trio
Giulia ancora più troia
08.04.2026 |
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"Si toccò piano tra le gambe: la figa depilata era ancora bagnata, il culo dilatato pulsava al ricordo dei due cazzi che l’avevano usata senza pietà..."
Giulia era davanti allo specchio della camera da letto, completamente nuda. Erano quasi le sette e mezza e il cuore le batteva fortissimo.Aveva passato tutto il giorno a pensare a quella sera. Dopo quello che era successo la notte precedente, non riusciva più a concentrarsi su niente. Il ricordo delle mani sporche di Mario, del suo cazzo grosso che le aveva riempito la fica e il dito che le aveva esplorato l’ano, la faceva bagnare ogni volta che ci pensava.Aprì l’armadio e rimase a fissare i vestiti per diversi minuti. Abito elegante? Troppo signora. Gonna corta? Troppo ovvio.Niente sembrava giusto.Alla fine sorrise tra sé, un sorriso malizioso e deciso.«Niente,» sussurrò. «Voglio sentirmi completamente troia.»Si infilò solo un trench beige lungo fino al ginocchio, lasciandolo completamente aperto sotto. Sotto era nuda. Poi scelse un paio di autoreggenti nere velate che le arrivavano a metà coscia e i tacchi neri più alti che aveva. Si guardò allo specchio: il trench nascondeva appena il suo corpo, le autoreggenti accentuavano le gambe lunghe e i tacchi la facevano sentire ancora più puttana.Si passò un velo di rossetto rosso, si spruzzò un po’ di profumo tra i seni e tra le gambe, e uscì di casa senza mutandine, senza reggiseno, senza niente.Mentre guidava verso l’officina sentiva l’aria fresca sfiorarle la figa depilata e già bagnata.
Era pronta.
Pronta a farsi usare.
Pronta a farsi sfondare il culo.
Erano esattamente le otto di sera quando Giulia parcheggiò davanti all’officina. Sotto il trench beige era completamente nuda, tranne le autoreggenti nere e i tacchi altissimi.Mario la aspettava vicino al ponte sollevatore, con la saracinesca già abbassata. Appena lei entrò, le ordinò:«Togliti il trench. Fammi vedere.»Giulia lasciò cadere il soprabito ai suoi piedi. Mario la squadrò da capo a piedi e si bloccò tra le sue gambe. La figa completamente depilata brillava già di umori.«Cazzo…» mormorò lui, avvicinandosi. «Guarda che bella albicocca succosa che ti sei fatta. Liscia, gonfia, perfetta.»Si inginocchiò di colpo, le afferrò le cosce e affondò la faccia tra le sue gambe. La lingua larga e ruvida le leccò la figa da sotto fino al clitoride, succhiando le labbra lisce e bevendo i suoi succhi con avidità. Giulia gemette forte, le mani tra i capelli di Mario.«Oddio… sì…» ansimò.Mario alzò la testa, le labbra lucide dei suoi umori, e la guardò con occhi feroci.«Sa di troia bagnata. Mi fai impazzire questa figa depilata… ma non te la scopo. Oggi voglio solo il tuo culo. Userò tutto questo succo dolce per lubrificarti per bene.»Si rialzò, le infilò due dita nella figa fradicia, le mosse dentro e fuori raccogliendo quanto più bagnato possibile, poi le portò tra le natiche e cominciò a spalmare i suoi stessi umori sull’ano stretto.«Perfetto,» grugnì. «Ora sei bella scivolosa.»La fece piegare sul ponte sollevatore, il busto appoggiato sulla traversa metallica, il culo per aria. Appoggiò la cappella grossa contro l’ano e spinse con forza. Giulia urlò mentre il cazzo entrava centimetro dopo centimetro, allargandola brutalmente.«Ahhh… cazzo… è troppo grosso…»«Prendilo tutto nel culo,» ringhiò Mario cominciando a sbatterla con spinte profonde e violente. «Senti come ti sfondo?»Proprio mentre Mario la inculava con ritmo sempre più intenso, la porta laterale dell’officina si aprì ed entrò Giovanni.
