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Cap 5-«Sei ancora solo un marchettaro?»(C&C1)
19.03.2026 |
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"» Piango, senza forze, nient'altro in mente che quel dolore lacerante tra le cosce, e il ragazzo aumenta ancora di più il ritmo..."
Da quella mattina in cui Dragan mi ha regalato il pettine devo ammettere che pure lui ha esaurito momentaneamente le stranezze, si limita a ripeterle ogni tanto. È evidente che sono le fantasie perverse che ha covato per un anno intero prima che arrivi io.
Ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono detto che è mi è andato meglio di quanto pensassi, alla fine due notti scioccanti non sono neanche troppi.
Adesso è diventato leggermente più normale a letto, anche se si diverte a svegliarsi alle due e a fare un secondo giro, così tanto che ormai ho imparato a dormire a pezzi e mi sveglio puntualmente pure io.
Che mi venga in bocca è gestibile, mi sono arreso e ho deciso che con lui va bene, anche perché non lo fa tutti i giorni.
Invece che è perverso è la cosa più complicata di tutte, e devo dire che a volte mi viene ancora in mente di spaccarmi la testa sui muri.
Ma almeno non dorme più piantato dentro di me, evidentemente perché sta iniziando a fare caldo e ha bisogno di un po' di spazio di ventilazione.
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È metà aprile quando ci siamo ritrovati davanti a questo ragazzo messo all'angolo.
«Mi hai mancato di rispetto» esordisce Dragan, con tranquillità glaciale.
Quello lo guarda senza capire, un po' spaventato. O forse molto spaventato, non lo so.
Si limita a fissare Dragan con un sorriso di circostanza.
«Mi dispiace, Drago» mormora piano, cercando una via di fuga che non c'è.
«Oh, no, Jack, pensavi di cavartela così facilmente?» Ridacchia lui, gli occhi che brillano.
Non è strano che vada in giro a picchiare la gente un po' a caso, un po' per controllo. Lo fa tutti i giorni.
Io sono lì di fianco a lui come sempre, a fare da supporto morale.
Dragan ha fatto quel suo sorriso orrendo da predatore e si è avvicinato di un passo.
«Drago, non avevo intenzione di fare chissà che cosa solo chiamandomi 'il Capitano', lo giuro» insiste il ragazzo, ora pallidissimo. «L'ho fatto solo perché mi faccio chiamare Jack Sparrow, hai presente, no? Nient'altro, il capitano in questo senso»
Guarda Dragan, poi guarda me, supplicante.
Lo guardo di rimando con impotenza, non è che possa fare granché.
Quel ragazzo sembra leggermente più piccolo di me, mi dispiace per lui come mi è dispiaciuto per tutti quelli che Dragan ha picchiato finora, ma non posso fare altro che guardare.
D'altronde Dragan picchia la gente di quattordici anni pure, questo qui almeno sembra sui sedici anni, quindi mi consolo che almeno avrebbe una possibilità di reagire.
Dragan lo sta squadrando sorridendo, e quello ha l'aria di farsela addosso.
Lo sta fissando con gli occhi azzurri così sbarrati che mi chiedo se posso voltarmi.
«Su, fallo tu» dice improvvisamente Dragan, voltandosi verso di me.
«Eh?» Penso di aver sentito male. «Io?»
«Fagli pentire di averlo fatto»
Dragan si scrolla le spalle con la massima tranquillità.
Ancora non ho capito del tutto.
«Cosa... Cosa vuoi che io faccia di preciso?»
Dragan sta per rispondere, poi scatta di colpo e inchioda al muro il ragazzo che ha provato nel frattempo a scivolare via.
«Jack, Jack, così non va» dice Dragan, scuote la testa, poi si gira verso di me. «Fagli quello che ti pare, non ti preoccupare, non ti accuserà nessuno, Cas»
Mi fa un sorriso così sincero che mi viene la nausea.
«Cosa, devo picchiarlo?» Balbetto, in ansia di colpo.
«Ma certo» Dragan mi guarda come se fossi impazzito.
«Non puoi farlo tu?»
Sto per farmela sotto pure io.
«Dragan, ma ti rendi conto che io per lavoro dovevo dare piacere?
Non riesco a mettermi lì a picchiare la gente così, è contro la mia natura»
La motivazione mi fa così schifo che vorrei non averla detta, ma almeno spero che nella logica perversa di Dragan abbia un senso.
«Non fare il marchettaro adesso, Cas!» Infatti Dragan si è bevuto tutto, ed è leggermente incazzato, purtroppo.
