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Prime Esperienze

"Stefania: Da postina a..."


di Firstbig_Gift
09.03.2026    |    3.326    |    1 9.4
"A quanto desiderasse che Fred vedesse, che Fred sapesse, che Fred fosse orgoglioso di lei..."
La ragazza della posta


Stefania, per tutti Stefy, era la postina del quartiere. Da tre anni infilava bollette e raccomandate nelle cassette delle lettere, con quel sorriso che faceva dimenticare anche la multa più salata. Ventisei anni, un fisico che quando passava in bicicletta con la divisa estiva, gli uomini si fermavano a guardare. E non solo gli uomini.

La divisa, quel pantaloncino corto e la maglietta aderente con il logo delle poste, non riusciva a nascondere quello che la natura le aveva regalato. I seni, una terza coppa abbondante, stavano lì, sodi e provocanti, con quei capezzoli che sembravano avere vita propria, sempre in evidenza, sempre pronti a sfidare qualsiasi tessuto. E poi il sedere. Quello era il vero capolavoro. Sodo, rotondo, prominente come quello di una ballerina di samba, quando camminava ondeggiava in un modo che sembrava studiato a tavolino, ma era assolutamente naturale. Suo, solo suo.

La sua vita sentimentale, fino a un paio di anni prima, era stata normale. Fidanzatini, qualche storia, niente di che. Poi era arrivato Marco.

Marco era stato il suo primo vero amore, e anche la sua prima vera scoperta. Con lui, Stefy aveva capito cosa significava essere desiderata. Lui la guardava come se fosse una dea, ma la trattava come una cagna. E a lei, incredibilmente, piaceva.

«Sei la mia troia,» le sussurrava mentre la prendeva. «La mia puttana personale. E a me piace così.»

Lei si sentiva amata, desiderata, libera. Con Marco aveva scoperto il piacere di obbedire, di lasciarsi guidare, di essere usata. Avevano esplorato giochi, fantasie, limiti. Poi, per ragioni di lavoro, lui era dovuto partire. Si erano lasciati con dolore, ma con la consapevolezza che quello che avevano scoperto insieme l'avrebbe segnata per sempre.

Poi era arrivato Fred. Dolce, attento, rispettoso. L'amava in modo diverso, più tenero, più romantico. E lei lo amava, ma qualcosa le mancava. Quella scintilla, quel gioco, quella sensazione di essere una "cagna" per il suo uomo.

Una sera, dopo aver fatto l'amore, mentre erano distesi nel letto, Stefy trovò il coraggio.

«Fred, devo dirti una cosa.»

«Dimmi, amore.»

«Io... ho una fantasia. Una cosa che facevo con Marco e che mi manca. E vorrei farla con te.»

Lui la guardò, incuriosito. «Che cosa?»

Lei arrossì, ma si fece coraggio. «Voglio che mi tratti come una troia. Una sera. Una volta sola. Voglio che tu decida tutto: come mi vesto, dove andiamo, cosa facciamo. Voglio che mi usi come se fossi una puttana. E voglio farlo con te, solo con te, perché mi fido di te più di chiunque altro.»

Fred rimase in silenzio per un lungo momento. Poi sorrise.

«Ne sei sicura?»

«Mai stata più sicura.»

La preparazione

La settimana successiva fu un crescendo di eccitazione. Fred prese in mano la situazione con una determinazione che Stefy non gli aveva mai visto. Decise tutto, fin nei minimi dettagli.

Prima di tutto, la lingerie. La portò in un negozio specializzato e scelse personalmente cosa indossare. Un reggiseno di pizzo nero, talmente trasparente da sembrare quasi invisibile, che lasciava i capezzoli completamente scoperti, pronti a sfidare lo sguardo di chiunque. Un perizoma dello stesso colore, ridotto all'osso, che le fasciava il sedere senza nascondere nulla. E sopra, un vestitino aderente, di quelli che sembra dipinto sul corpo, in tessuto leggerissimo, quasi trasparente sotto certe luci.

«Così,» disse Fred, guardandola uscire dal camerino, «tutti vedranno quello che hai. I tuoi capezzoli, il tuo culo, le tue forme. E sapranno che sei mia. Che sei la mia troia.»

Stefy sentì un brivido percorrerle la schiena. Era esattamente quello che voleva sentire.

Il sabato sera, Fred la portò in un locale fuori città, un posto che frequentavano solo uomini d'affari e donne di compagnia. Lei indossava il vestito scelto da lui, i tacchi altissimi, il trucco pesante. Sembrava una di loro, una delle ragazze che erano lì per lavoro.

«Da questo momento,» le sussurrò Fred all'orecchio, mentre entravano, «tu non parli. Fai solo quello che ti dico. Annuisci, sorridi, e basta. Se qualcuno ti offre da bere, bevi. Se qualcuno ti tocca, lasciati toccare. Se qualcuno vuole portarti via, lo segui. Sempre. Capito?»

Lei annuì, con il cuore che batteva all'impazzata.

Si sedettero al bancone. Fred ordinò due drink, poi si allontanò, lasciandola sola. Stefy si sentì esposta, vulnerabile, ma allo stesso tempo incredibilmente eccitata. Sapeva che lui la guardava da qualche parte, che controllava ogni sua mossa, che guidava il gioco.

Dopo pochi minuti, un uomo si avvicinò. Sulla cinquantina, ben vestito, un sorriso che mostrava denti perfetti.

«Posso offrirti da bere, bella?»

Stefy guardò nella direzione in cui era sparito Fred. Lui annuì, impercettibilmente.

«Certo,» rispose, con voce calma.

Il gioco

L'uomo ordinò due champagne, e cominciò a parlare. Di lavoro, di viaggi, di cose di cui a Stefy non importava nulla. Ma lei sorrideva, annuiva, faceva quello che Fred le aveva detto. Ogni tanto guardava verso il punto dove sapeva che lui era nascosto, e lo vedeva immobile, che osservava.

A un certo punto, l'uomo le posò una mano sulla coscia. Lei non si ritrasse. La mano salì, lentamente, sotto l'orlo del vestito. Stefy trattenne il respiro, ma rimase immobile.

«Vieni con me,» disse l'uomo, dopo un po'.

Lo seguì, attraverso il locale, fino a una porta sul retro. Prima di varcarla, si voltò un'ultima volta. Fred era lì, in piedi, che la guardava. Le fece un cenno, un sorriso appena accennato.

Entrò.

La stanza era piccola, un privé con un divano di velluto rosso. L'uomo la fece sedere, si inginocchiò davanti a lei.

«Sei bellissima,» mormorò. «Posso?»

Lei annuì. Lui le sollevò il vestito, rivelando quel perizoma che lasciava tutto scoperto. Le sue mani le accarezzarono le cosce, poi il sedere, poi risalirono. Le abbassò il reggiseno, e i suoi capezzoli emersero, duri, pronti.

«Cristo, che tette,» sussurrò l'uomo, chinandosi a succhiarle.

Stefy chiuse gli occhi, si abbandonò. Sentiva la bocca di quell'estraneo sui suoi seni, sentiva le sue mani che la esploravano, e intanto pensava a Fred. Lo immaginava lì fuori, che aspettava, che sapeva, che guidava ogni cosa.

L'uomo la sdraiò sul divano, le sfilò il perizoma. Si slacciò i pantaloni, e lei vide il suo sesso duro, pronto. La penetrò senza troppi preamboli, e lei gemette, sentendosi riempire.

Mentre lui la prendeva, con ritmo sempre più incalzante, Stefy pensava a quanto fosse strano essere lì, in quel momento, con quell'uomo che non conosceva. E a quanto fosse eccitante. A quanto desiderasse che Fred vedesse, che Fred sapesse, che Fred fosse orgoglioso di lei.

Quando l'uomo venne, dentro di lei, emise un gemito animalesco. Poi si staccò, si rivestì in fretta, e uscì senza una parola.

Stefy rimase lì, sdraiata, con il vestito sollevato, il perizoma per terra, i seni scoperti. Dopo pochi minuti, la porta si aprì.

Era Fred.

Le si avvicinò, si chinò su di lei. Le accarezzò i capelli, le baciò la fronte.

«Sei stata bravissima,» sussurrò. «La migliore.»

Lei sorrise, con gli occhi lucidi. «Era quello che volevi?»

«Era quello che volevamo. Ora andiamo a casa.»

La aiutò a rivestirsi, le prese la mano, e uscirono insieme nel buio della notte.

Il ritorno

Tornati a casa, Fred la fece sedere sul letto, ancora vestita di quel completo provocante. Si inginocchiò davanti a lei.

«Come ti senti?» chiese.

«Strana,» rispose lei. «Eccitata. Confusa. Felice.»

«Ti è piaciuto?»

«Sì. È stato... tutto. Quello che volevo. Quello che sognavo.»

Lui le accarezzò le gambe, risalendo lentamente. «E adesso tocca a me. Adesso ti prendo io, come ho sempre desiderato. Come hai sempre desiderato.»

La spogliò con movimenti lenti, quasi cerimoniali. Le baciò i seni, la pancia, le cosce. La fece girare, la mise a quattro zampe, e la guardò da dietro, quel sedere da ballerina di samba che aveva fatto impazzire mezza città.

«Sei mia,» sussurrò, entrandole dentro. «Sei solo mia. E io sono tuo. Per sempre.»

La prese con una lentezza studiata, facendola impazzire, portandola al limite più volte senza mai farla cadere. Lei gemeva, implorava, lo supplicava di farla venire. Lui aspettava, aspettava, fino a quando non sentì che era il momento giusto.

Quando vennero insieme, fu un'esplosione di sensazioni che li lasciò senza fiato, abbracciati, sudati, felici.

«Grazie,» mormorò Stefy, dopo. «Grazie per aver capito. Per aver accettato. Per essere stato il mio Fred, ma anche il mio...»

«Il tuo padrone?» sorrise lui.

«Sì. Il mio padrone. Quello che mi guida. Quello che mi ama. Quello che mi rende la donna più felice del mondo.»

Lui la strinse a sé. E mentre fuori la notte avvolgeva la città, loro due si addormentarono abbracciati, pronti a sognare, pronti a vivere, pronti a tutto.

Perché l'amore, quello vero, può prendere mille forme. Anche la più inaspettata.

Anche la più proibita.

Anche quella di una postina che, per una notte, era diventata la troia più desiderata della città.

Ma che alla fine, era tornata a casa. Dal suo uomo. Dal suo amore. Dal suo Fred.

Per sempre.

Fine

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