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orge

Coppia aperta si, ma solo di sera


di Firstbig_Gift
06.03.2026    |    1.014    |    1 6.0
"Nicole era in ginocchio, con Marco che la prendeva da dietro e Stefano che le infilava il sesso in bocca..."
.Il tramonto sull'ex stabilimento


La vecchia fornace abbandonata sorgeva come uno scheletro di mattoni rossi nella periferia della città. Le sue ciminiere, mute da decenni, si stagliavano contro il cielo arancione del tramonto come dita scheletriche protese verso l'infinito. Era un luogo che la notte trasformava in qualcos'altro: non più rudere, ma tempio.

Katiuscia parcheggiò la macchina nel piazzale erboso, spense il motore e si guardò intorno. Trentacinque anni, capelli corvini raccolti in uno chignon morbido, occhi verdi che quando si eccitavano diventavano due fessure di brace. Indossava un vestitino di jeans leggero, aperto sul davanti, sotto il quale si intuiva l'assenza di biancheria. I seni pieni, terza coppa generosa, si muovevano liberi sotto il tessuto sottile, e i capezzoli già induriti dall'attesa disegnavano due piccole punte provocanti.

Accanto a lei, Nicole sistemava lo specchietto. Più giovane, ventotto anni, un corpo da ginnasta asciutto e scattante, con quel sedere sodo da orientale che faceva impazzire chiunque la vedesse. I capelli biondo platino le incorniciavano un volto da angelo, e il tubino nero attillato lasciava immaginare curve che la notte avrebbe presto rivelato.

«Sicure che vengano?» chiese Nicole, con quella vocina che sapeva di eccitazione e timore insieme.

Katiuscia sorrise, le accarezzò una guancia. «Rino ha detto che alle nove sarebbero qui. Con Nuccio e Jasmine. E forse anche altri.»

«Altri?»

«Si sparge voce. La fabbrica abbandonata richiama curiosi. E noi stasera...» si chinò a sussurrarle all'orecchio, «noi stasera saremo le regine.»

Scesero dalla macchina. L'aria della sera, ancora calda di afa estiva, portava odore di erbacce e di ruggine. Si incamminarono verso l'ingresso principale, i tacchi che affondavano nel terreno umido, e sparirono nel ventre della fabbrica.

.I primi arrivi


Dentro, il capannone principale era una cattedrale di tenebre. La luce della luna filtrava dalle vetrate rotte, disegnando percorsi argentei sul pavimento di cemento. Macchinari arrugginiti emergevano dalle ombre come mostri addormentati. Nell'aria, polvere e mistero.

Katiuscia accese alcune torce a led che aveva portato, disponendole in cerchio. La luce cruda rivelò un materasso buttato in un angolo, portato lì chissà da chi per chissà quali notti. Poi coperte, cuscini, bottiglie di vino.

«Un vero nido d'amore» rise Nicole, guardandosi intorno.

Le voci le fecero voltare. Passi sull'erba, poi sull'asfalto, poi sull'acciottolato dell'ingresso. Rino apparve per primo.

Era sulla quarantina, alto, con quel fisico da ex rugbista che il tempo non era riuscito a sciupare. Barba curata, occhi scuri che quando ridevano diventavano due fessure, e un modo di guardare le donne che era già una carezza. Dietro di lui, Nuccio: più minuto, più nervoso, con gli occhi che sembravano volersi mangiare tutto ciò che incontravano.

«Signore e signori» annunciò Rino, con un sorriso, «la comitiva è al completo. Quasi.»

«Quasi?» chiese Katiuscia.

«Jasmine sta arrivando. E con lei... due amici. Se va bene a voi.»

Katiuscia e Nicole si guardarono. Poi la più grande sorrise, quel sorriso che sapeva di sfida e di desiderio insieme.

«Più siamo, meglio è. Purché...»

«Purché cosa?»

«Purché rispettino le regole. Stasera si fa quel che si vuole, ma solo chi vuole. Niente obblighi. Niente pressioni.»

Rino annuì, si avvicinò, le prese il mento tra le dita. «È per questo che ti amiamo, Katiuscia. Perché sai sempre cosa vuoi. E come ottenerlo.»

La baciò. Un bacio lungo, profondo, sotto gli occhi di Nicole che già sentiva il calore salire. Le mani di Rino scesero lungo la schiena di Katiuscia, trovarono il bordo del vestito, scivolarono sotto, sulla pelle nuda del sedere.

