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Cap 30 - Prima rottura


di Raphs_0406
26.03.2026    |    409    |    0 7.0
"Infatti mi dà uno schiaffo pesante e mi afferra il mento con la mano, obbligandomi a guardarlo dal basso..."
Forse mi sto comportando da bambino piccolo. Forse sto esagerando.

Anche perché Drag non ha né cercato di incontrare il biondino né ha fatto nulla di strano davvero.

Ma parlare di lui ogni notte, mentre è abbracciato a me, è troppo strano.

Almeno, per me.

E non so come convincerlo a smetterla, perché non ho neanche un'argomentazione valida. O almeno, che possa essere così ferrea da convincere uno come Drag.

E oggi ho capito che sta diventando più grave del previsto, cazzo.

Siamo appoggiati al nostro muro, all'ora d'aria, a finire la nostra sigaretta, mentre guardiamo distrattamente il via vai dei ragazzi che parlottano in piccoli gruppi a bassa voce.

«Un po' che non vedo il Divo» mormora Drag, all'improvviso.

Mordo la mia sigaretta. «Hanno spostato il nostro turno, ecco perché» sbotto, cercando di suonare indifferente. «La vostra scenetta ha suscitato parecchio rumore tra i ragazzi.»

«Solo perché mi ha riso in faccia?» fa, un po' infastidito. «Bah, non ho mica intenzione di fare qualcosa di troppo grave.»

«Drag, tu sei una mina vagante» sono sincero. «Tu hai sempre intenzione di fare qualcosa di troppo grave.»

Lui ridacchia, soffia fuori una boccata di fumo e la guarda disperdersi nell'aria.

«Chissà come se la sta cavando» dice, fissando il vuoto. «Secondo te qualcuno se l'è già scopato?»

«Ma a te che cazzo te ne importa?!» sbraito, più forte di quanto non volessi. «E poi, cosa cambia per te?» poi mi correggo, tirando una boccata furiosa: «Per noi?»

«Oh, ma calmo, Cas!» mi guarda di sbieco, scuotendo la testa. «Se non fossi maschio penso proprio che abbia il ciclo»

Lo fulmino con gli occhi e metto su l'espressione imbronciata, e aspetto che venga a consolarmi.

Ma continua a fumare, tamburellando una mano sulla coscia.

«Quando era fuori era uno che cambia tre fidanzate alla settimana, ma di stabile era molto legato a uno...» mi fa, dopo un attimo. «Un figlio di papà anche lui, sono... Best Friends, tipo.»

Drag fa un sorriso storto, e si inumidisce le labbra. «Io ho molti dubbi, sinceramente. Non ho trovato foto di questo suo "amico", ma ci scommetto che è quello dominante»

Lo guardo incredulo. «Drag, si può sapere come cazzo fai a sapere di queste cose?»

E non detto: ma che cazzo te ne frega, ma davvero?

Vuoi pure chiedergli direttamente se nel suo buco di culo è già entrato qualcuno?

Se anche lui lo ha mai messo nel culo a qualcun'altro?

Ceh, ma fagli un'intervista completa, già che ci sei.

Sono così incazzato e perso nei miei pensieri che mi brucio le dita sulla brace della sigaretta, mi scappa un gemito e la lascio cadere. Per poco non incendio l'erba.

Drag ridacchia divertito mentre pesto in fretta l'erba e la sigaretta, poi mi squadra, e commenta, fumando: «Sai che non mi dispiacerebbe se fossi un po' più basso?»

Rimango con un piede a mezz'aria, scioccato. Drag non aveva mai fatto obiezioni sul mio aspetto fisico. Ma mai. Mai nel senso letterale del tempo. Fin dal primo giorno in cui ci siamo incontrati.

Quasi mi slogo la mascella quando riesco finalmente a parlare: «Scusa?»

«Se fossi anche tipo una mezza decina di centimetri in meno...» fa lui, guardandomi.

«Cosa c'è che non va nei miei un metro e ottantatre?» sbotto, seccato. «Non mi mai è sembrato che fosse un problema per te. Mi sposti di peso senza nemmeno sudare. E sono più basso di te, cazzo, non ti va bene?»

