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Cap 26 - Senza Dragan (C&C2)
25.03.2026 |
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"Mi chiedo se dovrò dirglielo, e mi viene un mal di testa così forte che non ci penso più..."
Ok. Lo ammetto, farsi portare in isolamento è stata forse la cosa migliore che poteva capitare a quel coglione biondo, visto che se rimaneva in cortile, immagino da solo, perlopiù, lo prendeva nel culo da qualcuno, forse anche più di uno solo, poco ma sicuro. Il problema adesso è che anch'io solo da solo.
E con un'orda di ragazzi un terzo ancora scioccati, un terzo delusi nel vedere il biondino portato via e un terzo incazzati perché si pregustavano un bel pomeriggio intenso di sfogo.
E io sono una bella valvola di sfogo.
Ritrovandomi senza Drag all'improvviso sono scioccato anch'io, passano almeno due minuti interi prima che riesca a farfugliare un patetico «Portate anche me in isolamento, vi prego!» che ovviamente non ha ascoltato nessuno.
Sento gli sguardi affamati sulla schiena, e quasi mi attacco addosso all'agente di turno quando questo ci porta dentro in cella. Passo un paio d'ore in iperventilazione, poi cerco di calmarmi.
Drag aveva detto che dirà ai suoi contatti di guardarmi, no? Qualcuno starà lì e mi sorveglierà.
Mi aggrappo al pensiero e cammino su e giù per la cella, per poco non sbatto contro il muro con la fronte quando mi vengono i capogiri.
«Ora d'aria» annuncia l'agente di sezione, aprendo la porta.
«Posso rimanere dentro? Per favore, davvero» chiedo, sentendo i battiti accelerare di colpo.
Quello ridacchia, ha capito subito di cosa ho paura, e si limita ad afferrarmi per il braccio e a trascinarmi fuori.
«Casanova, ma stai tranquillo» commenta, spingendomi fuori in corridoio.
Mi sento una bestia mandata al macello quando mi ritrovo nel cortile, da solo, senza Dragan per la prima volta da quando sono entrato, se non conto quel quarto d'ora infernale che ho passato il secondo giorno per il dannato test di Drag.
Mi guardo intorno, tremando, e vedo con sollievo che per il momento sembra che nessuno mi stia prestando attenzione.
Sto pensando a se è meglio mescolarsi alla folla rimanendo sui bordi del cortile o se trovarmi un angolino dove nascondermi fino alla fine dell'ora d'aria, quando sento qualcuno appoggiare una mano sulla mia spalla.
Per poco non casco sulle ginocchia per il terrore.
«Il giocattolino del Drago ha perso il padrone» commenta il ragazzo, mentre lo fisso e cerco di indietreggiare, ma vado a sbattere contro un altro, che ridacchia.
Mi dico che Drag ha allertato qualcuno, sicuramente, qui so tratta solo di tenere testa e bluffare un pochino. Qualcuno arriverà e mi tirerà fuori da questa merda, sì.
«Vaffanculo, io sono Casanova, chiaro?» sibilo di rimando, mi posizione meglio e scopro, saltando un battito, che sono in quattro.
Cristo Dio, quattro dannati ragazzi chiaramente incazzati e affamati che sono chiaramente euforici alla prospettiva di un Drago in isolamento e, di conseguenza, di un Casanova solitario in pieno cortile.
Quello sogghigna e sposta la mano sul mio fianco, mi tira bruscamente a sé e con l'altra mi palpa il sedere.
Incespico di colpo e quasi gli casco addosso, e arrossisco fino al collo, maledicendomi.
«Ma guardalo, si vergogna pure, è incredibile» dice uno, scuotendo la testa.
Sono tutti della mia sezione, in teoria. Due di loro lo sono sicuramente, visto che sono in teoria quelli che stando nella cella adiacente vengono disturbati ogni notte da me e Drag che scopiamo.
Gli dò uno spintone con tutte le forze e quello barcolla leggermente, ma prima che possa fare qualcos'altro, mi molla un manrovescio che non riesco a evitare, perché qualcuno mi ha bloccato da dietro, e rimango boccheggiante, maledicendolo.
«Bella mossa, Nico» fa lui, compiaciuto, un cenno del mento al ragazzo dietro di me e viene davanti.
Mi alza il mento con due dita e mi passa la mano in faccia. La ritira appena in tempo per non venire morso, e mi schiaffeggia di nuovo.
«Aggressivo, eh?» sbotta lui, quasi divertito. «Da rimettere in riga, non è vero, ragazzi?»
«Lasciatemi stare, cazzo!» mi divincolo con tutte le forze e l'adrenalina della disperazione.
«Casanova, non fare così» mi rimprovera quello. «Vogliamo che ti diverta anche tu, no? Fidati che non sono messo male in lunghezza, ti piacerà»
«Te lo stacco, il cazzo» Pianto un calcio alle ginocchia di quello che mi tiene fermo, quello impreca per il dolore e riesco a liberarmi, ma non ho tempo per far altro che il primo mi afferra per la gola e mi sbatte contro il muro.
