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orge

La principessa e gli elefanti


di bullmarchigiano
12.04.2026    |    1.452    |    1 9.6
"”La voce del fidanzato arrivò bassa, piena di disgusto e incredulità:«…Alice..."
Mi guardai un’ultima volta nel riflesso della porta a vetri prima di entrare.
Ero proprio una bella figa, dovevo ammetterlo. Capelli biondi lunghi e lisci fino a metà schiena, di quel colore miele chiaro che sembrava illuminato dal sole anche di sera. Occhi azzurri grandi e un po’ da cerbiatta, labbra carnose naturalmente gonfie, viso da bambola con zigomi alti e un nasino perfetto. Il corpo era il mio orgoglio: alta 1,72, vita stretta, tette grosse e sode (una quarta naturale che stava su da sola grazie alle ore passate in palestra), culo alto e rotondo, gambe lunghe e toniche. Passavo quasi tutti i giorni in palestra – squat, deadlift, allenamenti per i glutei – proprio per mantenere questa forma. Fino a tre mesi fa ero arrivata seconda a Miss Provincia. Tutti dicevano che avrei vinto io, ma la giuria aveva preferito quella mora magra con le tette rifatte. Io ero uscita dal palco con le lacrime agli occhi, convinta che fosse solo questione di tempo. «La prossima volta sfondo», mi ero detta. E invece eccomi qui, a Milano, con Marco che mi prometteva il grande salto. Una bella figa ambiziosa, sì. Ma ultimamente mi sentivo sempre più una bella figa finita in disgrazia: troppa vanità, troppo poca testa, e quella stupida convinzione che bastasse essere carina per farcela. Mi tremavano le gambe mentre spingevo la porta dello studio a Lambrate. Marco mi accolse con quel sorriso da stronzo che ormai conoscevo bene.«Cazzo, Alice, oggi sei una bomba. Vieni, ti presento la squadra.»C’erano Roberto il fotografo, Luca l’aiuto fotografo, e in fondo tre idraulici neri enormi in tuta da lavoro: Ahmed, Jamal e Kwame. Erano tutti altissimi, spalle larghe, muscoli gonfi. Quando si voltarono verso di me sentii un brivido di paura.

All’inizio fu quasi dolce. Pose normali, vestito corto, sorrisi. Poi Roberto disse con voce calma: «Togli il reggiseno, piccola. Le luci… sai com’è.»Obbedii. Quando restai completamente nuda, gli sguardi di tutti quegli uomini mi fecero arrossire.«Mettiti a pecora sul tappeto, bionda.»Mi inginocchiai. Roberto mi aprì le cosce e spinse il cazzo grosso dentro la mia figa già bagnata. «Solo per farti venire lo sguardo giusto.» Mi entrò tutto in una botta. Era spesso e duro. Ogni colpo mi faceva sobbalzare le tette pesanti. «Che figa stretta… brava troia, prendi il cazzo del fotografo.»

