Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Prime Esperienze > Edo e la dépendance del B&B
Prime Esperienze

Edo e la dépendance del B&B


di Firstbig_Gift
28.01.2026    |    3.327    |    3 9.6
"La mano stringeva la sua stessa erezione, attraverso i pantaloni, ma non si masturbava..."
L’aria nel soggiorno era densa di un profumo insolito: gelsomino selvatico dalla finestra aperta, mischiato al legno di cedro dell’armadio antico e a un nuovo, lieve sentore di sabbia calda e sapone neutro. Era l’odore di Edo, il ventottenne che da una settimana occupava la dependance del loro B&B nella campagna umbra. Silvana, mentre sistemava i cuscini sul divano, sentiva quel profumo attaccarsi alla lana, un’invasione gentile e persistente.

Giovanni, suo marito, la osservava dalla soglia della cucina. Vide il modo in cui le dita di Silvana accarezzavano il tessuto, quasi cercando di imprigionare quella traccia olfattiva. Un brivido freddo, subito seguito da un’ondata di calore, gli solcò la schiena. Non era gelosia. Era un’eccitazione strana, annodata in fondo allo stomaco, che da mesi si faceva strada nei loro silenzi, nei loro sguardi intrecciati mentre parlavano di quel ragazzo.

Edo era apparso come un miraggio estivo: alto, magro ma con spalle da nuotatore, capelli scuri sempre un po’ in disordine, occhi verdi che ridevano prima della bocca. Parlava poco, ma quando lo faceva, con quella voce calda e posata, sembrava accarezzare le parole. Lavorava in remoto, era un fotografo, e aveva scelto la loro dimora per “respirare vita vera”, aveva detto.

Quella sera, l’occasione si presentò naturale. Un blackout improvviso aveva spento tutta la tenuta. Silvana, con un battito in gola che le sembrava un tamburo, propose a Edo di condividere la cena a lume di candela nella casa principale.

La luce tremula di tre alte candele di cera d’api danzava sui muri di pietra. Si mangiava una zuppa di ceci, il cucchiaio che tintinnava contro la ceramica era l’unico suono oltre al respiro. Edo raccontava di un viaggio in Islanda, e le sue mani, grandi e dalle vene in rilievo, disegnavano nell’aria gli orizzonti infiniti. Silvana lo fissava, la bocca leggermente dischiusa, dimentica del cibo. Vedeva il riflesso della fiamma nelle sue pupille. Sentiva un calore tra le cosce che non era dato solo dalla vicinanza al camino.

Fu allora che Giovanni fece la sua mossa. Un movimento calcolato, una resa annunciata. Posò il tovagliolo, si alzò.

“Devo controllare il quadro elettrico in cantina,” disse, e la sua voce era stranamente ferma. “Silvana, tieni compagnia a Edo. Fagli assaggiare quel nocino, è eccezionale.”

La guardò. Non era uno sguardo di abbandono, ma di investitura. Un nodo di complicità così intenso che per un attimo lei smise di respirare. In quello sguardo c’era tutto: la consapevolezza, il permesso, il desiderio che fosse lui, il marito, a guidarla verso quel fuoco. La sua mano sfiorò la spalla di lei, un tocco leggero ma carico di significato, poi uscì.

Il silenzio che seguì non fu imbarazzante. Fu elettrico. Edo non abbassò gli occhi. Li fissò su Silvana, e il suo sguardo si fece più scuro, più concentrato.

“Il tuo nocino,” disse lui, la voce più bassa di un tono.

Lei si alzò, le gambe un po’ traballanti. Prese la bottiglia e due calici. Mentre si chinava verso il tavolo per versare, la scollatura della sua tunica di lino si aprì. Sentì, più che vide, lo sguardo di Edo che scendeva a esplorare l’ombra tra i suoi seni. Un brivido la percorse, le punte dei capezzoli si indurirono contro il tessuto ruvido.

Si sedettero sul divano, più vicini di prima. Il gelso nero del liquore, denso e zuccherino, le scaldò la gola. Parlavano, ma le parole erano ormai solo un pretesto. Il ginocchio di Edo sfiorava il suo. Un contatto accidentale, poi mantenuto. Il calore di quella semplice pressione era un’onda che le saliva lungo la coscia.

