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Cap 3 - 2^ notte: dormire dentro (C&C1)


di Raphs_0406
19.03.2026    |    447    |    0 9.3
"Uso le mie forze rimanenti per gemere per farlo contento, sono così finto che quasi mi vergogno, possibile che ci creda? Ormai sembro un metronomo..."
La seconda notte con Dragan ormai so già cosa mi aspetta, lo attendo rassegnato.

Mi limito a stare in piedi accanto al muro, e aspetto che venga da me.

Dragan ridacchia, seduto sul letto, a gambe larghe.

«Dormi in piedi, adesso?» Chiede, divertito.

Lo guardo senza speranze.

«Non vieni da me?» Mormoro, piano, e abbasso gli occhi.

«Cos'è questo tono depresso?»

Sta perdendo la pazienza, sento già che sta per incazzarsi.

Mi stacco di colpo dal muro e quasi gli corro incontro.

Mi fermo davanti a lui, senza sapere cosa fare, poi mi inginocchio d'istinto. Lo fisso con gli occhi sbarrati, sperando che vada bene.

Mi guarda con aria compiaciuta.

«Impaziente, eh?» Commenta, scostandomi i capelli dal viso.

Mi chiedo cosa vuole sentire, lo guardo con adorazione e gli passo una mano sul petto.

È davvero complicato leggere Dragan, non si capisce un cazzo di quello che pensa.

Sogghigna, poi si getta su di me.

Rimango senza fiato quando casco all'indietro, con lui sopra, e finisco tra le coperte per terra.

È pesante da morire, mi sembra di avere un masso sopra.

Mi scappa un urlo di dolore quando sbatto contro il pavimento, anche se c'è la copertina sottile.

Dragan mi fissa da sopra, divertito, mi blocca a terra con il peso, e muove il bacino contro il mio.
Mi sta quasi scopando da vestito.

Ho già capito quanto sia perverso, mi domando se vuole che mi metta a gemere, e già lo vedo con una mano sotto la mia maglia.

«Cas, non ti piace?» Insiste, quel sorriso orrendo in faccia.

«No, no» sono così terrorizzato che lo stringo a me e lo bacio, chiudo gli occhi per non guardarlo, non so anche lui l'ha fatto o li ha tenuti aperti, ma non mi importa.

Lui spinge così tanto la lingua che mi arriva quasi in gola, riesco a fatica a sostenere il bacio. Si stacca con uno schiocco soddisfatto.

«Quand'è che hai iniziato a battere?» Mi fa, improvvisamente.

Sono così sorpreso che non mi accorgo che mi sta spogliando.

«Perché?» Mi azzardo, lo vedo cambiare espressione di colpo e mi molla uno schiaffo.

«Avevo quasi quindici anni» balbetto subito.

Dragan si lecca le labbra, mi tocca il corpo con le mani seguendo i pettorali.

«Così piccolo, eh?» Ride, piano.

Stringo i denti, abbasso lo sguardo.

Dragan si alza un attimo sulle ginocchia, si toglie la maglia e mi si butta addosso di nuovo.

Il contatto pelle contro pelle lo sta eccitando tantissimo, mi guarda come se volesse mangiarmi.

Lo fisso con gli occhi sbarrati.

Sento la pressione sul bacino anche se ha ancora i pantaloni della tuta.

Cerco di convincermi che alla fine non è neanche troppo drammatico,

Cristo, ha diciott'anni, direi, siamo entrambi due ragazzi. Con un rapporto un po' perverso, certo, ma due ragazzi.

Dragan interrompe tutti i miei pensieri tirandomi giù i pantaloni.

«Guarda me» mi sibila. «Non guardare nel vuoto»

Mi metto a guardarlo, come vuole lui, rassegnato.

«Non essere depresso, cazzo» borbotta ancora, prendendomi il mento.

Allora mi sforzo di sorridere, anche se sto per crollare dalla stanchezza.

È un po' più contento.

Sono così stanco, quella posizione non è neanche troppo male, con Dragan sopra caldo, che sto quasi per addormentarmi.

E mi becco di nuovo una sberla.

«Cosa devo fare? Devo pagarti?» Sbotta lui, il volto a pochi centimetri dal mio.

Si sta incazzando, gemo per il dolore quando mi preme con il ginocchio sull'inguine.

«Scusa... Vuoi che faccio...» Parlo a fatica. «Qualcosa con... la bocca?»

Prego che accetti, se lo lubrifico all'inizio magari non muoio dopo.

Fa una smorfia compiaciuta, e ringrazio il cielo che almeno stasera non improvvisa a caso.

