando, Dragan è forte, l'ho sempre saputo, un metro e ottantotto per novanta chili, ma adesso ha perso ogni freno.

Sembra impazzito e urla: «NESSUNO LO TOCCHERÀ MAI PIÙ! CHIARO?!»

L'uomo lo fissa con gli occhi sbarrati, poi fugge via.

Drag ha ancora lo sguardo omicida quando viene da me e mi abbraccia.

«Mi dispiace» sussurra sulla mia spalla. «colpa mia»

Poi si irrigidisce, ci sono gli agenti che stanno venendo verso di noi, li vedo anch'io.

Stanno telefonando già, Cristo.

«Cas, andiamo, siamo ancora in tempo...» Drag mi tira per la manica, cerca una scappatoia con gli occhi.

Sono paralizzato.

Drag ringhia dalla frustrazione, mi dà una spinta e finalmente ci muoviamo, ma è troppo tardi.

Non facciamo in tempo a fare due passi che ci circondano in quattro o cinque.

«Il Drago e Casanova si stanno divertendo molto, vedo» commenta uno di loro, sarcastico.

Viene da me, mi alza il mento con due dita e ridacchia. «Nostalgia del passato? Se volevi battere potevi anche non fare tutto questo giretto»

Deglutisco a fatica e abbasso lo sguardo.

Drag ringhia piano alle spalle, ma rimane fermo.

«E qui cosa abbiamo...» L'agente mi afferra il polso, e vede il biglietto del treno.

Sbianca di colpo e cambia espressione. «Casanova, che cazzo pensavi di fare?»

Cerco di indietreggiare, invano, mi tiene per il polso e afferra il manganello, lo alza.

Chiudo gli occhi e aspetto il dolore.

Un ringhio sordo, uno scatto, e sento che l'agente molla il polso.

Apro gli occhi e vedo Dragan davanti a me con le braccia spalancate, è così teso che trema tutto.

L'agente non ha abbassato il manganello, fissa Dragan con derisione.

«Cosa volevi fare, prendere te il colpo?» Commenta sprezzante. «Che eroe»

Drag stringe i pugni, sembra volersi mettere a picchiare pure l'agente, sta per esplodere quando lo abbraccio di colpo da dietro.

È la nostra posizione in cui dormiamo, solo che è sempre Drag quello che sta dietro di me, che preme l'inguine contro le mie natiche.

Stavolta sono io dietro, per la prima volta.

Affondo la testa nei suoi capelli e respiro il suo odore familiare un po' muschiato.

«Ti prego, non farlo» sussurro con voce rotta.

Sento le lacrime scendere incontrollate.

«È bastato. Ne è valsa la pena»

Drag non ha risposto, ma le sue spalle hanno sussultato.

«Grazie» bisbiglio, e lo stringo a me con tutte le forze.

Drag trema, forse gli sono velati gli occhi, mi ha preso la mano e ha intrecciato la sua alla mia, e mi si è appoggiato contro.

Poi sento una spinta violenta e barcollo, senza fiato.

Mi hanno strappato Drag di dosso e gli hanno torso le braccia dietro, lui stringe i denti con una smorfia, deve fargli un male cane, ma non geme.

Solo rabbia pura contratta nel viso.

Eppure non si divincola neanche.

Mi fissa con gli occhi lucidi e si lascia ammanettare senza dire una parola.

«Stranamente docile, oggi» ridacchia uno, serrrando le manette con un click.

Un altro agente si mette dietro di Dragan e gli afferra le spalle.

Guarda nel sacchetto e vede le tinte.

«E con questo cosa ci fai?» fa lui, divertito. «Interessante, te lo lasciamo per premio per averci reso i compiti facili»

Dragan ringhia, trema dalla rabbia ma non può fare niente.

«Ora passiamo a quello più facile» sogghigna il primo agente, viene verso di me con le manette in mano.

Lo fisso e mi ritrovo a indietreggiare senza pensarci, mi mordo le labbra e mi obbligo di fermarmi.

Mi afferra le braccia e me le incrocia dietro, mi dà una pacca sul sedere ridendo mentre mi mette le manette.

