bdsm
Aisha capitolo 2
05.06.2026 |
37 |
0
"Entrò senza salutare e lanciò il contratto sul tavolo come se fosse un documento qualunque..."
L’attico di Aisha N’Doye a Brera era immerso in un silenzio quasi tombale. Le luci della città filtravano dalle vetrate come lame fredde, illuminando a intermittenza il corpo nudo della donna davanti allo specchio. Milano brillava in basso, indifferente, mentre lei si preparava a vendere un altro pezzo di sé. Si era spalmata con cura l’olio di argan su ogni centimetro di pelle. Le mani scivolavano lente, quasi rituali, facendo brillare la pelle d’ebano di un riflesso caldo e peccaminoso. Le sue tette erano mostruose, pesanti, due masse di carne scura e soda che riempivano le mani e straripavano tra le dita. I capezzoli grandi, spessi e quasi neri, si erano induriti dolorosamente. Li strinse con forza, tirandoli, assaporando il dolore familiare che le arrivava dritto al basso ventre.Le mani scesero sui fianchi larghi, sul ventre piatto, fino al culo alto e perfetto. Lo separò con decisione, osservando nello specchio il piccolo plug di cristallo Swarovski che le dilatava il buco del culo. Un gioiello da puttana di lusso infilato dentro di lei. La figa era già bagnata, le grandi labbra carnose gonfie e lucide per l’olio e per i suoi umori. Un anno prima tremava davanti a questo rituale. Ora lo compiva con una freddezza quasi inquietante.Il telefono vibrò.
Marco Rossi.
Aisha rispose con voce bassa, fredda, controllata. «Marco.» «Sei pronta?» chiese lui senza preamboli. Lei continuò a guardarsi allo specchio, passando una mano tra le tette enormi e facendole tremare pesantemente. «Sto finendo di prepararmi. Olio di argan su tutto il corpo. Plug nel culo. Ho indossato il micro perizoma e il reggiseno che esalta queste tettone d’ebano. Esattamente come piace a loro.» Rossi emise una risatina soddisfatta.
«Un anno fa con Khalid sei stata… eccezionale. Non ha mai smesso di chiedere di te. La “nera con le tettone da record”. Dice che nessuna troia gli ha mai svuotato le palle come hai fatto tu.» Aisha non sorrise. Infilò due dita nella figa bagnata, muovendole lentamente mentre parlava.
«Ricordo quella notte» mormorò. «Ricordo come mi hanno riempita. Come mi hanno umiliata. E ricordo quanto ho goduto mentre la mia dignità veniva schiacciata sotto i loro cazzi.» Fece una pausa, la voce più bassa, quasi un sibilo oscuro. «Mezzo miliardo questa volta. È un prezzo alto, Marco. Molto alto.» «Lo so» rispose lui, serio. «Per questo mando te. Chiudilo, Aisha. A qualunque costo. Lascia che ti usino. Lascia che ti degradino. Basta che torni con quel contratto firmato. Ti aspetto nella mia camera non appena avrai fatto firmare loro l'accordo.»
Aisha tirò fuori le dita lucide e se le portò alle labbra, leccandole lentamente mentre fissava il proprio riflesso.
I suoi occhi erano freddi. Vuoti. Eccitati. «Sai cosa mi spaventa?» disse piano. «Non è più il fatto di dovermi concedere per concludere i deal. È che ormai mi piace. Mi piace sentirli che mi chiamano troia nera mentre mi riempiono di sborra. Mi piace il momento in cui capiscono che, nonostante tutto, sono io che li sto usando.» Un silenzio pesante calò sulla linea.
«Sei cambiata» disse infine Rossi, quasi cauto. «C’è qualcosa di oscuro in te adesso.» Aisha sorrise allo specchio. Un sorriso lento, bello e terribile.«Oscuro? No, Marco. Sono solo diventata quello che questo mondo voleva che diventassi.» Chiuse la chiamata.
Indossò l’abito lungo di seta nera. La stoffa aderì al corpo unto d’olio di argan come una seconda pelle. La scollatura profonda metteva in mostra il reggiseno push-up che trasformava le sue tette già enormi in due bombe oscene. Lo spacco vertiginoso rivelava le cosce toniche a ogni passo. Sotto, il micro perizoma copriva a malapena le grandi labbra gonfie, mentre il plug continuava a tenerle il culo piacevolmente dilatato. Si guardò un’ultima volta: una dea nera corrotta, bellissima e pericolosa. Una donna che aveva capito fin troppo bene il prezzo del potere.Poi spense la luce e uscì nell’oscurità.
