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Gay & Bisex

Cap 30 - «Non sono un mostro, vero?!»


di Raphs_0406
26.03.2026    |    817    |    0 9.0
"» Mi accarezza i capelli, passandosi una mano in faccia per asciugarsi le lacrime..."
«Tuo padre... È andato. Un paio di ore fa» deglutisce, abbassando gli occhi. «Tumore ai polmoni. Dragan, mi dispiace...»

Quello che a Drag compare in faccia è tutto e nulla, angoscia, dolore, e qualcosa di così straziante e indecifrabile che striscio un po' indietro da lui, manco avessi preso una sberla in faccia.

Boccheggia un attimo, senza riuscire a parlare, poi si fionda sull'agente.

Quasi penso che stesse per picchiarlo, quando vedo che lo sta scrollando per le spalle, con un'intensità disperata.

«Ben, devo vedere il mio dossier. Devo farlo. Adesso.»

L'agente scuote la testa, agitato. «Dragan, non posso... Si accorgeranno tra poco che sono sparito, non posso rischiare, so che è devastante, ma-»

«Ben, ti prego»

E rimango a bocca aperta. È la prima volta che sento Drag pregare apertamente qualcuno, lo fisso con gli occhi sbarrati.

«Dragan, cosa vuoi sapere di preciso?» quello cerca di negoziare. «Te lo leggo io, il dossier, va bene? Dimmi cosa-»

«NO, NO, NO!» Drag ha la voce così rotta che mi viene un groppo alla gola. «Ben, ti prego, lasciami fare questo, ti prego, solo questa volta. Devo vedere una cosa, ti scongiuro...»

Il contatto di Drag è scioccato anche lui, sbatte le palpebre, serra i denti, e annuisce.

Il sollievo sul volto di Drag è palese. «Ben. Lo sapevo di poter contare su di te» mormora, scattando verso la porta della cella, senza nemmeno voltarsi.

E finalmente esco dallo stato di immobilità: «Drag!»

Ma sbatto contro la porta di metallo, è andato da solo, senza aiuto, senza pianificazione, Cristo dio, andrà nei guai.

«Drag, no!» urlo ancora, sbatto con la mano contro la finestrella, il cuore a mille per il panico. «Lasciami venire con te!»

Niente. È già lontano, sento spegnersi i suoi passi sempre felpati come quelli di un predatore, anche quando corre.

Mi accascio contro la parete e mi raccolgo le gambe al petto, solo ora mi accorgo che mi è scappata una lacrima per lo shock.

«Drag, ti supplico, non fare cazzate...» singhiozzo piano, mi tremano così tanto le mani che non riesco neanche a prendere in mano una sigaretta.

Cristo, se beccano lui in persona a fare quello che ha intenzione di fare... Drag non si sporca quasi mai le mani.

Mi raggomitolo contro il muro e fisso il pavimento, la nostra coperta, i cuscini. Giocherello un po' con i miei occhiali da sole e cerco di non pensare a quanto tempo è passato.

E Drag non è ancora tornato.

Mi alzo e inizio a camminare avanti e indietro nella piccola cella, che cazzo sta facendo, Dio mio, dimmi che non l'hanno beccato, è appena tornato dall'isolamento.

Alla fine crollo sulla coperta, mi giro a pancia in giù e mi arrotolo dentro, appoggio il mento sul cuscino di Drag e rimango a fissare il vuoto.

Devo sembrare un enchiladas visto da fuori, ma così sento l'odore di Drag da ogni direzione. E mi sento un po' meglio di prima.

Forse ho sonnecchiato un po', la posizione è così comoda che ho chiuso gli occhi.

Click.
«Casanova...» la voce del contatto di Drag, esitante, è quasi impaurita. Mi sveglio a fatica, cerco di srotolarmi dalla coperta, a fatica. «Hmm?»

«Il tuo... uomo... Beh» fa lui, e appena sento nominare Drag balzo in piedi, ancora mezzo avvolto nella coperta.

«DOV'È DRAG?!» sbraito, agitato, ma poi lo vedo dietro l'agente, e mi sento sollevato da morire.

E mi blocco di colpo: Drag è terreo, gli occhi fissi nel vuoto, e ripete qualcosa tra sé e sé.

«Ma... Che cazzo...» balbetto, non ho mai visto Drag così, che cazzo gli è successo?

«Non lo so!» fa l'agente, spaventato pure lui. «Non mi risponde, non dice niente... Prova tu, io...» si guarda intorno, nervoso, poi controlla l'orologio.

«I minuti morti sono finiti» taglia corto. «Devo andare»

E spinge Drag in cella, chiudendo la porta. Drag scivola lungo la parete, crolla seduto, e si prende la testa tra le mani.

«Drag...?» tento, senza sapere cosa fare, e mi siedo accanto a lui.

«NON MI HA PERDONATO!»

L'urlo disperato di Drag arriva così di colpo che sbatto contro il muro, ma quando vedo che sta piangendo a dirotto mi si spezza qualcosa. Qualcosa di molto grosso.

