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Il desiderio proibito di Ciro


di Firstbig_Gift
23.02.2026    |    1.181    |    1 10.0
"Quell'odore dolce, vagamente floreale, con una nota più intima e calda che lo stordiva, lo assuefaceva, lo faceva sentire dipendente..."

Capitolo 1: La piega della sera
Ciro passava davanti al negozio ogni sera, da almeno tre mesi. "Parrucchiera Maria" diceva l'insegna luminosa, con quella "a" finale che a lui sembrava un invito. Lei era lì, sempre, dietro i vetri, con le sue mani bianche che tagliavano, pettinavano, accarezzavano teste di clienti che lui invidiava con tutto il cuore.

Maria. Quarantadue anni, sposata con un uomo che passava più tempo all'estero per lavoro che a casa. I capelli castani raccolti in uno chignon morbido, gli occhi scuri che quando sorridevano diventavano due fessure, e un modo di muoversi tra le poltrone e i phon che era già di per sé una promessa.

Ciro aveva ventisei anni, faceva il fattorino per una farmacia, e non aveva mai desiderato nulla con tanta ossessione.

«Ma che vuoi da 'sta signora?» gli chiedeva l'amico Paolo, al bar. «È sposata, è più grande, e manco ti caga.»

«Non capisci,» rispondeva Ciro, sorseggiando il suo caffè. «Lei mi guarda. Quando passo, alza gli occhi. Per un secondo, solo un secondo, ma mi guarda.»

Era vero. Maria lo guardava. Lo guardava da dietro la vetrina, mentre lui rallentava il passo sul motorino, mentre lui inventava scuse per parcheggiare proprio lì davanti. Lo guardava e sentiva qualcosa che credeva morto, sepolto sotto quindici anni di matrimonio e centinaia di notti passate da sola.

Il marito? Un uomo buono, certo. Le voleva bene, probabilmente. Ma il bene, Maria aveva scoperto, non scalda il letto quando fuori è inverno e dentro è ancora più freddo. Lui lavorava nel settore della moda e passava lunghi periodi tra Milano e Parigi, lasciandola sola in quella casa troppo silenziosa a Peschiera del Garda.

L'occasione arrivò un martedì di fine settembre. Ciro entrò nel negozio con il cuore in gola, inventandosi un'emergenza capillare.

«Buonasera,» disse, con voce che cercava di essere calma. «Scusi se disturbo tardi, ma... domani ho un appuntamento importante. Una cosa seria. E i capelli sono un disastro. Non è che... potrebbe farmi una piega?»

Maria lo guardò. Lo aveva visto mille volte passare, mille volte rallentare, e in cuor suo sapeva che quel ragazzo non era lì per caso. Avrebbe dovuto mandarlo via. Avrebbe dovuto dire che era tardi, che chiudeva, che tornasse domani.

Invece sorrise.

«Certo. Accomodati.»

Il negozio era piccolo, profumato di lacca e shampoo, con le pareti color pesca e le poltrone di velluto verde. Ciro si sedette sulla poltrona, e lei gli si avvicinò, cominciò a passargli le dita tra i capelli. Il contatto lo folgorò. Lei se ne accorse, forse, perché ritrasse la mano un istante, poi riprese, più delicata.

«Da quanto tempo mi guardi?» chiese all'improvviso, mentre gli spruzzava l'acqua sui capelli.

Ciro trasalì. «Io... non...»

«Ti ho visto,» disse lei, con voce bassa. «Tutte le sere. Rallentavi, guardavi, poi ripartivi. Vuoi dirmi che non è vero?»

Lui deglutì. «È vero. È da mesi che... che vorrei parlarti. Ma sei sposata. E io...»

«E tu sei giovane,» completò lei. «Giovane e bello, e con la testa piena di sogni che non dovresti fare.»

Finì di lavargli i capelli in silenzio. Poi, mentre lo asciugava, mentre le sue mani gli massaggiavano il cuoio capelluto, Ciro chiuse gli occhi e si abbandonò.

