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Cap 1 - Prima notte: «Solo mio, Cas» (C&C1)


di Raphs_0406
17.03.2026    |    723    |    0 8.9
"Dragan afferra entrambe le coperte dai letti e le stende alla meglio sul pavimento, la superficie diventa circa di un letto a una piazza e mezzo..."
La guardia storce la bocca, quando arriviamo davanti alla prima cella del corridoio. Mi lascia i polsi, mi guarda con una sorta di commiserazione divertita.

«Buona fortuna» si limita a dire, sbloccando la porta della cella.

«Con chi sono?» chiedo, anche se lo so già perfettamente: è solo per sentirlo con le orecchie.

La guardia ridacchia, mi guarda in pena. «Sei con il Drago. L'ha chiesto lui esplicitamente di mettervi insieme» mi squadra ancora.

«Buona fortuna» ripete. «Te ne servirà e...» Mi fissa, storce la bocca e mi spinge dentro, senza finire la frase.

Mi ritrovo di colpo in uno stanzino piccolo, finestra sbarrata con due scrivanie sotto e due letti ai lati, rasente i muri.

Dragan è seduto su uno di questi, rilassato, una gamba al petto e l'altra distesa in avanti. Mi vede e sorride, lentamente.

È a torso nudo: si vede subito che è forte, ha un fisico robusto e asciutto, non come me, che sono più longilineo, stretto di spalle e di fianchi.

Dragan si alza con calma e viene avanti, senza alcuna fretta. Non dice niente, e il silenzio mi spaventa ancora di più del suo sorriso.

Cerco di calmarmi. In fondo sarà solo un altro cliente, no? Diciottenne o giù di lì, ma sempre un cliente, visto che vorrà le stesse cose.

«Cosa vuoi che io faccia?» mantengo un tono neutro, gli faccio il solito sorriso.

Non risponde, mi guarda divertito, si avvicina sempre di più, mi gira intorno.

Mi ritrovo ad essere spinto quasi impercettibilmente contro il muro, indietreggio d'istinto.

Cerco di calmare i battiti del cuore impazzito.

Tento ancora: «Come ti piace?»

Sogghigna, e mi ritrovo con le spalle al muro, il suo corpo premuto sul mio, un ginocchio sull'inguine.

Apro bocca per gemere dal dolore lancinante, ma sento la sua mano afferrarmi il mento.

Poi la sua bocca, sulla mia.

Sono spiazzato, non ho neanche preso il respiro necessario, per poco non soffoco, cerco di staccarmi, invano, lo fisso disperato.

Lui continua a baciarmi, divertito, senza chiudere gli occhi.

Anzi, non bacia: mi sta mangiando.

Sto per vomitare, cerco di farglielo capire, lui socchiude gli occhi e affonda ancora di più con la lingua.

Alla fine si stacca con calma, mi fissa con soddisfazione mentre ansimo, gli occhi ancora sbarrati e il respiro a pezzi.

E ridacchia, si lecca le labbra, come se volesse assaggiarmi fino in fondo.

Provo un terrore istintivo. Perché non mi dice cosa vuole fare? Perché continua a stare in silenzio?

«Dragan, cosa preferisci che io faccia?» chiedo ancora, lui si limita a fissarmi, con quel dannato sorriso in faccia, e capisco che gode nel vedermi perso.

Quando arrivo a questa conclusione non riesco più a fingere di essere calmo.

E si eccita ancora di più quando sbianco senza volerlo.

Gli brillano gli occhi mentre mi schiaccia di nuovo contro il muro, quasi mi strappa via la maglia nella fretta, mi palpa con entusiasmo incredibile.

Mi chiedo come devo reagire, e sorrido, per sicurezza.

Dragan è così teso dall'eccitazione che ho paura che esploda direttamente davanti a me, ha già i pantaloni rigonfi, cerco di guardare altrove.

Ma mi afferra il mento e mi obbliga a guardarlo negli occhi, sta ansimando leggermente, si strofina il cavallo dei pantaloni.

Infila poi una mano nei miei, di pantaloni.

Cerco di staccarmi con la testa, mentre lo sento scendere lungo il solco delle natiche, ma sussulto, quando sonda di colpo il terreno con due dita.

Sogghigna quando tremo d'istinto. Affonda in profondità subito, cerco di alleggerire la pressione, stringo i denti, ma Dragan scuote la testa sorridendo e mi schiaccia contro il muro, e insieme, contro le sue dita, che ormai affondano quasi del tutto nel mio corpo. E cerca di allargarmi.

Boccheggio, mi scappa un gemito e arrossisco tutto. Lui ridacchia, trionfante. Ma continua a non parlare.

Si abbassa un po' i pantaloni e si tocca, è eccitato, gli brillano gli occhi dalla voglia, poi mi afferra per la spalle e quasi mi scaraventa a terra.