Fu lui a rompere l’ultimo velo. Con un gesto lentissimo, sollevò una mano e le spostò una ciocca di capelli biondo cenere dall’orecchio. Le dita sfiorarono il lobo, la curva del collo.

“Sei bellissima, Silvana,” sussurrò. “E Giovanni lo sa. Si vede da come ti guarda.”

Era la conferma. La parola “cuckold” non fu mai pronunciata, ma aleggiava nella stanza, trasformata da un tabù in un afrodisiaco potentissimo.

Lei si voltò completamente verso di lui. I suoi occhi erano lucidi. “E tu?” chiese, il fiato corto. “Cosa vedi?”

“Vedo una donna che merita di essere adorata. In ogni modo.”

Il bacio non fu un’aggressione, ma una scoperta. Le sue labbra erano morbide, insistenti. Il sapore di gelsomino, di nocino, di lui. La lingua di Edo esplorò la sua con una sicurezza che la fece gemere. Le sue mani, quelle mani da fotografo, scivolarono sotto la tunica, salendo lungo i fianchi, scoprendo la pelle. Le dita trovarono il bordo della sua biancheria di pizzo nero, un regalo di Giovanni per quella sera, e si fermarono, indugiando.

“Lui lo sa, vero?” mormorò Edo contro la sua bocca. “Sa che ti sto toccando?”

“Sì,” ansimò lei. “E… gli piace.”

Quella frase, detta ad alta voce, scatenò qualcosa. Edo la sollevò con una forza inaspettata, posandola sulle sue gambe, a cavalcioni. Attraverso i jeans di lui, lei sentì la sua erezione dura, imponente. Si mosse contro di essa, un istinto primordiale. La tunica le si era arrotolata ai fianchi, esponendo le cosce pallide al bacio della luce delle candele.

Dall’ingresso, nascosto dall’arco in pietra, Giovanni osservava. Il cuore gli martellava nelle orecchie. Vedeva il profilo di sua moglie, la testa gettata all’indietro, le labbra socchiuse in un’espressione di estasi che conosceva ma che ora era causata da un altro. Vedeva le mani di Edo, quelle mani, stringere i fianchi di Silvana, premere, possedere. Un dolore acuto e delizioso gli trafisse il petto, subito fuso a un’eccitazione così violenta da fargli tremare le ginocchia. Non era escluso. Era partecipe. Il regista, lo spettatore privilegiato, il marito che donava e riceveva, in un modo nuovo, inimmaginabile.

Nella stanza, Edo aveva sbottonato la tunica di Silvana. I suoi seni, pieni e pesanti, cadevano liberi nelle sue mani. Si chinò e ne prese uno in bocca, succhiando il capezzolo con una lentezza struggente. Silvana gridò, le dita affondate nei suoi capelli scuri. Il mondo si era ridotto a quella bocca, a quelle mani, al profumo di lui che ora era su di lei.

“Voglio vederti,” disse Edo, alzandosi e portandola con sé, verso il grande tappeto davanti al camino. La depose come un’offerta. Le tolse i leggings e la biancheria nera con movimenti rituali. Lei era nuda, esposta alla luce danzante, bellissima e vulnerabile.

Edo si spogliò. Il suo corpo era una scultura di muscoli lunghi, l’addome scolpito, e tra le cosce il suo sesso, eretto e impressionante, era la manifestazione fisica di tutto il potere che in quel momento esercitava. Silvana lo guardò, sentendo una stretta di desiderio e di timore. Giovanni, dall’ombra, trattenne il respiro.

Edo non si gettò su di lei. Si inginocchiò. Separò le sue gambe con una reverenza da devoto e iniziò a baciare l’interno delle sue cosce, avvicinandosi lentamente, fatalmente, al centro del suo ardore. Quando la sua lingua finalmente la toccò, un fremito violento la scosse. Era un’esperienza nuova. La lingua di Edo era abile, instancabile, leggeva i suoi tremori e li amplificava. La portò all’orgasmo con una dedizione totale, mentre lei si torceva, afferrando i ciuffi del tappeto persiano, gridando un nome che non era quello di suo marito.

