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Lui & Lei

La disco e io, di nuovo troia


di Firstbig_Gift
27.02.2026    |    781    |    0 9.3
"Gli mostrò come la lingua potesse diventare uno strumento di precisione, capace di stimolare punti che nessuna fica avrebbe mai potuto raggiungere..."

Capitolo 1: Il Numberone

Brescia, periferia sud. Il Numberone non è solo una discoteca, è un'istituzione. Luci stroboscopiche, musica techno a palla, e nei bagni, la leggenda.

Alessio l'aveva sentita raccontare da amici, da conoscenti, persino da sconosciuti al bar. Parlavano di una ragazza, qualche anno fa, che nei cessi del Numberone faceva cose incredibili. La chiamavano "la bocca di velluto". Dicevano che quando ti prendeva in bocca, non volevi più uscire. Che stringeva il cazzo in un modo che sembrava meglio del sesso, meglio dell'anale, meglio di qualsiasi altra cosa avessi mai provato.

Poi, un giorno, quella ragazza l'aveva incontrata. Si chiamava Monica, aveva vent'anni come lui, e ballava in pista con un vestitino nero che lasciava poco all'immaginazione. Lui l'aveva guardata, si era avvicinato, e in qualche modo erano finiti a parlare.

Non le aveva chiesto del suo passato. Non subito. Si erano innamorati, semplicemente. Uscivano insieme, ridevano, scopavano. Lei era fantastica a letto, e Alessio pensava di aver beccato il jackpot.

Poi, una sera, lei glielo disse.

«Lo sai che io... insomma, al Numberone, un paio di anni fa... facevo cose.»

Lui la guardò. «Lo so.»

Lei abbassò lo sguardo. «E non ti dispiace?»

Alessio ci pensò su. Avrebbe dovuto essere geloso, forse. Invece, dentro di sé, sentiva qualcosa di diverso. Un'agitazione strana, un miscuglio di curiosità e di eccitazione.

«Raccontami,» disse.

E lei raccontò.

Capitolo 2: La bocca di velluto

Monica aveva diciotto anni quando aveva scoperto di avere un talento. Era successo per caso, con un ragazzo più grande incontrato in discoteca. L'aveva portata in bagno, e lei, per farlo stare zitto, gli aveva preso il cazzo in bocca.

Lui era impazzito. Diceva che non aveva mai provato niente di simile. Che stringeva, succhiava, usava la lingua in modi che sembravano impossibili.

Da lì era stato un crescendo. Una volta alla settimana, poi due, poi tutte le sere. I ragazzi facevano la fila fuori dai bagni del Numberone per avere un turno con "la bocca di velluto". Lei sceglieva, decideva, si divertiva. Non chiedeva soldi, solo piacere. Il suo e il loro.

«E come facevi?» chiese Alessio, quella sera, mentre erano a letto.

Lei sorrise, maliziosa. «È una questione di tecnica. Non è solo succhiare, capisci? È usare le labbra, la lingua, il palato. È stringere al punto giusto, rilassare al momento giusto. È saper accogliere, saper provocare. È far sentire un cazzo così desiderato che chi lo riceve dimentica tutto il resto.»

Alessio sentì il suo cazzo indurirsi sotto le lenzuola.

«E dimmi,» sussurrò, «è vero che è meglio del sesso?»

Lei rise, una risata bassa, complica. «Per chi lo riceve, sì. Perché la bocca può fare cose che una fica non può fare. Può stringere di più, può variare la pressione, può usare la lingua in modi che... beh, se vuoi, ti faccio provare.»

Quella notte, Alessio capì perché lo chiamavano "la bocca di velluto". E capì anche che non sarebbe mai più riuscito a fare a meno di quella scoperta.

Capitolo 3: Il compleanno

Passarono due anni. Monica e Alessio erano ancora insieme, felici, innamorati. Il sesso era fantastico, ma Alessio sentiva che a volte, negli occhi di lei, c'era un lampo di nostalgia. La nostalgia di quei tempi, di quelle notti, di quei bagni.

Per il suo ventesimo compleanno, lei gli fece un regalo speciale.

«Alessio,» disse, con quella voce che usava quando stava per proporre qualcosa di audace, «io voglio rifarlo. Voglio tornare a fare quello che facevo. Ma questa volta con te. Per te. Per noi.»

Lui la guardò, sorpreso. «Cioè?»

