Gay & Bisex
Cap 23 - «Io sono sempre quello sfondato»
22.03.2026 |
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"» Faccio io, inarcandomi con il bacino mentre il cervello va in tilt per la vergogna, Cristo Dio, mi sentono tutti, è l'ora di sveglia, questa..."
La mattina dopo ci svegliamo che siamo ancora avvinghiati, evidentemente ieri notte è stato stancante persino per Drag, perché per una volta non ha fatto il giro delle due. È così bello dormire per sette ore di fila che quasi mi metto a gemere per la felicità.
«Buongiorno» lo bacio per svegliarlo.
Drag socchiude gli occhi, compiaciuto.
Mi strofino contro di lui e mugolo, mentre mi passa un braccio intorno al petto e mi stringe soddisfatto.
«Dormito bene, vedo» ridacchia, accarezzandomi in modo un po' invadente ma lascio perdere.
Drag mi gira a pancia in giù, si sdraia sopra di me e si rilassa tutto.
«Oggi ho fatto in modo che ci portino colazione in cella, e più abbondante» dichiara dopo un po', molto compiaciuto.
Che la rete di contatti di Drag si estenda un po' dappertutto non è una sorpresa, anche se non ho mai capito come diavolo sia riuscito a costruirla.
«Troppo bravo» mi giro, cercando la sua bocca, e lo premio con un bacio passionale.
Drag ridacchia, mi abbraccia il petto e affonda la testa nei miei capelli.
«Comunque ieri sera sembravi assatanato, ma serio. Non ho mai sentito nessuno urlare così, manco ti stessi accoltellando»
Divento bollente per l'imbarazzo.
«Ma senti? Volevo venire, Dio santo, mi stuzzicavi così e mi lasciavi in sospeso»
Poi lo provoco: «E io gemo quanto mi pare, o no?»
Drag si mette a ridere e mi dà una sberla sulle natiche. «Proprio un cazzo di marchettaro, Cas»
Si mette a cavalcioni sulla mia schiena e mi fa una specie di massaggio niente male.
Gemo dal piacere: «Si, Drag, continua lì che è teso...»
Lui ride sotto i baffi e mi massaggia le spalle. «Tu gemi un sacco, comunque. Si vede che lo fai spesso e volentieri»
Mi blocco un attimo, poi mi accascio, arreso. «Ma rovinare i momenti ti fa godere?»
«Ma guarda che è vero!» Protesta. «Tu gemi quando ti tocco, ti sfondo, ti apro o ti massaggio, oppure stai anche solo sdraiato, l'unico momento in cui stai zitto è quando ce l'hai in bocca che me lo devi succhiare»
Mi contorco tutto per la raffinatezza di Dragan.
«Riflessi professionali» sbotto, un po' punto.
Drag ridacchia e mi distende un muscolo dolorante, e mi ritrovo a gemere estasiato, arrossendo violentemente.
«Tu sei fatto per essere sfondato, Cas, inutile negarlo» mi fa Drag, compiaciuto. «Ti viene naturale gemere e contorcerti»
Appoggio il mento sul cuscino, esasperato. «Drag, mi sfondi tu, va bene? Sfondami come ti pare, io faccio quello che geme, d'accordo?»
Drag si agita ridacchiando, mi struscia sul solco, o ha un'erezione mattutina o si è eccitato da solo, come sempre, in pratica.
«Drag... Mi sembra che non ci sia abbastanza tempo» provo a fermarlo, sento che mi sta baciando con trasporto l'entrata e faccio un gemito di esasperazione.
«Non c'è bisogno di leccarmi lì...» Invano, e mi ritrovo a inarcarmi per cercare la sua bocca con il bacino. «Va bene, fai pure»
«Adoro il tuo buco» ridacchia, ci mette ancora più impegno, me lo sta quasi mangiando.
Tremo tutto per lo stimolo, sono ormai eccitato anch'io mio malgrado, e gemo sia per le sensazioni sia per l'esasperazione.