Dubai la stava aspettando.
E lei stava andando a nutrirsi.
La suite presidenziale all’ultimo piano del Burj Al Arab era un trionfo di lusso arabo e opulenza sfrenata. Le immense vetrate offrivano una vista mozzafiato sul mare scuro e sulle luci scintillanti di Dubai. Tre uomini l’aspettavano, già seduti sui divani di velluto con calici di champagne in mano. Lo Sceicco Khalid Al-Mansour, 48 anni, elegante e autoritario nel suo thobe bianco, la squadrò subito con fame predatoria. Accanto a lui, il fratello minore , il Principe Faisal, 33 anni, magro e aggressivo, mostrava un sorrisetto arrogante. Omar Al-Sayed, il consulente egiziano di 41 anni, in completo scuro, la osservava con sguardo calcolatore e sadico. Quando Aisha entrò, il silenzio fu immediato e denso.
«Cazzo…» mormorò Faisal, incapace di trattenersi. Lei camminava con passo sicuro e sensuale, i fianchi che ondeggiavano, lo spacco dell’abito che rivelava lampi di coscia scura e lucida. Le tette enormi, esaltate dal reggiseno push-up, ballavano pesantemente sotto la seta sottile, quasi sul punto di esplodere fuori. Khalid si alzò per primo, un sorriso lento e pericoloso sul volto. «Miss N’Doye… la nostra leggendaria negoziatrice nera. Un anno dopo sei ancora più pericolosa. Quel corpo sembra fatto apposta per corrompere gli uomini.»
Le prese la mano e la baciò, ma i suoi occhi erano fissi nel profondo solco tra i seni. Omar versò un calice di champagne Krug e glielo porse. «Quelle tette d’ebano… quel culo alto… è un’arma di distruzione di massa. Siamo felici di rivederti.»
Aisha accettò il calice, bevve un sorso lento e poi si voltò su se stessa con grazia felina, lasciando che la ammirassero. «Gentili signori,» disse con voce vellutata ma carica di oscurità, «siamo qui per mezzo miliardo di euro, giusto? Però so che voi non negoziate solo con i numeri.» Faisal si avvicinò da dietro, facendo scorrere le dita sulla curva del culo attraverso la seta.
«Un anno fa eri più timida. Ora cammini come una puttana che sa esattamente quanto vale la sua carne.» Aisha si voltò verso di lui, gli occhi pieni di sfida cupa e sensuale.
«Perché so quanto valgo.
E so anche quanto valete voi… quando siete duri e disperati.» Khalid tornò a sedersi, incrociando le gambe.
«Spogliati, Aisha. Lentamente. Vogliamo vedere cosa indossi sotto prima di iniziare a parlare di affari.»
Lei posò il calice, fece un passo indietro verso le vetrate illuminate e, con un sorriso lento e oscuro, fece scivolare l’abito di seta nera lungo il corpo. L’abito cadde ai suoi piedi, rivelando il completo sexy: un micro perizoma nero quasi inesistente che scompariva tra le grandi labbra carnose e un reggiseno push-up che spingeva le sue tette enormi verso l’alto in modo quasi indecente. I capezzoli sporgevano evidenti contro il pizzo. Il plug Swarovski brillava tra le natiche alte e rotonde. Aisha rimase lì, in lingerie, lucida d’olio di argan, regale e corrotta.
«Allora?» chiese con voce bassa e provocante, passando le mani sotto le tette e sollevandole verso di loro. «La merce è ancora di vostro gradimento, signori?»
I tre uomini la guardavano con una fame evidente, quasi brutale.
Il gioco oscuro era appena iniziato.
La suite era impregnata di un’atmosfera densa, quasi soffocante. Aisha era seduta sulle gambe di Khalid, completamente esposta. Il suo corpo nudo e lucido d’olio di argan brillava sotto le luci dorate.
Khalid le aveva già strappato il reggiseno. Le sue mani grandi e forti stringevano con brutalità le tette enormi di Aisha, affondando le dita nella carne soda e pesante. Le strizzava con forza, le sollevava e le faceva ricadere, le schiaffeggiava dal basso in modo che ondeggiassero violentemente.