«Cioè voglio che tu mi porti in qualche locale, nei parcheggi, e mi guardi mentre lo faccio con altri. Voglio che tu veda cosa so fare. Voglio che tu sia orgoglioso di me. Voglio che questa cosa ci unisca, invece di separarci.»

Alessio sentì il cuore battere forte. Gelosia? Eccitazione? Tutte e due insieme.

«Sei sicura?» chiese.

«Mai stata più sicura,» rispose lei. «E ho già pensato a tutto. Non nei bagni, questa volta. Nei parcheggi. All'aperto. Più rischioso, più eccitante. E tu sarai lì, a guardare. A tenermi d'occhio. A goderti lo spettacolo.»

Lui annuì, lentamente. «Quando?»

«Sabato. Davanti al Numberone. Come ai vecchi tempi.»

Capitolo 4: Il parcheggio

Sabato sera. Il parcheggio del Numberone era un brulicare di macchine, di ragazzi che fumavano, di ragazze con i tacchi che camminavano verso l'ingresso. Monica e Alessio erano parcheggiati in un angolo più buio, lontano dai riflettori.

Lei indossava un vestitino rosso, cortissimo, e niente mutande. Lui aveva il cuore in gola.

«Pronto?» chiese lei, prima di scendere.

«Pronto,» mentì lui.

Monica si avvicinò a un gruppetto di ragazzi che fumavano vicino a una macchina. Parlò con loro, rise, giocherellò con i capelli. Alessio vedeva tutto dal finestrino, vedeva i ragazzi guardarla, vederla con quegli occhi che lui conosceva bene.

Dopo pochi minuti, uno di loro la prese per mano e la portò dietro un furgone parcheggiato. Un altro li seguì. Alessio trattenne il respiro.

Li vide sparire nell'ombra. Sentì le risate, poi i gemiti. Dopo un quarto d'ora, Monica riemerse, sola. Si avvicinò alla macchina, salì. Aveva il rossetto sbavato e gli occhi lucidi.

«Com'è andata?» chiese Alessio, con voce roca.

Lei sorrise, si chinò verso di lui, e lo baciò. Sulla sua lingua, Alessio sentì il sapore di due sconosciuti.

«Benissimo,» sussurrò lei. «E questo è solo l'inizio.»

Capitolo 5: La tecnica

Quella notte, tornati a casa, Monica spiegò.

«Vedi, la bocca è uno strumento incredibile. Puoi fare cose che con la fica non puoi fare. Puoi stringere quando vuoi, come vuoi. Puoi usare la lingua per stimolare la punta, il frenulo, tutta la lunghezza. Puoi creare una pressione costante, o variarla a seconda di come lui reagisce.»

Alessio ascoltava rapito, mentre lei parlava, e intanto lo accarezzava.

«Il segreto,» continuò, «è far sentire il cazzo amato. Accarezzato. Venerato. Quando un uomo sente che la sua nerchia è desiderata, che qualcuno la tratta come il bene più prezioso, allora perde la testa. Non importa quanto è grande, quanto è piccolo. Importa come lo tratti.»

«E tu come lo tratti?» chiese Alessio.

«Come un re,» rispose lei, chinandosi su di lui. «Come il cazzo più bello del mondo. Perché in quel momento, per quell'uomo, lo è.»

E gli mostrò. Con una lentezza studiata, con una maestria che lasciava senza fiato. Gli mostrò come usare le labbra, come avvolgere, come stringere, come rilassare. Gli mostrò come la lingua potesse diventare uno strumento di precisione, capace di stimolare punti che nessuna fica avrebbe mai potuto raggiungere.

Quando Alessio venne, lo fece con un'intensità che non aveva mai provato. E capì cosa intendevano quelli del Numberone, quando parlavano della "bocca di velluto".

Capitolo 6: I parcheggi
Da quella notte, iniziò una nuova fase della loro vita. Ogni weekend, a volte anche durante la settimana, andavano nei parcheggi delle discoteche della zona. Non solo al Numberone, ma anche al Factory, al Labirynth, a tutti i locali dove la movida bresciana si dava appuntamento.

Monica sceglieva. Non si concedeva a tutti, solo a quelli che le piacevano. E Alessio guardava, dal finestrino della macchina, o a volte da più vicino, nascosto tra le ombre.

Vide sua moglie inginocchiarsi davanti a sconosciuti, vidi la sua testa muoversi ritmicamente, la sentì gemere mentre loro gemevano. Vide cazzi di tutte le forme e dimensioni sparire nella sua bocca, e ne provò un'emozione strana, fatta di gelosia, di orgoglio, di eccitazione pura.

