Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > bdsm > Cap 2 - Senza Dragan=carne da macello (C&C1)
bdsm

Cap 2 - Senza Dragan=carne da macello (C&C1)


di Raphs_0406
17.03.2026    |    495    |    0 8.3
"Si accende la sigaretta, tira qualche boccata fissandomi, poi mi passa la brace sul petto di colpo..."
«Su, in piedi, subito!»
Qualcuno mi sta urlando contro, e impreca duramente.

Apro gli occhi a fatica e quasi balzo in piedi: ci sono degli agenti in cella e mi stanno fissando tutti.

È così devastante che mi viene da piangere.

«Non guardatemi, vi prego...» Cerco inutilmente di coprirmi in qualche modo, sento lo sporco di ieri sera tra le gambe che non cola più ormai, solo un appiccicoso indistinto, c'è lo sporco invece che mi è rimasto addosso per essere stato quasi sfregato sul pavimento e i lividi che mi punteggiano il corpo.

Qualche agente mi guarda con pena e distoglie lo sguardo, ma la maggior parte continua a fissarmi, alcuni con schifo, altri quasi divertiti.

Dragan invece si sta vestendo con tutta la calma del mondo, per poco non si mette a fischiettare.

Vado a carponi verso i miei vestiti e mi infilo dentro. Appena indosso le mutande sento sfregare dietro e crollo contro il muro con un gemito di dolore.

«Ci è andato duro il Drago» mormora qualcuno.

«Vedrai che si abitua, quelli come lui si abituano ad ogni cliente, stai tranquillo che mica si rompe»

Mi tiro su i pantaloni a fatica, mi appoggio al muro per cercare di sostenermi, ma ogni passo è una fitta lancinante.

Evidentemente ho addosso l'odore di Dragan in modo così forte che quasi svengo dalla vergogna quando uno degli agenti mi passa imbarazzato un deodorante.

«Avete un pettine?» balbetto a fatica, senza nemmeno sapere il perché.

Sento Dragan venirmi incontro, un momento dopo il suo calore contro di me, mi si è attaccato alla schiena nella posizione in cui mi prende.

Le sue braccia mi circondano i fianchi, mi stringono leggermente, sento il mio bacino attaccarsi al suo, e cerco di non tremare.

Mi affonda il viso nei capelli e mi annusa, come per vedere se davvero sono al punto da usare il deodorante.

Arrossisco tutto, gli agenti ci guardano quasi interessati.

Mi domando se è la primissima volta che Dragan ha un compagno di cella che sia uscito vivo dalla prima notte.

«Che carini» commenta uno. «Divertiti ieri notte? Mi hai fatto prendere un colpo per il tuo urlo, Casanova. Pensavo fosse morto qualcuno. Spero che ne sia valsa la pena, con tutto quell'urlare»

Abbasso lo sguardo, sento Dragan che ridacchia dietro di me e mi spinge più forte contro il suo bacino.

«È stato bellissimo, vero, Cas?» Dichiara, avvicinandosi al mio orecchio quando dice il mio nome.

E sento le sue unghie conficcarsi nei fianchi.

«Esattamente» faccio un sorriso estasiato. «È stato meraviglioso»

«Beati voi» scuote la testa uno degli agenti, mi guarda con pena. Ha capito perfettamente in che stato sono messo.

«Uscite, sbrigatevi, non ho tutto il tempo da perdere con voi» sbotta l'altro, fissandomi con schifo. «Alle docce lavati, mi raccomando»

Sento Dragan sogghignare dietro di me, mentre arrossisco.

«Avete un pettine?» Tento ancora, senza ricevere risposta, e mi arrendo.

Faccio due passi verso il corridoio, poi crollo in avanti, riesco a rimanere in piedi solo grazie a Dragan.

Gli agenti scuotono la testa.

Dragan scrolla la spalle, compiaciuto, mi passa un braccio sotto le ascelle e si carica quasi metà del mio peso addosso con noncuranza, poi mi trascina verso il refettorio.

Cerco di mantenere una dignità quando incontro gli altri detenuti, che mi guardano con un sorriso che varia dall'imbarazzo allo schifo, so bene che non sono in uno stato molto guardabile.

-------

Al refettorio Dragan mi butta quasi giù di peso, cado sulla sedia e balzo in piedi per il dolore tra le cosce.

