Lui & Lei
LA BANCHIERA NEL BAGNO DEL CENTRO COMMERCIALE
A_PART_OF_ME
28.04.2026 |
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"E forse va bene così: alcune esperienze esistono solo per ricordarci quanto imprevedibile possa essere l’incontro tra due solitudini..."
L’incontro nacque come nascono molte cose destinate a non avere un seguito: per caso, senza un vero progetto. Un last di una singola presente sul sito, messaggio arrivato nel mezzo della mattinata, poche righe scritte in fretta. Lei cercava solo un caffè, diceva, una pausa breve prima di rientrare in ufficio. Pausa pranzo, centro commerciale, nulla che facesse pensare a qualcosa di memorabile.Sapevo poco di lei, ma quel poco era sufficiente a evocare un’immagine precisa: bancaria, distinta, una donna che sembrava aver costruito la propria vita su orari puntuali e gesti misurati. Accettai più per praticità che per slancio: il posto era comodo, avevo un’ora libera, e in fondo mi incuriosiva quell’aria vagamente fuori contesto, come se qualcosa non tornasse del tutto.
Arrivò con qualche minuto di anticipo. Vestita con sobrietà, ma con quel tipo di eleganza che non ha bisogno di dichiararsi. Curata nei dettagli, lo sguardo vigile, come se fosse sempre leggermente in anticipo sugli eventi. Al bar parlava molto, forse troppo. Raccontava del lavoro, dei clienti, delle dinamiche interne alla banca, alternando ironia e una punta di nervosismo trattenuto. Io ascoltavo, intervenivo a tratti, cercando di capire dove stesse andando quell’incontro.
Fu allora che avvertii uno scarto improvviso, qualcosa che rompeva la linearità del momento. Con una naturalezza quasi disarmante, come se fosse la cosa più ovvia del mondo, mi propose una digressione improvvisa, una parentesi fuori scena. Nessun imbarazzo, nessuna esitazione. Sembrava vivere quell’istante come una sospensione della realtà, un piccolo spazio rubato al quotidiano, privo di conseguenze. Mi portò nel bagno del Centro Commerciale dove mi fece un orale da urlo e io con le mie mani la feci venire nel giro di 1 minuto.
Accadde tutto in pochi minuti, con la sensazione di trovarsi dentro qualcosa di surreale: rumori lontani, il tempo che sembrava accelerare, la consapevolezza che sarebbe finita prima ancora di poterle dare un senso. Non c’era romanticismo, ma nemmeno volgarità. Solo un’intimità rapida, quasi impersonale, che lasciava addosso più domande che risposte.
Ci separammo con sorrisi controllati, scambiandoci quelle frasi di circostanza che spesso contengono promesse mai davvero pensate. Eppure ci rivedemmo, qualche tempo dopo, in un luogo volutamente anonimo, Motel comodo ad entrambi, scelto proprio per non significare nulla. Lì mi resi conto che ciò che aveva funzionato nella sorpresa non reggeva alla replica. L’atmosfera era diversa, più pesante, quasi forzata. Io distratto, svogliato; lei forse meno brillante, o forse semplicemente più reale.
Tutto si chiuse in fretta, senza drammi, senza accuse. Una mezz’ora scarsa, come se entrambi avessimo capito che quella storia — se così si poteva chiamare — si era già consumata nel primo, improbabile incontro.
Ripensandoci, ancora oggi non saprei spiegarmi fino in fondo quella parentesi. Non mi era mai successo nulla di simile, né prima né dopo. Lei era, oggettivamente, una bella donna: intelligente, presente, fin troppo loquace. A tratti sembrava sul filo di qualcosa, come se parlasse per tenere a bada un rumore di fondo che non voleva ascoltare. Forse un po’ irrisolta, forse solo stanca. Rimane il ricordo di una presenza piacevole, intensa, ma fugace.
Un episodio isolato, nato e morto in uno spazio troppo piccolo per diventare davvero una storia. E forse va bene così: alcune esperienze esistono solo per ricordarci quanto imprevedibile possa essere l’incontro tra due solitudini.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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