«Non mi ha perdonato...» singhiozza ancora, scuotendo la testa. «Non volevo... Non lo volevo fare...»

«Drag» dico piano, gli do un bacio sulla guancia e gli prendo una mano. «Drag, io sono qui, ok?»

«Non volevo stringere così...» continua a singhiozzare, la voce spezzata.

È così devastante vedere Drag in uno stato del genere che mi sento morire.

«Drag, Drag, va tutto bene» ripeto sottovoce, lo stringo a me con tutte le forze, sento che ha appoggiato la testa sulla mia spalla e sussulta per i singhiozzi.

«Non volevo ucciderla, anche se mi odiava... Cristo Dio, non volevo...»

«Shh... Drag, sono qui» gli bacio il collo, i capelli, mi sposto in avanti e mi siedo sulle sue gambe.

Drag istintivamente mi stringe di rimando e piange un po' meno.

«Non mi perdonerà mai... Non c'è più tempo, non lo farà mai più...»

Gli passo una mano sulla schiena, una volta, due, sento sotto le dita i muscoli tesi, gli faccio un piccolo massaggio e continuo a baciarlo.

«Drag» dico, ancora, ancora. «Drag. Ti voglio. Ti voglio lo stesso.»

«Non lo volevo fare...» dondola un po', ormai ho tutta la camicia bagnata sulla spalla.

«Shh, non l'hai fatto apposta, lo so, Drag» gli tiro indietro la testa e lo zittisco baciandogli in bocca. Mi stacco per prendere aria, poi lo bacio con più fame ancora.

«Ti voglio così come sei, Drag» Sussurro, intrecciando la mano alla sua. «Drag, non piangere, ti prego»

Drag si sta calmando, anche se ha ancora gli occhi gonfi per le lacrime, è un evento epocale vederlo così. L'ultima volta è stato dopo l'evasione, ma almeno si era calmato da solo.

«Non sono un mostro» dice, disperato. «Cas, non lo sono. Vero?!»

«Non lo sei, ok?» appoggio la testa sul suo petto e mi accocolo contro. «Sei il mio Drag. Sei il mio uomo.»

Mi accarezza i capelli, passandosi una mano in faccia per asciugarsi le lacrime.

«Cas, come cazzo farei senza di te?» mormora, la voce spezzata.

«Non sarai mai senza di me» ormai sto singhiozzando piano anch'io, sono sensibile, cazzo, non è colpa mia, so benissimo che dovrei riuscire almeno una dannata volta a consolare Drag fino alla fine.

Mi aggrappo a Drag mentre si alza e mi porta di peso alla coperta, come fa spesso, si sveste tirando su un attimo il naso, poi mi spoglia.

Ma poi si limita a sdraiarsi dietro di me e quasi a stritolarmi contro di lui.

«Mi ripeti chi sono per te?» sussurra, in un attimo è così fragile che ho paura di romperlo anche solo guardandolo, e provo quasi un terrore istintivo. Ho bisogno del mio Drago, e anche in fretta. Poi mi dico che un po' posso stare con Drag modalità fragile.

«Il mio Drag» mormoro di rimando, e sento che affonda la testa nei miei capelli, ricominciando a singhiozzare.

«Grazie» la voce è così flebile che quasi non lo sento. «Grazie per il fatto che esisti»

Infila una gamba tra le mie, mi strofino contro di lui e mi ci incastro, e mugolo piano: «Sei il mio uomo, Drag. Ti adoro.»

Avere un Drag romantico è una roba così inaspettata che voglio godermi ogni singolo istante.

«Cas»

«Sono qui»

Sento Drag sussultarmi contro, le sue unghie piantarmi nel petto per la sua foga di trattenermi, ma è meraviglioso. Sento i suoi muscoli contro la schiena. E mi rilasso tutto. Cristo Dio, se è bello.

«Non vuoi scopare?» ridacchio, senza riuscire a trattenermi. Troppo romanticismo mi sta per mandare in coma romantico. «Da depresso non ti si alza?»

Drag ringhia piano, dietro di me, come volevo. «Che c'è, non ti è bastato il giro prima di cena? Lo vuoi di nuovo?»

Sbatto il sedere contro di lui e mi struscio contro. «Solo se sei in grado» bisbiglio, con un ghigno. «Oh, non dirmi che sei diventato impotente. Potrebbe venirmi voglia di cercare un altro per farmi sfondare per bene»

«Ti sfondo benissimo» sbotta lui, senza mollarmi. «E sono messo benissimo»

«Bah» sbuffo io, cercando di non ridere. «Sei perfettamente nella media. Non te ne vantare»

«Sono un po' più di un righello, Cristo, Cas, come marchettaro non dirmi che ne vedi tutti i giorni cazzi più di sedici centimetri»

«Ok, ma quel un po' più sono due millimetri, cazzo, anch'io ci arrivo, tra poco» mi fermo, a pensarci meglio. «Tra pochissimo»

E gemo per la sorpresa quando mi pizzica sul sedere.

