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SONO MAGGIORENNE ESCI
orge

Aisha


di bullmarchigiano
12.04.2026    |    279    |    0 9.2
"Nella sua mente si affollavano pensieri contrastanti, più intensi e profondi che mai:“Ho dato tutto per questa carriera..."
L’attico dell’Atlas Capital era silenzioso e illuminato solo dalle luci soffuse della città che entravano dalle grandi vetrate. Sul tavolo di cristallo c’erano due calici e una bottiglia di Dom Pérignon appena stappata. Aisha N’Doye e Marco Rossi stavano brindando alla firma dell’accordo da centottanta milioni che lei aveva portato a casa.«Alla tua, Aisha» disse Rossi con un sorriso caldo, facendo tintinnare i bicchieri. «Sei stata straordinaria. Lo so che non è stato facile. Hai lavorato giorno e notte, hai sistemato i numeri che nessuno riusciva a far quadrare e hai tenuto testa alla controparte fino all’ultimo. Complimenti sinceri.»
Aisha sorrise, ancora vestita con il suo tailleur nero elegante che le fasciava le curve. «Grazie, dottore. Sono contenta che il deal sia andato in porto.» Rossi bevve un sorso, poi il tono si fece più confidenziale.
«So anche che alcuni colleghi non ti hanno reso la vita semplice. Moretti e Alberti… hanno la lingua lunga. So che hanno fatto battute pesanti su di te.»Aisha abbassò lo sguardo per un attimo, poi rispose con voce ferma: «Non è successo nulla di grave. Sono solo parole.»
Dentro di sé pensò: “Due razzisti bastardi. Ogni volta che passo mi guardano come se fossi un pezzo di carne esotica. Ma non gli darò la soddisfazione di lamentarmi.”Rossi annuì, poi il suo sguardo si fece più serio. Posò il calice e si appoggiò allo schienale della poltrona. «Aisha, dobbiamo parlare del tuo contratto. Scade tra tre mesi. Hai fatto un ottimo lavoro, ma in questo ambiente le cose non sono mai semplici.» Lei drizzò la schiena, il cuore che accellerava. «Credo di meritare il posto fisso, dottore. Ho dimostrato il mio valore con questo deal.»Il sorriso di Rossi scomparve di colpo. Il suo viso divenne di ghiaccio, freddo e autoritario. La voce si abbassò di un’ottava.«Quello che devi fare ora, se vuoi davvero rimanere qui a lavorare, è spogliarti.» Aisha rimase paralizzata, il calice a mezz’aria. «…Come, scusi?» «Hai capito bene. Togliti tutto. Subito.» Le mani di Aisha tremavano mentre si sbottonava la giacca del tailleur. La lasciò cadere sulla sedia. Poi la camicetta di seta bianca scivolò via, rivelando un reggiseno nero di pizzo che a malapena conteneva il suo seno enorme. Si sfilò la gonna aderente, rimanendo in lingerie raffinata: reggiseno push-up nero, perizoma coordinato e autoreggenti velate che le arrivavano a metà coscia. Il contrasto era mozzafiato.Il suo corpo era da urlo: pelle d’ebano lucida e perfetta, vita stretta che si apriva su fianchi larghi e un culo alto, rotondo e sodo da vera africana. Ma soprattutto quel seno gigantesco, pesante, due tette nere enormi che straripavano dal reggiseno, con capezzoli grandi, scuri e già turgidi che premevano contro il pizzo. Le gambe lunghe e tornite, il ventre piatto e le labbra carnose completavano il quadro di una dea sensuale.Rossi si alzò e girò intorno a lei lentamente, come un compratore al mercato che valuta un animale pregiato.