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Alice capitolo 9
30.05.2026 |
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"Mi guardai allo specchio: viso completamente ricoperto di sborra secca, occhi rossi e gonfi, corpo segnato ovunque, collare ancora al collo..."
Capitolo 9 – Il secondo giornoMi svegliai indolenzita, con il corpo che sembrava passato sotto un treno.
Ero ancora sporca. Lo sperma secco di Ricardo e Isabella mi incrostava il viso, il petto e i capelli. Il collare da cane con la scritta “TROIA” era ancora stretto intorno al mio collo, e le due campanelle attaccate ai capezzoli tintinnavano a ogni minimo movimento.Isabella entrò nella camera da letto con un sorriso crudele.
Indossava solo una vestaglia di seta aperta.
«In ginocchio, troia. Svegliami come si deve.» Mi spinse sul bordo del letto, si sedette e aprì le gambe. Mi afferrò per i capelli e mi schiacciò la faccia contro il suo culo perfetto.«Lecca, puttana. Fammi il bidet con quella lingua da quattro soldi. E fai bene, altrimenti ti riempio quella figa inutile di schiaffi.» Iniziai a leccare. Prima intorno all’ano, poi dentro, spingendo la lingua più a fondo possibile. Isabella gemeva piano, ma non smetteva di insultarmi. «Più lingua, cagna! Lecca bene dentro. Senti che culo perfetto ho io? Il tuo invece è solo un buco sfondato da tutto il villaggio. Lecca meglio, stupida puttana italiana. Sei brava solo a questo, vero? A leccare il culo di chi è meglio di te.» Continuai a leccare con impegno. Isabella iniziò a respirare più forte, muovendo i fianchi contro la mia faccia. «Cazzo… sei proprio brava con quella lingua da troia… continua così, puttana… più dentro, leccami il buco come la schifosa che sei.» Venni una prima volta solo leccandola, tremando tra le sue gambe. Isabella ebbe un orgasmo violento poco dopo, stringendomi la testa tra le cosce e gemendo forte.«Brava troia… almeno servi a qualcosa. Leccami bene, sì… ingoia tutto, puttana.» Mi spinse via con disprezzo. «Vai a fare colazione, schifosa.»
A tavola Ricardo era già seduto, completamente nudo. Il suo cazzone grosso riposava tra le gambe. Mi fece cenno di avvicinarmi.«In ginocchio sotto il tavolo. E fai un buon lavoro.»
Mi infilai sotto il tavolo. Presi il suo cazzo in bocca e iniziai a succhiarlo mentre lui e Isabella facevano colazione come se niente fosse. Lo presi in gola, succhiando con impegno, sbavando, mentre loro parlavano di affari. Ricardo mi teneva per i capelli e spingeva con calma.
«Brava… succhia bene il cazzo del tuo padrone, troia. Più gola. Ingoia fino alle palle.»Venne nella mia bocca con un grugnito animalesco, riempiendomi la gola. Ingoiai tutto, fino all’ultima goccia.
Finito il pompino, Isabella mi portò a bordo piscina. Mi fece sdraiare su un lettino, completamente nuda, con il collare e le campanelle. Si sedette sopra la mia faccia, aprì le gambe e mi ordinò:«Lecca, puttana. E non fermarti.» Leccai la sua figa depilata mentre lei sorseggiava champagne. Ogni tanto mi schiaffeggiava le tette o mi tirava le campanelle sui capezzoli. Poi prese la bottiglia di champagne fredda e me la infilò nella figa senza preavviso. Il vetro freddo mi dilatò brutalmente. Iniziò a muoverla dentro e fuori con forza. «Senti come si allarga questa figa da troia? Sei proprio una puttana senza speranza. Prendi la bottiglia come la cagna che sei.» Venni una seconda volta, tremando. Isabella rise e spostò la bottiglia nel mio culo, spingendola più a fondo.
«Ora il culo. Prendi tutto, cagna. Senti come ti allarga? Il tuo buco è già rovinato.» Venni una terza volta, singhiozzando di vergogna e piacere traditore.
A pranzo arrivò Ricardo con suo figlio Roberto, un ragazzo di 26 anni, atletico e arrogante. Isabella sorrise.
«Roberto, questo è il tuo regalo di compleanno. Usala come vuoi.» Sotto il tavolo, mentre loro pranzavano, dovetti spompinare entrambi. Prima Ricardo, poi Roberto. Succhiavo uno mentre masturbavo l’altro, con le lacrime agli occhi. Dopo pranzo Roberto mi scopò davanti al padre e alla matrigna. Mi misero a pecora, mi misero della panna montata sul sedere e una candelina nel culetto, sentivo le loro crudeli risate mentre lo facevano. Roberto non perse tempo.
Mi piegò sul tavolo e mi prese con forza, prima nella figa, poi nel culo.«Cazzo, è proprio una troia» diceva mentre mi inculava. «Papà, hai scelto bene quest’anno.» Ricardo e Isabella guardavano e commentavano. «Scopala più forte nel culo» diceva Isabella. «Voglio sentirla urlare come la puttana che è.»
Venni due volte mentre Roberto mi scopava, singhiozzando di vergogna.
La sera arrivò la gang bang finale. Mi legarono a pecora su un grande tavolo imbottito al centro del salone. Polsi e caviglie fissati. Ero completamente esposta.Isabella si mise uno strap-on grosso e mi scopò con violenza, alternandosi con Ricardo e Roberto.Mi cambiarono di posizione per ore: doppia penetrazione, tripla, mi usarono in tutti i modi possibili. Venni una volta dopo l’altra, urlando, piangendo, supplicando di essere scopata più forte. «Ancora… scopatemi più forte…» imploravo tra i singhiozzi. Isabella mi schiaffeggiò il viso con forza. «Sentite come supplica questa puttana? La ex Miss ora chiede di essere sfondata come una troia da due soldi.» Alla fine mi slegarono e mi misero in ginocchio al centro della stanza. I due uomini mi sborrarono in faccia, sul petto e sui capelli mentre Isabella mi teneva la bocca spalancata.
Ero completamente ricoperta della loro sborra.
Tornai nella mia stanza alle prime luci dell’alba, distrutta nel corpo e nell’anima. Mi guardai allo specchio: viso completamente ricoperto di sborra secca, occhi rossi e gonfi, corpo segnato ovunque, collare ancora al collo. Mi lasciai cadere sul letto senza lavarmi.
“È finita. Non c’è più niente di me. Ho leccato il culo di Isabella, ho servito suo marito e suo figlio come una puttana, ho goduto mentre mi umiliavano in tutti i modi possibili.
Sono davvero solo questo. Una troia. Una stupida troia ambiziosa che gode quando viene trattata come carne.”
Mi rannicchiai sotto le coperte, vuota e distrutta.
La mia rovina era completa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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