I detenuti già presenti ridacchiano.

Sono così dolorante che non ci faccio neanche caso, Dragan invece sorride.

«Divertito, Drago?» Grida qualcuno, sogghignando.

Dragan scrolla le spalle con un sorrisetto. «Non male»

Mi prende per i capelli e quasi mi schiaccia contro il tavolo.

Sussulto per il dolore, cerco di staccargli la mano, invano.

Mi dà uno schiaffo quando ci provo.

«Chiedimi scusa» sibila lui, sempre una mano tra i miei capelli.

Ci stanno guardando tutti, Cristo, vorrei morire per la vergogna.

«Lasciami, ti prego...» supplico, e mi ritrovo disteso sulla panca con Dragan sopra di me, che ha quel sorriso che terrorizza.

Vado nel panico puro: che diavolo vuole fare in quella posizione?

Prego che sia abbastanza decente da non volermi spogliare in pubblico, chiudo gli occhi terrorizzato da quello che potrebbe farmi, poi sento che mi si è chinato vicinissimo alla faccia.

E un altro schiaffo, stavolta per farmi aprire gli occhi.

Ho un ginocchio di Dragan tra le gambe, preme, mi fa un male cane. Mi mordo l'interno guancia per non gemere.

«Chiedi scusa» ripete, sogghignando. «Faccio quel che mi pare, chiaro?»

Annuisco terrorizzato. «Scusa, va bene? Scusa...»

I detenuti ci guardano divertiti, continuando a fare colazione.

Siamo il piacevole intrattenimento della mattina, e Dragan lo sa più che bene.

Mi tira in piedi con uno scatto secco, quasi mi rompe il polso.

Barcollo e casco contro di lui: sorride, mi afferra di nuovo per i capelli e con un colpo dietro il ginocchio mi fa cadere a terra, sulle ginocchia.

Sento una fitta alla testa, ma non molla.

Stringo i denti, mi ritrovo ad appoggiare le mani sulle sue gambe per mantenere l'equilibrio e arrossisco dalla vergogna, ma Dragan sembra divertirsi un mondo.

E mi schiaccia la faccia sul cavallo dei pantaloni.

Lì i commenti scoppiano senza riuscire più a trattenersi, non li biasimo neanche.

«Dragan...no...» Mi scappa, e mi maledico subito, perché lui ride compiaciuto e preme ancora più forte.

In pratica gli sto facendo un pompino fuori dai pantaloni.

Arrossisco violentemente quando qualcuno grida: «Drago, abbassa pure i pantaloni, non è un problema!»

Dragan ridacchia, mi tiene schiacciato ancora un po', poi mi molla di getto senza guardarmi, e si rimette a mangiare come se niente fosse.

Sono così spiazzato che rimango in ginocchio da solo ancora per qualche istante, e i detenuti ridono.

«Drago, ti vuole ancora, torna da lui» commenta uno, sprezzante.

Mi affretto ad alzarmi e torno a sedermi vicino a Dragan, sguardo basso.

Cerco di non pensare agli sguardi dei detenuti intorno.

«Dragan...» Dopo dieci minuti che non mi guarda neanche, mi ritrovo a cercare di attirare la sua attenzione mio malgrado.
Gli appoggio una mano sul braccio, senza nemmeno sapere il perché lo sto facendo.

Dragan si limita a guardarmi di sbieco e non risponde.

-----

Dopo colazione c'è l'ora d'aria, mi chiedo cosa si fa, seguo Dragan fuori in una specie di cortile.

«Dragan?» Tento ancora, ma lui non si volta. Sembra che si sia improvvisamente stancato di me.

Tira fuori un pacchetto di sigarette, si accende una e va a fumare.

Mi appoggio al muro vicino a lui, guardandolo, senza sapere cosa fare.

Mi sembra di essere tornato alla stazione, quando mi appoggiavo ai muri in attesa dei clienti. Dragan è così lento a fumare che inizio ad annoiarmi, e mi metto a guardare i detenuti che passano davanti a me.

Solo quando uno di questi mi si avvicina con un sorriso famelico, e dice, trionfante: «Una notte e il Drago si è già stancato? Cosa, la tua esperienza non lo ha soddisfatto?» che capisco che qualcosa non va.

