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Cap 6 - Cura (C&C1)


di Raphs_0406
21.03.2026    |    273    |    0 8.7
"«Ma ti diverti pure?» Se non fosse Dragan, mi piacerebbe veramente strozzarlo..."
È ancora alba quando esco leggermente dal sonno.

Sono sdraiato a pancia in giù e sento del freddo sulle natiche.

Ghiaccio, forse? Odore di disinfettante.

Una mano poggiata sulla fronte.

«Mamma?» Mormoro, senza aprire gi occhi. «Vai a dormire, non ti preoccupare per me»

La mano sussulta, ma non si stacca.

«Sto bene» sussurro, cercando di trattenere un gemito: sono più ferito di quanto lo pensassi. «Come al solito, ok? Vai a dormire»

Sento qualcuno muoversi un pochino. La mano si stacca, poi sento una pezza bagnata sulla fronte.

Sospiro per il sollievo.

«Grazie» dico piano. «Lo so che devo evitare clienti del genere... Mi dispiace, mamma, ma non ti preoccupare per me, davvero, riposati»

La pezza mi scivola sulle palpebre.

«Mi ha pagato abbastanza bene, comunque, ne è valsa la pena. Questo mese siamo apposto con l'affitto, d'accordo? Vai riposarti, ora, sto bene»

È ancora lì, sento il suo calore vicino alla testa.

«Ancora un paio di giorni e pagherò anche le bollette, non ti preoccupare, va tutto bene. Va tutto meravigliosamente bene. Pensa solo a rimetterti...»

«Senti, Cas, ma hai l'abitudine di delirare quando sei mezzo addormentato?» La voce di Dragan mi strappa dal dormiveglia.

«Chi... cosa...» Farfuglio, cerco di mettermi sui gomiti, senza riuscirci.

Casco giù con un gemito di dolore, la pezza cade sulle coperte.

«Stai fermo, Cristo» Dragan impreca e si affretta a rimetterla a posto, aggiusta anche il ghiaccio sul mio sedere.

«Scusa...» Balbetto, cercando di metterlo a fuoco.

Mi sta guardando un po' scosso, e abbassa gli occhi. Non capisco se è scosso per le mie parole o per il mio stato.

«... perché?"» Chiedo, a fatica.

Ma seriamente Dragan è seduto vicino a del disinfettante? È lui?

Sbuffa. «Sei messo un po' male»

«Mi sembra di averlo notato pure io» ribatto, esausto. Non mi importa nemmeno del tono che sto usando.

Abbasso gli occhi sulle braccia e vedo dei cerotti attaccati un po' confusamente.

«Cos'è, ti sei divertito a fare da infermiere improvvisato?» Mormoro a mezza voce, se fossi in uno stato normale non l'avrei mai detto.

Dragan fa una smorfia.
«Era complicato, sei più pesante di quanto pensi, Cas. Trascinarti giù dalla brandina senza farti morire, metterti disteso e pure attaccarti i cerotti... Cristo, è più facile fare una rissa contro quattro persone»

«Che problemi hai... Dragan...»

Mi ritrovo a farfugliare, senza pensare. «Ma serio, che cazzo di problemi hai?»

Dragan si china a guardarmi negli occhi, ma sono così confuso che non mi rendo conto di cosa dicendo.

«Come cazzo fai ad attaccarmi cerotti e mettermi pure il ghiaccio sul culo adesso?» Continuo, completamente impazzito.

Una voce nella testa mi urla di fermarmi, invano.

Vedo Dragan stringere i pugni, la mascella serrata, e finalmente torno in me.

«Scusa! Dragan, non volevo, perdonami...» Quasi mi metto a gridare dal terrore.

Cerco di puntellarmi e il dolore mi attraversa il corpo in un lampo, cado giù gemendo.

Dragan sospira, mi sistema la pezza e il ghiaccio. «Cas, ma stai fermo? Devo tenerti fermo?»

«No, no, sto fermo... Dimmi cosa devo fare, lo faccio, Ok?» Bisbiglio, cauto. «Dimmi tu»

Vedo che ridacchia.

«Quando sei in questo stato mezzo addormentato sei sempre pieno di sorprese, Cas. Di giorno reciti un po' fin troppo bene, Dio santissimo»

Mi va via un po' di colore dalla faccia, ma Dragan non va oltre.

Sento lo sportellino aprirsi con un click e entra qualcosa.

Dragan si alza di scatto e va a prendere il vassoio.