«Maria,» sussurrò. «Posso offrirti qualcosa? Un caffè, un drink analcolico... qualunque cosa. Solo per parlare. Solo per starti vicino, senza vetri in mezzo.»

Le mani di lei si fermarono. Il silenzio durò un'eternità.

«Venerdì sera,» disse infine. «Mio marito parte domani per due settimane. Venerdì, dopo chiusura, possiamo prenderci qualcosa al bar sul lungolago. Ma solo un drink, Ciro. Solo un drink.»

Lui aprì gli occhi, e nei suoi c'era una luce che Maria non vedeva da anni.

«Solo un drink,» ripeté. «Promesso.»

Capitolo 2: Il drink
Il bar sul lungolago di Peschiera del Garda era un posto tranquillo. Tavolini all'aperto, luci soffuse, il rumore dell'acqua che lambiva la riva, e le colline moreniche che si stagliavano all'orizzonte. Maria arrivò con un vestito leggero, azzurro, i capelli sciolti sulle spalle. Ciro la guardò avvicinarsi e per un momento dimenticò come si respirasse.

«Ciao,» disse lei, sedendosi.

«Ciao. Grazie per essere venuta.»

Ordinarono due analcolici. Parlarono di cose leggere: il lavoro di lui, il negozio di lei, i clienti strani, i pomeriggi vuoti. Ma sotto le parole, sotto i sorrisi educati, c'era una corrente che tirava, che li avvicinava sempre di più.

«Perché mi hai detto di sì?» chiese Ciro a un certo punto.

Maria guardò il lago, persa nei suoi pensieri. «Perché sono stanca,» rispose. «Stanca di essere invisibile. Stanca di aspettare un uomo che non c'è mai. Stanca di sentirmi viva solo nei ricordi.»

«Non sei invisibile,» disse lui. «Io ti vedo. Ti vedo ogni volta che passo. Ti vedo anche quando non ci sei.»

Lei lo guardò, e nei suoi occhi c'erano lacrime che non volevano cadere. «Sei così giovane, Ciro. Così... pieno di vita. Io ho paura.»

«Paura di cosa?»

«Di sentire cose che non dovrei sentire. Di desiderare cose che non posso avere.»

Lui allungò una mano e le sfiorò il dito, appena, sul tavolo. «E se invece potessi? Se per una volta, solo per una volta, ti lasciassi andare?»

Il silenzio si fece spesso, caldo, pieno di possibilità.

«Non qui,» mormorò lei. «Non così. Portami a casa, Ciro. Portami via da qui.»

Capitolo 3: La prima volta
L'appartamento di Maria era a Peschiera, in una palazzina tranquilla vicino al centro, con una vista sul lago che di giorno doveva essere meravigliosa. Lei fece entrare Ciro e chiuse la porta alle spalle. Per un momento rimasero immobili, a guardarsi, a sentire il respiro dell'altro.

«Non l'ho mai fatto,» disse lei. «Tradito, voglio dire. Mai, in quindici anni.»

«Lo so,» rispose lui. «Lo so. E non voglio che tu ti senta in colpa. Voglio solo... voglio starti vicino. Voglio sentire il tuo profumo. Voglio vederti sorridere, davvero.»

Maria si avvicinò. Lentamente, come si avvicina una donna che ha dimenticato come si fa. Le sue mani trovarono il petto di lui, le sue spalle, il suo collo. Poi le sue labbra trovarono le sue.

Il bacio fu dolce, all'inizio. Esitante. Poi, piano, si fece più profondo, più affamato. Maria sentiva il corpo rispondere come non rispondeva da anni, sentiva il calore salire, sentiva il desiderio sciogliere ogni resistenza.

Ciro la sollevò tra le braccia e la portò in camera da letto. La distese sul copriletto di seta, e cominciò a spogliarla con una lentezza che era già un'adorazione. Quando lei fu nuda, la guardò a lungo, e i suoi occhi dicevano tutto quello che le parole non sapevano dire.

«Sei bellissima,» sussurrò.

