Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > orge > " Vittorio a volte mangia il Calippo"
orge

" Vittorio a volte mangia il Calippo"


di Firstbig_Gift
24.02.2026    |    1.142    |    1 8.8
"Il suo sperma le coprì la fronte, i capelli, scese giù lungo il viso mescolandosi a quello di Marco..."
Capitolo 1: La scoperta del desiderio

Rebecca aveva trentasei anni, un marito che amava, due bambini, e una vita sessuale che si era addormentata in un pomeriggio di noia di dieci anni prima. Le stesse posizioni, gli stessi orari, gli stessi gemiti di circostanza. La domenica pomeriggio, quando i bambini erano dai nonni, lui la prendeva sempre uguale, sempre veloce, sempre in silenzio. E lei, dopo anni di tentativi, aveva smesso di chiedere.

Vittorio, suo marito, era un uomo di quarant'anni con la passione della montagna e una fantasia sessuale che non aveva mai osato confessare a nessuno. Neppure a sé stesso, fino a poco tempo prima. Ma qualcosa, nell'ultimo anno, era cambiato. Forse la consapevolezza che la vita passava, che i desideri repressi diventavano rimpianti, che sua moglie meritava di più. Molto di più.

Una sera, mentre erano a letto, lui le aveva preso la mano e gliel'aveva stretta forte.

«Rebe,» aveva detto, «io vorrei... cioè, ho sempre pensato a una cosa. Una cosa che forse ti sembrerà assurda. Ma se ti dico che mi farebbe impazzire vedere te... vedere te al centro. Di tutto. Di tutti.»

Lei lo aveva guardato, confusa. «Che vuoi dire?»

Lui aveva esitato, poi aveva buttato fuori tutto d'un fiato. «Un bukkake. Vorrei vederti con altri uomini. Vorrei vederti scopata, leccata, riempita. Vorrei vederti diventare la regina di una serata che non dimenticheremo mai. Per il mio compleanno. Il regalo che ho sempre desiderato.»

Rebecca era rimasta in silenzio per un tempo che sembrato un'eternità. Poi, lentamente, un sorriso era nato sulle sue labbra. Un sorriso che Vittorio non le vedeva da anni.

«Ne abbiamo parlato per mesi,» dice ora Rebecca, sistemandosi i capelli davanti allo specchio della camera da letto. «Ho scoperto cose di me che non sapevo. Che avere il controllo, poter decidere, poter finalmente lasciarmi andare senza giudizi... era quello che avevo sempre desiderato. Senza saperlo.»

Capitolo 2: I tre moschettieri del Monviso

Gli uomini arrivarono alle sette di sera. Tre amici di Vittorio, conosciuti due anni prima durante un trekking sul Monviso. Uomini normali, all'apparenza: Marco, geometra di trentotto anni, scapito con la passione per la montagna e un fisico asciutto da rocciatore; Luca, quarantadue anni, divorziato, con due bambini e una fame di sesso che non aveva mai placato; e infine Davide, il più giovane, trentadue anni, personal trainer, con un corpo scolpito e un sorriso che faceva sciogliere le donne.

Erano stati scelti con cura. Uomini discreti, abbastanza sicuri da non fare scenate, abbastanza aperti da vivere l'esperienza senza giudicare. Vittorio aveva parlato con ciascuno di loro, spiegato tutto, messo in chiaro le regole. E loro avevano accettato, eccitati all'idea.

La casa era una villetta fuori Torino, sulle colline che guardano verso la Superga. Al piano terra, il soggiorno e la cucina. Al primo piano, la camera da letto matrimoniale, che quella sera era stata trasformata in qualcosa di completamente diverso.

La camera era ampia, con una grande finestra che dava sul giardino. Al centro, un letto king size con lenzuola di raso nero. Su una parete, una cassettiera antica con sopra candele profumate. Nell'angolo, una poltrona dove Vittorio si sarebbe seduto a guardare. E sul comodino, una bacinella piena di ghiaccio e un pacco di salviette umidificate. Preparazione da professionisti.

Rebecca indossava un abito leggero, di seta color prugna, scollato, che lasciava intravedere le curve morbide del suo corpo. Sotto, niente. Lo aveva deciso con Vittorio: niente intimo, per essere subito pronta, subito accessibile, subito disponibile.

Quando i tre uomini entrarono in camera, lei era seduta sul bordo del letto, con le gambe accavallate e un sorriso che era insieme timido e spudorato. Li guardò uno a uno, e sentì il calore salire.

