Lui & Lei
La Sirena del Laghetto
02.03.2026 |
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"«Anche tu, » disse Katiuscia a Marco, prendendogli la mano e portandosela all'altro seno..."
Capitolo 1: Il segreto di Katiuscia
Il sole cominciava a calare dietro i colli, tingendo il cielo di sfumature arancioni e violacee. Era quell'ora magica in cui il mondo sembra trattenere il respiro, in attesa della notte.
Katiuscia abbassò il finestrino della macchina, lasciando che l'aria fresca della sera le accarezzasse il viso. Trentotto anni, due figli, un marito che l'amava ancora dopo quindici anni di matrimonio. E un segreto che solo loro due condividevano.
«Sicura che non ci sia nessuno?» chiese Marco, parcheggiando la macchina nella stradina sterrata che portava al laghetto.
«Proprio per questo l'abbiamo scelto, no?» rispose lei, con un sorriso malizioso. «Perché a quest'ora è deserto. O almeno... di solito lo è.»
Marco spense il motore. Davanti a loro, il laghetto scintillava sotto gli ultimi raggi del sole, circondato da canneti e alberi secolari. Un posto magico, nascosto, che avevano scoperto per caso un pomeriggio d'estate e che era diventato il loro rifugio segreto.
«Allora,» disse Marco, guardandola con quegli occhi che ancora, dopo tutti quegli anni, sapevano farla sciogliere, «che aspetti?»
Katiuscia sorrise, aprì lo sportello e scese. Si guardò intorno, ascoltò il silenzio rotto solo dal canto degli uccelli e dal fruscio del vento tra le foglie. Poi, con movimenti lenti, quasi teatrali, cominciò a spogliarsi.
Prima la camicetta leggera, che lasciò cadere sull'erba. I suoi seni, pieni e sodi nonostante l'età, si liberarono dal reggiseno con un gesto che sapeva di liberazione. Poi i pantaloni, che scivolarono giù rivelando quelle gambe lunghe e tornite che facevano impazzire Marco ogni volta. Infine le mutandine, che si sfilò con una lentezza studiata, restando completamente nuda davanti a lui.
«Sei bellissima,» sussurrò Marco, con voce roca.
Lei si avvicinò, si chinò a baciarlo attraverso il finestrino aperto. «Vieni,» mormorò. «L'acqua ci aspetta.»
Marco scese, si spogliò in fretta, e insieme entrarono nell'acqua fresca del laghetto. Lei si lasciò andare, galleggiando sulla schiena, i seni che emergevano appena dalla superficie come due promesse. Lui le fu accanto, accarezzandole la pancia, i fianchi, le cosce.
«Guarda,» disse Katiuscia dopo un po', indicando la riva opposta.
Marco guardò. Tra gli alberi, intravedeva una sagoma. Un uomo, fermo, immobile, che guardava nella loro direzione.
«C'è qualcuno,» disse.
«Lo so,» rispose lei, con un sorriso. «L'ho visto prima di entrare in acqua.»
«E non ti dà fastidio?»
Lei si girò verso di lui, gli occhi che brillavano di una luce speciale. «No. Non mi dà fastidio. Anzi...»
Marco capì. Dopo tutti quegli anni, conosceva bene quello sguardo.
«Ti eccita, vero?»
«Sì,» sussurrò lei. «Sapere che ci guarda. Che mi vede nuda. Che mi desidera. Mi eccita da morire.»
L'uomo sulla riva non si muoveva. Era troppo lontano per distinguerne i lineamenti, ma si intuiva la tensione del suo corpo, il desiderio che lo teneva lì inchiodato.
«Facciamo finta di niente,» disse Katiuscia. «Continuiamo come se non ci fosse. Ma tu guardami. Fammi sentire bella. Fammi sentire desiderata.»
Marco la strinse a sé, la baciò, mentre le mani le esploravano il corpo sott'acqua. Lei gemette, abbandonandosi, e intanto con la coda dell'occhio guardava verso la riva, verso quell'uomo che non perdeva una sola mossa del loro gioco.
Capitolo 2: I guardoni
Quella fu la prima volta, ma non l'ultima. Scoprirono che il laghetto, a quell'ora, attirava sguardi indiscreti. Forse era la fama del posto, forse il caso, ma quasi ogni sera c'era qualcuno nascosto tra gli alberi a guardarli.
Marco all'inizio era titubante, geloso. Poi vide l'eccitazione di Katiuscia, il modo in cui si muoveva quando sapeva di essere guardata, il modo in cui i suoi orgasmi diventavano più intensi, più selvaggi. E cominciò a capire.
«Oggi ce ne sono due,» sussurrò una sera, mentre entravano in acqua.
Lei guardò verso la riva. Due sagome, una più vicina, una più defilata. Entrambe immobili, entrambe in silenzio.
«Fammi vedere quanto mi desideri,» gli disse, prendendogli il viso tra le mani. «Fammi vedere cosa provi per me, davanti a loro.»
Marco la baciò, con una passione che non sentiva da tempo. Le mani le corsero sul corpo, la strinsero, la accarezzarono. Lei si abbandonò, gemendo, lasciando che i suoni del loro amore si propagassero nell'aria della sera.
Poi, con una mossa improvvisa, si staccò da lui e cominciò a nuotare verso la riva opposta. Non verso gli uomini, ma nella loro direzione. Si fermò a pochi metri, in acqua bassa, e cominciò a toccarsi.
Marco la guardava, ipnotizzato. La vedeva accarezzarsi i seni, stringersi i capezzoli, poi scendere con una mano tra le gambe. La sentiva gemere, sempre più forte, mentre l'acqua le lambiva il corpo. E vedeva le sagome sulla riva che si facevano più vicine, attratte come falene dalla luce.
Quando venne, lo fece con un grido che echeggiò sul lago. Il suo corpo tremò, scosso dagli spasmi, e rimase lì, ansimante, con gli occhi chiusi. Quando li riaprì, gli uomini erano ancora lì, più vicini di prima. Uno di loro aveva le mani infilate nei pantaloni.
«Torniamo a casa,» sussurrò Marco, raggiungendola. «Oggi ne ho abbastanza di guardare. Voglio toccarti io.»
Lei sorrise, lo baciò, e insieme uscirono dall'acqua. Gli uomini sulla riva li guardarono allontanarsi, immobili, silenziosi, desideranti.
Capitolo 3: L'uomo del canneto
Passarono settimane. L'estate avanzava, e le sere al laghetto diventarono un appuntamento fisso. Alcuni guardoni tornavano, altri erano nuovi. Katiuscia ormai li riconosceva, li salutava a volte con un cenno, e la loro presenza era diventata parte del gioco.
Poi una sera, tutto cambiò.
Era più tardi del solito, il sole era già tramontato e la luna cominciava a riflettersi sull'acqua. Katiuscia e Marco erano in acqua, abbracciati, quando lei sentì uno scricchiolio alle loro spalle. Si voltò e vide un uomo che usciva dal canneto.
Non era lontano come gli altri. Era a pochi metri, sulla riva, in piena vista. Doveva essere lì da tempo, nascosto tra le canne, ad aspettare.
Marco si irrigidì. «Ehi, tu...»
«Lascia,» disse Katiuscia, posandogli una mano sul braccio. «Lascia che guardi.»
L'uomo era sulla cinquantina, capelli grigi, fisico asciutto. Non si muoveva, non parlava, ma i suoi occhi erano fissi su di lei, su quei seni che emergevano dall'acqua, su quel corpo che ormai conoscevano in tanti.
«Avvicinati,» disse Katiuscia all'improvviso, con voce calma.
Marco la guardò, sorpreso. «Cosa fai?»
«Fidati,» sussurrò lei. Poi, più forte, all'uomo: «Vieni. Non ti mordiamo.»
L'uomo esitò un momento, poi fece un passo avanti, poi un altro. Si fermò a riva, a un paio di metri da loro.
«Come ti chiami?» chiese Katiuscia.
«Franco,» rispose lui, con voce roca.
«Franco, da quanto ci guardi?»
«Da quella prima sera. Vi ho visti arrivare, e da allora non ho più smesso di tornarci.»
Katiuscia sorrise. «E ti piace quello che vedi?»
L'uomo annuì, senza parole.
«Vieni in acqua,» disse lei.
Marco trattenne il respiro. Voleva dire qualcosa, fermarla, ma qualcosa nei suoi occhi lo bloccò. Quella luce, quell'eccitazione... non poteva negargliela.
Franco si tolse i pantaloni, poi le mutande. Il suo corpo era segnato dall'età, ma il suo sesso era duro, evidente, pronto. Entrò in acqua lentamente, avvicinandosi a loro.