E poi cominciò a esplorarla. Con le mani, con la bocca, con la lingua. Imparò ogni curva, ogni piega, ogni punto che la faceva sussultare. Maria si abbandonò, completamente, lasciando che quel ragazzo giovane le insegnasse cosa significava essere desiderata.

Quando lui la toccò dove era più umida, più pronta, lei gemette forte, senza trattenersi. Le dita di Ciro si muovevano dentro di lei con una sapienza istintiva, trovando ritmi, pressioni, angoli che lei stessa non conosceva.

«Ciro... Ciro, io...»

«Lasciati andare,» sussurrò lui. «Voglio vederti. Voglio sentirti.»

E lei si lasciò andare. L'orgasmo arrivò come un'onda, come il lago in tempesta, come qualcosa di così potente che dovette mordersi il braccio per non urlare. Il corpo le si inarcò, tremò, e poi lentamente si placò, mentre lei ansimava, incredula, rinata.

«Santo Dio,» mormorò. «Non... non mi era mai successo. Non così.»

Ciro sorrise, sollevato, felice. «Non è finita,» disse. «È solo l'inizio.»

Quando finalmente la penetrò, Maria era già di nuovo pronta, umida, accogliente. Lui entrò in lei con delicatezza, e lei lo strinse forte, sentendolo riempirla completamente. Il movimento, lento all'inizio, divenne più deciso, più profondo. Lei lo seguiva, lo accompagnava, lo spingeva dentro di sé con una fame che non sapeva di avere.

L'orgasmo di lui, quando arrivò, la sorprese: così intenso, così copioso, così... inaspettato. Lei lo sentì venire dentro di sé, lo sentì tremare, lo sentì mormorare il suo nome come una preghiera.

«Maria... Maria...»

Quando si staccarono, rimasero abbracciati, madidi di sudore, persi in un silenzio pieno di stupore.

«Non me l'aspettavo,» confessò Ciro. «Non così tanto. Non così... forte.»

Lei rise, piano. «Io non me lo aspettavo affatto. Credevo di aver dimenticato come si fa. Invece...»

«Invece?»

«Invece con te ho riscoperto tutto. Ho riscoperto che so ancora provare piacere. Che so ancora desiderare. Che so ancora... amare?»

Lui la strinse a sé. «Non chiedo tanto, Maria. Chiedo solo questo. Chiedo solo te, così, come sei. Con i tuoi profumi, la tua pelle, il tuo modo di guardarmi.»

E lei, per la prima volta dopo anni, si sentì vista. Davvero vista.

Capitolo 4: La routine del desiderio
Quella che doveva essere una sera diventò due, poi tre, poi un'abitudine. Ogni volta che il marito partiva - e partiva spesso - Ciro arrivava. A volte tardi, a volte prima, a volte con la scusa di una piega che ormai nessuno dei due prendeva sul serio.

Scoprirono i giochi. Scoprirono che il piacere ha mille forme, mille sfumature, mille modi di manifestarsi. Ciro, che era giovane e inesperto, imparò da Maria l'arte della lentezza, dell'attesa, della tensione che precede lo scioglimento.

Maria, che era stata per anni una donna sopita, riscoprì l'orgasmo come territorio inesplorato. Con Ciro veniva sempre, spesso più volte, e ogni volta era diverso: a volte dolce, a volte violento, a volte così intenso da farle perdere i sensi per un momento.

«Non capisco come fai,» gli diceva, dopo. «Mio marito... con lui era sempre uguale. Sempre frettoloso, sempre distratto. Con te, invece...»

«Con me?»

«Con te sembra che il mio piacere sia l'unica cosa che conta. E questo mi fa impazzire.»

Ciro sorrideva, e intanto la accarezzava, la annusava, si impregnava del suo profumo. Quell'odore dolce, vagamente floreale, con una nota più intima e calda che lo stordiva, lo assuefaceva, lo faceva sentire dipendente.