Venni la prima volta gemendo forte, la figa che gli stringeva il cazzo. Poi mi fece salire sopra di lui, di schiena. «Cavalca, puttanella. Fammi vedere come muovi quel culo da zoccola.» Andavo su e giù sul suo palo, le tette che ballavano selvagge. Venni di nuovo. Lui grugnì, mi tirò su per i capelli e mi ficcò il cazzo in bocca. «Apri quella bocca da troia.» Sborrò denso e salato direttamente sulla lingua. Ingoiai quasi tutto, tossendo.Roberto si tirò fuori e fece un cenno a Luca. «Tuo turno.»Luca mi afferrò per i capelli e mi spinse il cazzo in bocca. «Succhialo bene, bionda. Puliscilo.» Poi mi girò a pecora. «Adesso ti apro questo bel culino da troia.» Mi versò lubrificante e spinse. Il dolore fu brutale. Iniziò a incularmi con colpi violenti. «Cazzo che culo stretto… rilassati o ti sfondo lo stesso, puttana.»«Ahhh… fa male… basta… ti prego…» mi lamentai tra i gemiti.Marco si avvicinò subito, mi afferrò per i capelli e mi ficcò il suo cazzo duro in bocca. «Zitta, troia. Succhia e non rompere i coglioni.»Luca grugnì e mi riempì il culo di sborra calda, spingendo fino in fondo. Quando si tirò fuori, il mio buco rimase aperto, sperma bianco che colava a fiotti.Ero ancora con il cazzo di Marco in bocca quando iniziai a piagnucolare. «Marco… per favore… mi fa troppo male… non ce la faccio più…»Marco rise, freddo. Tirò fuori il cazzo e fece un cenno ai tre neri. «Ahmed, Jamal, Kwame… venite qui. La troietta bianca si lamenta troppo. Aiutatemi a sfondarla come si deve.»Quando vidi i loro cazzi mi si gelò il sangue. Tre mostri neri, venosi, lunghi e spessi come il mio avambraccio, già duri e pulsanti. Erano giganteschi.«No! No, cazzo! Quelli sono troppo grandi! Mi sfondano! Non voglio!» urlai, cercando di alzarmi.Marco mi afferrò per i capelli con forza. «Ricordi cosa ti ho promesso quando ti ho portato a Milano, stupida troia bionda? Ti ho detto che ti avrei fatto sfondare. Questa è Milano, puttana. Adesso apri bene quei buchi da bianca e fai la troia che sei.»Mentre Ahmed mi sollevava come una bambola e mi impalava sulla sua asta nera enorme nella figa, Marco si voltò verso Roberto e disse con disprezzo:
«Peccato che sia stupida perché alla fine 50 euro di scopata li vale.»Roberto rise. «Hai ragione. Questa vacca bionda credeva di fare la modella.»

Jamal si posizionò dietro di me e mi aprì il culo ancora pieno di sborra. Spinse dentro il suo cazzo nero gigantesco. Doppia penetrazione brutale. Urlai. Mi sentivo spaccata in due, la pancia gonfia, ogni spinta mi arrivava fino allo stomaco.Poi Kwame mi afferrò la testa e mi ficcò il terzo cazzo mostruoso in bocca, soffocandomi. Tripla penetrazione completa.Il mio corpo venne tradito quasi subito.Il primo orgasmo mi colpì come un treno. La figa e il culo si contrassero violentemente intorno ai due cazzi neri enormi mentre Kwame mi scopava la gola senza pietà. Iniziai a tremare incontrollabilmente, gli occhi che si rovesciavano all’indietro. Un urlo soffocato uscì intorno al cazzo di Kwame mentre squirtavo forte sulla coscia di Ahmed. Venni come una puttana disperata, singhiozzando di vergogna.Ahmed rise forte, spingendo ancora più a fondo. «Oh cazzo, guarda questa stupida bionda! Sta venendo come una cagna in calore con due cazzi negri dentro! Il tuo corpicino da troia bianca non resiste al cazzo nero, eh? Urla più forte, puttana!»Jamal le diede uno schiaffo sul culo. «Prima orgasmo già? Sei proprio una troia nata per essere sfondata dai negri. Credevi di essere troppo figa per noi? Ora ti stai squirtando addosso come una fontana rotta!»Il secondo orgasmo arrivò pochi minuti dopo, ancora più brutale. Il mio corpo si contorceva selvaggiamente tra le loro mani, le gambe che scalciavano inutilmente. La figa pulsava e stringeva il cazzo di Ahmed mentre il culo veniva martellato da Jamal. Singhiozzavo e sbavavo intorno al cazzo di Kwame, le lacrime che mi rigavano la faccia. Venni di nuovo con un urlo strozzato, il piacere che mi faceva male al ventre, il corpo che mi tradiva completamente

Kwame mi tirò i capelli e spinse più a fondo in gola. «Secondo round, troia! Senti come ti bagni tutta? Il tuo corpo da bianca stupida ama essere rovinata dai cazzi negri. Di’ la verità, puttanella: ti piace essere la nostra schiava del cazzo, vero? Ammettilo mentre vieni!»Ahmed ghignò, accelerando le spinte. «Guarda che faccia da oca che fai mentre orgasmi! La grande aspirante modella che si contorce come una puttana da ghetto. Sei patetica, bionda del cazzo!»Il terzo orgasmo fu devastante, il più forte di tutti. Arrivò mentre i tre neri aumentavano il ritmo tutti insieme, scopandomi senza pietà. Il mio corpo si irrigidì di colpo, poi esplose in spasmi violenti. Tremavo come se avessi le convulsioni, la figa e il culo che si contraevano selvaggiamente intorno ai due mostri neri, la gola piena. Venni così forte che quasi persi i sensi, squirtando di nuovo mentre urlavo intorno al cazzo di Kwame, il piacere misto a un’umiliazione così profonda che mi faceva piangere a dirotto.

