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Alice capitolo 3


di bullmarchigiano
17.05.2026    |    396    |    0 8.7
"Io, la ex aspirante modella, la quasi Miss Provincia senza cervello, ero ridotta a questo: una troia che camminava in pubblico con lo sperma di Simone sulla faccia, un plug nel culo e un..."
Capitolo 3 – La routine che non finisce

Era diventata una routine schifosa, quasi peggiore del lavoro al bar.
Ogni sera, finito il turno, invece di tornare a casa mi dirigevo automaticamente verso l’appartamento di Simone. Non c’era più nemmeno bisogno che mi scrivesse. Sapevo cosa mi aspettava. Entravo, mi spogliavo senza dire una parola e andavo verso la mia “postazione”. Simone l’aveva preparata con cura da nerd pervertito: uno sgabello alto davanti al divano, con un dildo spesso e nero fissato al centro del sedile. Accanto c’era il lubrificante.Quel giorno ero particolarmente stanca e disgustata. Mi sedetti sopra lo sgabello, aprii le gambe e scesi lentamente sul dildo. Sentii il silicone rigido aprirmi la figa e riempirmi fino in fondo. Un gemito involontario mi sfuggì.Poi mi chinai in avanti, presi il cazzo di Simone in bocca e iniziai a succhiarlo mentre cavalcavo lentamente il dildo.Simone era stravaccato sul divano con il controller in mano, giocava a un gioco online e parlava con gli amici in cuffia come se io non esistessi. Dopo pochi secondi mi diede il primo ordine con voce annoiata:«Di’ la frase, troia.»
Obbedii, con la bocca piena del suo cazzo:«Sono una troia senza cervello… e adoro succhiare il cazzo all’amico sfigato di mio fratello…» mormorai mentre lo leccavo.
Simone rise piano.«Più convincente. E continua a cavalcare quel dildo. Voglio sentirti bagnare lo sgabello.»Accelerai leggermente il movimento dei fianchi, facendo andare su e giù il dildo dentro di me, mentre succhiavo più profondamente. «Un’altra frase» ordinò lui.Con la voce rotta e umiliata ripetei: «Sono Alice… la stupida ex aspirante modella… e ora sono solo una troia che cavalca un dildo mentre fa pompini all’amico sfigato di suo fratello…»Simone ghignò soddisfatto.«Brava puttana. Senti come ti si allarga la figa? Una volta rifiutavi i ragazzi perché non erano alla tua altezza… ora ti bagni per un dildo di plastica e per il cazzo di uno che hai sempre chiamato sfigato. Patetica.» Continuai a muovermi su e giù, succhiando con impegno. La saliva mi colava sul mento. Simone mi spinse la testa più a fondo.«Di’ un’altra. E falla sentire sincera.»Gemetti intorno al suo cazzo:«Mi piace… essere usata… sono una troia ingorda… e mi eccita succhiare il cazzo all’amico sfigato di mio fratello mentre cavalco un dildo come una puttana…»Simone respirava più pesante.«Cazzo, sì… continua così. Di’ che sei più troia di quanto pensassi.»«Sono più troia di quanto pensassi… sono una stupida bionda senza cervello che è diventata la puttana personale dell’amico sfigato di suo fratello…»Dopo una decina di minuti Simone grugnì, mi afferrò la testa con una mano e venne direttamente nella mia bocca. Ingoiai quasi tutto, ma lui tirò fuori il cazzo all’ultimo secondo e mi sborrò anche sulle labbra, sul mento e su una guancia.«Lascia stare. Non ti devi pulire» ordinò con un sorriso crudele.Mi fece alzare. Il dildo uscì dalla mia figa con un rumore osceno. Simone mi guardò con soddisfazione.«Oggi alziamo la posta, principessa. Andiamo al centro commerciale.»Mi fece indossare solo una minigonna jeans cortissima che mi arrivava appena sotto il culo e una canottiera bianca aderente senza reggiseno. Mi infilò nel culo un plug anale medio e, prima di uscire, mi mostrò un piccolo vibratore rosa.«Questo è un Lovense. Si controlla con il telefono. Lo metto nella tua figa. Se fai la stronza o provi a pulirti la faccia, aumento l’intensità al massimo mentre sei in mezzo alla gente.»Me lo infilò dentro. Poi mi guardò il viso ancora sporco di sborra e sorrise.«Perfetto. Andiamo.»Durante il tragitto in macchina il vibratore era spento, ma il plug nel culo e lo sperma che mi si stava seccando sul viso mi facevano sentire già sporca e umiliata.Arrivati al centro commerciale (era sabato pomeriggio, abbastanza affollato), Simone mi diede l’ordine:«Vai al banco informazioni al piano terra e chiedi dove si trova il negozio di intimo. Io ti seguo da lontano. E non pulirti la faccia.»Camminai verso il banco informazioni con le gambe che tremavano. La minigonna era così corta che ogni passo rischiava di far vedere il culo. Sentivo lo sperma secco tirarmi sulla guancia e sul mento. Sapevo di avere un aspetto osceno: una ragazza bionda con la faccia sporca di sborra che camminava come una troia.Arrivai al banco. La ragazza allo sportello mi guardò perplessa.«Mi scusi… può dirmi dove trovo il negozio di intimo?» chiesi con la voce bassa.Mentre parlavo, Simone attivò il Lovense. Il vibratore nella mia figa partì a bassa intensità, facendomi sobbalzare leggermente.