Una volta, un ragazzo più grande, con un cazzo enorme, la prese per i capelli e la tenne ferma mentre le pompava in gola. Monica non oppose resistenza, anzi, spinse la testa incontro, prendendolo tutto, fino in fondo. Quando lui venne, la tenne lì, a bere, e lei ubbidì.

Alessio vide tutto. Vide le lacrime che le rigavano il trucco, vide la soddisfazione sul volto del ragazzo, vide Monica che si rialzava e gli sorrideva, come se avesse appena ricevuto un regalo.

«Ti è piaciuto?» le chiese dopo, in macchina.

«Mi è piaciuto vederti eccitato,» rispose lei. «Mi è piaciuto sapere che mi guardavi. Mi è piaciuto essere la tua troia, quella che va in giro a succhiare cazzi mentre tu guardi.»

Lui la baciò, e sentì ancora quel sapore misto, quel cocktail di uomini che lo faceva impazzire.

Capitolo 7: La felicità ritrovata
Con il tempo, Alessio si abituò. La gelosia iniziale si trasformò in qualcosa di diverso, in un'eccitazione che non aveva mai conosciuto. Aspettava quei momenti con ansia, li programmava, li desiderava.

Monica, dal canto suo, era rinata. Tornare a fare quello che amava, ma questa volta con la complicità del suo uomo, era meglio di qualsiasi droga. Si sentiva libera, desiderata, viva. E la sera, quando tornavano a casa, facevano l'amore come non avevano mai fatto, con una passione che sembrava non esaurirsi mai.

«Sei felice?» le chiese Alessio una notte, mentre erano distesi dopo l'ennesima scopata furiosa.

Lei si girò, lo guardò con quegli occhi che lui amava tanto. «Non sono mai stata così felice in vita mia. E tutto grazie a te. Grazie a quello che mi permetti di fare.»

«Non ti permetto niente,» rispose lui. «Ti amo e basta. Ti amo così come sei. E se questa è la tua felicità, allora è anche la mia.»

Lei lo baciò, dolcemente. Poi, con un sorriso malizioso, si infilò sotto le coperte.

«E adesso,» mormorò, «lascia che ti mostri quanto sono felice.»

E per l'ennesima volta, Alessio capì perché lo chiamavano "la bocca di velluto". E capì che non avrebbe mai più voluto un'altra donna.

Capitolo 8: L'evoluzione
Passarono i mesi, e il gioco si evolse. Dai parcheggi passarono a volte a posti più sperduti, più rischiosi. Una volta, dietro un cassonetto, Monica si inginocchiò davanti a un ragazzo incontrato al bar, mentre Alessio faceva il palo. Un'altra volta, in un campetto da calcio abbandonato, con due ragazzi contemporaneamente, uno davanti e uno dietro, mentre lui filmava col telefono.

Monica scoprì che le piaceva essere guardata. Che le piaceva sapere che Alessio vedeva tutto, che si eccitava, che poi a casa la prendeva con una furia che sembrava non finire mai.

Alessio scoprì che le piaceva guardare. Che vedere la sua donna con altri, vederla godere, vederla fare cose che con lui non poteva fare, era diventato il suo più grande desiderio.

Scoprirono insieme che l'amore non ha confini. Che può prendere forme strane, inaspettate, scandalose. Che può essere gelosia e insieme eccitazione, possesso e insieme libertà.

«Sai qual è il bello?» gli disse Monica una sera, mentre tornavano a casa dopo l'ennesima scorribanda.

«Cosa?»

«Che noi siamo più uniti di prima. Che questa cosa, invece di separarci, ci ha legati per sempre. Perché io so che tu mi ami veramente, se mi accetti così. E tu sai che io ti amo veramente, se ti faccio partecipare di questo.»

Alessio le prese la mano, se la portò alle labbra.

«Per sempre,» disse.

«Per sempre,» ripeté lei.

E mentre la macchina correva verso casa, verso la loro vita, verso il loro futuro, entrambi sapevano che quella era solo l'inizio. Che ci sarebbero state altre notti, altri parcheggi, altri uomini. Ma che alla fine, sarebbero tornati sempre l'uno tra le braccia dell'altra.

Perché quello era l'amore vero. Quello che non giudica, non possiede, non imprigiona. Quello che lascia liberi di essere ciò che si è, e proprio per questo, tiene legati per sempre.

Fine
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