Sento Drag scendere ancora con la bocca e va sulla base dell'inguine, mi guarda compiaciuto quando tremo tutto, poi sale con la lingua.
«Perché lo prendi in bocca ma non mi lasci fare l'attivo vero una volta?» Chiedo, a fatica.
Drag si stacca un attimo e ridacchia.
«Cas, cos'è tutta questa intraprendenza? Vorresti scopare tu me?»
Mi infila di colpo due dita dentro, sogghignando. «Sii verosimile, su»
Mi accascio, arreso, sento che mi esplora con soddisfazione.
«Sono sempre quello sfondato» sbotto.
«Ed è giusto così» ribatte serafico. «Io non ho nessun buco e non l'avrò mai»
Gemo per l'improvvisa poeticità di Drag. «Te lo posso aprire, il buco. Sono maschio non così per dire, il cazzo ce l'ho anch'io, sai?»
Drag ridacchia, affonda in profondità le dita con un ringhio, non so neanche quante ne abbia infilate. Si sta divertendo tantissimo.
Poi si sistema meglio su di me e mi sfonda con soddisfazione.
«Cas, rassegnati e gemi pure, che ti piace» mi sussurra, mordicchiandomi il collo. «Hmm?»
Rotola su un fianco trascinandomi con lui e mi prende l'inguine.
«Cas, Cas, Cas...» Sospira, sbattendo.
«Stai diventando troppo birichino, ma serio, dovrò essere più duro con te»
Per farmi perdonare mi struscio tutto contro di lui, lo bacio sul collo, sento che le vene pulsano. Poi spalanco gli occhi e lo fisso con il finto broncio.
«Voglio essere sfondato da te» dichiaro, gemendo più forte, e mi spingo verso di lui.
Drag si mette a ridere compiaciuto, mi stringe più forte. «Cristo, Cas, ma davvero, sei proprio un marchettaro del cazzo. Ti adoro»
Ansima e sbatte compiaciuto, poi commenta: «Se avessi l'attrezzatura sbagliata ti avrei già messo con un bebè, con tutto quello che ti ho scaricato dentro»
Gemo per esasperazione. «Ma che cazzo di discorsi fai?»
Ma proprio perverso, ma dio santissimo.
Ridacchia e accelera con la mano, compiaciuto al limite quando tremo e mi metto a gemere senza controllo.
«La colazione... Ah, scusate»
Mi strozzo a metà di un gemito e arrossisco violentemente, ma non è che possa farci granché, visto che Drag è completamente piantato dentro, e non ha nessuna intenzione di andarsene.
«Ripasso dopo» dalla voce l'agente sembra prossimo allo svenimento, chissà perché.
Una volta o l'altra ci hanno beccati impegnati in po' tutti, non è assolutamente una sorpresa vederci così. Purtroppo.
«Ricordati le ciambelle» fa Drag, senza nemmeno fermarsi. «Le voglio calde»
Alcuni suoni metallici, un'imprecazione, altri rumori, come se non riuscisse ad aprire la porta.
«Stai concentrato, Cas» sbotta Drag, vedendomi contorcere per cercare di dare una sbirciatina, impresa quasi impossibile con Drag addosso da dietro.
Quasi mi viene il torcicollo ma alla fine vado con la coda dell'occhio un giovane con i capelli ricci, così rosso in faccia che sembra che stia per fumare dalle orecchie.
Lotta contro la serratura della cella che evidentemente si è inceppata.
Ci credo che sia quasi in iperventilazione, forse è nuovo, non l'avevo mai visto. Avrà venticinque anni?
E vengo sbattuto contro il pavimento da un Drag leggermente seccato.
«Oh, ma che cazzo guardi lui?» Ringhia, sfondandomi di traverso con tutte le forze.
«Cristo, vacci piano, ti prego...»
È imbarazzante da morire questa posizione, visto che in pratica sto guardando in faccia il giovane agente, che sta ancora scuotendo la porta, senza grandi risultati.
