Gay & Bisex
Cap 19 - Karl
22.03.2026 |
404 |
0
"Esco dal bagno e mi siedo esitante al tavolo, guardo i maccheroni con ragù nel piatto, sembrano molto buoni..."
Mi mordo l'interno guancia e rispondo: «Casanova»«Il veneziano seduttore» ridacchia. «Devi fare qualche passo in avanti, Casanova, per adesso da come arrossisci sembri un angelo caduto nella stazione»
E arrossisco ancora di più, ovviamente, ma mi mordo la lingua e non rispondo. Questo qui è più strafottente di quanto pensassi.
Entriamo in una piccola casa, minuscola, ma è una casa.
Karl accende la luce e mi ritrovo in un salotto con un divano letto già pronto, e mi viene la nausea.
Cerco di calmarmi, invano.
È già la seconda volta che lo fai, andrà meglio. E questo sembra più delicato di quello di ieri. Resta calmo e fai quello che vuole lui.
«Stai tranquillo» lo sento mormorare all'orecchio, mentre mi circonda da dietro con le braccia, il bacino attaccato al mio.
Cerco di rilassarmi, senza ovviamente riuscirci, mentre mi tocca il petto, i fianchi, abbastanza delicatamente, lo ammetto, ma mi fa schifo lo stesso.
Stringo i denti e faccio un sorriso stirato che tanto non vede, visto che è dietro di me.
Sento la sua mano giocherellare con il colletto, scende sulla catenina dentro la camicia e mi scivola sul petto sotto la stoffa, mi irrigidisco all'istante.
«Stai calmo, va tutto bene» ripete lui, il tono abbastanza normale.
Mi dico che è la parte migliore di tutto, alla fine fine, e mi arrendo.
Mi palpa il petto un po', poi inizia a slacciarmi i bottoni.
Aspetto rassegnato che mi spogli. Karl mi toglie la camicia, ma non passa subito ai pantaloni.
Mi gira verso di lui, mi prende la nuca con le mani, sorride un po' imbarazzato. E si china verso di me.
Stavolta almeno ho avuto un po' di anticipo per prendere fiato e cerco di capire come baciare meglio, senza ottenere risultati evidenti, ma almeno riesco a non soffocare.
«Mi togli tu la maglia?» Mi fa, dopo essersi staccato.
Arrossisco tutto, mi mordo le labbra e mi dico di accontentarlo, chissene, anzi, va benissimo. Gli sfioro il petto, maledicendomi dentro, e provo ad appoggiarmi su di lui con il corpo.
Karl ridacchia, non so se è compiaciuto o divertito dalla mia goffaggine.
Gli tolgo la felpa, poi chiudo gli occhi un istante e comincio a sfilargli la maglia, la lascio cadere su una sedia.
E mi fermo, senza sapere cosa fare.
Karl mi stringe a sé, mi tocca il sedere sopra i pantaloni, ridacchiando, sono in pratica schiacciato contro il suo petto.
Mi chiedo se devo fare qualcosa oltre che lasciarmi palpare, e provo ad accarezzarlo sulla schiena, esitante.
Lui sospira e mi lascia fare.
Arrossisco pensando alla scena come apparirebbe a un estraneo, poi mi convinco che mi paga, chissene.
Una sua mano mi si infila nei pantaloni, mi appoggio contro di lui per non guardare e stringo i denti.
Mi palpa un po', passa sul solco tra le cosce, poi mi prende per la vita e mi trascina verso il divano letto, dove si siede con un sospiro compiaciuto.
«Passa ai pantaloni» dice, subito dopo.
Mi maledico dentro, penso ai soldi e mi inginocchio, gli sorrido e sgancio la sua cintura, poi gli abbasso lo zip, tiro via i jeans.
Cerco di soffocare una smorfia quando rimane in mutande e lo guardo senza capire se devo pure togliergli io le mutande.
Per fortuna se lo sfila da solo.
Socchiudo gli occhi d'istinto mentre si tocca un attimo, e si infila il preservativo. Almeno lo fa da solo, è già qualcosa.
«Vuoi che ti spogli io?» Mi fa, interessato.
Mi riporta di colpo alla realtà e balbetto, sbiancando: «Se preferisci... Ma posso farlo tranquillamente anche da solo...»
«A me piacerebbe toglierteli io» ribatte, allunga un braccio e mi fa cenno di andare da lui.
Bestemmio nella testa e cerco di sorridere, mentre mi avvicino al divano letto e mi siedo di fianco a lui.
Mi tocca le spalle, poi la faccia. «Hai proprio una bella faccia, Casanova» commenta, ridacchiando.
«... grazie» cerco di mascherare l'ansia quando la mano mi scivola sull'inguine, mi sta toccando sopra le mutande, abbastanza delicatamente, ma sto già rispondendo, Cristo.
Possibile che questi clienti vogliono tutti farmi eccitare prima?
Karl si accorge del rigonfiamento e ride piano.
«Gli ormoni impazziti, eh?» Si limita a dire, poi mi tira giù i pantaloni, mi tocca ancora un attimo l'inguine sulle mutande, e poi mi spoglia.
Quasi faccio un balzo all'indietro quando rimango svestito, cerco di calmarmi. Non è niente, sei un maschio, è maschio pure lui, non è niente.
Mi scappa un gemito di terrore lo stesso quando Karl mi viene addosso, mi stende sul divano letto e si sdraia su di me.
Il contatto corpo a corpo, caloroso, mi fa salire la nausea, sto sudando come un maiale.
«Tranquillo» mi fa lui, accarezzandomi i capelli.
Provo a fare un sorriso stirato e calcolo quanto manca per essere sfondato, e mi ficco le unghie nella mano.
Mi sta toccando con entusiasmo, è tutto eccitato di già, sento che mi bacia il corpo, il collo, poi cerca la mia bocca e si attacca.
Gli prendo d'istinto la nuca e riesco a ricambiare un po' meglio di prima, forse sto iniziando a imparare come si bacia.
Dopo un po' Karl rotola giù da me, si stende supino e mi fa cenno di avvicinarsi. «Fai qualcosa con la bocca, su»
Cerco di calmarmi, mi dico di fare veloce che dopo dovrò prendere un altro cliente, mi avvicino con la bocca e gli faccio un sorriso, poi mi metto al lavoro.
Almeno il suo sembra leggermente più giovane e fa meno schifo di quello di ieri, o forse sono io che mi sto abituando, Cristo.
Karl geme piano, per fortuna non mi spinge con la mano, si limita ad accarezzarmi i capelli.
«Devi scendere di più» si limita a dire.
Mi chiedo come cazzo faccio a scendere senza soffocare, trattengo il respiro e ci provo, mi viene la nausea ma la soffoco a fatica.
«Meglio, meglio» commenta lui, compiaciuto.
Alla fine è abbastanza soddisfatto, mi stende di nuovo e rimane lì a guardarmi.
«Pronto?» Mi fa, una mano sulla mia coscia.
Stringo i denti e annuisco, rassegnato. Prima soffro prima finisco. E dopo c'è l'altro cliente da trovare.
«Girati» dichiara, mi giro e cerco di non pensarci, e fisso il ricamo del divano letto davanti a me.
Lo sento passare le dita sull'entrata, ci guarda e commenta: «Batti da pochissimo»
«Da ieri» mi ritrovo ad ammettere, arrossendo. «Sono stretto, davvero»
Lui ridacchia. «Non c'è bisogno che continui a dire che sei stretto, lo vedo da solo»
Lo guardo allungare una mano e prendere una bottiglietta, si mette sulla mano qualcosa simile a un gel e me lo spalma sull'entrata.
«Lubrificante» spiega lui. «È più facile così, per tutti e due»
Glielo lascio fare, poi sento che cerca di entrare con un dito, scivola abbastanza facilmente e non fa nemmeno male.
Mi giro per guardarlo con sollievo, mi sorride e aggiunge un altro dito.
Evidentemente quel lubrificante funziona meglio di quanto pensassi.
«Sei bello stretto, Casanova» dice lui, è ansimante per l'eccitazione.
Sono un po' in ansia e prego che continui ad essere delicato.
Sonda il terreno con le dita per un po', poi esce e si siede.
Lo guardo senza capire.
«Beh, mi sembra il caso di farti sedere da solo, così non ti fai male» dice lui, un po' perplesso quando vede che non capisco.
Sbuffa esasperato e si tocca un attimo, poi lo tiene con la mano.
«Siediti sopra»
E arrossisco con violenza. Un conto è farmi sfondare, un conto è impalarmi da solo, Cristo.
Mi arrendo e vado a carponi verso di lui, mi sollevo bruciando dalla vergogna, lo premo sull'entrata, poi cerco di scendere lentamente, finché non mi siedo su di lui con un gemito.
Ma almeno non mi sono spaccato in due.
Karl sospira quando entra completamente.
«Proprio stretto» commenta ancora, compiaciuto. «Si vede che non sei ancora rovinato»
Cerco di non pensare a cosa intende con rovinato, e sorrido per ringraziarlo della delicatezza relativa che ha mostrato finora.
Sento che mi afferra per i fianchi e mi spinge in avanti, mi ritrovo appoggiato sui gomiti, a quattro zampe, e Karl inizia a muoversi.
Già il dolore sta venendo fuori, ma abbastanza sopportabile.
«Non essere così silenzioso» mi rimprovera dopo qualche minuto. «Sei troppo teso, devi rilassare i muscoli»
Mi mordo le labbra e cerco di farlo, poi mi chiedo in che senso sono troppo silenzioso. Quasi fumo dalla vergogna quando capisco cosa vuole. Dio santissimo, devo pure gemere?
Maledico e bestemmio nella mia testa e provo a fare un gemito maldestro, è così imbarazzante che affondo la testa nella coperta, ma Karl sembra compiaciuto, accelera un po' il ritmo.
Mi mando a fanculo da solo e cerco di gemere in modo verosimile, alla fine non è neanche troppo difficile, mi fa un po' male sotto quindi basta fingere di stare peggio.
Karl si inarca dietro di me e si appoggia alla mia schiena, mi abbraccia il petto baciandomi la pelle, sento che affonda più in profondità e mi scappa un gemito di dolore.
«Piano...» Mi ritrovo a supplicare, di nuovo.
Fortunatamente Karl mi ascolta e rallenta un po', respiro dal sollievo.
Magari fossero così tutti i clienti, è quasi accettabile.
Poi esce da me e mi gira a pancia in su. Prende un cuscino e me lo mette sotto al sedere.
Lo guardo senza capire, poi deduco che è più facile per lui sfondarmi con il culo più in alto.
E arrossisco tutto, quando mi apre le cosce e mi guarda. Prima almeno fissavo le coperte, adesso devo guardarlo in faccia.
«Sei proprio un angelo caduto in stazione» commenta lui, toccandomi l'inguine.
Mi contorco e cerco di assecondare i suoi movimenti mio malgrado, fumando dall'imbarazzo, ma è bello, e mi maledico da solo. Dio santo, mi sta facendo una sega un maschio trentenne, non è normale.
Mi scappa un gemito vero quando mi pizzica il frenulo, ridacchiando.
«Ti piace?» Chiede, compiaciuto.
Faccio una smorfia imbarazzata e mi ritrovo ad annuire.
Va avanti ancora per un po', penso proprio che sto per finire quando stacca la mano e mi fa un sorriso malizioso.
«Sei proprio tenero» dice. «Devi ancora maturare»
Poi mi spalanca meglio le gambe, si posiziona ed entra abbastanza lentamente.
Stringo i denti quando si china verso di me, affondando, e cerco di sorridergli.
Karl ridacchia e mi bacia, senza fermarsi.
Cerco di rilassarmi e penso un po' ai verbi irregolari, mi sento meglio.
Poi mi tocca ancora con la mano, mi contorco tutto per lo stimolo all'inguine, arrossendo fino al collo,
Karl sembra molto soddisfatto della cosa, accelera.
Alla fine non riesco più a trattenermi e lascio andare, maledicendomi: sono venuto per la prima volta grazie a qualcuno che non sono me stesso, e questo qualcuno è un maschio trentenne.
Karl quasi impazzisce quando mi vede finire, spinge altre due volte con tutte le forze che quasi scivolo giù del cuscino, poi geme con gli occhi chiusi e finisce anche lui, e si ritira.
Vengo svuotato all'improvviso, e mi ritrovo a dire che non è neanche stato troppo orribile.
«Ti è piaciuto?» Mi fa lui, sdraiandosi su di me, ormai tornato normale.
«Meglio di ieri» ammetto con sincerità. «Non sei male, Karl»
Ridacchia, passandomi una mano sulla faccia. «Dimmi la verità, su, a cosa ti servono quei quaranta euro?»
Mi mordo le labbra, abbattuto.
«Devo aiutare mia madre a pagare l'affitto e le bollette» dico piano, alla fine. «È la verità»
Lui mi guarda un po' in pena. «E quaranta ti bastano? Come fa tua madre a non riuscire ad avere quaranta euro di scorta?»
E la parte non detta: e deve mandare il figlio a battere?
Abbasso gli occhi. «Dopo mi faccio un altro cliente» e già sono terrorizzato. E se incontro uno come quello di ieri? Come cazzo lo reggo?
Karl fa una smorfia, si rialza e si riveste, mi passa i miei vestiti e un rotolo di carta igienica.
«Se vuoi puoi usare il bagno, è quella porta lì» mi fa. Sto per mettermi a piangere, lui se ne accorge e mi viene di fianco, mi abbraccia piano.
«Tranquillo, e... Mi dispiace» aggiunge, imbarazzato al limite, e capisco bene visto che lui stesso è un compratore.
«Ti togli lubrificante e vieni a mangiare» dice lui, e va in cucina.
Solo adesso mi ricordo della seconda parte del pagamento, e mi chiedo disperato che ore siano, non voglio ritrovarmi a battere a notte fonda, non ho il coraggio.
Esco dal bagno e mi siedo esitante al tavolo, guardo i maccheroni con ragù nel piatto, sembrano molto buoni.
Karl mi guarda con aria di aspettativa, così mangio un boccone.
«Perfetti» dico, sincero. «Ma li hai cucinati tu?»
Ridacchia compiaciuto. «Già»
Tra un maccherone e l'altro quasi mi dimentico di dove sono e cosa ho fatto e sto per fare ancora, mi limito a parlare del più e del meno con Karl. Sembra quasi normale.
Taglio la fettina di carne al forno che mi allunga e mangio estasiato.
E dire che mi paga pure.
Alla fine ci alziamo, Karl apre il portafoglio e mi dà il resto del pagamento, poi mi apre la porta.
È buio pesto.
Faccio una smorfia orrenda, come cazzo faccio a rimediare il secondo cliente?
Sto per mettermi a piangere davvero, non voglio battere con questo buio, in stazione c'è luce ma la camminata fuori con il cliente non lo voglio fare, magari gli chiederò di arrangiarsi in bagno della stazione?
«Quindi devi farti qualcun'altro?» Chiede Karl, notando il mio terrore.
Annuisco a fatica.
Lui si morde le labbra, mi guarda. «Quanto si serve in tutto?»
«Ottanta, direi» dico senza forze. «Devo farmene forse anche due, Cristo»
E mi sento tirare in casa di nuovo.
Lo guardo senza capire, lo vedo che mette sul tavolo quarantacinque euro in banconota, e sgrano gli occhi. «Cosa...?»
In tasca ne ho trentacinque.
«Rimani per tutta la serata, mi fai fare un altro giro, poi dormi con me» sentenzia lui, fissandomi.
Faccio una smorfia ma sorrido.
Devo dormire con un maschio trentenne?
«Ti va bene?» Chiede ancora.
«Ok...ok» non è la fine del mondo, è meglio degli altri.
Sorrido dal sollievo. «Grazie, Karl»
Lui ridacchia, mi dà una pacca sul sedere e mi spinge dentro casa. «Come ti chiami veramente?»
«Gabriel» dico, fumando dall'imbarazzo.
Quello si ferma, e si mette a ridere.
«Cristo, e io che dicevo così per che sei un angelo»
Mi squadra divertito.
«Sei proprio l'angelo della stazione, Casanova. L'angelo senza ali caduto contro il muro»
Faccio un sorriso amareggiato. «Probabile»
------
Caccio un urlo quando Dragan mi getta sulla coperta, si butta di peso schiacciandomi, mi torce i polsi verso l'alto e inizia a sfondare con foga, tutto eccitato.
«E questo per cos'è?» Protesto, mentre mi allarga le cosce con le ginocchia.
Drag ansima dal piacere e mi guarda compiaciuto: «Quel grazie che hai detto a Karl non mi è piaciuto per niente»
Si tira fuori tutto e sfonda di colpo.
Mi scappa un gemito per il contraccolpo, sembra che mi abbia trapassato completamente.
Drag ci sta mettendo così tanta foga nel sfondarmi che suda e ansima, i muscoli serrati.
Lo guardo rassegnato che si diverte all'inverosimile. «Cristo, cosa vuoi che faccia?»
Lui si lecca le labbra, mi schiaffeggia il sedere e mi afferra per i fianchi, mi gira di scatto, si fionda su di me e sbatte con tutte le forze.
Mi puntello disperatamente al muro con le mani per non scivolare, Dragan è dietro che geme e ansima compiaciuto.
«Sfondo meglio io» dichiara fiero. «Quel Karl da come l'hai descritto è troppo pappamolle»
Gemo esasperato. «Va bene, sfondi meglio tu, d'accordo? Sono abbastanza largo adesso, quindi va benissimo»
Drag è così scatenato che sta per avere un infarto, sta facendo una gara interiore con Karl, probabilmente, e mi viene da ridere.
«Ti adoro, Drag» commento rassegnato, mentre si inarca tutto e sbatte dentro ringhiando contro un Karl immaginario nell'aria.
Alla fine crolla con un gemito, mi finisce tutto addosso, dovrò pulirmi subito, ma non faccio in tempo a muovermi che si siede dietro e mi blocca con le gambe.
Mi afferra l'inguine e inizia a muovere la mano con insolito entusiasmo.
Tanto meglio, se no non riesco a indossare i pantaloni aderenti in modo decente.
Mi lascio andare, gemo e mi appoggio a lui, finché non finisco.
Drag mi soffia sul collo, compiaciuto al limite. «Dici un grazie anche a me?»
«Grazie, Drag, sei il migliore» mi giro e lo bacio, cercando di rimanere serio.
E scappo in bagno a ripulirmi, sono indecente.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Cap 19 - Karl:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