«Girati. Più piano… così. Ora piegati in avanti, mani sulle ginocchia. Ancora di più. Spingi quel culo indietro. Bene. Ora raddrizzati e alza le braccia sopra la testa.»Aisha obbedì, umiliata, sentendo lo sguardo di lui che le scandagliava ogni curva. Rossi le diede un leggero schiaffo sul culo, facendolo tremare.«Togliti tutto. Voglio vederti nuda.»Lei slacciò il reggiseno. Le sue tette enormi schizzarono fuori libere, pesanti, ondeggiando con un movimento ipnotico. I capezzoli grandi e scuri erano già durissimi. Si abbassò il perizoma e rimase completamente nuda, solo con le décolleté ai piedi.Rossi emise un fischio basso. «Cazzo, Aisha… guardati. Queste tettone da negra sono un’opera d’arte. Così grosse, così sode, con quei capezzoli enormi che sembrano fatti per essere succhiati. E questo culo… alto, rotondo, perfetto per essere afferrato. Potrei trovarmi una puttana nera per strada per cinquanta euro, ma tu… tu sei un livello completamente diverso. Una troia di lusso con un cervello da fuoriclasse.»Aisha arrossì sotto la pelle scura, il cuore che batteva forte.Rossi si sedette di nuovo sulla poltrona e aprì i pantaloni, tirando fuori il cazzo già mezzo duro.«Se vuoi rimanere qui a lavorare, adesso mi fai un pompino. E lo fai bene.» Aisha esitò solo qualche secondo. Pensò al contratto in scadenza, ai sacrifici fatti, alla carriera che poteva svanire in un attimo. Poi si inginocchiò tra le gambe di lui.«Va bene…» mormorò.«Impegnati, troia» disse Rossi freddamente. «E comincia dalle palle.»Qualcosa scattò dentro Aisha. Il desiderio di compiacere, di salvarsi il posto, la trasformò. Diventò improvvisamente collaborativa, quasi troia. Si abbassò ancora di più e iniziò a leccare le palle di Rossi con la lingua calda e bagnata, ne succhiava una alla volta con impegno. Poi risalì lungo l’asta, la leccò tutta e infine prese il cazzo in bocca, succhiando con avidità, la testa che andava su e giù con ritmo esperto, la saliva che colava.«Così, brava puttana nera… vedi che sai come si fa quando vuoi davvero qualcosa» gemette Rossi, afferrando le treccine.Aisha accelerò, usando anche la mano, le tette enormi che ballavano mentre lo pompava con dedizione. Pochi minuti dopo Rossi grugnì forte e le venne direttamente in bocca, riempiendola di sborra calda e densa. Aisha ingoiò quasi tutto, ma un filo bianco le colò dal labbro inferiore sulle tette gigantesche.In quel momento la porta dell’ufficio si aprì senza bussare.Il socio anziano, il dottor Enrico Bianchi, 72 anni, entrò con passo lento ma autoritario. Vide Aisha ancora in ginocchio, nuda, con la sborra che le colava sul seno enorme e sulle labbra carnose.«Complimenti, Rossi. La nostra stellina nera ha già cominciato a festeggiare come si deve» disse con un sorriso freddo. «Brava, Aisha. Hai proprio una bocca da troia di lusso.»Bianchi chiamò al telefono il figlio Luca, un idiota colossale che lavorava lì solo perché il padre era un socio anziano, e gli disse di raggiungerlo nell' ufficio del CEO, poi si avvicinò e fece sdraiare Aisha di schiena sulla grande scrivania di legno lucido. Le sue tette gigantesche si aprirono pesanti sui lati. Le aprì le gambe e abbassò la testa tra le cosce scure, iniziando a leccarle la figa con lingua esperta e lenta.