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Scambio di Coppia

DISCORSI TRA UN DRINK E L'ALTRO AL CLUB


di Membro VIP di Annunci69.it A_PART_OF_ME
27.04.2026    |    119    |    1 8.0
"La saluto con cordialità sincera e mi infilo in un’altra conversazione, lontano..."
In un club, mentre osservo e ascolto come faccio spesso più che partecipare, mi si affianca una signora. Arriva con naturalezza, come se fossimo già a metà di una conversazione lasciata in sospeso, conosceva la mia partner e ci siamo presentati. Fa parte di una coppia, almeno formalmente, ma lo capisco subito: è lì soprattutto per parlare (scherzo poi l'ho vista fare tutt'altro)
Inizia raccontandomi del più e del meno. Dice che da quando si è separata — ormai quasi quattro anni fa — frequenta club ogni sabato, come una terapia, come un modo per “vivacizzare la vita”. Ha una sessantina d’anni, qualche intervento qua e là che il tempo non ha fatto da solo, un aspetto piacevole, curato, decisamente visibile. Parla molto. Forse troppo. E parla solo di incontri, di serate, di persone conosciute e lasciate.
Capisco il contesto, ovviamente. Siamo lì per quello. Ma dentro di me penso che la vita, per fortuna, sia anche altro.
Mi racconta che arriva ogni sabato dalla Liguria. Ogni sabato. Io annuisco, ma dentro resto perplesso: io ho impiegato venti minuti ad arrivare e già mi sembravano tanti. Lei invece macina chilometri come se niente fosse, con il compagno (non giocano insieme ma solo con altri). Poi aggiunge un dettaglio, con naturalezza assoluta: ha un figlio di diciotto anni, e anche lui ha cominciato a frequentare questi ambienti. Dice che, se dovessero incontrarsi nello stesso club, non avrebbe alcun problema.
E lì, qualcosa in me scatta.
Io sono abbastanza navigato, ne ho viste di cotte e di crude. Sono padre di due figli adolescenti. Non mi sento moralista, né ho voglia di giudicare nessuno. Però la guardo: è vestita in modo estremamente appariscente — per non dire quasi nuda — e penso a mio figlio, a quel confine sottile ma necessario che separa il ruolo di genitore dal resto del mondo.
Lei continua a parlare, come se niente fosse.
Io continuo ad annuire, come se niente fosse.
Poi, con la scusa della vescica improvvisamente piena, mi alzo. La saluto con cordialità sincera e mi infilo in un’altra conversazione, lontano.
Non giudico. E non voglio essere giudicato.
Ma so che, personalmente, mi sentirei profondamente a disagio a incontrare mio figlio in una situazione del genere. Un amico? Un vicino di casa? Nessun problema: siamo lì per lo stesso motivo, adulti consapevoli. Ma un figlio… no.
C’è un limite a tutto.
E ognuno, prima o poi, deve capire dove passa il proprio.
P.S. Comunque la signora, che era carina, pur avendo avuto la disponibilità, non me la sono fatta, forse non mi sarei divertito essendo forse prevenuto, almeno questa volta. Ma il bello dell'umanità è che siamo diversi.
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