«Dagli una sberla, almeno, non dirmi che sai solo prenderlo in bocca e nel culo!»
Il ragazzo sta quasi per mettersi a ridere anche se è terrorizzato, mentre io arrossisco fino alle orecchie per la vergogna.
L'ha in pratica urlato ai quattro venti, e ora mi fissa, compiaciuto.
«Su, Cas, dimostra il contrario» borbotta Dragan, fissandomi.
Stringo i denti, vado davanti a quel ragazzo mentre Dragan si sposta per farmi spazio.
Per un attimo alzo la mano, cercando di non tremare, ma quel ragazzo mi guarda negli occhi.
E rimaniamo a guardarci.
E non ce la faccio, Cristo.
Mi ritiro di scatto e mi arrendo.
«Scusa, Dragan, lo ammetto, va bene? Sono solo un marchettaro, non ci riesco»
Dragan ringhia per il disappunto, ma non mi dice niente.
Un attimo prima mi stava guardando con rabbia, un attimo dopo sento il ragazzo urlare e crollare contro il muro, e Dragan tornare compiaciuto con le nocche sanguinanti.
Mi scappa un gemito quando vedo che Dragan gli ha rotto il naso, credo.
«Cazzo, non fare il sensibile, Cas» sbotta Dragan, quando vede la mia espressione.
Mi afferra per un braccio e mi trascina via da lì, imprecando.
«Scusa, scusa...» Mi limito a mormorare, un po' scioccato.
Finora Dragan non ha ancora mandato nessuno all'ospedale, invece questo Jack ci andrà sicuramente.
Ma non ce la faccio a picchiarlo.
Non ci riesco e basta.
Forse ha ragione, penso, rassegnato, in fondo so solo farmi usare.
Non sopravviverei neanche un giorno senza di lui.
Dragan mi guarda incazzato e sprofonda nel mutismo per il resto della giornata, mentre io cerco invano di farlo contento.
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È sera, siamo appena tornati in cella da poco, io sono lì che aspetto che Dragan inizi a spogliarsi o robe del genere, ma questo si limita a guardarmi in modo strano.
«Dragan?» Mi ritrovo a chiederlo io. «Non hai voglia?»
Mi odio da solo per chiederlo, ma mi sta facendo paura con quello sguardo.
Dragan ridacchia piano. «Oh, non ti preoccupare, hai detto che sei solo un marchettaro, no?»
Ho un brutto presentimento.
«Cosa intendi?»
Dragan si scrolla le spalle con noncuranza.
«Niente di particolare, dammi solo una mano»
Non ho capito una sola parola di quello che ha detto, ma prima che io possa chiedere chiarimenti la cella si apre.
Guardo stupefatto l'agente che entra, non lo fanno mai se non di mattina, poi vedo che c'è un'altro ragazzo sui vent'anni con lui.
Ed entra pure quello.
L'agente mi fissa con pena, poi ci chiude dentro tutti e tre.
«Ma... Che...» Ho iniziato a sudare freddo senza nemmeno accorgermene.
Il ragazzo nuovo mi fissa con gli occhi affamati, mi scruta centimetro per centimetro, poi allunga un sacchetto a Dragan che annuisce compiaciuto.
Saranno un po' di droghe, so che Dragan si sballa leggermente un po', come tutti qui dentro, non esagera mai ma qualche canna la fa, solo che non è quello il punto.
Dragan controlla un attimo il contenuto, fa un cenno con il mento e dice, calmo: «Perfetto, prenditi pure il pagamento» e mi fissa.
Mi fissano entrambi.
E ho capito.
«Dragan, ma starai scherzando, vero?» Inizio a indietreggiare impercettibilmente, mentre il ragazzo mi viene incontro, sorridendo affamato.
«Dragan, ti prego!» Gli grido ancora, terrorizzato.
Questo qui ha tutta l'aria di quei clienti così violenti che non accettavo neanche se mi pagavano mille euro.
«Dragan, ti prego, ti faccio tutto quello che vuoi, no, no!»
E mi ritrovo contro il muro, il ragazzo che mi sorride predatorio, una mano sotto la maglia che mi palpa con foga.
Lo fisso con gli occhi sbarrati, mentre si toglie la maglia.
«Dragan, ti prego, no!» Grido ancora, sto per mettermi a piangere, guardo Dragan con disperazione, e lo vedo tirare fuori una canna e accenderla con calma.
Mi fa spallucce, poi si volta.
E quel voltarsi mi spacca tutte le speranze.
«Dragan!»
Il ragazzo mi sbatte contro il muro, compiaciuto, e mi spoglia con così tanta fretta che sento i tessuti lacerarsi.