L'impatto mi toglie il fiato, non respiro, cazzo, questo non è Dragan, mi ucciderà, no, no, Drag almeno quel giorno voleva solo la mia resa, questo è capace di farmi fuori.
Sono a un secondo dal svenire quando mi molla e crollo contro il muro, strozzandomi nella saliva. Vedo ancora i pallini volare davanti agli occhi.
Scuoto debolmente la testa quando mi incombe da sopra con un sorriso soddisfatto. «Ora sei più convinto? O devo convincerti ancora?»
«Per favore...» no, non lo reggo, non ce la faccio, ma fisicamente. Sono in troppi e in un angolo del cortile no, davvero.
«Solo te» balbetto, rannicchiandomi contro il muro e bruciando dalla vergogna, Cristo dio, non posso fare questo a Drag, e mi sento assalire dalla disperazione quando non vedo un cazzo di agente venire ad aiutarmi. Dove diavolo si è cacciato il suo contatto?
«Jas, ma non è giusto!» si lamenta quello che si è beccato il mio calcio, affiancando il ragazzo che evidentemente è Jas.
Ora sono sicuro che questi qua sono i due della cella di fianco, che bestemmiano quando alle due vengono svegliati dai miei gemiti.
«Accontentiamolo, su, voi due fate un'altra volta» decreta Jas, agli altri due. «Casanova, io e Nick ci dividiamo sempre le cose, prendilo come un premio aggiuntivo»
«No...» mi ritrovo a farfugliare, patetico, ma sono terrorizzato. «Non ce la faccio...»
Quello fa un sorriso storto e si china su di me, passandomi una mano tra i capelli. «Dimentico sempre che il Drago è così possessivo, Cristo. Non dirmi che non ha mai fatto una bella menage a trois con un altro. No? Si vede che non sa divertirsi»
Sospira e si rialza. «Su, non è per niente complicato, Casanova. Hai due buchi e vediamo di usarli tutti, massimo sfruttamento delle risorse, non trovi?»
Mi ritrovo ingabbiato tra le sue braccia e mi divincolo ancora, ma questo qui è della stazza di Drag, almeno ottantacinque chili li ha, Dio santo.
«Drag!» mi scappa il nome, così senza senso che due si mettono a ridere scuotendo la testa.
So benissimo che Drag non può certo sentirmi, ma sto quasi per mettermi a piangere dalla disperazione.
«Casanova, fai il bravo e non sarà per niente brutto» mi fa lui, passandomi un braccio intorno al collo e preparandosi a trascinarmi.
«Sarà una bellissima esperienza, davvero. Nella vita bisogna provare di tutto.»
«Jas» una voce bassa e spezzata spezza di colpo l'aria del pezzettino di cortile. «C'è un agente che vuole Casanova. Mi ha mandato a chiamare.»
È così inaspettato che ci immobiliziamo tutti e puntiamo gli occhi su quello che ha parlato.
«Cipher, non ti conviene intrometterti in un momento del genere» ringhia Jas, sistemando meglio la morsa intorno al mio collo. «O non ti è bastato prendere il mio cazzo fino in fondo ieri sera?»
Se il ragazzo è turbato, non lo dà a vedere. Gli occhi grigi sono totalmente indecifrabili mentre risponde, senza espressione: «L'agente ha bisogno di Casanova, Jas. A meno che non voglia andare tu al suo posto, ti consiglio di lasciarlo andare.»
Solo adesso vedo i lividi e i graffi che ha sul braccio, sul collo, e mi sento male per lui.
So che di solito nelle celle sono in tre, io sono in due con Drag ma solo perché è stato impossibile trovare un altro da mettere con lui a parte me.
Evidentemente lui è il terzo della cella accanto alla nostra, non ho pensato che ci potesse essere un altro lì dentro. Non ho mai sentito la sua voce, ripensandoci. Né i gemiti, se è per questo.
«Che cazzo» sbotta Jas, mi molla il collo e mi dà una spinta violenta.
Occhieggio il ragazzo cercando di ringraziarlo con gli occhi, si è preso un rischio enorme, poco ma sicuro, e barcollo verso la porta d'entrata.
«Cipher, mi sa proprio che hai deciso di prendere il posto di Casanova» lo sento sibilare.
Mi dico di guardare in avanti, ma non ce la faccio, e mi volto, terrorizzato da quello che potrei vedere, ma quel ragazzo scivola tra la folla con i movimenti di un fantasma e scompare in meno di cinque secondi.
Rimango a bocca aperta, prima di accorgermi che stanno correndo verso di me. Evidentemente hanno cambiato idea e vogliono divertirsi con me, e solo poi lasciarmi andare.
Fiondo dentro l'ingresso e quasi mi rompo una caviglia inciampando, mi tiro su di scatto e corro per il corridoio, sentendomi un animale braccato.
Ho la bruttissima sensazione che quando parlava di agente non si trattasse del contatto di Drag, visto che non vedo un cazzo di nessuno. Ha bluffato.