«Sicuro che lo vuoi, hmm?» Sussurra, sorridendo. «Sicuro che vuoi il mio e non quello di un altro? Ti stavi divertendo molto stamattina»

Arrossisco tutto. «Ti ho detto che mi ha obbligato...» E mi prende per i capelli.

«Colpa mia» concludo a fatica. «Non lo farò più, Ok?»

Sorride compiaciuto, e mi tira su a quattro zampe.

Quasi casco con la testa sui suoi pantaloni.

«Voglio te» balbetto, arrossendo tutto, sperando che gli vada bene, e comincio a slacciargli i pantaloni.

È già eccitato. Lo tocco un'attimo, cercando di sembrare entusiasta.

Dragan geme piano mentre mi metto al lavoro, è contento, almeno credo, e prego che continui ad essere così.

È quasi normale. E mi consolo che almeno siamo sulle coperte e non sul pavimento.

«Guarda me» ripete ancora, e mi preme sui capelli.

La pressione è così alta che perdo l'equilibrio, cado direttamente su di lui e quasi soffoco, mi guarda eccitato quando riesco finalmente riesco a staccarmi e tossisco.

«Cosa, non ti piace?» Ridacchia.

Lo guardo rassegnato e gli sorrido, mi puntello meglio, appoggio i gomiti per sicurezza sul pavimento e ricomincio.

Mi dico in un momento folle che magari riesco a farlo venire solo così, e mi impegno al massimo, ma Dragan se ne accorge, e sogghigna.

Si stacca di colpo e mi dà uno schiaffo compiaciuto.
Ormai ne ho beccati così tanti che non gemo neanche.

«Non fare il birichino, Cas» si sfila completamente i pantaloni.

Mi gira per i fianchi, rimane per un attimo quasi abbracciato a me.

Stringo le coperte e cerco di rilassarmi, se mi stringo è peggio, sento la pressione, scivola, ma senza entrare, e sento Dragan ridacchiare.

«Che?» Sono così spiazzato che quasi mi spingo io verso di lui.

Dragan ridacchia, poi passa un braccio tra mie gambe.

E mi sento sollevato di peso, quasi urlo per lo spavento.

Dragan mi sta tenendo in aria a una decina di centimetri dal pavimento e ridacchia, divertito all'inverosimile.

E mi cala di peso sul suo inguine.

Vado a fuoco all'istante, mi sento aprire in due.

E mi accascio in avanti, gemendo per il dolore, quasi quasi vorrei sdraiarmi sul pavimento, e non ci riesco perché mi blocca con le braccia davanti al mio petto.

Dragan muove un attimo il bacino per entrare del tutto.

In pratica mi ha impalato su di lui.

Sospira, è completamente dentro di me, la posizione è così imbarazzante, così intima che sto per mettermi a vomitare.

Arrossisco fino al collo.

Mi immobilizzo del tutto, e neanche Dragan si muove.

Giro la testa a fatica e lo guardo senza capire.

Alza un sopracciglio, divertito.

E mi bacia. Con forza. Alla fine si stacca leccandosi le labbra, e ancora siamo fermi.

Mi chiedo se vuole che faccia io la parte attiva, rimaniamo a guardarci ancora un attimo.

Provo a sollevarmi un po', invano, e ricado ancora più in profondità su di lui. Mi scappa un gemito.

Dragan si mette a ridere, evidentemente ho fatto una smorfia incredibile.

«Dragan?» cedo, infine. «Che facciamo?»

Si limita a ridacchiare, muove piano il bacino sotto di me, penso che forse voglia una versione profonda ma soft, e quasi sorrido.

Con una spinta violenta che mi coglie alla sprovvista mi butta in avanti, io che sto ancora sorridendo, e mi ritrovo di colpo a quattro zampe,

Dragan ride, scuotendo la testa.

«Cristo, eri così carino seduto su di me, Cas» commenta, sogghignando. «Quasi quasi passavo la notte in quel modo»

Non faccio in tempo a rispondere che parte sul serio, quasi casco di faccia tra le coperte, mentre mi afferra il collo da dietro, cambiando di colpo angolazione.

Geme dal piacere quando entra del tutto, stringo le coperte per non gridare, ma almeno è abbastanza lubrificato.

«Com'è?» Mi bisbiglia, continuando ad affondare. «Sei ancora strettino, eh? E dire che batti da tre anni»

Non capisco se è un complimento o un insulto, mi limito a stringere i denti.

Sento le sue unghie piantarsi nella spalla, gemo per il dolore.

Ridacchia soddisfatto. «Non fare il depresso, su. Troppo silenzioso stanotte, cosa, hai paura che ti sentano?»