E più passava il tempo, più quel profumo diventava per lui una droga. Lo sentiva sui cuscini, sui vestiti, sulla pelle. Lo sentiva anche quando non era con lei, e quel ricordo olfattivo bastava a eccitarlo, a farlo impazzire, a farlo tornare da lei sempre più affamato.

«Hai un odore che mi stordisce,» le sussurrava una sera, mentre la baciava sul collo. «Non so cos'è, ma quando lo sento... perdo la testa.»

Lei rideva, lusingata. «Forse è l'età,» scherzava. «I feromoni delle donne mature.»

«Allora voglio inebriarmene fino a morire,» rispondeva lui, e si perdeva tra le sue gambe, a cercare quel profumo alla fonte, a berlo come fosse vino, come fosse vita.

Una domenica pomeriggio, approfittando dell'assenza del marito, andarono a fare una gita a Sirmione. Passeggiarono per le strette vie del centro storico, si fermarono a mangiare un gelato guardando le acque cristalline del lago, e per un attimo si sentirono una coppia normale, senza segreti, senza sensi di colpa. Ma quando incrociarono uno sguardo di troppo, forse di qualche conoscente di Maria, dovettero ricordarsi della realtà: quello che avevano era bellissimo, ma doveva rimanere nascosto.

Capitolo 5: La scoperta
Ma i segreti, in provincia di Verona, hanno le ali corte. Un pomeriggio, mentre Ciro usciva dal negozio di Maria con la scusa dell'ennesima piega, incrociò una vicina. Una donna anziana, con gli occhi vispi e la lingua lunga, che abitava nello stesso palazzo di Maria.

«Buongiorno,» disse lei, guardandolo con sospetto. «Lei è il ragazzo della farmacia, vero? Quello che passa sempre da queste parti?»

«Sì,» rispose Ciro, cercando di sembrare naturale. «Vengo per le pieghe. Maria è bravissima.»

La donna annuì, ma nei suoi occhi c'era qualcosa. Una luce che prometteva guai.

Quella sera stessa, Maria ricevette una telefonata dal marito. Era a Parigi, ma la voce era tesa, diversa.

«Come stai?» chiese.

«Bene,» rispose lei. «Tutto bene. Perché?»

«Niente. Una vicina mi ha scritto. Dice che vede sempre un ragazzo entrare e uscire dal negozio. A tarda sera.»

Il cuore di Maria mancò un battito. «È un cliente,» disse. «Viene per le pieghe.»

«La sera tardi?»

«Lavora fino a tardi. È l'unico momento che ha. Se non mi credi, torna a casa e controlla.»

Silenzio. Poi: «Ti credo, Maria. Sei mia moglie. Ma... stai attenta. La gente parla.»

Riattaccarono. Maria rimase immobile, col telefono in mano, sentendo il peso di quella menzogna. Poi, lentamente, compose il numero di Ciro.

«Dobbiamo stare più attenti,» disse. «La vicina ha visto. Ha scritto a mio marito.»

Ciro sospirò. «E adesso?»

«Adesso niente. Per ora è andata. Ma se vogliamo continuare...»

«Voglio continuare,» disse lui, senza esitare. «Non posso più farne a meno. Del tuo profumo. Della tua pelle. Di te.»

Lei chiuse gli occhi, e per un momento si sentì combattuta tra il senso di colpa e un desiderio ormai incontenibile.

«Anch'io,» sussurrò. «Anch'io non posso farne a meno.»

Capitolo 6: L'addio (provvisorio)
Il marito tornò prima del previsto. Dieci giorni invece di due settimane. Maria lo seppe all'ultimo momento, quando lui era già all'aeroporto di Verona-Villafranca.

«Ti ho preso un regalo,» disse al telefono. «Stasera siamo a cena fuori. Da soli. Ho prenotato al ristorante sul lago, a Lazise.»

Lei annuì, ma dentro di sé sentiva qualcosa spezzarsi. Non era il senso di colpa. Era la consapevolezza che per qualche giorno non avrebbe più visto Ciro. Non avrebbe più sentito il suo profumo mescolato al suo, non avrebbe più sentito quelle mani giovani esplorarle il corpo.