Sussulto per la pacca e arrossisco tutto.

«Casanova è troppo divertente, ma serio» commenta un altro, sghignazzando.

Quello che mi ha messo le manette ridacchia, mi fruga nelle tasche e solo adesso mi ricordo delle foto.

«E la Madonna» impreca lui, quando le tira fuori. «Che spreco, Cristo»

«E dire che volevano tenersi per mano pure adesso» ridacchia un altro degli agenti, scuotendo la testa.

Abbasso gli occhi, sto ancora piangendo, vorrei smettere ma non ci riesco.

«Buttiamole via, su, tanto non serviranno a un cazzo» fa lui, già si muove verso il cestino dell'immondizia con le foto in mano.

Drag si divincola all'istante, non riesce a muoversi, gli scappa un gemito di dolore, quasi casca sulle ginocchia. Forse si è lussato qualcosa nel tentativo.

Mi fiondo verso l'agente, mi fissa divertito mentre cerco disperatamente di sfiorargli un braccio, ma ho mani legate dietro la schiena.

Allora mi metto davanti e gli struscio una gamba sulla coscia, poi la infilo tra le sue e attacco il bacino contro di lui.

Ho ancora il viso bagnato di lacrime ma cerco di fare un sorriso seducente.

Non serve, quello ha già capito.

È fin troppo chiaro.

Fa un sorriso malato e annuisce.

«Vabbè, teniamo la foto, se no questi due fidanzatini si sentono male» dichiara con ghigno, mi afferra per i fianchi e mi schiaccia contro di lui.

Sento una mano che mi stringe le natiche e cerco di non pensarci, solo alla foto, è salva, di nuovo in tasca.

Stanno passando dei pendolari, alcune ragazze mi fissano con gli occhi sognanti.

«Questi attori adolescenti sono troppo sexy» commenta una di loro, mi manda un bacio.

«Anche l'altro è carino» fa quella di fianco, occhieggiando Drag.

Mi sento morire dentro.

Non sanno che cazzo sta succedendo, che è tutto vero.
Non possono saperlo.

Un agente più giovane ci guarda con pena. Non c'è disgusto, solo commiserazione.

«Peccato» mormora piano, ma rimane fermo.

«Su, basta perdere tempo, torniamo in cella e potrete scopare in santa pace» sogghigna l'agente dietro di me, mi dà una spinta e mi afferra per il collo.

Ci spingono sulla piccola auto della polizia, Dragan da un lato e io dall'altro.

L'agente a cui mi sono venduto si mette con calma accanto a me, sogghigna e mi slaccia la camicia lentamente.

Drag fa una smorfia e si gira, guarda fuori, impotente.

Cerco di fissare nel vuoto quando inizia a palparmi con fame, si infila nei pantaloni, scivola su e giù e sento il corpo rispondere.

«Cristo, Casanova, ma sei proprio un marchettaro del cazzo» commenta con un ghigno. «Due tocchi e sei già duro»

Lo fisso rassegnato, non posso neanche muovermi.

Le mani legate dietro la schiena mi stanno intorpidendo del tutto.

«Ti piace?» Insiste, stringo i denti e cerco di non sussultare, ha aumentato la stretta.

Non rispondo.

E mi arriva una sberla in faccia.

Drag si volta d'istinto e ringhia, l'agente accanto a lui lo afferra con tutte le forze.

Non può fare altro che voltarsi di nuovo, forse piange. Lo vedo sussultare.

«...sì» dico, con il cuore a pezzi.

Quello ridacchia, la mano si sposta e va in mezzo alle natiche, esplora con fame, la posizione da seduto mi fa affondare verso di lui tutte le volte che la macchina sobbalza.

Stringo i denti e cerco di pensare alla foto. Solo alla foto.

Dragan, ti ho amato qui fuori. Ti ho amato.

Finalmente arriviamo e quello mi dà un'ultima stretta alle natiche, mi arruffa i capelli e mi spinge giù dalla macchina.

«Non essere triste» mi fa, «tanto il tuo fidanzato ti sfonda a volontà lo stesso»
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