«Bene,» disse Vittorio, chiudendo la porta alle spalle. «La festa può cominciare.»

Capitolo 3: La resa dei conti

I primi minuti furono di imbarazzo, di sguardi che si incrociavano e si ritraevano. Poi Rebecca si alzò,
andò verso Marco, il più vicino, e gli posò una mano sul petto.

«Allora,» disse con voce calda, «siete qui per me. Per il mio compleanno? Per il compleanno di mio marito? Per farci un regalo tutti insieme?»

Marco deglutì, annuì. Lei sorrise, si alzò sulla punta dei piedi e lo baciò. Un bacio dolce, all'inizio, poi sempre più profondo. Sentì la sua lingua esitante, poi decisa, e capì che aveva vinto.

Luca e Davide si guardarono, poi si avvicinarono. Le mani cominciarono a muoversi: una le sfiorò la schiena, un'altra le accarezzò i capelli. Rebecca si lasciò fare, godendo di ogni tocco, di ogni attenzione.

Vittorio, dalla poltrona, guardava rapito. Sua moglie, la madre dei suoi figli, la donna che ogni sera gli cucinava la cena, era lì, in mezzo a tre sconosciuti, e sembrava rinata.

«Spogliatela,» disse con voce ferma. «Voglio vederla nuda. Voglio vedere come la guardate.»

Le mani obbedirono. Il vestito scivolò via, rivelando il corpo nudo di Rebecca. I seni pieni, i capezzoli già duri, il ventre morbido, e più giù, quella fica già umida, già pronta, già in attesa.

«Che bella figa,» mormorò Davide, istintivamente.

Rebecca rise, una risata liberatoria. «Parla bene, eh? E allora vieni qui, a vedere da vicino.»

Davide si inginocchiò, e lei gli aprì le gambe davanti alla faccia. Lui guardò quella fica per un momento, poi ci affondò la lingua dentro come un uomo che ha sete. Rebecca gemette, gettando indietro la testa, mentre le mani di Marco le strizzavano i seni e quelle di Luca le accarezzavano il fondoschiena.

«Bravi, così,» ansimò. «Così, prendetemi, toccatemi, fatemi sentire viva.»

La lingua di Davide si muoveva dentro di lei con una sapienza che la fece impazzire. Leccava, succhiava, penetrava, e ogni tanto usciva fuori per bagnare il clitoride, per farlo pulsare sotto le sue labbra. Rebecca cominciò a muovere i fianchi, a spingere la fica contro quella bocca, a cercare più contatto, più piacere.

«Cazzo, quanto sei bagnata,» mormorò Davide, con la faccia completamente inondata dai suoi umori. «Sai di fica, di figa vera. Che spettacolo.»

«Parla, parla,» ansimò lei. «Mi piace sentirti parlare. Mi piace sentire che vi piace. Che vi piace la mia fica, i miei buchi, tutto di me.»

Marco intanto le aveva preso un capezzolo in bocca e lo stava succhiando forte, tirandolo, facendole male e piacere insieme. Lei gemette più forte, mentre la mano di Luca le scivolava tra le chiappe, sfiorandole il buco del culo, appena, una promessa.

«Anche lì?» chiese Luca, con voce roca.

«Anche lì,» rispose lei. «Tutto. Oggi è tutto permesso. Oggi sono vostra. Di tutti e tre. E di Vittorio, che guarda.»

Vittorio, dalla poltrona, si stava già segando. La mano gli andava su e giù sul cazzo duro, mentre guardava sua moglie che si faceva mangiare la fica da uno, leccare i seni da un altro, e sfiorare il culo dal terzo. Era la cosa più eccitante che avesse mai visto.

Capitolo 4: I pertugi

Dopo quella prima esplorazione, Rebecca si staccò, ansimante, e si sdraiò sul letto a pancia in su, con le gambe aperte, offrendosi completamente.

«Decidete voi,» disse. «L'ordine, i buchi, tutto. Sono qui per voi. Sono qui per essere riempita. Sono qui per diventare la vostra puttana, per una notte. La puttana di tutti e tre.»

Marco non se lo fece ripetere. Si sfilò i pantaloni e le fu addosso in un secondo. Il suo cazzo era dritto e duro, e quando lo infilò in quella fica già calda e umida, Rebecca urlò. Urlò forte, senza vergogna, mentre lui cominciava a pompare dentro di lei con un ritmo veloce, disperato.