La ragazza mi indicò la direzione, ma io faticavo a concentrarmi. Il plug nel culo premeva a ogni movimento, il vibratore mi stimolava il clitoride dall’interno e lo sperma sulla faccia mi ricordava costantemente cosa ero diventata.Simone aumentò l’intensità. Le vibrazioni diventarono più forti. Sentii le gambe che mi cedevano. Mi appoggiai al banco per non cadere.«Grazie…» riuscii a mormorare, poi mi allontanai.Camminavo nel centro commerciale con la faccia sporca di sborra, la minigonna che saliva pericolosamente, il plug che mi dilatava il culo e il Lovense che mi faceva bagnare contro la mia volontà. Ogni persona che incrociavo mi sembrava mi fissasse. Una mamma con il passeggino mi guardò male. Due ragazzi ridacchiarono passandomi accanto.Mi sentivo morire di vergogna.Io, la ex aspirante modella, la quasi Miss Provincia senza cervello, ero ridotta a questo: una troia che camminava in pubblico con lo sperma di Simone sulla faccia, un plug nel culo e un vibratore telecomandato nella figa, mentre lui mi seguiva da lontano godendosi lo spettacolo.Simone mi raggiunse in un angolo più tranquillo, mi spinse contro un pilastro e mi sussurrò all’orecchio:«Brava troia. Guarda come sei caduta in basso. La bella Alice che sognava le copertine ora cammina con la mia sborra in faccia e un vibratore nella figa.
E la cosa più patetica è che tra poco tornerai a casa mia e mi supplicherai di scoparti di nuovo.»Aumentò ancora l’intensità del Lovense. Le gambe mi tremarono forte.Quella sera, mentre tornavo a casa con il viso ancora sporco e i buchi doloranti, presi una decisione definitiva.Non ce la facevo più.Dovevo scappare.Il giorno dopo chiamai Marco, l’agente del capitolo 1. Gli dissi che ero disperata e che volevo andarmene dal paese. Lui rise con quella sua voce viscida e mi rispose:«Ho proprio il lavoro che fa per te, tesoro. Un villaggio turistico sul mare. Animatrice e cameriera. Pagano bene e c’è tanta gente nuova. Parti la prossima settimana.»Accettai senza pensarci due volte.Credevo che allontanarmi da Simone e dalla mia famiglia fosse l’unico modo per ricominciare.Non sapevo che stavo solo andando incontro a qualcosa di molto peggio.

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