Quella sera, a cena, sorrise, parlò, ascoltò. Ma la sua mente era altrove. Era in quel letto, tra quelle braccia, persa in quegli odori che ormai erano diventati la sua droga. Il ristorante era elegante, con la vista sul lago illuminato dalla luna, ma lei non vedeva nulla. Vedeva solo Ciro.

Il marito non si accorse di nulla. O forse sì, e scelse di ignorarlo.

Nei giorni successivi, Ciro e Maria si scambiavano messaggi brevi, criptici. "Tutto bene?" chiedeva lui. "Tutto bene," rispondeva lei. Ma nessuno dei due stava bene. Erano due metà in attesa di ricomporsi.

Ciro, per ingannare il tempo, cominciò a passeggiare lungo il lago, da Peschiera fino a Garda, passando per le piccole frazioni che punteggiavano la costa. Ogni volta che vedeva una donna con i capelli scuri, il cuore gli balzava in gola. Poi la delusione, e di nuovo l'attesa.

Epilogo: L'attesa
Il giorno della ripartenza del marito, Maria lo accompagnò all'aeroporto con un sorriso che nascondeva un'ansia febbrile. Appena lo vide imbarcarsi sul volo per Parigi, tornò a casa di corsa e mandò un messaggio a Ciro.

"Stasera. Vieni."

Lui arrivò che era ancora giorno. Si buttarono l'uno nelle braccia dell'altra senza parlare, senza bisogno di parole. Si annusarono, si baciarono, si toccarono come se fossero stati separati per anni invece che per giorni.

«Mi sei mancato,» sussurrò Maria. «Il tuo profumo mi è mancato. La tua pelle. La tua voce.»

«Anche tu,» rispose lui, affondando il viso nei suoi capelli. «Non ho fatto che pensare a te. A questo. A noi.»

La finestra della camera da letto di Maria inquadrava il lago di Garda, che a quell'ora si tingeva di rosa e arancio. Le colline moreniche facevano da cornice a uno spettacolo che sembrava fatto apposta per loro, per quel momento rubato al tempo e alla realtà.

E mentre il sole tramontava dietro le montagne, loro ricominciarono a esplorarsi, a scoprirsi, a perdersi l'uno nell'altra. Perché ormai era chiaro: non era solo sesso, non era solo desiderio. Era qualcosa di più profondo, più viscerale, più vero.

Era una dipendenza. Una dolce, inesorabile, meravigliosa dipendenza.

Quella notte, per la prima volta, Ciro la guardò negli occhi mentre veniva dentro di lei, e sussurrò: «Ti amo, Maria.»

Lei avrebbe voluto rispondere, ma le parole le morirono in gola. Strinse solo le braccia intorno a lui, e lo tenne stretto, strettissimo, come se da quell'abbraccio dipendesse la sua stessa vita.

Più tardi, quando ormai la luna si specchiava nel lago, uscirono sul balcone. L'aria era fresca, profumata di lago e di notte. Maria appoggiò la testa sulla spalla di Ciro e guardò le luci di Peschiera che tremolavano sulla riva opposta.

«Sai,» mormorò, «mio marito mi ha chiesto se volevo trasferirmi a Parigi con lui. Definitivamente.»

Ciro si irrigidì. «E tu cosa hai risposto?»

«Ho detto che ci avrei pensato,» sussurrò lei. «Ma adesso... adesso non so più cosa voglio.»

Lui la strinse più forte. «Qualunque cosa sceglierai, io sarò qui. Fino a quando vorrai. Fino a quando potrò.»

Maria chiuse gli occhi, e per la prima volta dopo settimane, pianse. Pianse per la confusione, per la paura, per la felicità di sentirsi così viva, per il terrore di dover rinunciare a tutto.

Ma mentre le lacrime le scendevano sul viso, sentì le labbra di Ciro baciargliele via, una a una. E capì che, qualunque cosa fosse successa, quel ragazzo l'aveva cambiata per sempre.

Per sempre.

Fine
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