«Partiamo dalla clausola di performance» disse Omar, calmo, mentre fissava le enormi tette nere che ballavano. Faisal, in ginocchio tra le cosce spalancate di Aisha, le aprì le grandi labbra carnose con due dita e sputò direttamente sulla figa già fradicia. Infilò due dita spesse dentro di lei con un rumore bagnato e cominciò a scoparla ritmicamente, facendo entrare e uscire le dita fino alle nocche. «Ahh… cazzo…» ansimò Aisha, inarcando la schiena. «Il 18% resta la nostra offerta» continuò Omar. Khalid le torse entrambi i capezzoli grandi e scuri con forza, tirandoli verso l’esterno. «Ventidue e mezzo» rispose Aisha tra i denti, la voce rotta dal piacere. «I rischi… merda… sono troppo alti per meno di ventidue e mezzo.»
Faisal tirò fuori le dita dalla figa grondante e le spostò più indietro. Afferrò il butt plug di cristallo e cominciò a giocarci sadicamente: lo ruotò lentamente dentro il suo culo stretto, poi lo tirò fuori fino al punto più largo, dilatando brutalmente l’ano prima di spingerlo di nuovo dentro con forza. «Ohhh… porca troia!» gemette Aisha ad alta voce, il corpo che tremava. Khalid le strinse le tette con ancora più violenza, schiacciandole e facendole straripare tra le dita mentre le parlava all’orecchio. «Senti che troia nera che sei… riesci ancora a parlare di contratti mentre ti scopano il culo con quel plug.» Faisal continuava a muovere il plug dentro e fuori dal suo ano, sempre più velocemente, mentre con il pollice le massaggiava la clitoride gonfia e lucida. La figa di Aisha colava copiosamente, bagnando le cosce di Faisal e il divano sottostante.
Omar si alzò e si avvicinò. Prese uno dei seni enormi di Aisha e se lo infilò in bocca, succhiando forte il capezzolo spesso mentre Khalid continuava a maltrattare l’altro. «Ventuno percento» propose Omar, con la bocca ancora piena di carne nera. «E quindici mesi di esclusiva.»
Aisha afferrò la nuca di Faisal con una mano e spinse la figa contro la sua faccia, strofinandogliela addosso mentre rispondeva con voce tremante ma determinata: «Ventuno e mezzo… più un bonus del tre percento sui volumi… ahh, cazzo, più profondo con quel plug!» Faisal obbedì, spingendo il butt plug fino in fondo con un colpo secco, ruotandolo dentro di lei. Il cristallo brillava ogni volta che entrava e usciva dal suo culo stretto e dilatato. Khalid le schiaffeggiò forte le tette, facendole diventare rosse sotto la pelle d’ebano. «Guarda queste tettone d'ebano come ballano» ringhiò Khalid. «Sono fatte per essere usate, non per negoziare contratti.» Aisha, con il culo pieno e la figa che gocciolava, sorrise con un’espressione oscura e arrogante. «Queste tettone d'ebano vi faranno firmare un deal da mezzo miliardo stasera. Ventuno e mezzo e quindici mesi. Prendere o lasciare.» I tre uomini si guardarono. Il corpo di Aisha tremava di piacere degradante, il plug che continuava a entrare e uscire dal culo con rumori osceni, le tette rosse e segnate dalle loro mani. Omar annuì lentamente. «Accettato.»
Aisha chiuse gli occhi per un secondo, godendo dell’ondata di potere perverso che la invadeva. Il suo corpo veniva violato senza pietà, ma lei stava vincendo.
«Bene» mormorò con voce roca. «Ora vorrei qualcosa di più grosso nella bocca….»
Khalid afferrò Aisha per i capelli con forza e la spinse rudemente in ginocchio sul tappeto persiano. «In ginocchio, troia. È arrivato il momento che quella bocca da puttana africana faccia quello per cui sei davvero brava.» Aisha si abbassò, le ginocchia sul pavimento lussuoso, le tettone giganti che pendevano pesanti e ondeggiavano. Il plug Swarovski ancora infilato nel culo brillava a ogni movimento.