«Tipo un metro e settantacinque o qualcosa del genere sarebbe perfetto» sospira lui, socchiudendo gli occhi. «Non me n'ero mai accorto quanto fosse soddisfacente riuscire a vedere oltre la testa di qualcuno»

«Vuoi che mi abbassi?» non so se ridere o bestemmiare. «E comunque, perché te sei accorto proprio adesso?»

«Ma niente di che, passando accanto al Divo vi ho messo un attimo in confronto» fa spallucce, come se stesse dicendo di aver mangiato tre ciambelle a colazione. «E quando Ben mi ha portato le sue info più recenti ho visto che è alto uno e settantasei»

«Scusa?» non credo alle mie orecchie. «Quand'è che ti sei messo a leggere delle sue info?»

Com'è che io non so un cazzo di quel biondino e tu sai perfino che aveva un amico forse con molti benefici?

«Ah, non te l'ho detto?» fa, con sorpresa genuina. «In isolamento, in teoria non avrei potuto leggere nulla»

Sogghigna, compiaciuto dalla prospettiva di aver fregato tutti.

«Invece ho passato il tempo a leggere un fascicolo che in realtà non potevo neanche avere in mano»

Scaglia la sigaretta nell'erba e si stiracchia. «È proprio un bel ragazzo, quello lì» commenta, come se fosse normalissimo, senza notare la mia espressione scioccata.

«Ci credo che piace-» si interrompe, accorgendosi finalmente del mio stato.

«Cas?» tenta, senza convinzione. «Cosa...?»

«Tu...» balbetto, stringendo convulsamente le mani. «Tu... Sei rimasto a leggere le info di quel coglione...»

Annaspo per prendere aria. «Mentre per poco non venivo fottuto da quattro stronzi... E ho dovuto...»

Soffoco un singhiozzo e scuoto la testa con rabbia. «Tu non sai che cazzo ho dovuto fare per rimanere nascosto in un cazzo di ufficio! Perché ti sei dimenticato di dire a Ben di guardarmi!»

Drag sbianca leggermente, stira un angolo della bocca. «Ah...»

Mi viene quasi voglia di sbattere la testa contro il muro. «Tu sei rimasto così impegnato a guardare le sue info, mentre io mi facevo scopare da un agente per farti uscire prima!»

Mi scappa senza nemmeno pensarci, e sto singhiozzando a dirotto. «Ma ti sei drogato o cosa?! Ogni fottuta notte a parlare di lui, e-»

Mi interrompe bruscamente: «Ti sei fatto scopare da una guardia?»

«Sì, e allora?» sbraito, anche se non era quello che volevo dire.

Mi si avvicina di scatto, incombe su di me, cerco di spingerlo via ma mi afferra i polsi con una sola mano. E me le sbatte sopra la testa.

«Mollami» ansimo, mentre mi schiaccia contro il muro.

«Potevo tranquillamente rimanere in isolamento» sibila lui, a un respiro da me. «Se uscire significava che il mio Casanova doveva mettersi lì ad aprire le gambe come un cazzo di marchettaro»

«Mi ha ricattato, cazzo!» gli urlo in faccia, mentre continuo a piangere. «Secondo te, mi piace prendere nel culo ogni singolo cazzo che vedo in giro?»

«Sei mio, Cas» ringhia, stringendo così tanto i miei polsi che gemo dal dolore. «Non mi interessa il motivo, ti scopo solo io»

«Tu basta fantasticare su quel figlio di puttana biondo!» singhiozzo, cercando di divincolarmi, ma mi faccio solo più male. «Non voglio più sentire di lui...»

Mi molla una sberla neanche troppo piccola, rimango con la faccia in fiamme, senza fiato.

«Non dirmi cosa devo fare» sibila, incazzato. «Io parlo di chi cazzo mi pare, chiaro? Chiedimi scusa»

Sono quasi disperato, scuoto la testa con il viso rigato di lacrime. «Drag, ti prego, basta parlare di lui...»

Mi molla i polsi, ma mi afferra per le spalle e preme con violenza, vuole che mi inginocchi, la solita scenetta che mette su quando è incazzato e deve ribadire a tutti chi è il dominante.

