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Cap 4 - «Troppo salato?» (C&C1)
19.03.2026 |
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"Poi uno di quelli che non sono rimasti increduli sbuffa, e allunga qualcosa a Dragan, che sorride quasi imbarazzato..."
Non so quanto tempo sia passato dal momento in cui sono crollato nel sonno, e sento qualcuno muoversi sopra e dentro di me, lentamente, ma si muove. Non apro neanche gli occhi per la stanchezza.
«Karl?» Biascico mezzo addormentato. «Lo sai che non faccio il secondo giro gratis»
Sento qualcuno ridacchiare, e non smette di muoversi.
Faccio un gemito e cerco di sollevarmi, niente.
Sono bloccato tra le coperte e qualcuno.
Mi arrendo e torno sdraiato.
«Karl, non fare lo stronzo» borbotto. «Per te c'è pure lo sconto, guarda. Sono 10 euro solo bocca e 20 intero, pagami subito e non rompere, metti i soldi sul tavolo»
E quello si mette a ridere, così forte che mi sveglio del tutto, e mi mordo la lingua per l'imbarazzo.
«E chi cazzo sarebbe sto qui?» Dragan sta ridendo così tanto che si è dimenticato di muovere il bacino, si limita a stare sdraiato sopra di me, rilassatissimo.
«Un...» Arrossisco tutto. «Vecchio cliente, ecco, niente di che...»
«E com'è che hai pensato subito a lui?» Dragan è divertito all'inverosimile, sento che mi prende il petto e mi tira verso di lui.
Mi divincolo d'istinto, e lo sento affondare ancora più dentro.
Appoggio il mento alle coperte, arreso. «È l'unico con cui passo la notte, ok?»
«Bah» sembra leggermente infastidito, quasi... Geloso?
Ma non faccio in tempo a pensarci e mi gira la testa verso di lui.
È buio, ma vedo gli occhi brillare sotto la debole luce che filtra dalla finestra.
«Ti piaceva?»
Mi prende alla sprovvista. «In... In che senso mi deve piacere?»
Dragan fa spallucce.
«Come persona, come scopa»
Almeno è stato diretto nel spiegare.
Arrossisco ancora. «Dragan...» Cerco invano di dissuaderlo.
Lo sento ridacchiare, e mi dà un mezzo schiaffo, non troppo forte, è abbastanza rilassato per il momento.
Allora rispondo, rassegnato: «Era il mio cliente migliore, va bene? Mi piaceva, ma solo perché era l'unico che aveva una casa che sembra normale, un letto buono ed è una persona a posto, non sta lì a fare scene sui prezzi e non fa robe strane, come fai tu»
E mi scappa prima che possa pensarci.
Lo fisso terrorizzato, e Dragan si è accorto del mio sbiancamento, è ancora più divertito.
Mi passa un dito sulle labbra, lentamente.
«Quindi faccio cose strane?» Ripete, sillaba per sillaba.
«Non ho mai dormito in questo modo» non mi resta che dire la verità nel modo più perversamente "da Dragan" possibile.
Dragan ridacchia, sospiro di sollievo che non si è incazzato, poi mi sento avvolgere dalle braccia ed è completamente dentro.
Mi accascio con un gemito, lui sopra, intorno e dentro, e mi chiedo che cazzo ho fatto di male per meritarmi questo.
«Come scopava?» Domanda lui.
Esito, cerco di capire dove vuole arrivare e che intenzioni ha.
Non ci riesco.
«Non è violento» faccio io, cauto, e occhieggio Dragan, sperando che non lo interpreti come un invito alla violenza in questo esatto momento.
«Ti piaceva o no?» Insiste ancora.
Faccio un gemito di esasperazione.
«Dragan, io mi vendo. È il mio lavoro, Cristo, non esiste un piacere o no»
Sono così stanco che sto usando un tono che di giorno non oserei mai, ma Dragan non sembra incazzato, almeno al momento.
È solo divertito e non smette di ridacchiare, disteso sopra di me e le braccia accanto le mie.
«Sono meglio io o lui?» Mi fa, poi, mi prende per il mento e mi obbliga a guardarlo.
Soppeso la domanda, lo guardo con ansia. Cosa vuole sentire?
«Tieni conto che lui ha più di trent'anni» dico piano. «Mi pare che ci sia un po' di differenza tra te e lui»
Sospira soddisfatto. «Mi sembra ovvio, ma non hai risposto alla domanda»
Stringo i denti.
Ma è ovvio che preferisco Karl, dio santo. È normale, ha un letto con un materasso vero, scopa in modo normale, mi paga pure e a volte riesco perfino a rimanere a mangiare.