Lo guardo senza parole quando torna compiaciuto con una ciotola di brodo con pasta e fagioli e un paio di pacchetti di Oki, più due Tachipirina e un cartone d'acqua fiorentina con il disegnino del ponte vecchio.

«Cos'è, sto per morire e questo è l'ultimo tentativo di salvataggio di medicine?»

Mi ritrovo a commentare, fissandolo con gli occhi sbarrati.

«Da dove diavolo viene il brodo? Non sapevo che tu mangiassi pure all'alba»

Che sarà questo il motivo per cui ha tutta quell'energia per scopare alle due? In questo momento è a torso nudo.

Dragan scrolla le spalle, piuttosto compiaciuto.

«Un paio di contatti, niente di che. Un amico in cucina si è svegliato apposta per farlo, vai tranquillo»

Mescola un attimo con un cucchiaino monouso.

Mangia un cucchiaio, poi ne prende un po' e lo allunga tremolante verso la mia bocca.

Lo guardo senza capire.

«Oh, apri quella bocca?» Sbotta, seccato. «O la apri solo davanti ai cazzi?»

Arrossisco violentemente, e di colpo tutto quello che mi è successo ieri sera mi torna in mente.

Mi metto a piangere sul momento, con mio grande imbarazzo, ma non riesco a fermarmi.

Dragan storce la bocca, rimette a posto il cucchiaino e si alza.

Cerco di guardare dove fosse finito ma è uscito dalla visuale e non riesco a girarmi.

Poi sento che torna con il rotolo di carta igienica, poi carta in faccia.

Dragan non è proprio delicatissimo, mi sta quasi strofinando la faccia, ma l'intenzione di asciugare le lacrime c'è.

«Scusa, colpa mia» mi affretto a dire, sperando che non si incazzi per la mia emotività.

«Apri la bocca» taglia corto, e riprova a imboccarmi.

Lo lascio fare e ingoio tremante. Sembra pasta e fagioli, come pensavo.

«Ma perché?» Ripeto la domanda più importante di tutte.

«Pasta e fagioli è la cosa più simile a pastina in brodo che hanno in cucina» aggira la mia domanda. «Fidati che lo digerisci»

Faccio una smorfia per la risposta evasiva, ma accetto il cucchiaino di Dragan.

E mi consolo dicendomi che è ufficialmente uno con problemi seri, forse dissociazione identificativa o qualcosa del genere.

Forse la sua ultima perversione è fare da infermiere improvvisato e si diverte con me.

Dragan fissa nel vuoto mentre mi imbocca quasi automaticamente.

Finisco la ciotola di brodo e mi sento incredibilmente un po' meglio.

L'acqua della pezza bagnata mi scivola in faccia, si sta surriscaldando tutta.

Dragan muove ancora un attimo il cucchiaino prima di accorgersi che è finito, mi guarda un po' imbarazzato e controlla cosa c'è nel vassoio.

«Scegli tu» si arrende alla fine, con un sospiro seccato.

«Oki» dico con un filo di voce. Tachipirina non ce la farò mai a mandarla giù da sdraiato.

Dragan strappa una bustina e me lo versa in bocca, poi apre il cartoncino di acqua.

Quasi soffoco, ma la buona volontà c'è.

Sospiro per il sollievo momentaneo e mi accascio sulle coperte.

Ormai hanno l'odore mio e di Dragan, e alla fine non sono neanche troppo male. Sicuramente meglio che dormìre sul pavimento di cemento e basta.

«Se vuoi c'è anche un po' di valium da ieri sera» aggiunge lui.

Mi scappa un gemito di esasperazione: o la sensibilità di Dragan è zero, o è così bassa che non si accorge nemmeno che mi sta offrendo della droga, proprio quella droga per cui mi ha fatto quasi rompere da un'altro ragazzo.

«Non mi drogo» finisco per riassumere il tutto in una frase abbastanza innocua.

«Ma vabbè, una sniffatina ogni tanto» si scrolla le spalle. «Cazzi tuoi, Cas. Io te l'ho detto, rilassa un sacco il valium»

Toglie il ghiaccio dal mio sedere, ci guarda e arrossisco tutto, anche se Dragan con il mio sedere ha già fatto ben altro che guardare.

«Ti rimetti abbastanza velocemente» commenta, toccandomi l'entrata con un dito. «Non sanguini più, sei perfetto, adesso»

Gemo quando sfiora un punto ferito. «Stai... Fermo...»

