tradimenti
Clara il suo diario capitolo 7
29.04.2026 |
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"Mi ha raccontato tutto: come l’ha scopata, quanto è grosso, quante volte l’ha fatta venire..."
Era venerdì sera. Luigi aveva organizzato un weekend romantico in un piccolo resort di montagna e io non ero riuscita a dirgli di no.Avrei voluto inventare una scusa qualsiasi pur di restare in città e poter vedere Marco. Invece mi ero ritrovata a sorridere, a fare la valigia e a salire in macchina accanto a lui, mantenendo le apparenze della fidanzata perfetta. Mentre Luigi guidava felice, parlando del camino acceso e della cena che ci aspettava, io guardavo fuori dal finestrino e pensavo solo a Marco. Alle sue mani grandi, alla sua voce rauca, al modo in cui mi prendeva senza chiedere permesso.“Pazienza” mi dicevo. “Tre giorni passeranno in fretta. E quando tornerò, Marco sarà ancora più carico. Non avermi vista per tutto il weekend lo renderà più affamato, più rude. Magari mi scoperà ancora più forte.”Luigi mi posò una mano sulla coscia.«Amore, gli orecchini di diamanti che ti ho regalato… non li metti più? Mi piacevano tanto su di te.»
Impallidii di colpo. Quegli orecchini costosi erano rimasti sul comodino di Marco. Li avevo tolti l’ultima volta che ero stata da lui, sudata e ansimante dopo che mi aveva scopata contro il muro della camera.Balbettai, cercando di sembrare naturale.«Ah… li ho lasciati a casa di Sara. L’altro giorno stavamo provando dei vestiti nuovi e me li sono tolti. Devo essermeli dimenticati lì.»Luigi aggrottò leggermente la fronte, ma mantenne un tono tranquillo.«A casa di Sara? Senti, Clara, Sara è una brava ragazza e io non giudico nessuno… però so che a casa sua c’è parecchio traffico di uomini. Non vorrei che qualcuno li vedesse e decidesse di prenderli. Mandale un messaggio, per favore. Dille di recuperarli e di mandarti una foto per conferma, così stiamo tranquilli.»Il cuore mi batteva fortissimo. Presi il telefono con le mani sudate e scrissi velocemente a Sara:«Sara, ti prego, è urgente. Gli orecchini di diamanti sono sul comodino di Marco. Ti mando indirizzo e numero. Puoi passare stasera verso le 21? Digli che sei una mia amica e che vieni a prenderli. Poi mandami una foto di conferma quando li hai presi. Grazie mille, ti devo un favore enorme.»Inviato il messaggio, appoggiai la testa al sedile e cercai di respirare normalmente. Luigi mi sorrise, soddisfatto.«Brava, amore. Così stiamo più tranquilli.»Arrivammo al resort dopo quasi due ore di macchina. Era un posto incantevole, immerso nei boschi, con le luci calde che illuminavano le baite di legno. Solo quando entrammo nella nostra stanza e provai a controllare se Sara avesse risposto, me ne resi conto.Zero tacche. Nessun segnale. Il telefono diceva “Nessuna rete disponibile”.Sul tavolino all’ingresso c’era un biglietto elegante:
“Benvenuti nella natura incontaminata. Qui il cellulare non prende per permettervi di staccare davvero. Wi-Fi disponibile solo nella hall principale.”Mi si gelò il sangue.Non avrei potuto leggere nessuna risposta di Sara. Non avrei potuto mandare altri messaggi. Non avrei saputo niente fino a domenica mattina.Luigi mi abbracciò da dietro, felice e ignaro.«Niente telefono per due giorni… è perfetto, no? Solo noi due.»La prima notte fu esattamente come temevo. Luigi voleva essere romantico. Mi spogliò con dolcezza, mi baciò il collo, mi disse quanto ero bella. Facemmo l’amore nel grande letto king size. Lui sopra di me, movimenti lenti, teneri, prevedibili. Durò pochissimo. Venne dentro di me con un gemito soffocato, poi mi abbracciò forte.