«Cas, stai esagerando...» ringhia lui, mentre crollo sulle ginocchia. «Che cazzo ti è preso? Chiedi scusa, subito»

«Mi fa star male quel coglione biondo!» singhiozzo, senza riuscire neanche ad alzare lo sguardo. «Drag, me lo avevi promesso, che mi tenevi per sempre»

Sento un attimo l'esitazione di Drag, la sua corazza incrinarsi un secondo, ma siamo in cortile, cazzo, il suo ego di Drago è in piena attività.

Ho scelto proprio il posto sbagliato per litigare.

Infatti mi dà uno schiaffo pesante e mi afferra il mento con la mano, obbligandomi a guardarlo dal basso.

«Io non ho scopato con nessuno» sibila, furioso. «E ora scopro che il mio Casanova si è lasciato fottere da uno che non ha neanche visto senza divisa, e me l'ha tenuto nascosto per due cazzo di settimane.»

«Ma non ho avuto una cazzo di scelta!» grido, mezzo soffocato dalla sua mano. «Ed è tutta colpa tua, sei stato un coglione, stavolta! Se non ti fossi così perso così tanto dietro alle info del Divo ti saresti ricordato di farmi guardare dal tuo contatto...»

Singhiozzo disperato, ma che cazzo, ma davvero. Drag si è visto davanti il contatto, ha preso il fascicolo e non gli ha detto di proteggermi.

«Non parlarmi così!» ringhia lui, lo sguardo omicida. «Ho fatto così tante cose per te che non riusciresti neanche ad elencarle, una dimenticanza ogni tanto capita a tutti»

«Ti è capitata la dimenticanza perché mi hai dimenticato per il Divo!» sputo fuori quello che penso da giorni, è come se avessi piantato un machete nel mio petto e l'avessi rigirato su se stesso, per poco non mi metto a vomitare. «Ammettilo, cazzo»

Drag scuote la testa, cerca di ridacchiare e prova incredibilmente a cambiare argomento: «Vuoi che proviamo a vedere se hanno le ciambelle in cucina?»

Rimango a bocca aperta, scoppio a piangere di nuovo e balzo in piedi, arretrando di scatto.

«Vaffanculo!» singhiozzo, iniziando a correre verso la porta che dà sul corridoio. «Ma vaffanculo davvero!»

In realtà non sto correndo neanche troppo veloce, più un barcollare stile pinguino, ma perché in realtà, anche se non voglio ammetterlo, spero che Drag mi corra dietro, mi prenda per i fianchi, mi stringa a sé, magari un bacino sul collo, e tutti felici e contenti e niente più Divo in giro.

Quando arrivo davanti alla porta mi azzardo un'occhiata indietro, e mi si spezza il cuore.

Drag è rimasto lì, accanto al muro, a fissarmi, ma non si è mosso.

«Ma vaffanculo! Ti odio!» singhiozzo ancora, quasi sbatto contro la porta per le lacrime che mi velano gli occhi. «Sei un bastardo figlio di-»

«Cristo, il linguaggio!» impreca un'agente, emerso da uno degli uffici.

Mi vede in lacrime con la fronte contro il muro e mi fissa perplesso.

«Cosa...» azzarda, incerto. «Hai litigato con il Drago?»

«Ma vaffanculo anche tu!» mi scappa senza pensarci, poi cerco di fargli un sorriso di scuse, mentre mi si avvicina con una mano sul manganello.

«Scusa, non volevo» sussurro, alzando le mani.

Quello ridacchia, notando il mio terrore.

«Casanova, ti conviene fare pace con il Drago prima possibile» commenta, con aria di commiserazione. «Davvero, mi sembra che la vita che fai con lui sia anche fin troppo buona per uno come te»

Devo nascondermi da qualche parte, poco ma sicuro. Ci penso su, disperato, poi capisco dove andare.

«Potresti portarmi un biblioteca?» lo supplico, con lo sguardo più innocente che mi viene. «Ti prego»

Quello si mette a ridere, mi afferra per un braccio e annuisce. «Va bene»

Cerco di calmarmi. «Mi ci porti... E basta, vero?»

«Non sono frocio» sbotta lui, e sembra abbastanza convinto. Non sono mai stato così felice per l'essere etero altrui.

«Grazie» Faccio io, sollevato. Almeno so dove stare nel pomeriggio.

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