Giovanni aveva 38 anni era un dipendente di Mario, era tornato a prendere il cellulare, aveva sentito rumori strani ed era entrato in officina
Giovanni si bloccò sulla soglia, sorpreso dalla scena: Giulia piegata sul ponte, completamente nuda tranne le autoreggenti e i tacchi, mentre Mario la scopava con forza nel culo.
Mario, senza smettere di spingere, allungò una mano e la mise saldamente sulla bocca di Giulia per soffocare i suoi gemiti.«Giovanni,» disse con un ghigno, continuando a sbatterla, «vieni a darci una mano. L' avvocato ha bisogno di un cazzo in bocca.»Giovanni rimase un attimo perplesso, guardando Giulia con aria incerta.
«Cazzo, Mario… sei sicuro? Non voglio problemi…»Mario tolse per un secondo la mano dalla bocca di Giulia. Lei, con il respiro affannoso e gli occhi lucidi di piacere, guardò Giovanni e disse con voce roca e sensuale:«Tranquillo… sono venuta qui proprio per farmi scopare il culo. Ma non disdegno un bel cazzone in bocca… Anzi, lo pretendo.»
Giovanni esitò solo un istante, poi il suo viso si aprì in un sorriso sporco. Si avvicinò rapidamente, si aprì i pantaloni e tirò fuori il cazzo già mezzo duro.«Se lo dici tu, avvocato…» mormorò.Le afferrò la testa e le spinse il cazzo tra le labbra fino in gola.
Ora Giulia era completamente riempita: Mario che la inculava con forza da dietro e Giovanni che le scopava la bocca senza pietà. I due uomini presero subito un ritmo brutale, spingendo da davanti e da dietro, scambiandosi di posto più volte.«Prendi il mio cazzo nel culo, puttana,» grugniva Giovanni quando era lui a incularla.
«Più fondo in gola, troia. Voglio sentirti soffocare,» ordinava Mario quando le fotteva la bocca.Giulia mugolava senza sosta, il corpo scosso dai colpi violenti. La figa depilata, ancora gonfia e ignorata, le pulsava violentemente. L’orgasmo arrivò improvviso e devastante, solo dal doppio trattamento di bocca e culo. Le gambe le tremarono, l’ano si contrasse spasmodicamente intorno al cazzo che la inculava e un urlo soffocato dal cazzo in gola le uscì dalla bocca.Ma non si fermò lì. Un secondo orgasmo ancora più forte la travolse. Giulia squirtò violentemente: un getto caldo e abbondante di umori le schizzò dalla figa depilata, bagnando il pavimento di cemento con un rumore liquido e osceno.Mario e Giovanni scoppiarono a ridere.«Porca troia!» esclamò Giovanni divertito. «Guarda che fontana! Sta squirtando come una puttana da porno!»Mario diede uno schiaffo forte sul culo di Giulia mentre continuava a sbatterla.«Hai visto? La signora avvocato sta allagando l’officina solo perché le inculiamo il culo e la bocca! Sei proprio una troia di merda!»Un terzo orgasmo colpì Giulia subito dopo, facendola squirtare di nuovo, più forte. I due meccanici continuavano a ridere e a commentare pesantemente.«Cazzo, quanta roba… stai pisciando sul mio pavimento!»
«Domani le mettiamo un secchio sotto, così non sprechiamo niente!»I due accelerarono, scopandola senza pietà. Alla fine uscirono da lei quasi insieme.«In ginocchio,» ordinò Mario.Spinsero Giulia sul pavimento sporco, proprio accanto alla pozza dei suoi umori. Lei aprì la bocca e tirò fuori la lingua.I due uomini si segarono furiosamente sopra di lei.«Prendi la nostra sborra, troia!»Vennero insieme con grugniti animaleschi. Schizzi densi e abbondanti le colpirono il viso da tutte le parti: fronte, guance, naso, labbra, lingua, occhi. Lo sperma caldo le colava copioso sul mento, sul collo e sui seni.Quando ebbero finito, Mario prese la piccola targa di metallo:
“Troia Ufficiale dell’Officina – Giulia”Gliela appesero al collo con una catenella.Giovanni scattò una foto: Giulia in ginocchio, nuda, coperta di sborra, con le autoreggenti nere, il viso distrutto dal piacere e la targa che le pendeva tra i seni sporchi.«Questa la attacchiamo vicino al calendario delle donne nude,» disse Mario soddisfatto. «Così tutti sapranno chi è la vera regina dell’officina.»
