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Cap 7- Consacrazione: il Duo famigerato(C&C1)


di Raphs_0406
21.03.2026    |    269    |    2 9.0
"Gli lancio uno sguardo languido e gli sfioro il collo, poi gli alzo il mento con due dita..."
Siamo in cortile, seconda ora d'aria.

Nonostante Dragan si sia fatto infermiere improvvisato, barcollo ancora, ma almeno riesco a camminare in modo decente.

«Andiamo a saldare i conti» dichiara Dragan, con gli occhi che gli scintillano.

Cerco di rimanere calmo e gli sorrido di rimando.

«Vieni» mi prende per un braccio e mi trascina verso l'angolo Est del cortile.

Per poco non cado svenuto quando vedo tra i detenuti Chris, tutto il corpo mi ordina di scappare.

Stringo i denti e rimango fermo.

«Pronto?» Dragan si china verso di me, a guardarmi in faccia.

Deglutisco: «Vai»

Dragan sogghigna, poi si guarda intorno.

Un paio di detenuti ci guardano di rimando.

E lui schiocca le dita, compiaciuto.

Rimango a bocca aperta quando vedo che una decina di questi detenuti quasi si fiondano su Chris, lo trascinano fuori dal gruppo di prima, poi circondano lui, me e Dragan in una specie di cerchio.

Quasi mi accascio contro Dragan.

«Come cazzo hai fatto?» gli chiedo a bassa voce.

Dragan è tutto gonfio d'orgoglio.
«Oh, mi devono restituire qualche... Favore, direi, due parole e un aiutino»

Chris è ancora scosso per il trascinamento, si guarda intorno, vede me e Dragan, e cerca di mostrarsi calmo.

«Che c'è, Drago? Vuoi altro pacco di canne per lui?» Ridacchia, spogliandomi con lo sguardo.

Stringo i denti e alzo il mento.

«Oh, no, Chris, oggi siamo qui a divertirci noi» mormora Dragan, con la voce melliflua e ipnotica che mi terrorizza ogni volta.

Fa un passo lento verso il ragazzo, senza staccare la mano dal mio polso.

«Sai... Il trattamento che hai riservato a Casanova non mi è piaciuto poi tanto, sai?»

Il ragazzo cerca di ridere.

«Drago, cosa vuoi, un altro pacco di canne? Te lo do, d'accordo? Non voglio niente in cambio»

Ormai siamo a poco più che due metri e mezzo da lui.

Dragan mi dà una leggera spinta.

«Tu vagli di fronte, io di lato» mi bisbiglia con un sorriso affamato.
«Tu fa' quel che ti pare, se serve lo blocco da dietro, Ok? Ora va'»

Faccio un passo verso il ragazzo, che mi fissa incredulo.

«Cosa, tu?!» E si mette a ridere, ma davvero.

Dragan sbuffa, stizzito, sta per schioccare le dita ma lo fermo di getto.

Adesso anche Dragan mi fissa perplesso.

«Faccio da solo» mi ritrovo a dire, maledicendomi.

Dragan mi guarda.

«Sicuro?» Chiede, senza capire.

«Certo» confermo, mentre vorrei scappare in bagno e mettermi a piangere in tranquillità.

Inizio a camminare lentamente verso Chris. Passi lenti, leggermente ancheggianti, spalle rilassate.

Quello mi fissa con un ghigno predatorio, cerco di non pensarci.

«Drago, se tutto quello che volevi fare è darmi Casanova potevi dirlo» commenta, mentre mi fermo davanti a lui.

Inclino la testa e lo guardo con gli occhi socchiusi.

«Divertito a sfondarmi, vero?» Sussurro, senza nemmeno pensarci.

Alcuni detenuti cercano di non ridere, sussultano aggrappandosi uno all'altro.

Non ci bado.

Chris sogghigna, sta già muovendo le mani, ma io lo anticipo.

Faccio un passo laterale e gli sfioro il collo, poi le spalle, e mi porto dietro di lui.