Sento le imprecazioni dei ragazzi che stanno per arrivare e batto la mano con disperazione contro la porta del primo ufficio che vedo, ti prego, apri, apri sta porta.
E casco dentro, quando qualcuno la apre. Mi guarda sbalordito mentre mi trascino dentro a carponi, fino al muro, e rimango lì a fissarlo supplicante. «Chiuda la porta, la prego...»
«Casanova. Ma che bella sorpresa» commenta, mi ha riconosciuto.
Sogghigna divertito, chiudendo la porta nel mio sollievo, poi viene verso l'angolino in cui mi sono raggomitolato.
«Comunque tu e il Drago siete proprio diversi, se posso dirlo» mi fa, squadrandomi. «Siete alti più o meno uguali, ma te ti vedo sempre piegato in un modo o nell'altro. Non ho mai visto il Drago rannicchiato, ma seriamente. Nemmeno quando è ferito a sangue»
Mi schiaccio ancora di più contro il muro quando si inumidisce le labbra e mi accarezza i capelli.
«Ci credo che piaci a uno come lui» commenta, ridacchiando. «Sei proprio perfetto, Cristo, fai venire voglia a chiunque quando tremi così. Ti sei accorto che socchiudi pure le labbra?»
Mi passa l'indice sulle labbra, fissandomele. «Sono proprio belle, Casanova. Apri di più quelle labbra, su.»
Scuoto la testa e cerco di guardarlo con lo sguardo più innocente che mi viene, questo agente qui sembra uno a cui piace parlare, abbastanza ragionevole da quello che ho visto finora, magari può continuare ad essere ragionevole.
Tremo tutto quando appoggia la mano sul manganello e sibila: «Preferisci tornare in cortile? O passare il pomeriggio al sicuro, con me? Non chiedo molto, Casanova. È solo che ho sentito quanto sei bravo e non mi dispiacerebbe provare di persona»
«La prego... Ho un...» mi stoppo in tempo, prima di dire "fidanzato", e mi chiedo come cazzo si può classificare uno come Drag per me.
«Cosa, ti senti in colpa per il tuo fidanzatino?» ridacchia, senza lasciarmi tempo di finire la frase. «Che teneri, addirittura la fedeltà romantica. Ora mi ricordo, era dopo quell'evasione dell'anno scorso che avevate messo su la scenetta strappalacrime da film?»
Mi scappa qualche lacrima mio malgrado e mi mordo le labbra per non piangere apertamente.
«Apri la bocca, Casanova. Non ti spingo la testa, va bene?» dice lui, con un tono di concessione. «Ora fai il collaborativo e lascio fare tutto a te»
«Io...» balbetto, e mi ritrovo in ginocchio, davanti a lui, e mi maledico, ma che cazzo, sto guardando il cazzo di un altro e tra poco lo prenderò in bocca, mentre Drag è lì in isolamento che fissa il muro, anzi, forse lo prende pure a pugni.
E mi metto a singhiozzare disperato, Dio mio, come farà senza poter fare i due giri giornalieri? Gli scoppieranno le palle.
Poi mi dico perché cazzo sto pensando a lui che non può scopare, quando devo succhiarlo a un agente proprio adesso.
L'agente interrompe tutti i miei pensieri afferandomi i capelli per alzarmi la testa e sbotta: «Cosa c'è? Cosa aspetti?»
Abbasso gli occhi, guardo un attimo il suo inguine e cerco di smettere di singhiozzare, poi mi avvicino con la testa e lo prendo in bocca.
È da tanto che non prendo il cazzo di qualcuno che non sia Drag, e brucio dalla vergogna quando ci lavoro su.
Dio mio, chi sono io per arrabbiarmi se Drag si scopa qualcun altro, ma davvero.
«Cristo, e io che pensavo che Katy fosse brava nei pompini...» balbetta lui, afferandomi la testa con entrambe le mani. «Sì, scendi, sì...»
Almeno mi lascia staccarmi quando sta per finire e conclude toccandosi da solo, mentre mi rannicchio di nuovo contro il muro.
Almeno non mi ha finito in bocca. Almeno quello. Mi consolo che relativamente è stato meglio degli altri, non è stato poi troppo brutto. Abbastanza accettabile come cosa.
«Quindi...» dico, a fatica. «Posso... Rimanere qui?»
Lui ridacchia e si tira su i pantaloni. «Sì, ma stai nell'angolo, quello lì, e fuori dai piedi. Non voglio problemi.»
Mi raggomitolo nell'angolino polveroso e ne approfitto per chiudere gli occhi, anche se il sapore in bocca non va via, vorrei un po' d'acqua ma forse non è il momento migliore.
Alla fine mi ritrovo a sonnecchiare. A fanculo tutti. Almeno per un pomeriggio sono salvo.
Scusa, Drag, balbetto nella mia mente. Scusa. Mi chiedo se dovrò dirglielo, e mi viene un mal di testa così forte che non ci penso più. Poi vedrò.
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