«Sono troppo vecchio per scoparti come si deve,» mormorò mentre la leccava, «ma una bella leccata di figa nera per festeggiare il deal me la merito.»Intanto prese l’astuccio metallico del sigaro che aveva in tasca, ci sputò sopra e lo spinse lentamente nel culo stretto di Aisha, cominciando a muoverlo dentro e fuori con ritmo costante. Aisha gemette forte, il corpo che si inarcava nonostante il disgusto. La lingua di Bianchi sulla clitoride e l’astuccio che le dilatava il buchetto la facevano godere suo malgrado.Bianchi alzò lo sguardo verso Rossi mentre continuava a leccare.«Mi duole ammetterlo, Marco, ma questa troia nera ha più cervello di quel mentecatto di mio figlio. In più è anche una figa pazzesca.»Continuò a lavorare la figa e il culo di Aisha con dedizione fino all’arrivo del figlio.Luca entrò pochi minuti dopo. Bianchi si staccò dalla figa lucida di Aisha e ordinò al figlio: «Metti il cazzo in bocca alla negra.»Luca obbedì subito, infilando il membro tra le labbra carnose di Aisha. Mentre lei succhiava, Bianchi riprese a leccarle la figa e a muovere l’astuccio nel culo.Aisha gemeva intorno al cazzo di Luca, il corpo traditore che provava piacere intenso nonostante l’umiliazione profonda. “Sto godendo… cazzo, sto godendo mentre questi porci mi usano” pensò con vergogna.Bianchi si tirò indietro e ordinò: «Adesso scopala.»Luca la girò sulla schiena. Le sue tette enormi ondeggiarono pesantemente. La penetrò con una spinta decisa mentre lei era sdraiata sulla scrivania, le gambe aperte. Poi la fece sedere sopra di sé sulla poltrona del CEO: Aisha cavalcava con foga, le tettone che ballavano ipnoticamente. Infine la mise a pecora, il culo alto e rotondo che tremava a ogni colpo violento.Luca venne con un grugnito, tirando fuori il cazzo e facendo una spagnola tra le tette gigantesche di Aisha. Schizzi densi di sborra bianca colarono copiosi sulla pelle d’ebano, impiastrando i capezzoli grandi e scuri.Bianchi e Luca si rivestirono. Prima di uscire, Bianchi disse con un ghigno: «Brava puttana. Ci vediamo in ufficio.»Aisha rimase nuda sulla scrivania, coperta di sborra sulle tette. Si alzò tremante. «Voglio andare a casa…» mormorò.
Rossi scosse la testa con un sorriso crudele. «La festa è appena iniziata, Aisha.»Prese la bottiglia di champagne ancora mezza piena, la posò in verticale sul pavimento e ordinò: «Cavalcala. E intanto succhiami il cazzo.»Aisha si accovacciò sopra la bottiglia. Il collo spesso e freddo le entrò nella figa bagnata. Cominciò a muoversi su e giù, cavalcando la bottiglia mentre prendeva in bocca il cazzo di Rossi. Il movimento sussultorio, unito all’umiliazione della situazione, la fece godere sempre di più. Quando l’orgasmo arrivò, violento e improvviso, Aisha gridò intorno al cazzo di Rossi. Il suo squirting fece fuoriuscire lo champagne dalla bottiglia: bollicine fredde e frizzanti le schizzarono sulla figa e sulle cosce, prolungando l’orgasmo in onde di piacere intenso.In quel momento la porta si aprì. Entrarono i due soci razzisti: Stefano Moretti e Giorgio Alberti.«Porca troia!» rise Moretti. «La negra sta cavalcando una bottiglia di champagne mentre succhia il capo!»Alberti sogghignò: «Certo che con quelle tettone poteva risparmiarsi di studiare.»Rossi ordinò: «Togliete la bottiglia e mettetele il cazzo in bocca.»Tolsero la bottiglia con un rumore bagnato. Aisha fu fatta inginocchiare. Moretti e Alberti le infilarono i cazzi in bocca contemporaneamente, uno da ogni lato.«Guarda come ciuccia bene… chissà quanti professori si è dovuta scopare per prendere 110 e lode.»