«Niente mutande?» mormorò lui, sorpreso.

«Niente niente» rise lei, staccandosi. «Stasera niente niente. Per nessuna di noi due.»

Nicole arrossì, ma nel suo sguardo c'era solo desiderio.

.Jasmine e gli altri


Jasmine arrivò mezz'ora dopo, quando il vino aveva già sciolto le prime rigidità. Era una ragazza di trent'anni, origini mediorientali, con una cascata di capelli neri che le incorniciavano un viso da odalisca. Il suo corpo era un inno alle curve: seni abbondanti, vita stretta, fianchi larghi da fare invidia a qualsiasi velina. Indossava una gonna lunga e trasparente, e sotto si intuiva solo pelle.

Con lei, due ragazzi. Li presentò come Marco e Stefano, due amici conosciuti in palestra, "affamati di scoprire".

«Benvenuti» disse Katiuscia, guardandoli. Il più alto, Marco, aveva occhi chiari e un fisico asciutto. L'altro, Stefano, più tarchiato, con le mani grandi che già immaginavi dove avrebbe voluto metterle.

Il cerchio si allargò. Rino versò da bere. Nuccio accese una canna e la fece girare. Nicole si sedette su una coperta, e Jasmine le si mise accanto, le sfiorò una gamba con nonchalance.

«Bella serata» sussurrò Jasmine.

«Lo sarà» rispose Nicole, e non ritrasse la gamba.

L'aria si caricava. I discorsi diventavano più intimi, gli sguardi più insistenti. Rino aveva una mano sulla coscia di Katiuscia, e le sue dita salivano lente, inesorabili. Nuccio guardava Jasmine con occhi da animale, e lei ricambiava lo sguardo, sfidandolo.

«Allora» disse a un tratto Katiuscia, alzandosi in piedi. «Giochiamo?»

.Il gioco della verità


«Giochiamo alla verità» propose Katiuscia, guardandosi intorno. «Ma una verità speciale. Ognuno dirà cosa desidera fare stanotte. Senza censure. Poi, se saremo d'accordo, realizzeremo insieme i desideri di tutti.»

Marco, il più timido dei nuovi arrivati, chiese: «E se qualcuno dice qualcosa che non piace agli altri?»

«Allora si vota. Ma qui,» e guardò tutti negli occhi, «qui siamo per aprire porte, non per chiuderle. Siamo per dire sì, non no. Chi non si sente, può andarsene ora.»

Nessuno si mosse.

«Allora comincio io» disse Katiuscia. «Io voglio essere guardata. Voglio che mi guardiate mentre faccio l'amore con mio marito. E voglio che anche voi, intanto, cominciate a giocare tra voi. Voglio vedere Rino che prende Nicole. Voglio vedere Jasmine che bacia Nuccio. Voglio sentire l'odore del sesso mescolarsi alla polvere di questa fabbrica.»

La sua voce, calda e decisa, accese la miccia.

«Io» disse Rino, prendendo la parola, «voglio fare l'amore con mia moglie, sì. Ma voglio anche sentire le mani di Jasmine sul mio corpo mentre lo faccio. Voglio essere conteso. Desiderato da più di una donna.»

«Io» intervenne Nicole, con voce più timida ma occhi accesi, «voglio provare cosa si prova a essere presa da due uomini contemporaneamente. Uno davanti, uno dietro. Voglio sentire che mi riempiono tutta.»

Jasmine si alzò, andò verso di lei, la fece alzare. La baciò. Un bacio lungo, profondo, che durò quasi un minuto sotto gli occhi di tutti. Quando si staccarono, Jasmine guardò Nuccio.

«Io voglio lui. Stanotte. E voglio che mi prenda come gli pare, senza chiedere permesso. Mi piacciono gli uomini che sanno prendere senza chiedere.»

Nuccio sorrise, un sorriso che era già una promessa.

Marco e Stefano, i nuovi arrivati, si guardarono. Poi Marco parlò: «Noi... noi vogliamo guardare. Per ora. Imparare. E se va bene, più tardi... partecipare.»

Katiuscia annuì. «Giusto. Ognuno col suo passo. Allora, cominciamo?»

.La danza delle ombre


Rino si sfilò la camicia, rivelando un torso ancora scolpito, segnato da qualche cicatrice che parlava di gioventù vissute. Si avvicinò a Katiuscia, le sbottonò il vestito di jeans, lo lasciò cadere a terra. Lei restò nuda, illuminata dalla luce cruda delle torce, e tutti trattennero il fiato.

I suoi seni, pieni e sodi, sembravano due sculture viventi. Il pube, appena accennato di scuro, lasciava intravedere la fessura già umida. Le gambe, lunghe e tornite, tremavano leggermente per l'eccitazione.

Rino la baciò, lenta, profondamente, mentre con una mano le accarezzava un seno. L'altra scese, trovò la sua fica già bagnata, cominciò a giocare con le sue labbra. Katiuscia gemette, gettò indietro la testa.

Nicole intanto si era seduta accanto a Jasmine. Le loro mani si cercavano, si trovavano, si intrecciavano. Jasmine la baciò sul collo, scese giù, le sfilò il tubino. Il corpo di Nicole emerse alla luce: atletico, scattante, con quei seni piccoli ma perfetti, e quel sedere sodo che faceva impazzire.

Nuccio si avvicinò, si inginocchiò dietro di lei. Cominciò a baciarla sulle natiche, a morderle appena, mentre Jasmine intanto le succhiava un capezzolo. Nicole gemeva, si contorceva, già in preda a sensazioni che non aveva mai provato.

Katiuscia, intanto, era distesa sulla coperta. Rino le era sopra, la penetrava lentamente, profondamente, mentre lei lo guardava con occhi pieni di amore e di lussuria. Ma i suoi occhi andavano anche oltre, vedevano Nicole tra Jasmine e Nuccio, vedevano Marco e Stefano che si baciavano in disparte, vedevano quel quadro di libertà assoluta.

«Guarda» sussurrò Rino, seguendo il suo sguardo. «Guardali. Guarda cosa sta succedendo. E dimmi se non è bellissimo.»

Lei annuì, mentre l'orgasmo cominciava a montare. «Bellissimo. E voglio di più. Voglio che si avvicinino. Voglio sentire le loro mani su di me mentre tu mi prendi.»

Rino chiamò con un cenno. Jasmine si staccò da Nicole, si avvicinò strisciando. Le sue mani trovarono i seni di Katiuscia, cominciarono a strizzarli, a giocarci, mentre Nuccio intanto si era inginocchiato dietro Rino e gli accarezzava la schiena, i fianchi, le natiche.

Nicole rimase sola per un attimo. Poi vide Marco e Stefano avvicinarsi. Esitarono, chiesero con gli occhi. Lei annuì, sorrise, aprì le braccia.

E loro la presero. Con delicatezza all'inizio, poi con sempre più decisione. Le mani di Marco le accarezzavano i seni, mentre Stefano la baciava sul collo, scendeva lungo la pancia, arrivava dove lei era già in fiamme.

Nicole chiuse gli occhi e si abbandonò.

.L'orgia


Quello che successe dopo fu un vortice di corpi, di gemiti, di respiri affannati. I confini tra le coppie si sciolsero, le appartenenze sparirono. Ognuno prese, diede, ricevette.

Katiuscia si ritrovò con Rino dentro di sé e Jasmine che le succhiava i capezzoli, mentre Nuccio, dietro Rino, lo prendeva con dita esperte. I suoi orgasmi si susseguivano, uno dopo l'altro, senza soluzione di continuità.

Nicole era in ginocchio, con Marco che la prendeva da dietro e Stefano che le infilava il sesso in bocca. I due ragazzi, che erano arrivati timidi e insicuri, ora si muovevano con una sicurezza che stupiva loro stessi. La guardavano, la sentivano gemere intorno a loro, e capivano di aver scoperto qualcosa che nessuna palestra avrebbe mai potuto insegnare.

Jasmine, dopo aver lasciato Katiuscia, si era avvicinata a Rino. L'aveva baciato, gli aveva preso il sesso in bocca, lo aveva succhiato mentre lui ancora dentro Katiuscia. Poi si era messa in posizione, e Rino l'aveva presa, alternandosi tra le due donne, mentre Nuccio intanto lo guardava, si masturbava, e intanto baciava Katiuscia.

Marco e Stefano, dopo aver fatto venire Nicole una, due, tre volte, si erano sdraiati sulla coperta. Lei li aveva presi entrambi, uno in bocca e uno nella mano, e li aveva fatti impazzire fino a farli venire insieme, sulle sue labbra e sui suoi seni.

L'aria della fabbrica era irriconoscibile. Non sapeva più di ruggine e polvere, ma di sesso, di sudore, di piacere. Le torce proiettavano ombre danzanti sulle pareti, e quelle ombre sembravano danzare con loro, partecipare all'orgia.

Quando finalmente si fermarono, esausti, erano tutti intrecciati l'uno all'altra. Corpi nudi, madidi di sudore, macchiati di sperma, abbandonati in un groviglio di braccia e gambe.

«Cristo» ansimò Rino, dopo un lungo silenzio. «Non avevo mai...»

«Neanch'io» lo interruppe Katiuscia. «Mai. Non così. Non tutti insieme. Non così... liberi.»

Nicole, distesa su Marco e Stefano come su un cuscino umano, aprì gli occhi. Sorrise.

«E pensare che io avevo paura di venire.»

Jasmine rise, una risata calda, profonda. «La paura è solo l'altra faccia del desiderio. Lo abbiamo appena scoperto, no?»

Nuccio, che era rimasto in silenzio, annuì. «Lo abbiamo scoperto. Grazie a voi. A tutte.»

Katiuscia si alzò a fatica, andò a prendere una bottiglia di vino. Bevve un lungo sorso, poi la passò agli altri.

«Allora,» disse, guardando l'orologio che segnava le due di notte, «ci fermiamo qui? O vogliamo continuare?»

Gli sguardi si incrociarono. Poi Jasmine parlò: «Io dico che è solo l'inizio. Fuori c'è il piazzale. La luna. L'erba. Io voglio sentire la terra sotto di me. Voglio che mi prendano all'aperto, sotto le stelle. Voglio che tutta la notte ci guardi.»

Fu un'onda. In pochi minuti, tutti furono fuori, nudi, nell'erba alta del piazzale. La luna era piena, e sembrava volerli benedire. L'erba era fresca, e accarezzava le loro pelli ancora calde.

Ricominciarono. Più lenti, più languidi, più profondi. Le coppie si ricomposero e si scomposero in un flusso continuo. Rino prese Nicole mentre Katiuscia guardava. Jasmine prese Marco mentre Nuccio la guardava. Stefano si sdraiò e si lasciò prendere in bocca da tutte, a turno, come un rito pagano.

L'alba li trovò ancora lì, distesi nell'erba, i corpi intrecciati come le radici degli alberi che li circondavano. Il sole sorse lentamente, dipingendo il cielo di rosa e arancione, e loro rimasero lì, senza parlare, a guardare la luce nuova.

«Coppia aperta» mormorò Katiuscia, dopo un lungo silenzio. «Si, ma solo di sera. Perché la notte è nostra. La notte siamo noi.»

Rino la strinse a sé. «E il giorno?»

«Il giorno siamo quel che vogliamo. Marito e moglie. Amici. Colleghi. Persone normali. Ma la notte... la notte siamo questo.»

«E ti piace?»

Lei si voltò, lo guardò negli occhi. Sul suo viso, stanchezza e felicità si mescolavano in un sorriso che Rino non le aveva mai visto.

«Mi piace. Mi piace essere tua, essere nostra, essere di tutti e di nessuno. Mi piace scoprire che l'amore non ha confini, se sai dove cercarli. Mi piace questa fabbrica, questa polvere, questa libertà. Mi piace tutto.»

Nicole, accanto a loro, aprì un occhio. «Anche a me. E non vedo l'ora che sia di nuovo sera.»

Jasmine rise. «La sera arriva sempre. Basta aspettare. E intanto...»

«Intanto?»

«Intanto possiamo sognare. Progettare. La prossima volta potremmo andare al lago. O nei boschi. O in quella cava abbandonata che ho visto l'altro giorno.»

Katiuscia annuì, seria. «Segnati tutto. Questo è solo l'inizio. Abbiamo scoperto un mondo, stanotte. E io non voglio più uscirne.»

Il sole si alzò, illuminando i loro corpi nudi, i loro sorrisi stanchi, la loro felicità nuova. La fabbrica abbandonata, per una notte, era tornata a vivere. E con lei, loro.

Per sempre diversi. Per sempre liberi. Per sempre in attesa della prossima sera.

Fine
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