Crollo sul pavimento di cemento, mi faccio male per l'impatto, cerco di rialzarmi ma sento un ginocchio premermi sulla schiena con forza.

«Dragan, aspetta...» lo supplico invano, mentre mi sfila i pantaloni con un colpo secco.

Sapevo benissimo dove saremmo arrivati, ci mancherebbe, eppure in quel momento vorrei solo scappare, sono terrorizzato.

Il silenzio rotto dai suoi sogghigni è ancora più inquietante.

Sono completamente premuto per terra, sento le sue mani sulla schiena, mi afferra i polsi e me li stringe dietro, schiaccia tutto il suo peso su di me.

Il pavimento di cemento fa un freddo cane, ed è sporco, Cristo, cerco di allontanarmi il più possibile da tutto quello schifo, senza riuscirci più di tanto.

«Dragan, possiamo andare sul letto?» sto quasi per mettermi a piangere, lui si limita a ridacchiare e mi preme sul collo. Quasi mi ritrovo con la bocca sul pavimento. Mi mordo le labbra, cercando di trattenermi le lacrime.

«Per favore, ti farò godere, davvero...» sussurro, non so neanche perché gli sto dicendo queste cose, forse perché sono disperato.

Dragan ride dietro di me, divertito all'inverosimile, sento che fa scorrere le dita ancora una volta lungo il solco delle natiche, poi una pressione improvvisa.

Sono ormai tre anni che mi vendo, ci mancherebbe, ma mi scappa un urlo di dolore quando è affondato di colpo, tutto, secco, senza nemmeno lubrificare un minimo.

Scoppio a piangere per il dolore, tremando, senza più pensare a niente che al dolore che mi sta segando in due dal basso del corpo.

Dragan non si è minimamente curato, anzi, ha sogghignato ancora più forte, mi ha stretto ancora di più i polsi ed è partito, brutale.

È devastante all'inizio, ho rischiato di svenire per l'ansia, la paura e il dolore, mi stringe i polsi e i fianchi, ansima dietro di me, affondando come se cercasse di inchiodarmi al pavimento solo con le spinte.

Non ho smesso neanche un minuto di gemere per il dolore, tra le lacrime.

Dopo un numero indeterminato di minuti mi lascia i polsi, si staccca da me, poi mi tira per la collottola e mi mette a quattro zampe, ridacchiando.

Viene davanti a me, sempre sorridendo, mi accarezza i capelli.

Lo fisso con la faccia rigata di lacrime, il dolore sordo tra le cosce.

Lui schiocca le labbra e con un dito mi asciuga una lacrima che sta scendendo, poi mi afferra il mento e mi bacia ancora.

Glielo lascio fare, tremo tutto, se non fossi a quattro zampe sarei già cascato sul pavimento.

Si tocca un attimo, poi mi prende la testa e me lo preme sul suo inguine con decisione.

Per poco non soffoco, ma sono quasi sollevato che almeno quello non faccia male. Mi impegno con tutta la mia disperazione, pensando che se lo lubrifico ora, dopo sarà meno peggio.

Dragan è piacevolmente soddisfatto, geme piano, mi guarda con gli occhi che brillano dal piacere. Senza parlare. Trema quando uso tutte le mie tecniche acquisite negli anni e aggiungo l'impeto della disperazione.

Geme, poi mi stacca a forza.

Lo guardo rassegnato, aspettando la sua prossima mossa.

Allarga il ghigno, va dietro di me, mi spalanca le cosce ancora di più, poi mi prende ancora.

Questa volta riesco a trattenere l'urlo, a fatica.

Sento che mi afferra i fianchi con soddisfazione e inizia a sbattere contro di me, con forza, ringhia per lo sforzo.

Sotto una spinta particolarmente violenta scivolo e finisco quasi sdraiato sul pavimento di cemento, sporco all'inverosimile, cerco di non guardare lo schifo, mentre Dragan è lì che mi prende ansimando.

Fa ancora male anche se l'ho lubrificato alla meglio.

Caccio un urlo quando cambia angolazione e affonda quasi fino in fondo, graffio inutilmente il pavimento, ma non c'è niente a cui aggrapparmi, solo cemento e sporco.

Ricomincio a singhiozzare, mi accascio sulle braccia, la testa bassa, e inizio a pregare che finisca presto, che non mi faccia fuori, non sono neanche maggiorenne.

Prego di arrivare vivo fino a domani.

Poi sento il rumore di qualcosa di metallico che si apre e una luce puntata dentro, sono quasi sollevato, per un istante folle penso che siano venuti a salvarmi.

Poi sento una bestemmia dall'altra parte, qualcosa tipo «Cristo, lo sta già fottendo duro» e chiudono lo sportello di colpo.

Dragan ansima compiaciuto, accelera ancora, mi stringe così forte che forse mi lascerà lividi.