Invece adesso mi ritrovo in una cella con un cazzo di diciottenne perverso che si diverte in modo ovviamente perverso, che dorme persino dentro di me.
«Preferisco te, ovviamente» dico rassegnato.
Dragan mi guarda trionfante, e attacca la bocca alla mia.
Lo bacio, arreso, e sento che si sta eccitando con il mio terrore.
Le sue mani hanno iniziato a viaggiare sul mio corpo.
Mi ordino di rilassarmi, invano, mi sono contratto tutto in automatico per l'ansia, e Dragan se ne accorge fin troppo bene.
«Cas, stai diventando ancora più stretto» commenta, sogghignando. «Mi stai facendo venire voglia, eh? Cosa devo pensare?»
Arrossisco fino al collo.
«Dragan, è presto, vorrei...» Non finisco la frase che lo sento muovere piano il bacino. Sento che è già eccitato, e mi accascio con disperazione.
«Non lo reggo adesso...» Mi scappa, ma sono troppo stanco e disperato per pensare alle conseguenze.
Un pizzicotto mi arriva sulla schiena, e mi ritrovo a inarcarmi, ovviamente non ci riesco con Dragan sopra, ma contraggo ancora di più i muscoli.
Lui si mette a ridere. «Cas, sei così stretto adesso che faccio fatica a tirarlo fuori, hmm? Ma lo fai apposta?»
«No» sono distrutto. «Puoi uscire?»
«Tu stai giù» mi arriva una sberla sulla nuca. «Tanto ce la faccio anche se non ti metti a gemere»
E obbedisco, rassegnato. Mi fa male dappertutto, e cerco di pensare ad altro. Sono così allargato che quasi non sento la differenza tra il prima e adesso, anche se Dragan si sta divertendo su di me.
«È un po' noioso, però» sbotta, dopo un po'. «Sembri morto, così»
Gemo dalla stanchezza. «Cosa vuoi, Dragan?»
Mi tira su, senza staccarsi da me, e si mette seduto con me sopra.
Sento il suo sguardo carico di aspettativa sulla nuca.
E gemo ancora. «Cristo, non ce la faccio, Dragan, sono stanco...»
Già subirlo è complicato, ma fare la parte attiva? Alle due del mattino?
«Su, su, non fare il depresso» ridacchia, sveglissimo e pure eccitatissimo. È così bollente che tutta la cella sembra salita di alcuni gradi.
Mi chiedo come cazzo faccia.
Poggio le ginocchia sulle coperte, mi puntello esausto e cerco di sollevarmi un po'. Ovviamente non ci riesco del tutto, ho i muscoli così indolenziti che non riuscirei neanche a camminare probabilmente.
Casco del tutto su Dragan, che ridacchia. Ormai non mi fa neanche male, passare la notte con lui dentro mi ha allargato.
«Sono stanco...» Tento ancora, mi appoggio con un gemito contro il petto di Dragan, asciutto e caldo.
È quasi piacevole, se ignoro ovviamente il fatto che sia dentro di me.
Mi circonda con le braccia e per un attimo rimaniamo così, sembriamo quasi due amanti.
Poi sento che mi solleva di peso, cerco di stabilizzarmi d'istinto con le mani, mi ritrovo quasi inarcato.
Dragan ha decisamente più fantasia oggi della prima notte, quando sogghigna divertito e parte sotto di me.
Andiamo avanti per un po', ma evidentemente non è molto comodo per lui dovermi sostenere.
Lo sento sbuffare e mi ritrovo a quattro zampe, come al solito, e lui non si è staccato nemmeno per un secondo.
«Sei bellissimo, Cas» lo sento dire.
«Grazie» rispondo senza forze.
«Di faccia o di culo?»
Sono così stanco che non mi rendo neanche conto di cosa sto dicendo, e Dragan ridacchia, lo sento palparmi con foga.
«Devo dire che quando sei mezzo addormentato sei più divertente» commenta, con un sorriso affamato. «Comunque entrambi, non so quale dei due di più»
«Grazie» ripeto, senza forze, stringo la coperta sotto le mani e mi sembra di fare yoga.
Sento le dita di Dragan entrare eccitati, e lascio fare. Faccio un sospiro, già che ci sono, e stringo un po'.
Quasi gli si bloccano le dita dentro, si mette ad ansimare per l'eccitazione.
Mi consolo che almeno è focoso come amante, non come quelli mezzi andati che devo usare mezz'ora solo per eccitarli.
Poi mi sveglio di colpo quando mi accorgo che per mettere le dita è uscito da me.
Sono leggermente più svuotato di prima, e mi metto quasi a gemere per il sollievo.