Jamal ruggì di soddisfazione. «Terzo orgasmo, cazzo! Questa troia bianca non riesce a smettere di venire! Tre volte con i cazzi negri dentro – sei rovinata per sempre, stupida bionda! Da oggi ogni volta che ti scoperanno penserai ai nostri cazzi!»Ahmed le schiaffeggiò le tette. «Urla più forte, puttana! Di’ che sei solo un buco per negri! Il tuo corpo da troia ha appena ammesso quello che la tua testa stupida non vuole accettare!»Kwame tirò fuori il cazzo dalla mia bocca per un secondo solo per sentirmi gemere. «Dillo, troia! Dillo mentre vieni!»Io, tra i singhiozzi e gli spasmi, riuscii solo a biascicare: «…vi prego… basta… sto venendo…»Quando finalmente i tre vennero dentro di me – figa, culo e gola – mi riempirono fino a scoppiare. Sborra calda e densa che colava a fiotti da tutti i buchi.Ero distrutta, accasciata sul tappeto, corpo che ancora tremava dagli spasmi residui degli orgasmi.Roberto, Luca e Marco si misero sopra di me. Tre getti caldi di piscio mi colpirono in faccia, sulle tette, sui capelli, sulla figa aperta. Mi pisciavano addosso ridendo mentre l’odore forte mi entrava nel naso.«Bevi un po’, troia,» disse Marco. «Così impari qual è il tuo posto.»Poi mi misero in ginocchio. Pompini a giro: Roberto, Luca, Marco, Ahmed, Jamal, Kwame. Succhiavo, leccavo, ingoiavo fino in gola mentre mi insultavano.Alla fine mi fecero sdraiare sulla schiena. Il bukkake fu brutale: sborrata dopo sborrata su faccia, occhi, bocca spalancata, capelli, tette, pancia. Ne ingoiai litri, tossendo e soffocando. Ero irriconoscibile, una maschera bianca viscida e densa.Marco mi afferrò per i capelli bagnati, mi schiaffeggiò forte e mi sollevò la testa verso la camera. «Sorridi, puttana. Di’ ciao ai tuoi fan.»Io, con la voce rotta: «Ciao… sono Alice…»Marco mi diede un calcio violentissimo nel culo nudo, facendomi rotolare per terra. «Fuori di qui, schifosa troia. Lo studio è chiuso.»Mi cacciarono nuda nel corridoio, ricoperta di sborra e piscio, i vestiti in una busta sporca.Camminai qualche minuto nella zona industriale deserta, fredda e buia, sperma che mi colava ovunque.
Poi chiamai il mio fidanzato.«Amore! Com’è andato il provino?»Risposi con voce roca: «Poteva andare meglio… molto meglio.»Silenzio.Poi lui, con tono che diventava sempre più freddo: «Aspetta… ti giro una cosa che ho appena ricevuto nel gruppo. Dimmi se sei tu.»Il telefono vibrò. Aprii la chat.Era la foto. Io in ginocchio, faccia completamente ricoperta di sborra bianca densa, occhi semichiusi, bocca aperta, capelli biondi impiastricciati. Si vedevano chiaramente le tre enormi proboscidi nere dei tre idraulici ancora mezze dure vicino alla mia faccia distrutta, mentre lo sperma colava ovunque. La catenina che mi aveva regalato lui era visibile sul mio collo sporco.Sotto la foto c’era la didascalia scritta da Luca:
“La principessa e gli elefanti.”La voce del fidanzato arrivò bassa, piena di disgusto e incredulità:«…Alice. Ti ho riconosciuta dalla catenina. Sei solo una troia. Una stupida troia bionda che si è fatta sfondare da tre negri.
La principessa e gli elefanti… cazzo, che nome perfetto per te. Non chiamarmi più.»
Clic.
Rimasi lì, nuda contro il muro freddo.
Ero rovinata






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