«Ma porca troia, proprio a me?» Impreca quello lì, socchiudendo gli occhi per non guardarci.
Gli faccio un sorriso imbarazzato di scuse, cercando di non ridere.
Ha ancora in mano il vassoio con sopra delle ciambelle e due tazze di qualcosa di indefinito, cioccolata, forse.
Torno di scatto con lo sguardo su Drag quando mi molla una sberla per avere la mia attenzione.
«Cos'è, vuoi fare fare seriamente doppio?» Sibila lui, mi solleva una gamba sulla spalla e affonda al massimo, poi mi afferra le spalle, tirandomi verso di sé.
«Posso chiedergli di partecipare»
«No, no, va benissimo così» ho gli occhi sbarrati, ci sta mettendo così tanta forza che sento ogni centimetro di lui trapassarmi, ma letteralmente.
«Piano, Drag, sono le sette di mattina... Per favore, non ho ancora mangiato...» Mi mordicchio le labbra e cerco di fargli gli occhioni da cerbiatto. «Drag, ti prego»
«Guarda me» sbotta ancora, rallentando un po'. «Guarda me, sono io che ti sto sfondando»
Al giovane agente è suonato il ricevitore.
A me scappa un gemito quando Drag prende l'angolazione giusta, arrossisco violentemente, Dio santissimo, quello lì è ancora chiuso dentro che sente tutto.
«Drag, ti prego, possiamo aspettare un attimo?» Supplico, sapendo benissimo che Drag si prenderebbe a sberle da solo piuttosto che fermarsi.
«Cosa c'è, ti vergogni?» Infatti sogghigna e fa dai movimenti circolatori contro di me, Cristo Dio, vorrei uccidermi da solo per la vergogna quando mi ritrovo a gemere nonostante avessi conficcato le dita nella coperta.
«Flavio, dove cazzo ti sei cacciato?» Impreca qualcuno dal ricevitore del giovane, a cui battono i denti quando risponde a fatica: «Nella prima cella... Quella a destra, si, sezione B»
«Drag, ti prego...» Ovviamente niente.
Quando Drag si mette a stimolarmi anche davanti decido di arrendermi, a fanculo l'agente lì, che si goda un porno in diretta.
«Che marchettaro del cazzo» commenta Drag, ridacchiando, quando capisce che non provo più a resistere.
«SEZIONE B?»
Sono così in balia di Drag e dei suoi colpi che ormai sento la conversazione al ricevitore a pezzi.
«MA SEI NELLA CELLA DEL DUO FAMIGERATO?»
«Eh?» Il giovane fa una smorfia. «La cella di chi?»
«Flavio, che cazzo ci fai lì dentro?ESCI SUBITO DA LÌ!»
Chiunque sia dall'altro lato del ricevitore deve essere un paranoico della Madonna.
«No, è che tornando dall'archivio mi hanno chiesto se potevo portare un vassoio con delle ciambelle...» Flavio tenta ancora di giustificarsi, ci sbircia con la coda dell'occhio.
«IL DRAGO TI HA AGGREDITO?» Quell'altro urla, isterico. «Arrivo subito, tranquillo, Flavio! Tieni duro!»
«No, no, papà, è tutto ok, è che...» Arrossisce di brutto, cercando le parole. «Sono... Un po' impegnati, in questo momento, volevo solo dirti che si è inceppata...»
«Stanno scopando, immagino»
Sento un sospiro che butta fuori almeno due tonnellate di anidride carbonica e brucio dall'imbarazzo, ma Drag sembra ancora più esaltato.
«Si, digli che in questo momento il Drago sta sfondando Casanova e che ha bisogno di ciambelle calde per ricaricare le batterie» ansima Drag, uscendo un attimo e girandomi di scatto.
Quasi mi lusso il polso quando mi si butta addosso da dietro.
«Cristo, Drag, piano, cazzo...» Mi puntello contro la parete con disperazione.
Sembra quasi che voglia dimostrare al povero giovane di essere il dominante della coppia, come se non fosse già abbastanza evidente.