Giulia tornò a casa quasi alle undici di sera. Il trench era chiuso solo con la cintura, le autoreggenti nere strappate in più punti, il viso e i capelli ancora incrostati di sperma secco che le tirava la pelle. Aveva il sapore di Mario e Giovanni ancora in bocca e il culo che pulsava di un dolore caldo, profondo e meraviglioso.Si chiuse in bagno senza accendere la luce. Si guardò allo specchio alla debole illuminazione che filtrava dal corridoio: il trucco completamente distrutto, gli occhi lucidi, le labbra gonfie, la targa “Troia Ufficiale dell’Officina – Giulia” ancora appesa al collo.Non si lavò del tutto. Voleva portare addosso ancora un po’ di quella sporcizia.Entrò in camera da letto in silenzio. Suo marito dormiva profondamente, girato su un fianco, il respiro calmo e regolare.Giulia si fermò ai piedi del letto e lo guardò a lungo.Qualcosa dentro di lei si spezzò… e allo stesso tempo si liberò. Non provava più né rimpianto né senso di colpa. Solo una chiarezza feroce, bruciante. «Questa non sono io,» pensò. «La moglie perfetta, l’avvocato composta, la donna che finge orgasmi per non ferire il tuo ego. Quella donna è morta stasera.» Si tolse lentamente il trench e rimase nuda, con solo le autoreggenti strappate e la targa che le pendeva tra i seni. Si toccò piano tra le gambe: la figa depilata era ancora bagnata, il culo dilatato pulsava al ricordo dei due cazzi che l’avevano usata senza pietà.Un sorriso oscuro, quasi selvaggio, le apparve sulle labbra.«Essere troia non è più un gioco,» sussurrò tra sé. «È la mia natura. È ciò che sono davvero.»Prese il telefono dal comodino, aprì la chat con il marito e scrisse un messaggio lungo, freddo e definitivo:“Quando ti sveglierai non ci sarò più.
Ho lasciato le chiavi sul tavolo della cucina.
Non cercarmi, non chiamarmi, non provare a capire.
Non sono più tua moglie.
Sono solo una troia che ha finalmente smesso di mentire a se stessa.
Addio.”
Spedì il messaggio, bloccò il numero del marito e spense il telefono.Si avvicinò al letto, si chinò su di lui e gli diede un ultimo bacio leggero sulla fronte, quasi tenero.«Grazie per gli anni belli,» mormorò. «Ma io ho bisogno di essere sfondata, umiliata e riempita. E tu non potrai mai darmelo.»Si rialzò, raccolse solo una borsa con pochi vestiti, il trench e i tacchi, e uscì di casa senza voltarsi indietro.
Mentre scendeva le scale, un pensiero chiaro e liberatorio le riempì la mente. Domani sarebbe andata alla Spa a farsi bella: massaggio profondo, sauna, trattamento per la pelle, manicure, una ceretta perfetta. Voleva essere nuovamente fresca, profumata e irresistibile.Ora era una donna consapevole di essere troia nell’anima.
Una donna che spesso avrebbe dimenticato le mutandine a casa.
Una donna che avrebbe sorriso ai colleghi in tribunale con il culo ancora dilatato dalla sera precedente e la figa bagnata al pensiero di ciò che l’aspettava la sera che stava arrivando.
E questo pensiero la fece sorridere nel buio.
Era finalmente se stessa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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