Apro la bocca per ribattere, poi sento la sua mano che mi inchioda al muro, l'altra sotto i vestiti.

Sgrano gli occhi, incredulo, pensando che fosse impazzito, mi volto verso sinistra per capire che cazzo sta facendo Dragan e con terrore non vedo nessuno.

È sparito.

Il ragazzo sogghigna.

«Non ti agitare, non voglio farti male, Casanova...»

Lo fisso ansimante, nel panico.

Mi tocca con la voglia negli occhi.

«Però carino sei davvero carino, niente da dire» commenta. «Batterei anch'io se avessi quella faccia»
E mi fa un sorriso predatorio.

È più grande di me, sui vent'anni.

«Cosa... Cosa vuoi...» Mi strozzo nelle parole, mi guardo intorno, cercando Dragan.

Non è da nessuna parte.

Una mano nei pantaloni.
Il ragazzo fa una smorfia quando capisce che sono ancora sporco da ieri sera, ritira la mano di scatto.

«Ancora usato, eh?» Commenta infastidito. «Ma voi vi pulite mai dopo?»

Mi ritrovo a difendere il mio lavoro senza pensarci: «certo che lo faccio, solo che non ho avuto il tempo e non sapevo se...»

Mi blocco arrossendo. Non era ascoltabile quella frase: non sapevo se potevo farlo.

Solo ora mi rendo conto che davvero Dragan potrebbe incazzarsi se mi vede pulirmi.

Il ragazzo storce la bocca, poi sogghigna, e mi afferra le braccia.

Con una spinta mi ritrovo con i polsi incrociati dietro la schiena e una mano sul collo che stringe.

Come cazzo fanno ad essere tutti dei campioni d'arti marziali qui dentro?

Mi divincolo invano, in risposta mi becco un pugno sul braccio. Una fitta lancinante mi parte fino alla spalla, boccheggio, terrorizzato.

«Rilassati, non ti rompo» continua quello, serafico. «Non sono peggio del Drago, fidati»

E mi trascina attraverso il cortile, nella folla dei detenuti.

«Dragan!» Grido, disperato.

I detenuti ridacchiano, mi fissano sprezzanti.

Il ragazzo dietro di me sbuffa, mi molla un pugno che mi fa barcollare e mi tappa la bocca.

Nessun Dragan in vista.

«Non c'è bisogno» sogghigna. «Si sarà stancato di te, Casanova»

Mi trascina ancora e vedo che siamo in un angolo appartato, lo guardo supplicante.

Mi butta per terra, secco, mi chiude nell'angolo sorridendo.

«Su, Casanova, fammi questo piacere sussurra, iniziando a slacciarsi i pantaloni.

Lo fisso terrorizzato.

«Solo la bocca, su, dietro sei così usato mi hai fatto perdere la voglia»

Indietreggio a carponi, ma c'è il muro. Si sta già toccando, si lecca lentamente le labbra.

Mi fissa come si fissa un pezzo di carne.

E non ha tutti i torti.

Mi si avvicina con un sorriso storto, mi passa un dito sulle labbra.

«Che belle labbra che hai, Casanova, serio» commenta. «Sembri fatto apposta per battere» sogghigna, continuando a toccarsi.

Ormai me lo sta sbattendo in faccia, e non ho vie di fuga.

«Pagami» mi ritrovo a dire, rosso dalla vergogna. «Pagami, dammi qualcosa»

Quello ridacchia. «Madonna, Casanova, ma serio?»

Mi prende il mento, divertito.
«Sai cosa? Ti pago, sei troppo divertente»

Si fruga un attimo nei pantaloni e tira fuori un pacchetto di sigarette. Me ne allunga una, ridacchiando.

«Se mi piace te ne do un'altra, dopo, ok? Siete abituati ai pagamenti metà prima e metà dopo, no?»

Prendo lo stecco, bruciando per la vergogna. E mi dico che è andata abbastanza bene, almeno non mi faccio usare per niente.

Mi prende la testa, sogghignando.
«Fa' vedere cosa sai fare, Casanova»

-----

Ormai sono già al lavoro quando il ragazzo urla, e crolla per terra, sanguinante.

Per poco non lo mordo, nella fretta di indietreggiare.

E mi arriva uno schiaffo così forte che sbatto contro il muro di mattoni.