Appena capisco cosa vuole mi sento bruciare dall'imbarazzo, ma inizio a gemere, piano.

Sento che sbuffa soddisfatto e inarca la schiena sopra di me.

Sbatte con forza, un po' più lento adesso, esce quasi del tutto e poi mi sfonda di colpo.

Mi piego sui gomiti, senza forze. Sembra che stia facendo ginnastica su di me.

Uso le mie forze rimanenti per gemere per farlo contento, sono così finto che quasi mi vergogno, possibile che ci creda? Ormai sembro un metronomo.

Eppure lo sento ridacchiare e ansimare per lo sforzo, mi tocca il corpo, tutto eccitato.

E mi dico che se gli piace chissenefrega.

Mi metto a sospirare quando mi manca il fiato.

Dragan affonda ancora un po', si stacca con gli occhi lucidi di voglia e mi butta supino.

Si siede davanti, mi afferra una gamba e mi prende ancora.

In questa posizione non affonda del tutto, ma mi ritrovo a guardarlo in faccia ed è complicato dover sorridere.

Gemo un po' più forte, e cerco di sprecare meno energia possibile.

Mi chiedo distrattamente quanto tempo sia passato, e perché diavolo non finisca più.

Dragan si ferma, si distende sopra di me e mi bacia in bocca, si tocca un attimo.

Ricambio senza forze e lo accarezzo un po' sulla schiena.

Mi gira a pancia in giù, sono completamente disteso e rassegnato quando affonda con un gemito compiaciuto.

Stanotte ha molta più fantasia di ieri, devo ammettere.

«Ti piace?» Mi chiede vicino all'orecchio, tremante di eccitazione.

«Meraviglioso» rispondo, poi continuo a gemere come un metronomo.

È soddisfatto, si appoggia completamente su di me, mi sembra di avere una coperta pesante più di ottanta chili sul corpo, e si limita a muovere il bacino.

Mi sono quasi addormentato per davvero: il ritmo è diventato quasi rilassante.

Forse la guardia aveva poi ragione, quelli come me si abituano in fretta a ogni tipo di cliente.

Poi mi sveglio di colpo quando Dragan si inarca tutto su di me, mi tira su con un colpo secco e mi afferra per i fianchi.

Sbatte con tutte le sue forze contro le mie cosce, sento un dolore provenire da giù e abbasso la testa con i denti stretti, poi caccio un urlo metà vero metà finto.

Dragan geme, con la mano spinge, si pianta completamente dentro, e sussulta.

Mi sento bollire da dentro, e arrossisco per la vergogna.

«Bella cavalcata» Dragan schiocca la lingua.

E non esce.

Aspetto con pazienza, si sta ancora contraendo, lo sento purtroppo fin troppo bene.

E continua a non uscire.

Cerco di muovermi, e mi afferra per le braccia.

«Dragan?» Mi scappa d'istinto: che cazzo vuole ancora?

Lo sento ridacchiare, poi mi preme sulla schiena.

Mi abbasso fino a sdraiarmi sulle coperte, lui sempre piantato dentro.

Aspetto che esca, invano. Vorrei dirgli di andarsene ma ho paura.

«Vuoi fare qualcos'altro?» Mi ritrovo a chiedere, esausto.

Dragan ridacchia, mi si spalma addosso, le braccia che mi circondano. Sempre dentro.

E lo sento rilassarsi.

Con terrore capisco dove vuole arrivare.

Cerco di divincolarmi, di scrollarlo da me, se ne accorge e sogghigna, e mi stringe ancora di più.

Poi proietta tutto il peso su di me, attacca ancora di più il bacino contro il mio.

«Dormiamo? Così?» Chiedo, Sono disperato.

Dragan si limita a ridere, poi mi bacia i capelli. Mi sfiora le orecchie con le labbra, quasi me le lecca, ma non ci faccio caso.

Penso solo alla presenza dentro di me, e mi sento morire. Come diavolo farò a dormire in questo modo?

«Vuoi fare un altro giro?» Cedo, disperato, tutto, basta che si tolga.

«Tranquillo, Cas, dormi» finalmente parla, ed è divertito.

Mi viene da piangere, forse ho pianto, un pochino.

«Preferisci la compagnia degli altri?» Mi sussurra, dopo un po'.

«No» mormoro, esausto. E mi arrendo.

Cerco di concentrarmi sulle coperte sotto di me e chiudo gli occhi, sconfitto.

Dragan si accorge che mi sono rilassato e ridacchia.

Alla fine in un modo o nell'altro mi sono addormentato.
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