Io rimasi lì, sdraiata. Con il suo seme tiepido tra le cosce, fingendo di essere soddisfatta. Mentre lui si muoveva sopra di me, io pensavo solo a Marco. Alle sue spinte forti, alle sue mani che mi stringono i fianchi fino a lasciare i segni, al modo in cui mi riempiva e mi faceva urlare.Sabato sera andò allo stesso modo. Di nuovo sesso dolce, breve, prevedibile. Di nuovo io che fingevo. Di nuovo io che pensavo a Marco.Domenica mattina, mentre Luigi guidava verso casa, il mio telefono finalmente riprese segnale. Arrivò un messaggio di Sara:«Orecchini recuperati. Avevi ragione » E sotto, una foto: i miei orecchini di diamanti posati sul palmo di una mano. La mano di Sara.Quel “Avevi ragione ” mi fece gelare il sangue. Cominciai a immaginare cose. Cose che non volevo immaginare.Arrivati a casa, salutai Luigi con un bacio frettoloso e corsi al bar dove avevo appuntamento con Sara.Lei era già seduta al tavolino. Quando mi vide arrivare aveva un sorriso troppo luminoso, i capelli leggermente arruffati e un segno rossastro sul collo che aveva cercato di coprire.Mi porse la bustina con gli orecchini.«Ecco qua.»La presi senza guardarli. La fissai.«Sara… cos’è quel “Avevi ragione "?» Lei bevve un sorso di caffè, poi fece un piccolo sospiro.«Clara… ti devo dire una cosa. Ieri sera sono andata da Marco. Gli ho detto che venivo per gli orecchini. Abbiamo parlato due minuti… e io non ho resistito. Gli ho detto che mi avevi raccontato tutto di lui. Che mi avevi descritto quanto ti faceva godere. Gli ho chiesto esplicitamente di scoparmi. E lui ha accettato.»
Il mondo cominciò a girare.
Sara continuò, abbassando la voce:«Mi ha scopata in tutti i modi e in tutte le posizioni. Sul divano, contro il muro, sul letto… Mi ha presa da dietro, mi ha fatta sedere sulla sua faccia, mi ha tenuta per i capelli mentre glielo succhiavo. Mi ha fatto venire tre volte. È stato intenso, lungo, sporco… proprio come mi avevi detto tu. Non ti dispiace, vero?»
Ogni parola era una coltellata. Le lacrime mi salirono agli occhi, ma il prurito tra le gambe partì violentissimo.Non riuscii più a stare seduta. Mi alzai di scatto.«Vaffanculo, Sara, sapevo che eri una troia, non pensavo fino a questo punto.» dissi con la voce rotta, e me ne andai senza salutarla.Guidai fino al distributore con le mani che tremavano.Marco era lì. Appena mi vide scendere dalla macchina con gli occhi rossi, capì.
Entrai nel suo ufficio e chiusi la porta.«Hai scopato con Sara» dissi, la voce spezzata.Marco non negò.«Sì.» «Perché?» quasi urlai.
«Perché lei è arrivata, mi ha guardato negli occhi e mi ha chiesto chiaramente di scoparla. Mi ha detto che tu le avevi raccontato tutto. Si è spogliata da sola. Perché avrei dovuto rifiutare?
Tu sei quella che ha il fidanzato, Clara. Tu sei quella che viene qui di nascosto. Io non ti ho mai promesso niente.»Le lacrime mi scendevano sul viso.Marco mi prese il mento con la mano grande.«Però tu sei qui. Di nuovo. Nonostante tutto.»Scappai via senza rispondere.Tornai a casa. Luigi era già rientrato. Gli dissi che avevo litigato con Sara per una stupidaggine. Quella sera gli chiesi di fare sesso “forte”. Lui ci provò: mi mise a pecora, cercò di spingere più deciso… ma furono sempre i soliti tre minuti. Simulai l’orgasmo, come sempre. E mentre fingevo, capii che la colpa era mia. Ero io che l’avevo abituato così. Ero io che ormai confrontavo tutto con Marco.
Pagina di diario –
Caro diario,mi sento una stupida. Una stupida totale.Ho mandato quella troietta della mia migliore amica da Marco solo per recuperare gli orecchini. E Sara non ha resistito alla tentazione e ci è andata a letto. Mi ha raccontato tutto: come l’ha scopata, quanto è grosso, quante volte l’ha fatta venire. Ogni parola era una coltellata al petto.Sono consapevole che se io non avessi raccontato a Sara tutto quello che ho fatto con Marco, questo non sarebbe mai successo. Le ho descritto nei dettagli come mi scopa, come mi fa godere, quanto è dominante. Le ho fatto venire voglia.
È colpa mia.
Ma soprattutto, sono consapevole che è colpa mia perché ho intrapreso questa relazione mentre sono “felicemente fidanzata”. Ho un ragazzo che mi ama, che mi tratta bene, che mi organizza weekend romantici… e io invece vado a farmi scopare da un altro uomo di nascosto.Sono io che tengo il piede in due scarpe. Sono io la bugiarda. Sono io la traditrice.Domani tornerò da Marco.Mi chiedo dove mi farò scopare questa volta.
E la risposta è semplice: in ogni buco, gli farò vedere che sono meglio di Sara.
Clara
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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