Dragan se ne accorge e toglie le dita con una risatina, e mi sfonda di colpo.
Io mi accascio di nuovo sulle coperte, rassegnato.
«Cas, si sta bene dentro di te» mi provoca lui. «Su, non fare così»
Mi afferra per i fianchi e inizia a sbattere.
Sento i detenuti della cella accanto commentare incazzati: «ma seriamente scopano a quest'ora?»
Arrossisco tutto, ma Dragan sembra trionfante, eccitato all'inverosimile aumenta persino il ritmo apposta.
Si appoggia sulla mia schiena e affonda fino in fondo con un gemito estasiato, mi contraggo involontariamente per la spinta e mi sento letteralmente chiudersi intorno a lui, fumo dall'imbarazzo.
Dragan se ne accorge e si ferma, godendo del contatto.
È tutto così imbarazzante, così intimo, così profondo che mi giro a guardarlo.
È fermo, piantato così in profondità che mi sembra che stia per uscire dall'altra parte, le mie pareti strette intorno. E sorride.
Ci fissiamo ancora.
Non dà cenno di volersi muovere, e io non riesco a rilassare i muscoli.
Appena cerco di muovermi divento quasi una ventosa, e brucio per l'imbarazzo, sto sudando tutto, sono ormai bollente anch'io.
E dire che fanno tipo quindici gradi e siamo entrambi svestiti.
Ci stiamo ancora guardando.
Dragan allunga senza fretta una mano e mi accarezza i capelli.
«Sei proprio bello» dice, squadrandomi.
«Non ti muovi?» Mi ritrovo a chiedere.
Ridacchia, mi stringe i fianchi, ma non si sposta di un centimetro.
«Sei così stretto che è bello persino stare fermo, Cas. Non essere birichino»
Mi mordo le labbra, e mi arrendo. Giro in avanti e mi limito ad aspettare.
Finalmente Dragan perde la pazienza, lo tira fuori con un gemito di piacere e io caccio un urlo: mi sembra che mi abbia risucchiato e rivoltato mentre si stacca di colpo.
E affonda, con tutte le forze, scivolo in avanti e quasi finisco contro il muro.
«Ahh... Bello, Cas, stai fermo però» sospira lui, tornando a sbattere.
Mi puntello con tutte le forze e gemo dalla stanchezza, mi sente e ridacchia.
«Non fai più il depresso, eh?»
Sono così stanco che non riesco neanche a rispondere.
Dragan ansima, mi stringe tutto, sbatte con forza, poi si stacca, incredibilmente.
Mi scappa un gemito estasiato, vero, quando sento il vuoto dentro di me.
Vorrei mettermi a piangere dal sollievo. Incredibile quanto il corpo umano si accontenti delle piccole cose.
Dragan però non ha ancora finito, si tocca con gli occhi lucidi, in piedi davanti a me.
«In ginocchio» ordina, tremante di eccitazione.
Mi sollevo con un gemito, perdo l'equilibrio e finisco esattamente dove vuole lui, si mette a ridere quando mi ritrovo improvvisamente con la bocca piena.
«Cristo, Cas, sei troppo divertente alle due del mattino» dice, guardandomi divertito. «Sembri ubriaco. O sballato» mi spinge la testa.
Cerco di lavorare meglio possibile da accorciare i tempi, Dragan mi accarezza i capelli, forse ha chiuso gli occhi, non sono sicuro, e geme per il piacere.
«Davvero bravo, Cas» dice a fatica, tremando.
Inizia ad ansimare, e capisco che sta per finire.
Cerco di staccarmi, e scopro con terrore che mi sta tenendo inchiodato su di lui.
Se c'è una regola per questi anni è non finire mai in bocca.
Cerco invano di spingerlo via, Dragan se ne accorge, sogghigna, mi dà una spinta violenta e quasi mi scende in gola, caccia un gemito e finisce.
Per poco non mi soffoco.
Mi tiene fermo, godendo piano, poi mi lascia andare.
«Come sono?» Mi fa, con un sorriso sporco in faccia. «Hmm?»
Lo fisso con gli occhi sbarrati, e arrossisco violentemente.
Ormai l'ho ingoiato, maledicendomi, certo, ma non che avessi poi tante scelte.
Cerco di pulirmi un attimo il mento con il dorso della mano, sporcandomi ancora di più.
E mi raggomitolo sulle coperte, cercando di darmi un contegno, e di non mettermi a singhiozzare.
«Troppo salato?» Insiste, girandomi verso di lui.
Mi scivolano le lacrime, se ne accorge e me li asciuga ridacchiando.
«Quindi?»
In realtà non ho sentito molto, solo un retrogusto strano. Abbasso gli occhi e mi rannicchio tutto, e prendo una sberla in faccia.
