tradimenti
Clara il suo diario capitolo 3
17.04.2026 |
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"Mi ha tenuto per i capelli e mi ha dato ordini precisi: «Apri bene la bocca», «Più fondo», «Usa la lingua», «Guardami negli occhi»..."
Capitolo 3 – Non riesco a credere a ciò che è successo oggi pomeriggio.
Ero uscita con la macchina di Luigi dicendo che sarei andata in palestra con Sara.
In realtà il mio unico obiettivo era passare al distributore. Indossavo i miei leggins rosa shocking ultra aderenti e un top sportivo bianco corto. I capelli biondi legati in una coda alta.
Quando sono arrivata, Marco non era subito visibile. Ho parcheggiato e sono scesa, sentendomi già stupida per essere venuta fin lì solo per lui. Poi l’ho visto uscire dal retro. Mi ha guardata e ha sorriso.«Clara… che bella sorpresa.» Mi ha invitata nel retro per un caffè. Ho accettato senza esitare.Nel piccolo ufficio ha chiuso la porta. Abbiamo bevuto il caffè in piedi, parlando di cose banali. Ma il modo in cui mi guardava… il suo sguardo diretto, sicuro, da uomo adulto, mi ha fatto partire il prurito quasi subito.È stato fortissimo. Il clitoride ha cominciato a pulsare, il sesso mi si è gonfiato e in pochi secondi ho sentito l’umidità calda uscire abbondante. Il tessuto sottile dei leggins rosa era così aderente che la macchia di bagnato si è allargata chiaramente tra le mie gambe, visibile anche alla luce della stanza.
Marco se n’è accorto subito.
Ha abbassato lo sguardo tra le mie cosce e ha sorriso lentamente.
«Deve essere un problema idraulico» ha detto con voce bassa e seria. «Lascia che guardi la perdita.» Mi ha fatto appoggiare al tavolo, mi ha abbassato i leggins e il perizoma fino alle ginocchia. La mia figa depilata era già lucida e gocciolante. Prima mi ha fatta godere con le dita: due dita spesse che entravano e uscivano ritmicamente, mentre il pollice girava sul clitoride gonfio con precisione. Sono venuta quasi subito, con un gemito acuto, le gambe che tremavano.
Poi si è inginocchiato e ha cominciato a leccarmi.
La sua lingua larga e calda mi ha percorsa tutta, dal basso verso l’alto, raccogliendo i miei umori. Si è concentrato sul clitoride, succhiando e leccando con forza, mentre due dita continuavano a scoparmi. Sono venuta di nuovo, più forte, aggrappandomi al tavolo per non cadere.
Quando ho finito di tremare, mi ha fatta inginocchiare.
«Apri la bocca» ha ordinato con tono serio. «Più larga. Non usare i denti. Usa la lingua sotto. Succhia con forza ma non troppo veloce. Guardami negli occhi.»
Mi sono sentita come una studentessa davanti a un professore esigente.
Ho ubbidito.
Il suo cazzone era grosso e duro. Mi ha tenuto per la coda di cavallo e mi ha scopato la bocca con movimenti controllati, spingendo sempre più a fondo. «Brava… così… più lingua… respira dal naso.»
Alla fine mi ha tenuto la testa ferma e mi è venuto in bocca. Ho inghiottito tutto, tossendo un po’. Marco si è sistemato i pantaloni e mi ha guardata con quel sorriso da lupo.
«Purtroppo devo tornare a lavorare. Ma se torni all’orario di chiusura… sarò ben felice di aiutarti a risolvere definitivamente il problema della perdita.»
Sono uscita dal distributore con le gambe molli e il sapore di Marco in bocca.
Appena sono salita in macchina ho chiamato Sara. Sara è la mia ex compagna di classe del liceo. Siamo amiche da anni, e lei è sempre stata la più libertina tra noi due: quella che racconta senza filtri le sue avventure, che non ha problemi a parlare di sesso e che mi ha ascoltato tante volte mentre mi lamentavo di quanto Luigi fosse una frana a letto. Le avevo già confessato più volte che con lui il sesso era tenero ma noioso, che veniva troppo presto e che non mi faceva mai sentire davvero presa.
«Sara… ho bisogno di parlarti. Mi è successa una cosa.» «Cazzo, Clara, raccontami tutto» ha risposto lei subito.
Le ho raccontato ogni dettaglio: il caffè, il prurito, la macchia sui leggins rosa, le dita, la lingua, il pompino, gli ordini di Marco.
Le ho detto anche della proposta di tornare all’orario di chiusura. Sara è rimasta un attimo in silenzio, poi ha detto con tono deciso e complice:«Clara, io ti copro sempre. Se Luigi ti chiama o ti chiede qualcosa, puoi dirgli che sei con me. Ci penso io a inventare una storia credibile.» «Grazie…» mormorai. «Non so cosa farei senza di te.»
Prima di tornare a casa mi sono fermata da Sara. Lei mi ha fatto cambiare: mi ha dato una minigonna jeans corta e una canotta nera aderente che mi metteva in risalto il seno. «Così sembri davvero uscita per fare shopping con me» ha detto ridendo. «E se vai da Marco stasera, almeno sei vestita nel modo giusto.» Sono tornata a casa, ho cenato con Luigi fingendo normalità, e quando lui si è addormentato sono uscita di nuovo.
All’orario di chiusura ero di nuovo al distributore.
Marco mi aspettava.
Mi ha fatta entrare nel retro, ha chiuso la porta e questa volta non ha perso tempo.