I tre uomini le si disposero intorno in cerchio, tirando fuori i cazzi duri. «Apri quella bocca» ordinò Khalid, schiaffeggiando la guancia con il suo membro spesso. «Fammi vedere come succhi un cazzo arabo.» Aisha aprì le labbra carnose e Khalid glielo spinse dentro fino in gola al primo colpo. Lei ebbe un conato ma iniziò subito a succhiare con avidità, facendo rumori bagnati e volgari mentre la saliva colava copiosamente dagli angoli della bocca lungo il mento. «Guarda questa puttana d’ebano… un anno fa quasi soffocava, ora lo prende fino alle palle come una professionista» rise Faisal. Omar le afferrò la testa e la passò sul suo cazzo. Aisha lo accolse con entusiasmo, succhiando con forza, la lingua che vorticava intorno alla cappella mentre con una mano masturbava Khalid e con l’altra Faisal. «Più lingua, troia. Lecca tutto» ringhiò Omar. «Voglio sentire quella lingua da puttana africana su ogni centimetro.» Aisha obbedì, tirando fuori la lingua e leccando l’asta di Omar dal basso verso l’alto, succhiando le palle una alla volta, mentre le sue tettone d’ebano ballavano pesantemente a ogni movimento della testa.
Faisal le afferrò le tette da sopra e le strinse forte, usandole come maniglie. «Queste tettone giganti sono fatte per essere coperte di sborra. Guarda come ballano mentre ci succhia come una disperata.»
La passarono da uno all’altro senza sosta. A volte due cazzi insieme: Aisha aveva le labbra tese intorno a due membri contemporaneamente, la saliva che colava in lunghi fili viscidi sulle sue enormi tette. Ogni tanto le spingevano la testa fino in fondo, tenendola ferma mentre lei gorgogliava e aveva conati, gli occhi lucidi. «Più a fondo, troia! Ingoia quel cazzo» la incitava Khalid, premendole la testa contro il pube. «Questo è il vero motivo per cui ti paghiamo mezzo miliardo… non per il tuo cervello, ma per questa bocca da bocchinara africana.» Aisha, con il mascara che colava, alzò lo sguardo verso di loro. Nonostante l’umiliazione, i suoi occhi erano pieni di un’oscurità potente. Tolse il cazzo di Khalid dalla bocca con un suono bagnato e disse con voce roca e provocante: «Insultatemi pure… ma continuate a spingermelo in gola. Voglio sentirvi pulsare, voglio il vostro sperma in faccia.» Faisal gemette eccitato e le infilò il cazzo tra le tette, facendole una spagnola brutale mentre lei continuava a succhiare Omar. «Questa puttana d’ebano è diventata una vera troia di lusso» ansimò. «Un anno fa era solo una stagista spaventata, ora ci supplica di sborrarle addosso.» Uno dopo l’altro vennero.Khalid fu il primo. Le tenne la testa ferma e le scaricò potenti getti densi direttamente in gola. Aisha ingoiò il primo fiotto, ma tossì e il resto le colò abbondantemente dalla bocca sulle tette giganti. Faisal la seguì subito dopo, puntando il cazzo tra le tette e schizzando lunghi fiotti bianchi che colarono copiosamente nel solco profondo del suo décolleté, ricoprendo i capezzoli scuri. Omar le afferrò il viso con entrambe le mani e le coprì le labbra, il mento e una guancia con la sua sborra calda e densa. Aisha rimase in ginocchio, il viso e le tettone d’ebano completamente imbrattate di sperma. Passò lentamente due dita tra i seni, raccolse una grossa quantità di sborra e se la portò alla bocca, succhiando con calma esagerata mentre li guardava. «Mmm… buona» mormorò con voce bassa e oscura. «Tre cazzi svuotati. Siete soddisfatti… o volete che continui a succhiare finché non diventano di nuovo duri?»
I tre uomini la fissavano ancora ansimanti.
La troia africana che avevano umiliato stava diventando sempre più pericolosa.
I tre uomini non le diedero tregua. Khalid e Faisal la afferrarono per le braccia e la trascinarono sulla grande scrivania di cristallo al centro della suite. La sdraiarono di schiena senza gentilezza. Le sue tettone d’ebano, ancora ricoperte di sborra densa, si aprirono pesantemente ai lati del petto, tremando a ogni respiro affannoso. Le gambe furono spalancate in modo osceno e i tacchi alti poggiati sul bordo del tavolo, lasciando la figa gonfia e il culo ancora occupato dal plug completamente esposti. Omar si posizionò tra le sue cosce scure, si tolse la giacca e si arrotolò le maniche della camicia. «Guardate che spettacolo» disse Faisal con un ghigno. «Questa troia africana è sdraiata qui, coperta della nostra sborra, con la figa che cola come una fontana.» Omar abbassò la testa e iniziò a leccarla con lentezza sadica. La lingua larga e calda percorse tutta la lunghezza della sua figa, dal perineo fino alla clitoride turgida, succhiando le grandi labbra carnose e infilando la punta della lingua dentro di lei. Aisha gemette forte, inarcando la schiena sul cristallo freddo. Khalid si avvicinò da un lato e le schiaffeggiò una tetta pesante. «Concentrati, puttana. L’ultima clausola. Vogliamo ventiquattro mesi di esclusiva.» Aisha cercò di rispondere mentre Omar le succhiava la clitoride con forza crescente. «Diciotto mesi… è il massimo che… ahhh… cazzo…» Omar infilò due dita nella figa fradicia e cominciò a muoverle ritmicamente, curvandole verso l’alto. Poi, senza smettere di leccare, afferrò con l’altra mano la base del butt plug Swarovski e iniziò a ruotarlo lentamente dentro il suo culo.«Oh mio Dio…» ansimò Aisha.