«No...» Balbetto, tra i singhiozzi.
«Piaciuto?» Incalza, afferrandomi il mento.
Mi mordo le labbra e lo guardo disperato, mi stringe ancora di più il mento.
«...si» mi sento morire dentro.
Dragan è tutto compiaciuto, si china verso di me e mi bacia con calma, esplora ogni punto della mia bocca, gli occhi fissi nei miei.
«Mi stai piacendo sempre di più, Cas» dichiara, staccandosi con soddisfazione.
Mi accascio sulla coperta e mi limito a dire: «meraviglioso».
Almeno dovrebbe essere una buona notizia.
E crollo nel sonno.
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Mi sveglio con Dragan che mi accarezza distrattamente i capelli, già vestito.
Fingo di dormire, per capire che diavolo sia successo.
Evidentemente Dragan dopo il giro dalle due è rimasto troppo eccitato per dormire, e mi chiedo rassegnato se mi abbia usato anche mentre dormivo.
Mi convinco di no, visto che non mi sembro di essere così disperato da non svegliarmi neanche se mi prende.
Dragan mi passa una mano tra i capelli, una volta, un'altra, e ancora, a gambe incrociate vicino alla mia testa. Mi sta osservando distrattamente, l'altro mano sul mio fianco.
Mugolo piano, giusto per vedere come reagisce, e toglie di scatto la mano dai miei capelli.
Si sdraia così velocemente che quasi si ribalta.
Mi mordo la lingua per non mettermi a ridere.
Sento poi che mi abbraccia da dietro con forza e finge di non essersi mai staccato, peccato che sia già vestito e la messinscena non inganna nessuno.
Faccio un altro mugolio e mi stiracchio un pochino.
«Buongiorno» mormoro, cercando di non ridere quando mi volto verso Dragan e questo quasi arrossisce.
«Già vestito?» Dico, mentre vado a carponi per vestirmi.
«Perché, non posso?» Sbotta lui. «Vuoi che mi svesta?»
Mi maledico da solo.
«Sei bello sia da vestito che da no» dico infine, pregando che vada bene.
È abbastanza soddisfatto, si siede dietro di me e mi circonda sia con le gambe che con le braccia.
Faccio un sospiro per dirgli quanto è bello, non è poi troppo lontano dal vero.
Sembra quasi un sogno, io e lui vestiti entrambi, niente schiaffi, niente dita in punti sbagliati e soprattutto niente Dragan dentro di me.
Mi appoggio contro lui e sento che si gonfia, compiaciuto.
Mi accarezza i capelli, mentre mi sistemo il colletto. La sveglia non è ancora suonata.
«Sei davvero bello, Cas» mi dice, mentre le sue dita mi scivolano in faccia.
«Grazie» sono abbastanza contento. E rilassato, soprattutto. Anche se c'è sempre quel filo di sospetto che Dragan sia troppo calmo, che stia covando qualcosa.
Mi gira verso di lui e mi bacia, ricambio quasi con entusiasmo per ringraziarlo del raro relax.
È contento quando si stacca, e mi dico tra me e me che alla fine non è poi troppo male.
Solo un diciottenne perverso con gli ormoni fuori controllo che si diverte a umiliare la gente, certo, ma gestibile. O almeno, in parte gestibile.
Quando entrano le guardie sono quasi fiero. Alcuni di loro sono increduli per il nostro stato decente, altri no.
E mi chiedo il motivo.
Poi uno di quelli che non sono rimasti increduli sbuffa, e allunga qualcosa a Dragan, che sorride quasi imbarazzato.
Me lo ficca in mano.
«Toh» si limita a dire, senza guardarmi.
Rimango a bocca aperta: è un pettine. «Per me?»
Dragan ridacchia, a disagio. «Già»
Quasi piango per la contentezza. Mi fiondo su di lui e lo stringo, per poco non mi arrampico di peso.
«Grazie, grazie...»
Dragan è estremamente compiaciuto quando mi abbraccia di rimando, mentre le guardie scuotono la testa.
«Siamo stati fortunati» commenta uno. «Finalmente uno che riesce a stare con il Drago»
Non ci faccio neanche caso.
Drag mi bacia, e vedo che finalmente socchiude gli occhi, non del tutto, certo, ma almeno non mi fissa. E ricambio con entusiasmo.
Alcuni agenti fanno una smorfia.
E capisco perché Dragan è vestito. Per prendermi un pettine.
«Andiamo» lo trascino quasi fuori dalla cella, mezzo correndo, e quasi non sento più il dolore tra la gambe.
Lo sento ridere ed è quasi bello.
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