«Tranquillo, va tutto bene, ok?» Cerco di calmarlo, sono terrorizzato.
«Cosa vuoi che faccia? Basta che me lo dici, va bene?»
Quello sogghigna, scuotendo la testa. «Casanova, sei davvero divertente»
Finisce di svestirsi pure lui, mi tocca in modo più esplicito.
Cerco di stare fermo, mi dico che è solo un cliente, è davvero un cliente, stavolta. Non è nemmeno Dragan.
«Come ti piace?» Gli sorrido, cerco di essere più seducente possibile.
Mi scappa un urlo quando mi dà una sberla violenta che mi sbatte contro il muro di nuovo, poi mi fa cadere sulle ginocchia davanti a lui.
Ride, divertito, e mi schiaccia contro il suo inguine così forte che mi vengono in conati.
«Chris, non rovinarlo troppo, però» finalmente Dragan parla, si è voltato leggermente e ci fissa senza espressione.
Lo guardo disperato, spero che gli venga un attacco di gelosia e mi prenda lui, basta che cacci via sto qui.
Invece si limita a fumare quando questo annuisce: «Certo, Drago, ma non ti preoccupare che non lo rompo»
Mi afferra la testa e si mette a spingere, non reggo il ritmo, sto per soffocare.
Lo fisso dal basso, disperato, mi aggrappo alle sue gambe con tutte le forze per puntellarmi.
Quello ride come un matto, e dopo minuti interminabile finalmente mi stacca.
Boccheggio, senza fiato. «Ti prego... Non c'è bisogno di fare così, non è bello né per te né per me, d'accordo?»
Cerco inutilmente di calmarlo.
Il ragazzo si limita a squadrarmi da capo ai piedi, poi mi afferra i fianchi e mi trascina verso le coperte, se Dragan non avesse sbottato un «no, lì no. Lì me lo scopo io»
L'ho guardato come se fosse impazzito, ma è serissimo.
Il ragazzo ha sbuffato, e mi ha gettato sul pavimento direttamente.
«No, no, ti prego!» Supplico invano, il cemento sporco sotto di me, di nuovo.
Ride, mi stringe i fianchi così forte che sento lo stomaco contrarsi, mi scappa un gemito di dolore e quasi crollo sul pavimento.
«Per favore, ti farò godere!»
Il ragazzo è scoppiato a ridere e mi sfonda con un colpo così secco che caccio un urlo e scoppio a piangere.
Neanche Dragan è così, o forse è che il mio corpo su è abituato a lui.
«Vai piano, ti prego...» Singhiozzo mentre mi sento lacerare in due, il ragazzo mi afferra i fianchi e sbatte con così forza che mi accascio sui gomiti per il dolore, gemendo.
«Piano...»
È inutile. Completamente.
Il ragazzo sta godendo un mondo, lo sento ansimare per il piacere, mi ficca le unghie nella carne per trattenermi.
Mi fa così male dal basso che non sento nemmeno le unghie.
Urlo ancora quando si alza leggermente e si piega sulla mia schiena, mi afferra il collo con entrambe le mani, stringe, vedo i puntini neri davanti agli occhi, inarca il bacino ed mi sfonda fino in fondo con un gemito.
«Dragan... Ti prego...» Balbetto, senza fiato. Niente risposta.
«Non stringere... Così...» Mi rivolgo al ragazzo singhiozzando per il dolore. «Non... Respiro...»
Quello ridacchia, mi dà una sberla e si china verso la mia faccia, senza fermarsi.
«Sei proprio carino, Casanova» commenta, gli occhi lucidi di piacere.
Lo tira fuori tutto e mi sfonda fino in fondo con un gemito. «Davvero strettino, avevi ragione, Drago»
«Ti prego... Piano...» Piango, senza forze, nient'altro in mente che quel dolore lacerante tra le cosce, e il ragazzo aumenta ancora di più il ritmo.
Mi sta spaccando in due e Dragan non fa niente.
«Dragan... Mi sta per rompere!» Gli grido con disperazione.
Dragan si gira un attimo, osserva le mie lacrime e scrolla le spalle.
«Non ti preoccupare, sei solo un marchettaro, no? Fidati che non ti rompi» e si gira continuando a fumare.
Il ragazzo sogghigna, soddisfatto, mi dà uno schiaffo in faccia e mi afferra di nuovo il collo.
«Sei proprio buono da scopare, Casanova» mi sussurra, sorridendo.
Mi accascio sul cemento, a pezzi, e inizio a pregare.
