Lui & Lei
Il collezionista di essenze
02.05.2026 |
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"Stefano venne dentro di lei, con il viso affondato nel suo collo, respirando il suo odore mentre l'orgasmo lo scuoteva..."
Stefano aveva 32 anni, un lavoro da informatico, un appartamento ordinato e una vita apparentemente normale. Ma aveva un segreto. Non sporco. Non perverso nel senso volgare del termine. Era un profumista. Un cacciatore di odori. Un uomo capace di distinguere venti diverse essenze femminili solo chiudendo gli occhi.
Tutto era iniziato per caso. Su Vinted, il sito dell'usato, cercava magliette vintage. Poi aveva cliccato su un annuncio sbagliato. Un paio di calzini. "Indossati una volta, non lavati". L'aveva comprato per curiosità. Quando il pacco era arrivato, aveva aperto la busta, aveva avvicinato il tessuto al naso, e aveva sentito qualcosa esplodergli dentro. Era il profumo di una ragazza che non conosceva. Leggero, dolce, con una nota di vaniglia e sudore pulito.
Da quel giorno, era diventato un cercatore. Comprava calzini. Mutandine. Reggiseni. Top. Chiedeva sempre: "Indossati? Non lavati?" E le venditrici, alcune imbarazzate, altre divertite, altre eccitate dalla cosa, glieli spedivano.
Stefano non li usava per masturbarsi. Non era quello. Li annusava. Chiudeva gli occhi. Immaginava la vita di quella donna. La sua doccia, il suo deodorante, il suo lavoro, le sue notti. Era un detective dell'intimità. Un esploratore di territori invisibili.
Poi era arrivata Chantal. Sul profilo Vinted si chiamava così. Foto di un paio di scarpe rosse, niente volti. Le recensioni erano perfette. Spediva in tutta Europa. Stefano aveva acquistato da lei un paio di mutandine di pizzo nero. "Indossate un giorno intero", specificava l'annuncio. Quando il pacco era arrivato, aveva aperto la busta con le mani che tremavano.
L'odore era diverso da tutti gli altri. Era intenso, profondo, con una nota di gelsomino e qualcosa di selvatico, quasi animale. Stefano aveva chiuso gli occhi e aveva sentito un brivido lungo la schiena. Non era solo eccitazione. Era riconoscimento. Era come se quel profumo lo chiamasse.
Aveva lasciato una recensione da cinque stelle. Poi un messaggio privato. «Grazie, Chantal. Il tuo profumo è unico. Non ho mai annusato niente di simile.»
Lei aveva risposto. «Ma dai, sei strano. In senso buono. Come fai a ricordarti un profumo?»
Era iniziata così. Chat su chat. Lui raccontava la sua "piccola perversione educata". Lei lo ascoltava, incuriosita. Non lo giudicava. Anzi, si sentiva lusingata.
«Ma non ti basta annusare la stoffa?» chiese Chantal una sera.
«No» rispose Stefano. «Il tessuto è solo un contenitore. Io voglio annusare te.»
Silenzio. Poi lei: «Forse un giorno ci incontriamo.»
Si erano dati appuntamento in un piccolo ristorante vicino al lago. Chantal, che in realtà si chiamava Simona, era arrivata per prima. Si era seduta al tavolo, nervosa. Non sapeva cosa aspettarsi. Da una parte c'era curiosità. Dall'altra, un po' di timore. Un uomo che compra mutandine usate su Vinted. Poteva essere un maniaco. O poteva essere un poeta.
Stefano entrò nel locale. Non l'aveva mai vista. Non aveva visto nemmeno una sua foto. Ma appena varcò la soglia, si fermò. Chiuse gli occhi per un secondo. L'aria del ristorante era piena di odori: caffè, pane, carne arrostita. Ma sotto tutto, come un basso continuo, c'era lei.
La riconobbe.
Lavanda, pesca matura, un accenno di cannella, e quella nota selvatica che lo aveva stregato nella busta di Vinted. Era identico. Solo più vivo. Più caldo. Più umano.
Si avvicinò al tavolo senza esitazione. «Sei Chantal» disse. Non era una domanda.
Simona alzò lo sguardo. Era una donna di 29 anni, capelli castani mossi, occhi grandi, labbra piene. Indossava un maglione ampio e jeans. Semplice. Elegante. VERA.
«Come fai a sapere che sono io?» chiese, stupita.
Stefano sorrise. Si sedette. «Ti ho riconosciuta dal profumo. È lo stesso delle mutandine che mi hai spedito. Solo più intenso. Molto più intenso.»
Simona arrossì. Ma non si offese. Anzi, si sentì vista. Per la prima volta, qualcuno la respirava davvero.
Parte quarta – Il pranzo
Pranzarono per tre ore. Parlarono di tutto. Del lavoro di Stefano, della sua ossessione per gli odori, del suo desiderio di conoscere le persone attraverso il loro profumo. Simona raccontò di sé: del suo ex che non la capiva, della sua solitudine, della sua voglia di essere desiderata per quello che era, non per quello che mostrava.
«Mi hai comprato le mutandine usate» disse ridendo. «Eppure, quando ti guardo, non mi sento sporca. Mi sento preziosa.»
«Lo sei» rispose Stefano. «Il profumo è l'ultimo velo. Dietro c'è la verità. E la tua verità è bellissima.»
Il conto arrivò. Lo pagò lui. Uscirono insieme. L'aria della sera sapeva di lago e di erba tagliata. Stefano si fermò. Si avvicinò a Simona. Annusò i suoi capelli.
«Gelsomino. E un po' di ambra. E... c'è anche il sudore della camminata. Sei venuta a piedi?»
Simona sorrise, incredula. «Sì. Abito a dieci minuti.»
«Posso accompagnarti?»
«Sì.»
Parte quinta – Il dopo
L'appartamento di Simona era piccolo, ordinato, pieno di libri e piante. Appena chiusa la porta, Stefano la guardò. Non con gli occhi di un predatore. Con gli occhi di un amante che ha aspettato una vita.
«Posso?» chiese, avvicinando il viso al suo collo.
Simona annuì. Lui premette il naso sulla sua pelle. Inspirò a fondo. Chiuse gli occhi. Emise un gemito, quasi un sospiro.
«Sei perfetta» mormorò. «Il tuo profumo è esattamente come lo immaginavo. Solo più caldo. Più vero.»
Poi la baciò. Non un bacio timido. Un bacio profondo, con la lingua, con le mani che le afferravano i fianchi, con il corpo che premeva contro il suo. Simona sentì la sua forza. Le sue mani grandi. Il suo respiro caldo. Era un uomo. Un vero uomo.
Si spogliarono lentamente, senza fretta. Stefano voleva annusare ogni centimetro della sua pelle. Le spalle. Le braccia. Il ventre. L'interno delle cosce. Si inginocchiò davanti a lei, le sollevò la gamba, premette il naso sulla sua intimità. Inspirò. Espirò. La guardò.
«Questo è il tuo cuore» disse. «Il resto è solo contorno.»
La prese in braccio. La portò sul letto. La amò come nessuno l'aveva mai amata. Non solo con il corpo. Con l'anima. Con il naso. Con le dita. Con ogni recettore del suo corpo.
Le fece l'amore in tutte le posizioni. Sopra. Sotto. Di lato. In piedi contro il muro. Lei cavalcava lui.
Lui la prendeva da dietro. Simona venne tre volte. La prima con un urlo soffocato nel cuscino. La seconda con un pianto liberatorio. La terza ridendo, perché non poteva credere che esistesse un uomo così.
Stefano venne dentro di lei, con il viso affondato nel suo collo, respirando il suo odore mentre l'orgasmo lo scuoteva.
E´ in quel momento, per la prima volta, non era solo un collezionista di essenze: era un amante; un maschio; un uomo che aveva trovato la sua chimera!
Si svegliarono abbracciati. Simona si girò e lo guardò. Dormiva. Sembrava un ragazzo. Le mani erano ancora sul suo corpo, come se non volesse lasciarla andare nemmeno nel sonno.
Lei sorrise. Pensò a tutti i messaggi su Vinted. A tutte le mutandine spedite. A tutte le chat. Aveva sempre pensato che fosse un gioco, una piccola perversione innocua. Invece era l'inizio di qualcosa di vero.
Stefano aprì gli occhi. La guardò. Annusò l'aria.
«Caffè» disse. «E il tuo profumo del mattino. Più forte. Più intimo. Mi piace.»
Simona rise. Lo baciò. «Sei un pazzo.»
«Sì. Ma sono il tuo pazzo.»
Non hanno più parlato di Vinted. Non ce n'era bisogno. Stefano ha cancellato l'app. Non gli servivano più calzini usati o mutandine non lavate. Aveva l'originale. Aveva Simona. Aveva il suo profumo. Ogni giorno. Ogni notte. Per sempre.
Simona, dal canto suo, aveva scoperto cosa significa essere desiderata da un uomo che sa respirare l'anima. E non lo avrebbe lasciato andare mai più.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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