Il contratto era firmato.
Khalid gettò la penna sulla scrivania con un gesto sprezzante. «Bene. Ora che abbiamo il pezzo di carta, prendiamoci la carne.»
La trascinarono davanti alle vetrate. Aisha venne schiacciata contro il vetro gelido. Khalid le affondò il cazzo nella figa con una spinta brutale, Faisal le penetrò il culo quasi contemporaneamente.«Cazzo, senti che stretta» grugnì Faisal. «Il suo culo sembra fatto per essere sfondato.» Khalid rise, sbattendola contro il vetro. «Questa troia vale ogni centesimo del mezzo miliardo. Guardate come prende due cazzi insieme.»
“Con la Bocconi, il master a Londra, le notti passate a studiare… e alla fine sono qui. Schiacciata contro un vetro a Dubai mentre tre arabi mi usano come una puttana di lusso. E sto per far guadagnare all’Atlas Capital mezzo miliardo di euro grazie alla mia figa e al mio culo.”
Aisha gemette forte, ma riuscì a tirare fuori il cazzo di Omar dalla bocca e ringhiò:«Più forte! Scopatemi perché io valgo davvero mezzo miliardo!»
Omar le tirò i capelli. «Senti questa puttana? Ancora parla mentre ha due cazzi dentro.» La spostarono sul divano. Aisha cavalcò Khalid con furia, mentre Faisal la prendeva nel culo da dietro. Le sue tettone giganti ballavano pesantemente, schiaffeggiandosi tra loro. «Guardate che troia ambiziosa» commentò Khalid ansimando. «Cavalca come se volesse farci venire l’anima.» Faisal le diede uno schiaffo sul culo. «Perché è così. Questa non è più la ragazza di un anno fa. Questa è una puttana professionista.»
“Anni di sacrifici, stage non pagati, umiliazioni silenziose… e tutto si riduce a questo: il mio corpo che viene usato. Eppure sto per portare a casa più di quanto la maggior parte dei miei ex compagni di Bocconi guadagnerà in dieci anni. Il mio cervello apre la porta… il mio corpo la chiude.”
Aisha, con la voce rotta dai colpi, li provocò di nuovo:«Usatemi… Riempitemi tutti e due i buchi! Questo è il prezzo che pagate per firmare con me!» La misero a pecora sulla scrivania. I tre ruotavano tra figa, culo e bocca senza sosta. Il rumore bagnato di carne, i grugniti degli uomini e i gemiti di Aisha riempivano la suite. «Questa puttana è insaziabile» disse Omar mentre le scopava la bocca. «Più la umiliamo, più diventa bagnata.»
Dopo quasi quaranta minuti di scopate selvagge, Aisha scese dalla scrivania con le gambe tremanti. Prese una coppa di champagne vuota e si inginocchiò davanti a loro.
«Voglio tutto qui dentro» ordinò con voce roca. «Ogni goccia.»
I tre si masturbarono furiosamente. Khalid venne per primo, scaricando getti densi e potenti. Faisal e Omar lo seguirono, riempiendo la coppa fino all’orlo di una densa miscela bianca ancora calda. Aisha sollevò la coppa con entrambe le mani, guardando i tre uomini negli occhi. Bevve lentamente, un sorso dopo l’altro, ingoiando la sborra densa e salata di tutti e tre. Alcuni fili bianchi le colarono dagli angoli della bocca sul mento e sulle tette.Quando finì l’ultima goccia, posò la coppa vuota sul tavolo con un gesto elegante.