Mi ha scopata due volte.
La prima volta mi ha piegata sul tavolo e mi ha presa da dietro, forte e profondo. Mentre mi scopava mi stringeva i fianchi con forza, mi tirava i capelli, mi schiaffeggiava leggermente il culo. «Lo sapevo che eri una puttanella vogliosa» mi diceva con voce rauca. «Si vedeva da come ti bagnavi solo guardandoti.» Mi ha stropicciata per bene, proprio come volevo: mani rudi, spinte violente, il corpo che sbatteva contro il mio. Sono venuta urlando, con le gambe che cedevano. Poi mi ha fatta girare, mi ha messa in ginocchio e mi ha scopato di nuovo la bocca fino a venirmi in gola. Ho inghiottito tutto.
Non era finita.
Mi ha fatta sdraiare sul tavolo, mi ha aperto le gambe e mi ha leccata di nuovo, con calma, fino a farmi venire un’altra volta con la lingua.
Solo dopo mi ha scopata per la seconda volta, questa volta faccia a faccia, tenendomi le gambe aperte e guardandomi negli occhi mentre mi riempiva. Mi ha stropicciata ancora, stringendomi i seni, pizzicando i miei capezzoli, mordendomi il collo.
Sono venuta di nuovo, con le lacrime agli occhi per il piacere intenso. Quando ha finito, ero distrutta, con il corpo indolenzito, le cosce bagnate e la mente vuota.
Marco mi ha dato un bacio rude e mi ha detto:«Brava. Torna quando vuoi.» Sono tornata a casa tardi, con il corpo ancora vibrante e la consapevolezza di aver superato un punto di non ritorno.
Pagina di diario –
Martedì Notte
Caro diario,non riesco a credere a ciò che è successo oggi pomeriggio.Tutto è iniziato perché non riuscivo a togliermi Marco dalla testa dopo la sera dell’anniversario. Oggi pomeriggio ho preso la macchina di Luigi e sono andata al distributore con la scusa di andare in palestra con Sara. Lei sapeva già tutto: le avevo raccontato dell’incontro di quella sera e di quanto mi avesse turbata. Sara è stata fantastica, come sempre. Mi ha detto «Vai, divertiti» e che sarebbe stata disponibile a coprirmi in qualsiasi momento. Le ho chiesto di dire a Luigi, se avesse chiamato, che eravamo insieme a provare vestiti fino a tardi. Lei ha riso e ha risposto: «Tranquilla, troietta, ti copro io».Prima di uscire di casa si è cambiata: ha messo una minigonna jeans corta e una canotta aderente. Mi ha mandato una foto dicendo «Così se Luigi mi vede, pensa che stiamo davvero facendo shopping».
Sono arrivata al distributore verso le sei e mezzo. Marco mi ha invitata nel retro per un caffè. Abbiamo bevuto il caffè in piedi, ma il suo sguardo diretto mi ha fatto partire il prurito quasi subito. È stato fortissimo. In pochi secondi la macchia di bagnato si è allargata chiaramente sui miei leggins rosa. Marco se n’è accorto e ha detto con voce seria: «Deve essere un problema idraulico. Lascia che guardi la perdita.»
Mi ha abbassato i leggins e mi ha fatta godere prima con le dita, poi con la lingua. La sua lingua era calda, larga, insistente. Mi ha succhiato il clitoride e mi ha scopata con due dita fino a farmi venire due volte di fila, con le gambe che non mi reggevano più.
Poi mi ha fatta inginocchiare e mi ha scopato la bocca. Mi ha tenuto per i capelli e mi ha dato ordini precisi: «Apri bene la bocca», «Più fondo», «Usa la lingua», «Guardami negli occhi». Mi sono sentita come una studentessa davanti a un professore esigente.
Alla fine mi è venuto in bocca e ho inghiottito tutto.
Marco mi ha detto che purtroppo doveva tornare a lavorare, ma che se fossi tornata all’orario di chiusura sarebbe stato felice di aiutarmi a risolvere definitivamente il problema della perdita. Ho chiamato Sara e le ho raccontato tutto. Lei mi ha coperta perfettamente: «Clara, io ti copro sempre. Se Luigi ti chiede qualcosa, puoi dirgli che sei con me.» Prima di tornare a casa mi sono fermata da Sara e mi sono cambiata: minigonna jeans corta e canotta nera aderente. Poi sono tornata al distributore all’orario di chiusura.Marco mi ha scopata due volte. La prima da dietro, forte e profondo, mentre mi diceva che aveva capito da tempo che ero una puttanella vogliosa. Mi ha stropicciata per bene, con mani rudi e spinte violente. Sono venuta urlando. Poi mi ha scopato di nuovo la bocca e mi è venuto in gola. Dopo mi ha leccata di nuovo fino a farmi venire un’altra volta, e infine mi ha scopata ancora, faccia a faccia, tenendomi le gambe aperte e guardandomi negli occhi mentre mi riempiva. Mi ha stropicciata ancora, stringendomi i seni, pizzicando i capezzoli, mordendomi il collo. Sono venuta di nuovo, con le lacrime agli occhi per il piacere intenso.
Ora sono a casa, con il corpo indolenzito e il sapore di Marco ancora in bocca.Non riesco a credere a ciò che ho fatto.
Ma soprattutto… non riesco a credere a quanto mi sia piaciuto essere usata, essere stropicciata, essere la sua puttanella.Domani mattina Luigi andrà al lavoro.
Io so già dove andrò.
Clara
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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