«Tocca,» disse Katiuscia, prendendogli la mano e portandosela al seno. «Tocca quanto hai desiderato in tutte queste sere.»
La mano di Franco esitò un attimo, poi strinse. Il seno di Katiuscia si adattò al suo palato, il capezzolo si indurì sotto il suo tocco. Lei gemette, chiuse gli occhi.
Marco guardava, immobile. Vedeva le mani di quell'estraneo su sua moglie, vedeva il piacere che cresceva sul volto di lei, e dentro di sé l'eccitazione lottava con la gelosia.
«Anche tu,» disse Katiuscia a Marco, prendendogli la mano e portandosela all'altro seno. «Toccami tutti e due. Fatemi sentire desiderata da due uomini contemporaneamente.»
E così fecero. Le mani di Marco e Franco si muovevano sul suo corpo, la accarezzavano, la stringevano. Lei si abbandonava, lasciandosi toccare, accarezzare, esplorare.
Poi Franco si chinò, cominciò a baciarla sul collo, a scendere verso i seni. La sua bocca trovò un capezzolo, cominciò a succhiarlo, mentre Marco baciava l'altro. Katiuscia gettò indietro la testa, un gemito lungo, profondissimo, le uscì dalle labbra.
«Così,» ansimò. «Così, continuate...»
La mano di Franco scese, trovò la sua fica già bagnata, cominciò a toccarla. Le dita entrarono, si mossero, la fecero gemere più forte. Marco intanto la baciava, la mordeva, le diceva cose che solo loro due potevano capire.
Quando non ne poté più, Katiuscia si staccò, guardò Franco negli occhi.
«Ora,» disse. «Prendimi. Qui, nell'acqua. Con lui che guarda.»
Franco non se lo fece ripetere. La sollevò leggermente, lei lo avvolse con le gambe, e lui la penetrò lentamente, profondamente, mentre Marco guardava, immobile, con il cuore che batteva all'impazzata.
Katiuscia gemette, sentendosi riempita da quell'uomo sconosciuto, da quelle mani che non erano quelle di suo marito, da quel corpo diverso. E mentre lui la prendeva, lei guardava Marco, lo cercava con gli occhi, gli sorrideva.
«Ti amo,» mormorò, mentre Franco la scopava. «Ti amo e ti amerò sempre. Ma questo... questo è per me. Per noi. Per il nostro gioco.»
Marco annuì, e per la prima volta da quando era cominciata quella storia, capì veramente. Capì che l'amore non era possesso. Che poteva essere anche questo: guardare, desiderare, lasciare andare.
Quando Franco venne, dentro di lei, con un gemito che sembrò non finire mai, Katiuscia raggiunse l'orgasmo insieme a lui, stringendolo forte, mordendogli la spalla per non urlare.
Poi rimasero lì, abbracciati, i tre corpi nell'acqua illuminati dalla luna. Franco si staccò per primo, li guardò, sorrise.
«Grazie,» disse. «Non dimenticherò mai questa notte.»
Uscì dall'acqua, si rivestì in fretta, e scomparve nel buio.
Marco e Katiuscia rimasero soli, abbracciati nell'acqua fresca.
«Sei arrabbiato?» chiese lei, dopo un lungo silenzio.
Lui la guardò, le accarezzò i capelli. «No. Sono... felice. Per te. Per noi. Per quello che siamo riusciti a fare.»
«E cosa siamo riusciti a fare?»
«A superare un confine. A fidarci l'uno dell'altra fino in fondo. A scoprire che l'amore può essere anche questo.»
Lei lo baciò, dolcemente, poi gli prese la mano e se la portò tra le gambe.
«E adesso,» sussurrò, «tocca a te. Prendimi come solo tu sai fare. Fammi ricordare che sei tu l'uomo della mia vita.»
E lui la prese, lentamente, dolcemente, mentre la luna illuminava le loro ombre sull'acqua. E fu bellissimo, come la prima volta. Come tutte le volte. Perché l'amore vero non si consuma, non si esaurisce. Si trasforma, si evolve, diventa qualcosa di più grande.
Quella notte, Katiuscia e Marco scoprirono una nuova dimensione del loro amore. E seppero che nulla, mai, avrebbe potuto separarli.
Nemmeno il desiderio. Nemmeno gli altri. Nemmeno il gioco più pericoloso.
Perché alla fine, erano loro due. Sempre. Per sempre.
Fine
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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