“Ho appena bevuto la sborra di tre uomini che mi hanno pagato mezzo miliardo per essere la loro troia.
E lo rifarei domani.”
Aisha bussò alla porta della suite di Marco Rossi poco dopo le quattro del mattino. Quando lui aprì, la fissò per qualche secondo senza parlare.
Lei aveva l’aspetto di chi era stata usata per ore: vestito stropicciato, capelli scomposti, segni rossi sul collo e sulla scollatura, odore pungente di sesso, sudore e sborra secca. Eppure il suo sguardo era glaciale, quasi annoiato. Entrò senza salutare e lanciò il contratto sul tavolo come se fosse un documento qualunque.
«Firmato» disse con tono piatto. «Mezzo miliardo. Ho ottenuto condizioni migliori di quelle che mi avevi chiesto. Come al solito.» Rossi prese i fogli e li esaminò attentamente. Quando arrivò alle clausole personali di Aisha, sollevò un sopracciglio. «Bonus personale del quattro percento a tuo nome… più una percentuale sui deal futuri. Hai pensato proprio a tutto.»
Il suo tono era un misto di orgoglio e preoccupazione crescente. «Sei stata straordinaria, Aisha. Ti meriti una promozione a Senior Vice President e un aumento di stipendio significativo. Inoltre ti assegnerò una segretaria personale: Rosa Vargas, colombiana, ventiquattro anni. Tettone grosse e pesanti, vita stretta e un culo colombiano impressionante, alto, rotondo e molto voluminoso. È ambiziosa e ha fame di soldi. Voglio che tu la addestri per i clienti più difficili.» Aisha lo guardò per qualche secondo con un mezzo sorriso cinico. «Promozione e aumento sono accettabili» rispose con voce fredda. «Ma dopo essermi fatta scopare in tutti i buchi per tutta notte da tre arabi, mi sembra giusto pretendere qualcosa di più… immediato.» Si sedette sul bordo del letto, aprì le gambe con indifferenza e lo fissò.
«Inginocchiati.» Rossi esitò solo un istante prima di mettersi in ginocchio. Aisha gli afferrò i capelli senza delicatezza e gli spinse il viso contro la sua figa ancora gonfia e impregnata.
«Leccami» ordinò con tono distaccato. «Questa figa ti ha appena fatto guadagnare mezzo miliardo di euro. Il minimo che possa fare è dedicarle qualche minuto della tua lingua da dirigente.» Rossi iniziò a leccarla con impegno. Aisha rimase impassibile, quasi annoiata, mentre parlava con cinismo tagliente.«Più lento… sì. Bravissimo. Rosa Vargas… un bel paio di tettone e un culo enorme. Perfetto. Un’altra ragazza convinta che con un bel corpo e un po’ di ambizione possa arrivare lontano. Le insegnerò io come funziona davvero questo mondo. Le spiegherò che alla fine non conta la laurea, contano le ginocchia e quanto sei disposta ad aprire le gambe.»
Rossi mugolò qualcosa tra le sue cosce. Aisha continuò con lo stesso tono glaciale e sarcastico: «Un anno fa mi hai detto di spogliarmi se volevo un futuro. Oggi sei in ginocchio a leccare la figa di una puttana d’alto bordo che hai creato tu. La vita è proprio ironica, non trovi?»
Dopo qualche minuto lo allontanò con un gesto secco della mano, come se si fosse già stancata del gioco. Si alzò, sistemò il vestito con gesti meccanici e lo guardò dall’alto. «Prepara il contratto di Rosa. Voglio incontrarla appena torno a Milano.» Prima di uscire dalla suite, si voltò un’ultima volta con un sorriso freddo e cinico.
«Grazie per la leccata, Marco. Anche se sappiamo entrambi che non l’hai fatto per generosità.»
Chiuse la porta senza aspettare risposta. Mentre camminava verso l’ascensore, il suo pensiero interiore era tagliente come una lama:
“Mezzo miliardo chiuso vendendo il mio corpo. Promozione ottenuta. Bonus personale assicurato. E ora mi regalano anche una colombiana con le tettone e il culo grosso da addestrare.
Tutti quegli anni passati a studiare come una pazza, a fingere di essere la brava ragazza nera meritevole… per cosa?
Alla fine il sistema è semplice: o ti inginocchi tu, o fai inginocchiare gli altri.
Io ho scelto la seconda opzione.
E ci sto prendendo gusto.”
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Aisha capitolo 2 :

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