«Ti supero almeno di un centimetro e mezzo abbondante, non fare tutte ste storie. Fatti sfondare, punto, e non dire che non sei soddisfatto»

Il tono di Drag è tornato normale, sono così felice che mi contorco tutto e cerco di mettere la sua mano sul mio sedere. La normalità, che meraviglia. Niente Drag in lacrime, per favore.

«Cas, tu non puoi fare l'attivo» commenta, dandomi una palpatina. «l'altro, anzi, l'altra, perché è una bestemmia tu che scopi un maschio, deve fare i salti mortali per venire, ci scommetto»

«Tutte le mie clienti erano soddisfattissime di me» sbotto, offeso veramente, stavolta. «Erano così soddisfatte che tornavano da me almeno due volte»

«Si vede che i loro uomini sono microdotati» ribatte lui, compiaciuto. «Cas, non c'è bisogno che ti impunti così, tanto con me usi qualcos'altro»

«Non sono messo male» mi raggomitolo contro di lui, mio malgrado, e infilo meglio la gamba tra le sue.

Mi dà un bacio sulla fronte, sogghignando, e mi accarezza i capelli.

«Mi superi massimo di un centimetro» preciso, mentre affondo la testa nei suoi pettorali.

«Ti supero di un centimetro, va bene» concede, stringendomi tra le braccia.

Mi metto a mugolare dal piacere, è così bello essere tenuto da Drag, cazzo.

«Chissà come è messo Giulio»

«Eh?!» quasi sputo fuori un polmone. «Che cazzo hai detto?!»

Guarda nel vuoto, pensieroso. «È davvero uno strano tipo. Secondo te è bi?»

«Drag, ma sei impazzito?» sibilo, gli afferro il mento per obbligarlo a guardarmi. È la prima volta che lo faccio con lui, mi fissa stupefatto.

«Cas, ma cosa c'è?»

«Possiamo non parlare di quello stronzo?» borbotto, cercando di togliere dallo stomaco quel peso che mi è precipitato sopra. «E com'è che l'hai chiamato?!»

Drag mi fissa ancora, come se non capisse il motivo del mio broncio, poi scrolla le spalle. «Giulio. È il suo nome, no? Qual è il problema, Cas?»

«Che stai impazzendo, cazzo!» non sono neanche accorto di aver stretto i pugni. «Perché diavolo stai pensando a lui?! Tu non pensi mai a nessuno, cazzo. E perché l'hai chiamato con il suo vero nome?!»

«Oh, Cas, non fare il drammatico» sbotta lui, stringendomi il sedere con più forza del solito. «A me piace più il suono di Giulio, qual è il problema? A me dà l'immagine di... Una caramella a forma di ciuccio, no?»

Ha il tono quasi sognante. «C'ha proprio delle belle labbra, te ne sei accorto pure tu?»

Mi guarda incredulo quando mi giro dall'altra parte e inizio a singhiozzare, senza riuscire a trattenermi.

Sento il suo braccio passarmi sulle spalle, il suo fiato sul collo, mentre cerca di abbracciarmi a cucchiaio come al solito, ma mi divincolo con tutte le forze.

«Lasciami in pace, cazzo» singhiozzo, togliendogli la mano di scatto.

«Cas, ma perché fai così?» cerca di tenere un tono divertito, ma sento che si sta incazzando leggermente, ma non me ne frega.

«Neanche me mi chiami per il nome vero, e adesso usi il suo, di nome vero» balbetto, scosso dai sussulti.

Ho così male al petto che mi faccio piccolo piccolo sulla coperta, e cerco di respirare profondamente.

«Oh, ma non fare il bambino piccolo, cazzo» sbotta lui. «Perché, preferisci che ti chiami...» ci pensa un attimo. «... Gabriel?»

Fa una smorfia. Il nome suona stranissimo in bocca sua, e mi viene il mal di testa solo a sentirlo.

«No» ammetto, frustrato.

«Ma allora!» replica, con l'aria di qualcuno che sta ripetendo lo stesso concetto per la terza volta. «Non capisco proprio dov'è il problema»

«Non parliamo del Divo» tiro su con il naso. «Ti prego»

«Ma è un ottimo argomento di conversazione!» protesta lui, sollevandosi a metà. «Bisogna parlare dei propri nemici, fidati di me, Cas»

«Quindi lo vedi come... Un nemico?» chiedo, esitante. Sono davvero stato troppo paranoico?

«Ma certo! Mi ha mandato a fanculo davanti a tutti, non hai sentito?» conferma lui, ridacchiando. Poi mi asciuga le lacrime con un lembo della nostra coperta e mi sento un più rincuorato.

Mi rilasso un pochino, e gli permetto di abbracciarmi contro il suo petto.

«Il mio Cas si è ammorbidito, hmm?» mormora, succhiandomi piano il lobo di un orecchio.

Mi accocolo a lui e annuisco, arrossendo.

«Molto bene» fa, compiaciuto. «Notte, Cas»

«Notte» e cerco di soffocare quel bruciore di inquietudine che è ancora in un angolino, stringendomi ancora di più contro di Drag.

È il mio uomo. Solo mio. E scavo la fossa a chiunque provi a portarmelo via.

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