Quello fa una smorfia e fissa la porta di metallo, ma non può diventare sordo, e capisco perfettamente cosa si sente.
Strozzo un urlo quando Drag si china verso di me e mi mordicchia il collo, è così eccitato che per poco non mi porta via un pezzo di pelle.
«Cazzo, Drag, ma sii normale...»
«Sei buonissimo, Cas» fa lui, leccandosi le labbra.
Come diavolo faccia ad essere così a proprio agio con il giovane lì, alla porta, che tra poco muore per la vergogna, non lo saprò mai.
«Ma che cazzo di animale in calore, ma davvero» impreco, rassegnato, perfettamente conscio di come sto apparendo al giovane agente, ma poi mi dico che in fondo sono un marchettaro, quindi chissene.
«Flavio!» L'agente quasi sfonda la porta di metallo.
Sono così felice di essere con la faccia rivolta al muro che gemo per ringraziare Drag, almeno non devo vedere che espressione sta facendo.
«Papà, è tutto ok, non mi ha fatto niente» bisbiglia il giovane, barcollando fuori dalla cella.
«Otto! Ma è tuo figlio? Non sapevo avessi una donna» Drag è scoppiato a ridere, mi molla una sberla sul sedere e rallenta leggermente, ma solo perché sussulta tutto per le risa.
«Sta' zitto, Drago» sbotta quello lì, chiude la porta con così tanta forza che trema il pavimento.
«E le ciambelle calde?» Drag si lamenta, sbuffando. «Bah, almeno quelle di prima ce le ha lasciate»
Quasi mi scaraventa al muro con l'ultima spinta, mi dà ancora uno schiaffo compiaciuto sul culo e finisce con un gemito, molto soddisfatto.
«Che bel modo di iniziare la giornata» commenta, tirandomi dietro di peso e buttandomi sulla coperta. «Su, Cas, vieni per me»
«Chissà perché non sono rimasto a dormire fino a sera» gemo esasperato, quando mi prende l'inguine e inizia a muoversi, tutto fiero.
«Sono bravo o no, a scopare?» Mi afferra il mento con due dita e mi fissa con gli occhi che brillano.
«Io vorrei dormire a quest'ora, non scopare...» Faccio io, inarcandomi con il bacino mentre il cervello va in tilt per la vergogna, Cristo Dio, mi sentono tutti, è l'ora di sveglia, questa.
Che io lo voglia o no, mi attraversa la scarica finale e rimango lì, boccheggiante, mentre un Drag soddisfattissimo prende un fazzoletto e si mette a pulire con noncuranza.
«Toh» mi ficca in bocca una ciambella, senza preavviso.
«Ma Dio santissimo, dammi una pausa...»
Drag che decide il ritmo ogni dannato giorno mi ucciderà, prima o poi.
Prende il vassoio con le ciambelle, guarda un attimo le due tazze e ne svuota una in un solo sorso, e mi fissa compiaciuto, asciugandosi una goccia colata sul mento con la mano.
«Cos'è, lo spettacolino privato per me?» Commento, esasperato. «Guarda che puoi berlo anche un sorso alla volta, come la gente normale»
E mi ritrovo due ciambelle in bocca. Prima o poi soffocherò, ma davvero.
«Usa quella tua bocca anche per mangiare, Cas, non fare il birichino»
Mi trascina in mezzo alle sue gambe e mi chiude soddisfatto tra le braccia.
«Non è che possiamo rivestirci e poi mangiare vestiti come le persone normali?» Tento, senza speranza.
Drag ridacchia e mi stringe di più.
«Se ti viene voglia di un dessert da me sono già pronto»
«Ma queste battute di merda a colazione, cazzo, Drag» impreco, poi mi arrendo, quando affonda la testa nei miei capelli e mi bacia il collo, ridacchiando compiaciuto alla vista del suo morso di prima.
«Mangia, Cas, la tua bocca non serve solo a succhiarmelo»
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