«Con questa bocca da troia africana la laurea gliel’hanno data di sicuro.»Dopo qualche minuto Rossi si unì. Fece sdraiare Aisha sul divano. Lui sotto nella figa, Moretti dietro nel culo, Alberti in bocca. Tripla penetrazione completa. I tre uomini la scopavano con forza, cambiando posizione più volte, grugnendo insulti razzisti:«Prendi tutto, cioccolatino di merda…»
«Questa negra è nata per fare la puttana…»
«Le tettone le ballano come due meloni africani.»Uno dopo l’altro vennero tutti sulla bocca di Aisha. Rossi per primo, poi Moretti, infine Alberti. Getti densi di sborra bianca le riempirono la bocca, colando sulle labbra carnose, sul mento e sulle tette enormi già impiastrate.Aisha deglutì quello che riuscì, il viso e il corpo coperti di sperma.Mentre i tre si rivestivano, lei rimase seduta sul divano, esausta, il respiro ancora affannoso. Nella sua mente si affollavano pensieri contrastanti, più intensi e profondi che mai:“Ho dato tutto per questa carriera. Anni di studio ossessivo alla Bocconi, notti in bianco passate sui libri mentre le mie coetanee uscivano a divertirsi, il master a Londra con borse di studio sudate e rinunce personali pesanti, stage non pagati, colloqui in cui dovevo essere due volte più preparata, due volte più elegante, due volte più fredda solo perché ero una ragazza nera in un mondo di uomini bianchi. Ho chiuso questo deal da sola, salvando un contratto da centottanta milioni che loro stavano per mandare a puttane.
E ora sono qui: nuda, coperta di sborra bianca sulla pelle d’ebano, con la figa e il culo doloranti, la bocca piena del sapore di tre cazzi diversi. Mi hanno usata come una troia da ufficio, mi hanno umiliata, mi hanno fatta godere contro la mia volontà… e io ho lasciato che accadesse.
Una parte di me vuole vomitare. Un’altra parte… un’altra parte ha goduto come non mai. Il contrasto della loro pelle chiara contro la mia, i loro insulti, il potere che esercitano su di me… tutto mi ha eccitata in un modo malato e profondo.
È questo il prezzo per la sicurezza che ho sempre sognato? Essere la loro puttana nera ogni volta che porto a casa un affare importante?
Sì. E lo rifarei. Perché fuori da queste pareti, con la mia pelle e il mio cognome, nessuno mi regala niente. Qui dentro ho capito esattamente cosa devo dare per prendere quello che voglio. La mia intelligenza, il mio corpo, la mia dignità… tutto è moneta di scambio. E stasera ho pagato il conto più alto… ma ho anche incassato la mia sicurezza.”Rossi le sorrise mentre si allacciava la cintura.«Brava, Aisha. Domani torni in ufficio come se niente fosse. Benvenuta nel club. Il posto è tuo.»

Aisha, ancora seduta sul divano con il corpo lucido di sudore e sperma, alzò lentamente lo sguardo verso di lui. Un sorriso lento, consapevole e pericolosamente sensuale le curvò le labbra carnose. Raccolse con due dita una goccia densa di sborra dal mento, se la portò alla bocca, la succhiò con calma esagerata, lasciando che il dito scivolasse fuori con un piccolo “pop” osceno. Poi fece l’occhiolino al CEO, un occhiolino lento, complice e carico di nuova autorità, mentre diceva con voce bassa, roca e sicura:«Allora gestirò io l’affare con gli arabi la prossima settimana.»Rossi inarcò un sopracciglio, sorpreso da quel tono improvvisamente assertivo. «Te la senti davvero?»Aisha raccolse un’altra goccia di sperma dal capezzolo destro, la leccò via con la punta della lingua e, senza smettere di guardarlo negli occhi, rispose con un sorriso felino:«Penso di riuscire a gestirli… molto bene.»
L’occhiolino che seguì fu più lento, più provocante, quasi una promessa: “So esattamente cosa devo fare… e lo farò meglio di chiunque altro.”Rossi rimase un attimo in silenzio, poi annuì con un ghigno soddisfatto. «Benvenuta davvero nel club, Aisha.»







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