Quello mi schiaccia completamente con il proprio peso e si scatena su di me, ormai sono così dolorante che non distinguo più il dolore dietro da quello delle sberle e dei graffi.
Poi lo sento tirarmi su, esce un attimo. Non capisco cosa voglia fare, cerco di voltarmi per guardare, non faccio in tempo.
Mi afferra per i fianchi e mi trascina di peso verso il suo inguine.
Urlo dal dolore quando mi impala secco, mi accascio in avanti, singhiozzando tutto, mentre quello ride.
«Cristo, proprio rumoroso, eh? E pensavo che esagerassero»
Mi pianta le unghie nella schiena con forza, mi afferra le natiche, sembra che voglia spaccarmi in due, poi schiocca la lingua e ricomincia a sbattere, ansimante.
Ormai ho la faccia completamente bagnata di lacrime, graffio inutilmente il pavimento, mi lascio sfondare senza neanche gemere.
Il dolore è così forte che non lo sento più, mi limito a piangere e a mordermi le labbra a sangue.
Sento che mi tira su ancora, a quattro zampe, si alza e mi preme violentemente sulle spalle, mi ritrovo a triangolo con la testa sul pavimento.
Lui ride soddisfatto e affonda con violenza.
Mi strappa completamente il fiato, è come se mi trapanasse in due.
Singhiozzo, senza forze, e prego che davvero non mi rompa.
Tutto questo per due canne? Valgo davvero così poco?
Alla fine lo sento gemere e tremare, si stacca e continua a gemere, sulla mia schiena.
Sono così fuori di me per il dolore che manco ci faccio caso.
«Dragan, proprio un bel colpo, Devo dire, cazzo» commenta il ragazzo, soddisfatto all'inverosimile.
Dragan sorride leggermente, gli fa un cenno distratto mentre quello si riveste.
Mi fanno male così tanto i muscoli che non riesco neanche a raggomitolarmi, mi limito a stare fermo, in lacrime, cercando di non peggiorare la situazione.
Alla fine quello se ne va, e rimaniamo di nuovo soli.
Cerco di mettermi a carponi, gemendo, a fatica riesco a trascinarmi in bagno.
Per poco non svengo dal dolore quando con un fazzoletto bagnato d'acqua cerco di ripulirmi, mi accascio contro il water, e abbraccio un attimo la tazza, singhiozzando.
In un modo o nell'altro riesco a sciaquarmi un pochino al lavandino, ma l'odore è ancora forte, non va via.
Ho bisogno di una doccia, e so benissimo che non potrò farla se non domani alle sei di sera.
Ho le braccia e le gambe piene di lividi e di unghiate, non oso neanche immaginare come sono messo nel resto del corpo. Anche i fianchi pieni di lividi, un graffio sta addirittura sanguinando.
Rinuncio a pulirmi, ho fatto ormai il massimo, e torno a carponi verso la mia brandina.
Dragan ha finito di fumare e mi guarda senza espressione.
Mi arrampico con un gemito sulla brandina che non ho mai avuto occasione di usare e mi raggomitolo nell'angolo del muro, tremando dal dolore, e continuo a singhiozzare senza controllo.
Mi schiaccio terrorizzato contro la parete quando Dragan mi viene incontro, lo fisso con disperazione.
Che voglia usarmi lui, adesso?
Muoio davvero, oggi.
Invece si siede sulla mia brandina e mi squadra, soffermandosi sui lividi.
«Scusa, Cas» dice tranquillo.
Lo guardo piangendo.
«Ma è necessario, capisci? Devo farti vedere le conseguenze del tuo atteggiamento di stamattina» continua, serafico.
Annuisco, terrorizzato.
«Quindi sei ancora solo un marchettaro di merda?» Sibila lui, prendendomi il mento. «Divertito a prendere nel culo quello lì, mentre io dovevo stare lì a guardarvi?»
«No, no» singhiozzo, disperato. «Sono quello che vuoi tu, d'accordo? Non faccio più solo il marchettaro, ti prego, colpa mia, ok? Non far più tornare quel ragazzo...»
Sogghigna, soddisfatto.
«Vediamo domani come va durante le ore d'aria» si limita a dire, e scende dalla brandina.
Va dall'altro lato della stanza e si fa una sega da solo, senza nemmeno guardarmi.
Evidentemente sono inguardabile persino per lui.
Poi si sdraia sulla sua branda e sbadiglia.
Rimango nell'angolo, a singhiozzare in silenzio, finché non crollo nel sonno ancora seduto.
Tutto, ma non questo. Manderei anche all'ospedale qualcuno.
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