«Non ci sto infilando le dita, stai tranquillo» sbotta, ma toglie la mano. «Cas, quanti cazzi avrai preso lì? Non fare il santo adesso»

Sto bruciando per l'imbarazzo quando insiste: «quanti ne hai presi?»

«Ma serio?» Lo guardo, incredulo.
Ma cazzo di domande sta facendo?

Non capisco se si sta divertendo o meno mentre ridacchia, socchiudendo gli occhi.

Forse vuole solo umiliarmi, e probabilmente è così.

Appoggio la testa contro le coperte, sperando che mi lasci in pace, ma mi afferra il mento con le dita.

«Cas, non ti do schiaffi perché sei messo davvero di merda sul corpo, d'accordo?» bisbiglia, a pochi centimetri dalla mia faccia.
«Ma mi stai tentando molto»

Faccio un gemito e mi arrendo.

«Cristo, non tengo il conto del numero esatto, Dragan, ma secondo te, ho tempo pure di mettermi lì a contare quanti clienti ho preso?»

Dragan si mette a ridere.
«Quanti al giorno?»

Lo maledico nella mia testa, poi dico, a bassa voce, arrossendo: «Da due a... Quattro, o cinque, direi?»

«Cazzo, tanta roba» commenta lui. «Ma ti diverti pure?»

Se non fosse Dragan, mi piacerebbe veramente strozzarlo.

«No» rispondo esausto. «È il mio lavoro, Dragan»

«Solo quattro clienti per tutto il giorno? Non hai tipo venti ore? Cosa ci fai nel resto?» Insiste, giocherellando con le dita intorno all'entrata sulle natiche.

Che cazzo tiene le dita lì? Ma sono così stanco che lascio correre.

«Dragan, ho diciassette anni» borbotto, imbarazzato.

«Vado a scuola, sai? Non faccio il marchettaro a tempo pieno»

Mi fissa stupefatto. «Pensavo di sì»

Sospiro, rassegnato. E non dico altro.

Non mi sembra davvero il caso di mettermi a rievocare il passato insieme a Dragan.

«Ma lo sanno, gli altri?» Insiste ancora, e mi accascio del tutto tra le coperte.

«Si» ammetto, alla fine.

Dragan mi guarda, poi fa spallucce, e mi rimette il ghiaccio sulle natiche.

Si toglie i pantaloni nel mio terrore, ma non fa nient'altro che sdraiarsi accanto a me, le braccia dietro la nuca.

Vede il mio sguardo terrorizzato e ridacchia.

«Oh, stai tranquillo che non ho intenzione di scopare adesso, non mi sembri molto in forma, mi pare»

Sei così perverso che potresti farlo tranquillamente, penso acido nella testa, ma taccio.

«Spero proprio che non debba trascinarti di peso dappertutto» sbotta poi.

«Probabilmente sarà così» gemo per il dolore quando provo a girarmi su un fianco.

«Ma perché tutto questo? Perché ti sei alzato all'alba per prendere pasta e fagioli?»

Si gonfia, compiaciuto.

«Dopo andiamo a picchiare qualcuno che a te piacerà sicuramente»

Non elaboro subito l'ultima parte della frase. «Chi?»

Sogghigna. «Oh, andiamo a dare una lezione al caro Chris, o meglio, glielo dai tu, io ti aiuto»

Quasi mi si blocca la mascella per lo stupore. «Ma che cazzo? Non è tuo... Amico?»

Scrolla le spalle. «No, perché?»

Perché mi hai dato a lui per un paio di canne, coglione di merda.

Ovviamente lo penso solo.

«Non so... Mi è sembrato piuttosto... amichevole con te» sbotto.

Mai fare affari con il Drago forse è la cosa migliore.

«Ma no, stai tranquillo. Dopo andiamo da lui, ho già dato le disposizioni, e ti diverti un attimo» continua Dragan, calmissimo. «Cerca di non ammazzarlo, però»

Annuisco, e improvvisamente quasi sento che voglio picchiarlo, ma proprio lo voglio.

E mi ritrovo a sorridere al pensiero di vederlo sanguinante per terra.

«Hai un sorriso strano, Cas» commenta Dragan, girandosi verso di me. «Però è interessante»
È molto compiaciuto.

«Dopo andiamo da lui» concludo, mentre una gioia selvaggia riesce quasi a superare il dolore del corpo.

Dragan ridacchia, si alza e va dietro di me, poi mi abbraccia abbastanza delicatamente.

E ci addormentiamo, io sempre con il ghiaccio sul sedere.
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