Mi sono morso le labbra così tanto che sento il sapore del sangue.

«Non ce la faccio, non ce la faccio...» Mi ritrovo a mormorare, senza nemmeno accorgermene, vorrei morire per la vergogna, le mie preghiere sembrano eccitarlo ancora di più.

«Solo mio, Cas» finalmente le prime parole di Dragan.

Sono così fuori di me per il dolore e le lacrime che quasi non faccio caso che mi ha parlato.

Con un gemito affonda così tanto che sento le sue cosce unirsi alle mie, grido per il dolore, mi sento lacerare in due.

Dragan mi graffia la schiena con le unghie e sento che trema tutto.

Quasi scoppia dentro di me.

E mi abbraccia, a sorpresa, continuando ad ansimare.

Sono così distrutto che crollo sul pavimento, con lui ancora dentro.

Schiocca la lingua compiaciuto, rimane ancora dentro per un po', mi tiene fermo anche se vorrei disperatamente staccarmi da lui.

Finisco di singhiozzare e cerco di consolarmi che è finito, magari domani prego gli agenti di trasferirmi o qualcosa del genere, non lo reggo, non ce la faccio.
Ma so benissimo anche che mi sto mentendo da solo.

Dragan afferra entrambe le coperte dai letti e le stende alla meglio sul pavimento, la superficie diventa circa di un letto a una piazza e mezzo.

Riesce a trascinarmi di peso sopra. Ci stiamo a fatica ma ce la facciamo.

Mi chiedo con terrore se ha intenzione di fare un secondo giro, ma poi si sdraia con uno sbadiglio soddisfatto e mi tira accanto a sé.

«Non ci... rivestiamo?» Mi sento patetico a chiederlo, ma sono davvero disperato.

Lui scrolla le spalle, si limita a guardarmi con gli occhi socchiusi, divertito.

E mi stringe ancora di più, sono quasi ingabbiato tra le sue braccia. È come una risposta muta.

Cancello immediatamente l'idea di divincolarmi e vestirmi almeno a metà, è capace di pestarmi a sangue.

Deglutisco a fatica, cerco invece di capire come pulirmi dalla roba che mi cola dalle gambe, ma Dragan non sembra farci caso.

China la testa verso la mia bocca, ridacchia vedendo che mi sono morso a sangue, tira fuori la lingua e mi lecca via le gocce di sangue.

Mi viene la nausea all'istante, tremo tutto, cerco di staccarmi.

Lui sogghigna, è divertito all'inverosimile, poi si attacca alla mia bocca e mi bacia con tutta la calma del mondo.

Adesso oltre al suo sapore del fumo e di qualche canna sento anche il mio sangue e il suo odore.

Si stacca con uno schiocco, soddisfatto, si sdraia vicino me e sospira, toglie addirittura le mani da me e si crea una distanza di mezzo metro tra noi due, ma continua a fissarmi, come in attesa di qualcosa che non capisco. Ma vedo che è stanco e soddisfatto.

Per un po' non oso neanche respirare, poi cerco di capire come passare la notte svestito, se fa tipo quindici gradi o poco più. Sto per mettermi a piangere per la situazione.

Alla fine non mi rimane che l'ultima e unica soluzione: mi avvicino ancora di più a Dragan, che invece sembra una stufa vivente, e mi raggomitolo contro, rosso per la vergogna, ancora sporco tra le gambe.

Dragan sogghigna, trionfante, evidentemente aspettava proprio quel momento.

Sento la sue mano scivolarmi sul corpo, scende, mi sorride.

Poi esplora ancora con due dita, non sembra per nulla infastidito che io stia ancora colando, anzi.

Mi raggomitolo tutto, cerco di allontanarmi da quelle dita, senza riuscirci.

«Basta, Dragan, per favore...» Lo supplico, vedendo il suo entusiasmo.

Lui allarga il ghigno e affonda la mano con ancora più decisione.

Così mi arrendo e cambio strategia: mi rilasso contro di lui, lo tocco con disperazione e mi metto a gemere e a sospirare con convinzione.

Rimane così sorpreso che si ferma con le dita, ritira la mano e si limita ad accarezzarmi in testa.

«Cas, Cas...» Ridacchia, quasi con aria di rimprovero.

Si sta divertendo da morire, così gemo ancora più forte, mi struscio contro di lui con il bacino e le gambe. Ormai sto buttando fuori tutte le carte.

«Va bene, va bene, dormi, adesso. Sei più birichino di quanto pensassi.» cede pure lui, alla fine, e crollo di sollievo, esausto.

Sono così stanco che non bado neanche al pavimento sporco e duro come la pietra sotto alla copertina sottile su cui siamo sdraiati, e mi addormento contro Dragan, il dolore tra le gambe e lo sporco addosso.

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