Dragan mi guarda tranquillo.

«Ti stavi divertendo molto, vedo» dice piano. «Certi impulsi sono difficili da gestire, eh?»

Il ragazzo scappa di getto.

Io mi schiaccio contro il muro.
«No... Mi ha obbligato, io non...»

Dragan mi prende per la gola.

«Zitto» mi fissa con gli occhi socchiusi. «Preferisci la compagnia loro alla mia, hmm? Devo buttarti in mezzo al cortile per vedere cosa succede?»

E l'altra sua mano mi scende nei pantaloni, mi palpa le natiche.

Sono così terrorizzato che non ci vedo più bene. «No, no, Dragan, voglio te, non sparire più così...»

Sogghigna, stringe ancora di più la morsa al collo.

Ansimo tutto, vedo pallini neri volare davanti gli occhi.

«Chiedi perdono per quello che stavi facendo» sibila. «Cosa cazzo pensavi di fare, di prenderlo in bocca a chiunque senza chiedermelo?»

«Ti ho detto che non...» E soffoco nella stretta, cerco di staccarlo, mi ritrovo a singhiozzare disperato.

E lì ho capito che l'ha fatto apposta, tutto per farmi vedere cosa succede se non sono con lui.

«Ti prego, perdonami...» Lo supplico con le lacrime in faccia. «Ho capito, d'accordo? Scusa...»

Mi osserva ancora un attimo, si asciuga le nocche sporche di sangue sulla mia maglia e mi lascia.

«Sei proprio un marchettaro di merda, Cas» commenta sogghignando. «Due minuti che ti lascio da solo e ti ritrovo con il cazzo di un altro in bocca.»

Mi dà una sberla.

«Dammi subito quella sigaretta»

Gliela allungo immediatamente, senza nemmeno provare a spiegargli che cosa è successo veramente, perché lui lo sa già perfettamente.

Scommetto che era rimasto nascosto da qualche parte da guardare per tutto il tempo.

Si accende la sigaretta, tira qualche boccata fissandomi, poi mi passa la brace sul petto di colpo.

Mi scappa un gemito di dolore, mi piego in avanti.

«Vedrai cosa ti faccio se ti becco ancora» sussurra, prendendomi il mento.

Lo fisso terrorizzato.

«Non lasciarmi da solo, ti prego...» Mi ritrovo a balbettare, aggrappato al suo braccio.

Sghignazza, mi passa una mano tra i capelli, poi tira, come se volesse staccarmi da sé.

Gemo per il dolore, ma non mi sposto da lui, ci aggrappo con tutte le forze.

Dragan ridacchia, e mi lascia aggrappato.

Si toglie la sigaretta con due dita e me lo ficca in bocca.

«Su, fai un tiro» dice annoiato.

Prendo una boccata senza gustarla davvero, e la soffio fuori piano, sperando che non gli vengano idee strane.

Me la sfila e se la fuma da solo fine alla fine.

Era letteralmente "fai un tiro".

Evidentemente è il suo modo di dire che mi ha perdonato per essere stato stuprato in bocca senza chiedere il suo permesso.

E mi arrendo alla logica perversa di Dragan, quasi con sollievo per averlo capito.

In teoria non mi lascerà più da solo, visto che l'ha fatto apposta come test.

Poi sento che mi sta esplorando con due dita, stringo i denti, cerco di non pensare ai detenuti, mi spingo da solo verso di lui e inizio a gemere, piano.

È sorpreso e soddisfatto.

Affonda ancora in profondità, mi odio da solo ma continuo, cerco di spingere il bacino contro la sua mano e gli sorrido adorante.

Ridacchia, mi carezza la testa.

«Ti sono mancato?» bisbiglia.

Faccio un gemito estasiato per confermare.

Sfila la mano da me sogghignando, me l'appoggia su un fianco e mi fa un cenno annoiato.

«Facciamo un giro» si limita a dire.

«Tutto quello che vuoi» mi ritrovo a rispondere, quasi con entusiasmo vero, sollevato da morire per quel contatto sui fianchi.

E mi chiedo se sto impazzendo.

Dragan mi fa un sorriso storto, e andiamo.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.3
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Cap 2 - Senza Dragan=carne da macello (C&C1):

Altri Racconti Erotici in bdsm:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni