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Alice capitolo 4


di bullmarchigiano
18.05.2026    |    686    |    0 9.0
"” Quando finalmente la riunione finì, il capo animatore mi si avvicinò con un sorriso largo..."
Capitolo 4 – La presentazione

Il villaggio turistico “Mare blu Village” era bellissimo. Palme, piscine, spiaggia privata, bungalow colorati e un grande anfiteatro per gli spettacoli serali. Era il classico resort da animazione estiva, pieno di famiglie, coppie e gruppi di ragazzi in vacanza. Io ero arrivata tre giorni prima dell’inaugurazione ufficiale della stagione, con una valigia piccola e la speranza stupida che qui nessuno mi conoscesse. Marco mi aveva trovato il posto: animatrice diurna e cameriera al bar la sera. «Vedrai, tesoro» mi aveva detto al telefono con quella voce viscida che ricordavo fin troppo bene. «È perfetto per te. Tanto movimento, tanta gente nuova. Ricomincia da zero.
Ci avevo creduto. Di nuovo.
Il giorno prima dell’inaugurazione ci fu la riunione di tutto il personale nello spogliatoio grande vicino all’anfiteatro. Circa quaranta persone: animatori, barman, camerieri, bagnini, addetti alla sicurezza, cuochi. Tutti giovani, abbronzati, con la divisa del villaggio.Il direttore del villaggio, un uomo sui quarant’anni con i capelli pieni di gel, salì sul piccolo palco e sorrise:«Bene ragazzi, come ogni anno facciamo il giro di presentazioni. Dite nome, ruolo e due parole su di voi.
Ma prima… voglio presentarvi la nuova arrivata. Alice, vieni sul palco.» Mi alzai con le gambe che già tremavano. Indossavo la divisa corta dell’animazione: shorts bianchi aderenti e polo rosa con il logo del villaggio. Salii i due gradini e mi misi accanto al direttore.Lui mi mise una mano sulla spalla e disse con tono divertito, quasi complice:«Alice è stata mandata direttamente dall’agenzia di Marco Rossi. Sapete… per “allietare il personale”, come ogni anno. Marco è sempre molto generoso con noi.» Un brusio di risate basse e commenti si alzò subito tra i ragazzi.Un animatore sulla trentina, seduto in prima fila, commentò ad alta voce con un ghigno:«Ah, questa volta Marco ci ha mandato davvero una bella figa. L’anno scorso quella di Bologna non era un granché, però i bocchini li faceva bene. Questa è una bella figa, speriamo che sia anche una bella porcellina»
Un altro bagnino rise e aggiunse:«Cazzo, sì. Guardate che corpo. Tette grosse, culo alto… Marco ha fatto centro quest’anno. Benvenuta tra noi, principessa.»
Dentro di me sentii qualcosa rompersi definitivamente.
“Allietare il personale”… Marco mi aveva mandato qui sapendo esattamente cosa sarebbe successo. Non ero una nuova animatrice. Ero il regalo di benvenuto per lo staff. La puttana stagionale.Mi schiarii la voce, cercando di mantenere un tono normale, ma la mia mente urlava:
“Ti prego, fa’ che finisca in fretta. Ti prego, non guardatemi così…”
«Ciao a tutti, mi chiamo Alice. Ho 22 anni e sono qui come animatrice diurna e supporto al bar la sera. Sono di un paesino vicino… mi piace ballare, fare sport e…» Non riuscii a finire la frase.
Alle mie spalle, sul grande schermo che serviva per le presentazioni, partì un video.
Il video. Quello del capitolo 1.
Io a quattro zampe nello studio di Lambrate, mentre i tre neri enormi (Ahmed, Jamal e Kwame) mi sfondavano contemporaneamente: uno nella figa, uno nel culo, uno in gola. Si vedeva chiaramente il mio viso distorto dal piacere e dal dolore, i miei gemiti forti, il mio corpo che si contorceva mentre venivo una, due, tre volte. Si sentiva la mia voce strozzata che diceva «vi prego… basta… sto venendo…». La didascalia “La principessa e gli elefanti” era sovrapposta in grande.
La sala piombò nel silenzio più assoluto per due o tre secondi.Poi scoppiò il caos. Risate, fischi, commenti volgari.«Cazzo, è lei!»
«Guarda come viene la troia bionda!»
«Miss Provincia del cazzo!»
«Porca puttana, Marco ci ha mandato la star del video!»
«Guarda che faccia da oca mentre prende tre cazzi negri!» Rimasi paralizzata sul palco, con il microfono in mano e gli occhi spalancati. Il video continuava a scorrere: si vedeva chiaramente quando venivo per la terza volta, urlando intorno al cazzo nero mentre il mio corpo si scuoteva in spasmi violenti. Un animatore gridò dal fondo:«Ehi Alice, sei venuta meglio lì che con i tuoi ex, vero? Marco ha fatto un buon casting quest’anno!» Un altro, seduto in prima fila, si alzò e disse ridendo:«Tranquilla, principessa. Qui non giudichiamo. Anzi… benvenuta nella squadra. Stasera dopo la riunione facciamo una piccola “presentazione privata” solo per lo staff maschile. Che ne dici? Ti facciamo provare tutti i cazzi del villaggio.» Sentivo le guance bruciarmi di vergogna. Le gambe mi tremavano così tanto che temevo di cadere. Il video continuava: adesso si vedeva il momento in cui i tre neri mi riempivano di sborra tutti i buchi, mentre io mi contorcevo come una troia in calore. Il direttore alzò una mano per zittire tutti, ma sorrideva ancora. «Calma, calma. Alice, tranquilla. Qui al Mare Blu Village siamo una grande famiglia. E le famiglie si aiutano a vicenda, no?
Quindi da oggi in poi tu aiuterai i tuoi colleghi… e loro aiuteranno te. Capito?»La sala esplose in applausi e fischi.Io rimasi lì, in piedi sul palco, mentre il video finiva con l’immagine del mio viso completamente ricoperto di sborra e la didascalia “La principessa e gli elefanti” in grande.Dentro di me pensavo solo:
“Sono finita. Di nuovo. Ho provato a scappare, ho lasciato il paese, ho lasciato Simone… e Marco mi ha mandato dritta in un altro inferno. Tutti questi uomini ora sanno chi sono. Sanno cosa sono. Non sono più Alice l’animatrice. Sono la puttana del villaggio. La troia mandata da Marco per ‘allietare il personale’. E loro non mi lasceranno mai andare.” Quando finalmente la riunione finì, il capo animatore mi si avvicinò con un sorriso largo.«Stasera alle 23:00 nel bungalow 17. Non tardare, principessa.
E porta il sorriso… e magari anche quel bel culo che abbiamo visto nel video.» Uscii dall’anfiteatro con le gambe molli, il cuore a pezzi e la consapevolezza schiacciante che non ero scappata da niente.
Avevo solo cambiato prigione.
E questa volta la prigione aveva quaranta guardie che non vedevano l’ora di usarmi.




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