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La mia Chiara ceduta per una buona bottiglia


di Firstbig_Gift
03.04.2026    |    3.209    |    0 7.3
"Quando Marco è uscito da lei, il suo sperma ha iniziato a colare lentamente, disegnando un rigagnolo bianco lungo la sua coscia..."


Era il compleanno di Marco. Una cena tra amici, ci avevano detto. Otto persone in totale, coppie che si conoscevano da anni. Io e Chiara siamo arrivati per ultimi, con una bottiglia di Amarone. La tavola era imbandita con cura, candele, tovaglie di lino. Tutto molto elegante. Ma c'era qualcosa nell'aria che non mi tornava. Sguardi che si incrociavano un attimo più del necessario. Mani che si sfioravano mentre si passavano il sale.

Marco si è alzato dopo il secondo piatto. «Giochiamo a un gioco», ha detto. «Si chiama "La chiave della stanza".» Ha posato una chiave antica, di ottone, al centro del tavolo. «Chi la prende, può aprire la porta della camera da letto con chi vuole. Per quello che vuole.»

Risate imbarazzate. Qualcuno ha tossito. Poi Lucia, la moglie di Marco, ha preso la chiave senza dire una parola. L'ha posata davanti a Chiara. «A te», ha sussurrato. «Ho visto come guardavi Marco stasera.»

Chiara è diventata rossa. Ha negato, ma la sua mano ha tremato. Poi, dopo un lungo silenzio, ha preso la chiave. La stretta tra le dita. Si è alzata e si è diretta verso il corridoio. Marco l'ha seguita.

La stanza

La porta si è chiusa alle loro spalle. Gli altri ospiti hanno iniziato a sussurrare, ma io non sentivo nulla. Avevo gli occhi fissi su quella porta di legno scuro. Dopo un minuto, ho sentito un gemito. Soffocato. Poi un altro, più chiaro.

Mi sono alzato. Ho raggiunto la porta. Non era chiusa a chiave. L'ho spalancata appena un centimetro, giusto lo spazio per vedere.

Chiara era in ginocchio sul tappeto persiano. Marco stava in piedi davanti a lei, con i pantaloni abbassati alle caviglie. Il suo membro era già duro, grosso, con una vena che pulsava lungo tutto il fianco. Chiara lo teneva con entrambe le mani, come se fosse un oggetto prezioso. La sua bocca era aperta, la lingua appoggiata sul glande, ma non lo succhiava ancora. Lo guardava. Lo annusava. Lo accarezzava con i polpastrelli.

«Prendilo tutto», ha detto Marco con voce bassa. «Lo sai che lo vuoi da mesi.»

Chiara ha obbedito. Ha aperto la bocca più grande, ci ha infilato la testa del membro, poi ha iniziato a scendere lentamente. Le sue labbra si sono allargate, la sua saliva ha iniziato a colare lungo lo stelo. Ha tossito un po' quando ha toccato la gola, ma non si è fermata. Ha preso tutto. Fino alla base. Il naso schiacciato contro il pube di Marco.

Lui ha afferrato i suoi capelli, raccolti in uno chignon perfetto, e ha iniziato a muovere i fianchi. Lentamente all'inizio. Poi più veloce. Le inculate in gola. Il rumore era umido, gorgogliante. Chiara aveva gli occhi lucidi di lacrime, ma non ha mai smesso di guardarlo. C'era gratitudine nei suoi occhi. Adorazione.

«Brava», ha mormorato Marco. «Sei la mia troia preferita.»

Chiara ha emesso un gemito di assenso. Ha infilato una mano nelle sue mutandine, ha iniziato a toccarsi. Le sue dita si muovevano frenetiche. Ho visto il tessuto del vestito bagnarsi, formare una macchia scura.

Marco l'ha tirata su per i capelli. L'ha fatta alzare. L'ha spinta sul letto, a pancia in giù. Le ha alzato la gonna fino alla schiena, ha abbassato le mutandine fino alle ginocchia. Il suo fondoschiena era perfetto, bianco, due natiche tonde e morbide. Marco le ha dato uno schiaffo. Forte. La carne ha vibrato. Un secondo schiaffo, più forte. Chiara ha urlato, ma non di dolore. Si è inarcata, offrendosi di più.

Lui si è posizionato dietro di lei. Ha afferrato i suoi fianchi con forza, le dita che affondavano nella carne. Ha infilato la punta del membro tra le sue labbra già umide. Ha spinto. Lentamente. Centimetro dopo centimetro. Chiara ha afferrato le lenzuola, le nocche bianche. La sua bocca ha formato una "O" muta. Quando lui è entrato tutto, fino in fondo, lei ha emesso un lamento lungo, profondo, che non le avevo mai sentito fare in vent'anni di matrimonio.

«Più forte», ha sussurrato Chiara. «Ti prego, più forte.»

Marco non se lo è fatto ripetere. Ha iniziato a prenderla con violenza. Ogni spinta faceva sobbalzare il letto, battere la testiera contro il muro. Le sue palle schiaffeggiavano il suo clitoride a ogni affondo. Chiara urlava senza più trattenersi. «Sì, sì, sì, così, distruggimi, fami tua, sono la tua troia, solo tua, solo tua, prendimi, prendimi, prendimi...»

Marco l'ha girata come un burattino. Ora era supina. Le ha aperto le gambe, larghe, larghe, quasi a spaccarla. L'ha guardata negli occhi mentre entrava di nuovo. Lei ha avvolto le sue gambe attorno ai suoi fianchi, incrociando le caviglie dietro la sua schiena. Lui spingeva e lei si sollevava per incontrare ogni spinta, in un ritmo perfetto, sincronizzato, bestiale.

«Vengo», ha ansimato Marco. «Dove vuoi che venga?»

«Dentro», ha risposto Chiara senza esitare. «Tutto dentro. Riempimi. Voglio sentirla colare per giorni.»

Lui ha urlato. Un suono gutturale, animale. Ha spinto ancora più forte, ancora più profondo, e si è bloccato. Il suo membro pulsava dentro di lei. Una, due, tre, quattro volte. Chiara sentiva ogni spruzzo caldo che la riempiva. Ha chiuso gli occhi. Ha sorriso.

Quando Marco è uscito da lei, il suo sperma ha iniziato a colare lentamente, disegnando un rigagnolo bianco lungo la sua coscia. Chiara non si è mossa. È rimasta lì, con le gambe ancora aperte, offrendosi allo sguardo di chiunque fosse entrato.

Sulla soglia, Lucia mi ha sfiorato la spalla. «Vedi?» ha mormorato. «A volte basta una buona bottiglia di vino. O una festa tra amici.»

Non ho risposto. Sono entrato nella stanza. Chiara mi ha guardato. I suoi occhi erano ancora lucidi, il suo respiro ancora affannoso. Mi ha teso la mano.

«Vieni», ha detto. «C'è posto anche per te.»

E mentre il rumore della festa continuava nel salotto, io mi sono spogliato in silenzio. Fuori, qualcuno ha stappato un'altra bottiglia.

Fine.
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