Mentre lei era ancora nel vortice delle contrazioni, Edo salì su di lei. La guardò negli occhi.

“Dimmelo,” ordinò, con dolcezza ferrata. “Dimmi chi ti sta per prendere.”

Lei, ubriaca di sensazioni, ansimò: “Tu, Edo. Solo tu.”

Fu l’ultimo sigillo. Lui entrò in lei con un unico, lungo, infinito movimento. Era una pienezza che la trapassava, che sembrava raggiungere posti mai toccati. Silvana gemette, un suono profondo, viscerale. Edo iniziò a muoversi con un ritmo potente e controllato, ogni spinta un’affermazione. Lei gli si avvolse attorno, le gambe strette alla sua schiena, le unghie che scavavano nella sua carne sudata.

Giovanni, dall’ombra, si era accasciato contro il muro freddo. La mano stringeva la sua stessa erezione, attraverso i pantaloni, ma non si masturbava. Ascoltava. Vedeva. I gemiti di sua moglie, un’orchestra di piacere che lui non aveva mai diretto così. Il suono dei loro corpi che si univano, umidi, urgenti. Il viso di Edo, contratto in una maschera di concentrazione e godimento. Era la più straziante, erotica bellezza che avesse mai visto. In quel momento, amava Silvana più di sempre, e desiderava Edo quasi quanto desiderava lei. Era un triangolo perfetto, non di tradimento, ma di dono e di scoperta condivisa.

Nella stanza, il ritmo di Edo si fece frenetico. Le sue spinte si fecero più profonde, più possessive. Gridò il suo nome, “Silvana!”, con una voce rotta, mentre esplodeva dentro di lei. Lei lo sentì, quell’onda calda, e fu trascinata in un secondo, ancora più violento orgasmo, un’esplosione di luce bianca che le cancellò ogni pensiero.

Poi, il silenzio. Rotto solo dal crepitio del camino e dai loro respiri affannosi.

Edo si staccò da lei, ma non se ne andò. Si sdraiò al suo fianco, prendendola tra le braccia. La coprì con una coperta di lana. La baciò sulla fronte.

Dopo alcuni minuti, Giovanni fece il suo ingresso. Non cercò di nascondersi. I suoi occhi erano rossi, ma sereni. Si avvicinò al divano, guardò sua moglie, poi Edo. Un sorriso timido, vero, gli solcò le labbra.

“Va tutto bene?” chiese, la voce un po’ roca.

Silvana lo guardò. Non c’era vergogna, né colpa. C’era gratitudine, amore, e una strana, nuova pace. Allungò una mano verso di lui.

“Sì, Giovanni. Tutto è perfetto.”

Edo annuì, accarezzando la schiena di Silvana. “È una donna straordinaria. Siete una coppia straordinaria.”

Quella notte, nel loro letto matrimoniale, Silvana e Giovanni non fecero l’amore subito. Si tennero stretti, parlarono a bassa voce. Lei gli descrisse ogni sensazione, ogni brivido, ogni fremito. Lui ascoltava, e il suo desiderio per lei si riaccendeva, purificato, più forte. Quando finalmente si unirono, fu lento, profondo, diverso. Era come se Edo, con la sua invasione, avesse aperto una porta che ora loro potevano attraversare insieme.

Edo, l’affittuario, non fu più solo un ospite. Divenne un amante, un amico, il catalizzatore di un gioco di potere e di resa che rinnovava il loro amore. Giovanni scoprì il piacere sottile e bruciante di “cedere” e di “guardare”. Silvana scoprì una sessualità duplice, più ricca, in cui il desiderio del marito si nutriva del suo godimento con un altro.

Edo sapeva. E con la sicurezza di un artista, iniziò a dipingere la loro nuova vita. Li portava al limite, sempre con rispetto, sempre con un’eleganza fuori dal comune. Li vide fiorire. E nel dare a loro, trovò per sé un senso di appartenenza che non aveva mai cercato.

Il B&B divenne il teatro dei loro giochi, dei loro silenzi complici, dei profumi intrecciati: gelsomino, cedro, sabbia calda, e il nuovo, inconfondibile odore della passione ritrovata.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.6
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Edo e la dépendance del B&B:

Altri Racconti Erotici in Prime Esperienze:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni