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Prime Esperienze

-¨Pino cosa dobbiamo fare?¨


di Firstbig_Gift
01.03.2026    |    1.678    |    2 7.1
"Puntò il telefono verso il basso, in modo che Pino vedesse esattamente la prospettiva di lei..."
Capitolo 1: La partenza

Pino guardò Marina attraverso lo specchio del bagno, mentre lei si passava il rimmel sulle ciglia. Diciannove anni di matrimonio, e ancora riusciva a farlo innamorare ogni volta che la vedeva. Cinquant'anni portati come se il tempo si fosse fermato ai trenta, un corpo morbido ma tonico, seni pieni che reggevano ancora la gravità con ostinazione, e quel sedere da spagnola che quando camminava faceva girare le teste.

«Sicura di volerlo fare?» le chiese, anche se conosceva già la risposta.

Lei si voltò, gli sorrise con quella malizia che lui conosceva così bene. «Ne sono sicura. E tu? Sicuro di voler guidare il gioco da laggiù?»

Pino annuì. Avevano studiato tutto nei minimi dettagli. Lui sarebbe sceso al bar del paese, a due chilometri dall'hotel, e da lì avrebbe coordinato ogni singolo momento via chat video. Voleva essere abbastanza vicino da sentire la tensione, ma abbastanza lontano da non poter intervenire. Voleva che Marina fosse completamente nelle mani di un altro, e lui solo nella sua mente, nella sua voce, nei suoi occhi attraverso lo schermo.

Avevano scelto Jonny su un sito specializzato. Trentotto anni, personal trainer, fisico da dio e recensioni entusiastiche. Avevano chattato per settimane, definito limiti e desideri. Jonny sapeva che Pino avrebbe guidato tutto, che avrebbe ricevuto ordini in tempo reale, che sarebbe stato uno strumento nelle mani del desiderio di un altro uomo.

«Alle nove,» disse Pino, guardando l'orologio. «Io sarò al bar. Tu avrai l'auricolare e il telefono in mano per inquadrarti quando ti dirò. Farai tutto quello che ti dico. Lui ascolterà me, ma prenderà te. Capito?»

Marina annuì, e nei suoi occhi brillava una luce che Pino non vedeva da anni.

Si baciarono, un bacio lungo, profondo, carico di tutto quello che non riuscivano a dirsi a parole. Poi Pino prese le chiavi della macchina e uscì.

Capitolo 2: La regia

Il bar del paese si chiamava "Da Nando". Un posticino sperduto tra le colline, con due vecchi al banco che giocavano a carte e una televisione sintonizzata sul calcio. Pino si sedette nell'angolo più appartato, ordinò un caffè, e tirò fuori il telefono.

La connessione era buona. Aprì la chat video e vide l'immagine della stanza d'albergo. Ancora vuota. Poi l'audio si attivò e sentì la voce di Marina.

«Sono qui, amore. Lui non è ancora arrivato.»

«Bene,» rispose Pino a bassa voce, tenendo il telefono inclinato in modo che nessuno potesse vedere lo schermo. «Voglio che ti prepari. Mettiti davanti allo specchio e mostrami come sei vestita.»

Marina inquadrò lo specchio della camera. Indossava un vestitino nero, cortissimo, scollato sul seno. I tacchi alti slanciavano le gambe perfette. Pino sentì il cazzo indurirsi nei pantaloni.

«Sei stupenda,» sussurrò. «Girati. Fammi vedere il sedere.»

Lei si girò, inarcò leggermente la schiena. Il vestito aderente modellava quel culetto sodo che Pino conosceva così bene, quello che quando camminava per strada faceva voltare gli uomini.

«Metti una mano sul seno,» ordinò. «Stringilo. Fammi vedere come ti piaci.»

Marina obbedì, la mano che stringeva il seno destro, il capezzolo che spuntava indurito dalla scollatura. Pino si passò la lingua sulle labbra.

«Brava. Ora aspetta. Lui sta per arrivare.»

Capitolo 3: L'arrivo di Jonny

Alle nove in punto, bussarono alla porta. La telecamera di Marina inquadrò l'ingresso della stanza, e Pino vide Jonny entrare nell'inquadratura. Alto, moro, con la pelle olivastra e le spalle larghe che la camicia bianca faceva intravedere. Quando sorrise, mostrò denti perfetti.

«Ciao, Marina,» disse Jonny, con voce calda. «Finalmente.»

«Ciao,» rispose lei, con quel tono timido e audace insieme che Pino adorava.

«Salutalo come si deve,» ordinò Pino nell'auricolare. «Avvicinati, dagli un bacio. Ma niente mani, ancora.»

Marina si avvicinò, baciò Jonny sulle labbra. Un bacio leggero, quasi casto, ma carico di promesse.

«Ora,» continuò Pino, «portalo al mini bar. Offrigli da bere. Voglio vederlo mentre ti guarda.»

Marina prese Jonny per mano, lo accompagnò al mini bar. Versò due whisky, gliene porse uno. I loro occhi si incrociarono, e Pino vide in quello di Jonny la stessa fame che sentiva lui.

«Bevete,» ordinò. «Poi, Marina, mettiti in ginocchio.»

Marina bevve un sorso, posò il bicchiere, e si mise in ginocchio davanti a Jonny. Lui la guardava dall'alto, il whisky in mano, un sorriso che si allargava.

«Ora, Jonny,» disse Pino, «ascoltami bene. Marina ti slaccerà i pantaloni. Tu lasciala fare. Non muoverti. Goditi solo la vista.»

Marina allungò le mani, slacciò la cintura, abbassò la cerniera. I pantaloni di Jonny caddero a terra. Sotto, i boxer neri lasciavano intravedere un'erezione già pronta, imponente.

«Abbassagli i boxer,» ordinò Pino. «Lentamente. Voglio vederlo bene.»

Marina ubbidì. Il cazzo di Jonny emerse, dritto e duro, lungo almeno venti centimetri, grosso come non ne avevano mai visto. La punta era già umida, pronta.

«Cristo santo,» mormorò Pino nell'auricolare, «che roba. Jonny, complimenti. Non ho mai visto un coso così bello. Marina, guardalo. Guarda cosa stai per prendere in bocca.»

Marina guardò, e i suoi occhi si spalancarono. Pino vide l'espressione di desiderio e di timida paura sul suo volto, e quella vista lo fece eccitare ancora di più.

Capitolo 4: La bocca

«Ora,» disse Pino, «prendilo in bocca. Ma solo la punta. Giochici con la lingua. Voglio che Jonny impazzisca.»

Marina si chinò, aprì le labbra, e cominciò. Pino vedeva tutto dallo schermo: la testa di Marina che si muoveva lentamente, la lingua che usciva a leccare la punta, le labbra che la succhiavano appena. Sentiva i gemiti di Jonny attraverso l'audio, e quelli di Marina, che sapeva bene quanto amasse quello che stava facendo.

«Più fondo,» ordinò Pino. «Prendilo tutto. Voglio vedertelo in gola.»

Marina obbedì. Aprì bene la bocca e cominciò a prendere il cazzo di Jonny, centimetro dopo centimetro, fino a sentirlo in gola. Pino la vide deglutire intorno a lui, sentì Jonny gemere più forte.

«Cristo,» mormorò Jonny, «che bocca che hai. Non ho mai provato niente di simile.»

«Lascialo parlare,» disse Pino a Marina. «Ma continua a succhiare. E tu, Jonny, mettile le mani nei capelli. Guidala tu, adesso. Io controllo il ritmo.»

Jonny afferrò i capelli di Marina e cominciò a guidare la sua testa su e giù. Pino guardava, ipnotizzato, mentre quel cazzo enorme spariva e riappariva dalla bocca di sua moglie.

«Più veloce,» ordinò. «Più profondo. Fallo soffocare, se vuole.»

Jonny accelerò, spinse Marina fino a farla quasi soffocare. Lei tossì, ma continuò, gli occhi lucidi, il trucco che cominciava a colare.

«Bravissima,» disse Pino. «Così mi piaci. Succhiacelo come la troia che sei.»

Per venti minuti, Pino guidò il ritmo, la profondità, l'intensità. A volte lento e languido, a volte veloce e profondo. Vide sua moglie prendere quel cazzo come una professionista, con una maestria che lo faceva impazzire di desiderio.

«Jonny,» disse a un certo punto, «dimmi una cosa. Ti piace come succhia? È come te l'aspettavi?»

«È mille volte meglio,» ansimò Jonny. «Non si ferma mai, non si stanca. Sembra che lo faccia da sempre.»

«E infatti lo fa da sempre,» rise Pino. «Ma con me non ha mai potuto prendere certe dimensioni. Goditela, amico. Goditela per me.»

Capitolo 5: La prima penetrazione

«Basta con la bocca,» disse Pino dopo un po'. «Ora voglio vederla scopata. Marina, mettiti sul letto. In ginocchio, a pancia in giù. Voglio che lui ti prenda da dietro. E tu, Jonny, prendila come ti pare, ma aspetta i miei comandi.»

Marina si staccò dal cazzo di Jonny, si alzò, andò sul letto. Si mise in posizione, a quattro zampe, il vestito ancora addosso ma sollevato sul sedere. Pino vide quel culetto sodo offerto, vide la fica già bagnata che traspariva dal perizoma nero.

«Slacciati il vestito,» ordinò. «Voglio che veda i tuoi seni mentre ti prende.»

Marina si slacciò, il vestito cadde, rivelando quei seni pieni con i capezzoli già duri, già pronti.

«Ora, Jonny,» disse Pino, «avvicinati. Ma non entrare ancora. Voglio che le metti la punta sulla fica. Sfiorala appena. Falle sentire quanto sei grosso senza entrare.»

Jonny obbedì. Pino vide il suo cazzo enorme avvicinarsi alla fica di Marina, vide la punta che premeva appena contro le sue labbra. Marina gemette, spinse indietro il bacino per cercare di prenderlo.

«Non ancora,» ordinò Pino. «Devi desiderarlo. Devi soffrire un po'.»

Passarono minuti di tortura dolce. Jonny sfiorava, premeva appena, si ritraeva. Marina gemeva, implorava, si contorceva. Pino guardava tutto dallo schermo, con una mano che intanto si era sbottonata i pantaloni e cominciava a masturbarsi lentamente.

«Ora,» disse finalmente. «Entra. Ma lentamente. Voglio che entri piano, centimetro dopo centimetro. Voglio sentire i suoi gemiti mentre la riempi. E Marina, voglio che inquadri la fica con il telefono. Voglio vedere esattamente come ti entra.»

Marina, con mano tremante, puntò il telefono verso il basso. Pino vide sul suo schermo l'immagine della fica di sua moglie, e il cazzo di Jonny che cominciava a penetrarla. La punta che allargava le labbra, che spariva dentro, che riappariva. Era uno spettacolo ipnotico.

«Cristo, che spettacolo,» mormorò Pino. «Guardate come ti apre, Marina. Guarda come sei stretta intorno a lui. Jonny, come ti sente?»

«Strettissima,» ansimò Jonny. «Calda. Bagnata. Sembra fatta per me.»

«Continua,» ordinò Pino. «Più fondo. Tutto quanto. Voglio vederlo sparire dentro di te.»

Jonny spinse fino in fondo. Marina gemette, un gemito profondo, animale. Pino la vide inarcarsi, spingere indietro il bacino per prenderlo tutto.

«Così,» ansimò lei. «Così, prendimi...»

«Silenzio,» ordinò Pino. «Parlo solo io. Tu godi e basta. E inquadra. Non smettere mai di inquadrare.»

Lei ubbidì, soffocando i gemiti nel cuscino mentre Jonny cominciava a muoversi, lento, profondissimo, riempiendola ogni volta fino in fondo.

Pino guardava lo schermo, vedeva il cazzo di Jonny entrare e uscire da sua moglie, vedeva la sua fica aprirsi e stringersi intorno a lui, vedeva i suoi seni dondolare a ogni spinta. Era uno spettacolo che lo faceva impazzire.

«Più veloce,» ordinò. «Più forte. Prendila come se fosse una puttana. E tu, Marina, guardami. Guarda la telecamera mentre lui ti scopa. Voglio vedere i tuoi occhi.»

Marina alzò lo sguardo, inquadrò il suo stesso volto. Pino vide i suoi occhi pieni di lacrime di piacere, il trucco sbavato, la bocca aperta in un gemito continuo.

«Sei bellissima,» sussurrò. «Così, proprio così. Godi, amore mio. Godi per me.»

Jonny accelerò ancora, le spinte diventarono più dure, più profonde. Marina gemeva, ansimava, si contorceva. Pino la vide venire, la sentì gridare mentre l'orgasmo la travolgeva, e continuò a guardare mentre Jonny non si fermava, continuando a pompare dentro di lei mentre lei era ancora in piena onda.

«Bravo Jonny,» disse Pino. «Non fermarti. Fallo venire ancora. Voglio vederla morire di piacere.»

Capitolo 6: La sedia

«Cambia posizione,» ordinò Pino dopo un quarto d'ora di quella scopata furiosa. «Mettiti sulla sedia, Jonny. Lei ti cavalchi. E Marina, voglio che inquadri dall'alto. Voglio vedere tutto.»

Jonny si staccò, andò a sedersi sull'unica poltrona della stanza. Marina si alzò, si avvicinò, e gli salì in groppa, lentamente, infilandosi il suo cazzo dentro con un gemito che sembrò non finire mai.

Pino aveva la visuale perfetta: vedeva la schiena di Marina, il suo sedere che si muoveva su e giù, vedeva le mani di Jonny che le stringevano i fianchi, che le accarezzavano i seni, che le mordicchiavano i capezzoli. E attraverso la telecamera, vedeva anche i loro volti, le espressioni di puro abbandono.

«Più veloce,» ordinò. «Più forte. Fatti prendere come una troia. E Jonny, prendile i seni. Stringili forte. Falle male, se vuole.»

Marina accelerò, saltellando su quel cazzo come se non ci fosse un domani. I suoi seni sobbalzavano, i suoi gemiti riempivano la stanza. Jonny glieli strinse forte, e lei gridò, ma non di dolore.

«Digli che è il tuo amante,» ordinò Pino. «Digli che è meglio di me.»

Marina esitò un secondo. Pino vide la sua espressione confusa attraverso lo schermo.

«Fallo,» ripeté, più deciso. «È un gioco. Fallo. Voglio sentirtelo dire.»

«Sei il mio amante,» ansimò Marina, guardando Jonny negli occhi. «Sei meglio di lui. Sei più grosso, più forte, mi prendi come nessuno mai.»

Jonny sorrise, la afferrò per i fianchi e cominciò a spingere dal basso, con una forza che la faceva sobbalzare. Lei urlò, perse il controllo, venne di nuovo, mentre lui continuava a martellarla senza pietà.

«Jonny,» disse Pino, «devo farti i complimenti. Io non l'ho mai chiavata così. Non l'ho mai vista così. Ore che la prendi e non lo tiri mai fuori moscio. Sei un animale. Un vero stallone.»

«Grazie,» ansimò Jonny, continuando a pompare. «È che lei è fantastica. Non si stanca mai, non smette mai di venire. È come se fosse fatta per questo.»

«E infatti lo è,» rise Pino. «Solo che non lo sapevamo. Continuate, non fermatevi. Voglio vederla distrutta.»

Capitolo 7: Il tavolo

«Ora sul tavolo,» ordinò Pino dopo un'altra mezz'ora di cavalcate selvagge. «Sdraiata, con le gambe aperte. Lui in piedi. E Marina, voglio che inquadri dal basso. Voglio vedere il suo cazzo che ti entra, visto da te.»

Marina si staccò, andò verso il tavolo, si sdraiò. Aprì le gambe, mostrando la fica ancora umida, ancora aperta, arrossata dalle ore di sesso. Puntò il telefono verso il basso, in modo che Pino vedesse esattamente la prospettiva di lei.

Jonny si avvicinò, si mise in posizione. Pino vide il suo cazzo enorme entrare nell'inquadratura, vide la punta che si avvicinava alla fica di Marina, che premeva, che entrava. Lentamente, fino in fondo.

«Cristo, che spettacolo,» mormorò Pino. «Vedervi così... Marina, senti quanto è grosso? Senti come ti riempie?»

«Sì,» gemette lei. «Lo sento. Dappertutto. Non sono mai stata così piena.»

«E ti piace?»

«Sì, mi piace. Mi piace tantissimo.»

Jonny cominciò a muoversi, con ritmo regolare, profondissimo. Pino vedeva il cazzo entrare e uscire, vedeva la fica di Marina che si apriva e si chiudeva intorno a lui, vedeva le sue gambe che tremavano.

«Guardalo,» ordinò Pino. «Guardalo mentre ti scopa. E digli che è il tuo padrone.»

«Sei il mio padrone,» mormorò Marina, guardando Jonny. «Fammi tua. Usami.»

Jonny la prese con più violenza, le spinte diventarono quasi brutali. Marina urlava, piangeva, rideva, in un misto di sensazioni che la stavano portando al limite. Pino la vide venire ancora, un orgasmo lunghissimo che la scosse tutta, mentre Jonny non si fermava, continuando a martellare senza pietà.

«Ancora,» ordinò Pino. «Fatelo ancora. Voglio che venga un'altra volta. E poi un'altra. Voglio che perda il conto.»

Capitolo 8: Il gioco continua

Per altre due ore, Pino guidò il gioco. Cambiarono posizioni decine di volte: lei sopra, lui sopra, di lato, in piedi, contro il muro. Ogni volta Pino ordinava, commentava, si complimentava. Ogni volta Marina inquadrava, mostrava, offriva il suo corpo allo sguardo del marito.

«Jonny,» disse a un certo punto, mentre li vedeva esausti ma ancora eccitati, «devo dirti una cosa. Sei stato incredibile. Non credevo che qualcuno potesse scopare così. E voglio che tu sappia che questo non sarà l'unico incontro. Anzi, questo è solo l'inizio.»

Jonny sorrise, continuando a pompare. «Mi fa piacere. Perché lei è fantastica.»

«Lo so,» rispose Pino. «E voglio portare il gioco oltre. La prossima volta voglio vedervi in situazioni diverse. Magari all'aperto. Magari con altre persone. Voglio che Marina diventi la nostra troia, la troia di tutti e due. Ci stai?»

«Certo,» disse Jonny. «Quando volete.»

«Marina,» disse Pino, «ti piace l'idea? Diventare la nostra troia, scopata da Jonny mentre io guardo e guido?»

«Sì,» ansimò lei. «Sì, mi piace. Mi piace tantissimo. Voglio essere la vostra troia. La troia di tutti e due.»

«Bene,» concluse Pino. «Allora è deciso. Ma ora, Jonny, è ora di finire. Voglio che venga sulla sua faccia. Sul suo petto. Voglio vederla coperta dal tuo sperma. E voglio che lei beva tutto.»

Capitolo 9: Il finale

Jonny si staccò, si mise in ginocchio davanti a Marina. Lei si mise in posizione, in ginocchio anche lei, la bocca aperta, gli occhi pieni di desiderio, il corpo segnato dalle ore di sesso.

Pino vide Jonny masturbarsi, vide il suo cazzo pulsare, vide lo sperma che cominciava a uscire. Primo schizzo sulla bocca di Marina, che lo raccolse con la lingua, deglutendo con gli occhi chiusi. Secondo sul petto, sui seni, che colò giù lungo la pancia. Terzo sulla faccia, che le colò giù per il mento, mescolandosi al trucco sbavato.

«Bevi,» ordinò Pino. «Bevi tutto. E Jonny, complimenti per la grossezza delle tue corna. Perché sappi che da stasera, quelle corna sono anche mie. E le porto con orgoglio.»

Jonny rise, finì di masturbarsi, poi si chinò a baciare Marina sulla fronte.

«Sei stata fantastica,» le disse.

Marina si pulì la faccia con le dita, se le portò alla bocca, succhiò. Poi si sdraiò sul letto, coperta di sperma, esausta, felice, con un sorriso beato sul volto.

«Grazie, Jonny,» disse Pino. «Sei stato perfetto. Ci sentiamo per il prossimo. E sarà ancora più bello.»

Jonny salutò con un cenno, si rivestì, uscì.

Pino rimase al bar, con il telefono ancora in mano, a guardare Marina attraverso lo schermo. La vide distesa, nuda, coperta, ancora tremante per l'orgasmo.

«Amore,» sussurrò, «sei stata meravigliosa. La più meravigliosa delle troie. E io sono l'uomo più fortunato del mondo.»

Lei aprì gli occhi, sorrise alla telecamera. «Torna da me,» mormorò. «Voglio sentirti vicino.»

«Arrivo,» disse Pino. «Aspettami. E resta così. Voglio vederti ancora coperta di lui quando arrivo.»

Chiuse la chat, pagò il caffè, uscì dal bar. Mentre camminava verso la macchina, il telefono vibrò. Un messaggio di Jonny: "Grazie, è stato incredibile. Alla prossima."

Pino sorrise, rispose: "Alla prossima, amico. E preparati, perché la prossima volta sarà ancora più sporco."

Salì in macchina, accese il motore, e partì verso l'hotel. Verso sua moglie. Verso il loro nuovo inizio.

Quello che li aveva uniti, invece di separarli. Quello che li aveva resi più forti, più complici, più innamorati che mai.

E soprattutto, quello che aveva aperto le porte a un futuro di giochi, di passione, di libertà assoluta.

Il futuro di Marina, la troia di tutti e due.

Il futuro di Pino, il cornuto più felice del mondo.









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