Mi chino verso le orecchie e continuo: «Era bello strozzarmi mentre mi spaccavi in due, hmm?»

Chris è paralizzato dalla sorpresa.

Gli accarezzo le spalle, tocchi morbidi, leggeri. Sfioro il collo con le labbra. Sento che sussulta.

«Sono proprio carino, vero? Dimmi che lo pensi ancora, Chris»

Il ragazzo cerca di riscuotersi, alza una mano per afferrarmi ma gli faccio scorrere le dita dalle spalle fino ai gomiti.

Mi fissa, ansimante.

Gli sorrido languido e mi lecco le labbra, poi le mordicchio.

Mi chino leggermente verso il suo volto, labbra socchiuse.

«Tu mi vuoi ancora, non è vero? Proprio strettino, eh?»

È tutto rosso, respira a fatica, gli tremano le mani. Quando cerca di afferrarmi mi scanso di lato.

Ha già i riflessi rallentati.

Gli infilo una gamba tra le sue, gli sono quasi in braccio, gli accarezzo il petto, sorridendo. «Cosa scegli, Chris? Mi vuoi o no?»

Penso che stia per toccarsi in pubblico da quanto è eccitato, ed è imbarazzato a morire. Il rossore non è solo eccitazione, ne sono sicuro.

Non ha detto una sola parola in tutto questo.

Gli giro intorno e gli afferro un braccio, l'altra mano scende con le punta delle dita, mentre gli bacio leggermente il collo. Sento le vene pulsare sotto la pelle, è completamente andato.

Suda e ansima, senza riuscire a smettere di fissarmi.

«Quindi mi vuoi o no? Hmm?» Ripeto, e provo una gioia feroce quando bisbiglia un «sì...»

«Peccato che non mi avrai» sibilo di rimando, afferro il suo braccio con entrambe le mani e tiro all'indietro con tutte le mie forze.

Sento un crack orrendo sotto le mani,

Chris caccia un urlo così forte che per poco non distruggo tutta la messinscena scappando, ma non mollo.

Il ragazzo cade all'indietro imprecando, il braccio disarticolato e sanguinante.

I detenuti intorno sussultano tutti, e mi fissano stupefatti.

Ho le mani completamente insanguinate, non sento neanche schifo.

Ansimo per lo sforzo, giro accanto al ragazzo mezzo inginocchiato per il dolore e mi chino verso di lui.

«Com'è?» Sussurro. «Piaciuto anche questo, vero?»

E gli pianto un calcio nell'inguine, con grande soddisfazione.

Quello quasi soffoca per il dolore, si piega tutto.

E direi che può bastare.

Indietreggio lentamente, senza perdere di vista il ragazzo.

Mi passo una mano tra i capelli, sporcandoli di sangue, mi cola pure in faccia.

Poi mi ritrovo a urlare con tutto il fiato:

«IO SONO CASANOVA!»

Fisso ogni singolo detenuto che è lì intorno, il fiato corto.

«L'ANGELO SENZA ALI DELLA STAZIONE!»

La mia voce rimbomba per tutto il cortile interno, così forte che mi spavento da solo.

Non so neanche perché mi sono lasciato scappare l'appellativo che mi hanno dato i clienti e gli altri marchettari, l'angelo della stazione, ma in quel momento non mi importa.

Sto per mettermi a urlare qualcos'altro, quando mi sento sollevare.

È Dragan, mi sorride con così tanto calore che sembra incendiare tutto intorno.

Mi ha sollevato con una mano dietro la schiena e una sotto le gambe, poi ha fatto una specie di giro su se stesso per lo slancio.

E mi ha baciato. Con tutte le forze.

Ho ricambiato, ho visto che ha chiuso completamente gli occhi, per la prima volta, e ho sentito una gioia feroce.

Oltre al nostro solito sapore c'è anche l'odore ferroso del sangue, che mi cola dai capelli, ma non importa.

Ci stacchiamo, abbiamo le labbra un po' insanguinate, è calato un silenzio tombale nel cortile.

Dragan mi mette giù.

E intreccia una mano alla mia, sotto lo sguardo di tutti.

Fa un sorriso strafottente e scrolla le spalle. «Beh? Cosa cazzo avete da guardare?»

I detenuti sono rimasti tutti a bocca aperta, gli occhi sbarrati.

Probabilmente ho un'aria omicida con il sangue che cola dai capelli, e fissano tutti le nostre mani intrecciate.

E ho capito che siamo diventati amanti ufficiali.

Mi sono sentito fierissimo, e ho stretto Dragan ancora di più.

«Siamo fottuti» mormora un agente, fissandoci.

Non è schifo quello che ha negli occhi: è paura.

«Siamo tutti fottuti» ripete un altro, e scuote convulsamente la testa.

I detenuti si aprono tutti per farci passare quando Dragan ed io andiamo verso gli agenti, in realtà è lui che ci va, non so che cosa abbia in mente.

«Prendetegli dei vestiti nuovi, cosa preferisci?» sbotta Dragan, di colpo.

Quasi inciampo. «Perché?»

Mi fissa un po' esasperato.

«Non ti piacciono i vestiti? Cosa, vuoi stare nudo?»

Detto così suona davvero male, ma rinuncio a chiedere ancora.

Ci penso su, guardo l'outfit di Dragan anche se lo so già, va sempre in giro in canottiera nera se non fa troppo freddo, o maglie aderenti.

Faccio un sorriso sornione all'agente davanti e mi metto a elencare: «Una camicia nera, stretta, pantaloni abbinati aderenti»

Mi fermo un attimo per assaporare l'espressione dell'agente, poi continuo: «un pettine nuovo, grazie, con anche la parte in metallo per fare la riga, capito? E uno specchietto decente, quello in bagno non si vede un cazzo»

Dragan ridacchia.

L'agente sembra voler darmi una sberla, poi passa lo sguardo da me a Dragan, deglutisce e dice: «D'accordo»

Sento Dragan passarmi una mano intorno ai fianchi, ma senza stringere. Solo per starmi più vicino. Ed è bellissimo.

«Entro un paio di giorni, mi raccomando» aggiunge Dragan, con un sorriso orrendo.

Quello lo fissa con gli occhi sbarrati e annuisce.

Stiamo per andare via, quando mi ricordo di un'altra cosa.

«Portatemi anche una boccetta di Dior Sauvage» dichiaro, inclinando la testa.

«Quello no» sbotta l'agente, scandalizzato. Tolgo un attimo la mano da quella di Dragan e gli vado davanti.

L'agente indietreggia impercettibilmente.

«Cosa vuoi fare? Che cazzo, allontanati da me!» Balbetta, a disagio.

Gli lancio uno sguardo languido e gli sfioro il collo, poi gli alzo il mento con due dita.

«Davvero non vuoi farmi questo piacere?» Sussurro, le labbra socchiuse.

Quello deglutisce a fatica.

Inclino la testa per guardarlo di lato.

«Non farmi rimanere male, su, ti prego» dico ancora, sfiorandogli il petto con la mano aperta.

«Ok... Ok» farfuglia lui, lo sguardo un po' offuscato.

Gli sorrido il più seducente possibile e torno da Dragan, che mi fissa quasi ammirato.

«Cas... Sei peggio di quanto pensassi» dice, alle fine.

Gli sorrido glaciale e intreccio di nuovo la mano alla sua.

Poi attacco le labbra alle sue.

«Andiamo» mi limito a dire, e andiamo a camminare in cortile sotto gli sguardi terrorizzati dei detenuti e degli agenti.

E decido che se io sono Cas per lui, allora lui sarà Drag.

Tanto il suo nome e il titolo iniziano nello stesso modo.

«Andiamo a divertirci, Drag» gli bacio il collo e lui mi stringe a sé, sogghignando.

«Ben detto, Cas» mormora nei miei capelli, e sorride, compiaciuto.
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