«Sì, così, sfondami, scopami, riempimi il buco di fica, fammi sentire che c'è un cazzo vero dentro di me...»

Marco la prese con furia, mentre Davide le si metteva vicino alla testa, con il cazzo duro a pochi centimetri dalle sue labbra. Lei lo guardò, sorrise, e lo prese in bocca senza esitazione. Cominciò a succhiarlo mentre veniva scopata, sentendo il cazzo di Marco che le entrava e usciva dalla fica, mentre la bocca era piena di quell'altro cazzo, duro e caldo.

«Che bocca,» gemette Davide, tenendole la testa. «Che bocca di puttana. Succh
ia, succhia forte, fammi godere.»

Lei obbediva, felice di obbedire, felice di essere usata così. La lingua giocava col glande, le labbra stringevano l'asta, la mano le accarezzava le palle. Intanto Marco pompava sempre più forte, e lei sentiva l'orgasmo avvicinarsi.

«Vengo,» ansimò Marco. «Cazzo, vengo, dove lo vuoi?»

«Dentro,» gridò lei. «Vieni dentro la mia fica, riempimi di sborra, fammi sentire calda...»

Marco venne con un gemito, e lei sentì il suo cazzo pulsare dentro di sé, sentì la sborra calda che le riempiva la fica, che colava giù, che la inondava. Continuò a succhiare Davide, sentendo il sapore della sborra di Marco mescolarsi ai suoi stessi umori.

Poi fu la volta di Luca. Lui si avvicinò al suo culo, con un po' di gel che aveva portato, e cominciò a lubrificarle il buco con cura.

«Sei pronta?» chiese.

«Sì,» rispose lei, con la bocca ancora piena del cazzo di Davide. «Sfondami il culo. Voglio sentirti nel buco di dietro. Voglio essere piena. Piena di cazzi, piena di sborra, piena di tutto.»

Luca la penetrò lentamente, facendole sentire ogni centimetro. Lei strinse i denti intorno al cazzo di Davide per il dolore misto a piacere, poi si rilassò, e lui entrò completamente. Cominciò a muoversi, piano all'inizio, poi sempre più deciso, mentre Marco intanto le leccava la fica ancora colma della sua stessa sborra.

«Che spettacolo,» mormorò Vittorio dalla poltrona, segandosi sempre più forte. «Che spettacolo di moglie che ho. Guardatela, tutta piena di cazzi, tutta piena di sborra. È mia, porca puttana, è mia e ve la sto prestando. Godetevela, usatela, riempitela.»

Davide, sentendo quelle parole, perse il controllo. Venne in bocca a Rebecca con un gemito lungo, riempiendole la gola di sborra calda e densa. Lei ingoiò tutto, senza perdere una goccia, poi aprì la bocca per mostrare che era vuota, che aveva bevuto tutto.

«Brava puttana,» disse Davide, accarezzandole i capelli. «Brava, così si fa.»

Intanto Luca continuava a prenderla nel culo, sempre più veloce, sempre più forte. Lei gemette, spinse indietro il bacino per incontrare le sue spinte, e sentì un secondo orgasmo costruirsi dentro di sé.

«Vengo,» gridò. «Cazzo, vengo, venite con me, riempitemi tutti i buchi, fatemi diventare una fontana di sborra...»

Luca venne nel suo culo con un urlo, riempiendola di altro sperma caldo. Lei raggiunse l'orgasmo in quel momento, sentendo i muscoli contrarsi intorno al cazzo di lui, mentre la fica pulsava vuota e la bocca ancora sapeva di sborra.

Per un momento rimasero tutti immobili, ansimanti. Poi Rebecca si alzò, e si mise in ginocchio sul letto, con la faccia rivolta verso gli uomini.

«Ora,» disse, con voce roca. «Ora voglio la vostra sborra in faccia. Tutti e tre. Voglio sentirmela colare addosso. Voglio essere coperta. Voglio essere la vostra puttana imbrattata.»

Capitolo 5: Il bukkake

I tre uomini si disposero intorno a lei, in semicerchio. Rebecca chiuse gli occhi, aprì la bocca, e aspettò.

Marco fu il primo. Si segò per qualche secondo, poi venne dritto sulla sua faccia, schizzandole la guancia, il naso, le labbra. Lei non si mosse, assaporando quelle gocce calde che le colavano sulla pelle.

Poi Luca. Il suo sperma le coprì la fronte, i capelli, scese giù lungo il viso mescolandosi a quello di Marco.

Infine Davide, che le puntò il cazzo dritto in faccia e la inondò completamente: occhi, bocca, mento, tutto bianco di sborra calda.

Quando aprì gli occhi, Rebecca non vedeva quasi più. La sborra le colava dappertutto, le gocce cadevano sul petto, sulla pancia, sulle cosce. Era coperta, imbrattata, segnata.

Era felice.

Guardò verso Vittorio, che dalla poltrona aveva appena finito di venire a sua volta, con la mano ancora stretta sul cazzo pulsante. Poi fece un cenno, un cenno che solo loro due conoscevano.

Vittorio si alzò, si avvicinò al letto. I tre uomini lo guardarono, curiosi, senza capire. Lui si inginocchiò davanti a Rebecca, coperta di sperma dalla testa ai piedi, e cominciò a leccarla.

Le leccò la guancia, succhiando via la sborra di Marco. Le leccò la fronte, raccogliendo quella di Luca.
Le leccò le labbra, prendendo quella di Davide mescolata alle sue. Poi scese giù, lungo il collo, i seni, la pancia, pulendo ogni centimetro di pelle, ingoiando ogni goccia.

I tre uomini guardavano a bocca aperta, senza parole.

«Porca puttana,» mormorò Davide. «Ma allora...»

«Sì,» disse Rebecca, con un sorriso beato mentre Vittorio le leccava via la sborra dal clitoride. «Mio marito non si chiama Vittorio a caso. A volte, quando gli va, mangia il calippo. E oggi gli va. Gli va tantissimo.»

Vittorio continuò imperterrito, leccando via ogni residuo di sperma dal corpo di sua moglie, succhiando via fino all'ultima goccia. Quando ebbe finito, Rebecca era di nuovo pulita, lucida di saliva ma senza più traccia di sborra. Lui la baciò, a lungo, e lei sentì in quel bacio il sapore di tutti e tre gli uomini mescolato a quello di suo marito.

«Grazie,» sussurrò lei. «Grazie per questo regalo. Per avermi liberata.»

«Grazie a te,» rispose lui. «Per esserti lasciata andare. Per essere stata mia, anche così. Soprattutto così.»

Conclusione -La fine dell'inibizione

I tre uomini se ne andarono quella notte stessa, stanchi e soddisfatti, con la promessa di silenzio e la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di unico.

Rebecca e Vittorio rimasero abbracciati nel letto sfatto, tra lenzuola madide di sudore e sborra, mentre fuori l'alba cominciava a tingere il cielo.

«E adesso?» chiese lei.

«Adesso tutto,» rispose lui. «Adesso sappiamo cosa ci piace. Adesso possiamo esplorare, insieme. Senza più paure. Senza più freni. Senza più quella vita di routine che ci stava uccidendo.»

Lei sorrise, appoggiando la testa sul suo petto.

«Hai visto come mi sono lasciata andare?» sussurrò. «Non avrei mai immaginato. Tutti quei cazzi, tutta quella sborra, e io... io ero felice. Ero me stessa. Finalmente me stessa.»

«Lo so,» disse lui. «E io ti ho amata ancora di più. Ti ho amata mentre ti scopavano, mentre ti riempivano, mentre ti imbrattavano. Ti ho amata mentre ti leccavo via tutto. Perché eri tu. Sempre tu. La mia Rebecca. La mia puttana. La mia regina.»

Lei rise, una risata leggera, libera. Poi gli si avvicinò all'orecchio.

«E sai una cosa?» mormorò. «La prossima volta voglio di più. Voglio essere legata. Voglio essere presa in tutti i buchi contemporaneamente. Voglio essere così piena di sborra da non poterne più. E voglio che tu mi guardi. Sempre. Perché senza di te, tutto questo non avrebbe senso.»

Lui la strinse forte.

«Avrai tutto,» promise. «Tutto quello che desideri. Perché ora so cosa vuoi. E ora so cosa voglio. E non ci fermeremo mai.»

Fuori, il sole saliva sulle colline di Superga. Dentro, due corpi nudi, stanchi e felici, dormivano abbracciati, sognando la prossima volta.

La routine era morta. Finalmente.

Fine
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.8
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per " Vittorio a volte mangia il Calippo":

Altri Racconti Erotici in orge:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni