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Lui & Lei

PARTITO COME INCONTRO MFF- FINITO IN CHIACCHE


di Membro VIP di Annunci69.it A_PART_OF_ME
27.04.2026    |    119    |    0 6.0
"La cosa incredibile è che quello che pensavo sarebbe stato un incontro costruito si trasforma in qualcosa di totalmente spontaneo..."
Quel sabato era iniziato lentamente, con quell’aria sospesa tipica dei giorni senza impegni. La casa era silenziosa, troppo silenziosa. Si sentiva solo il ronzio lontano della città e l’orologio in cucina che scandiva il tempo con una puntualità quasi ostinata. E io, seduto sul divano, mi sono reso conto di una cosa semplice: ero solo, e quella sera non avevo voglia di esserlo.
Così, quasi senza pensarci troppo, ho scritto un annuncio. Nulla di elaborato, nessuna sceneggiatura. Solo il desiderio di compagnia serale, di presenza. Qualcuno con cui condividere qualche ora, magari qualche parola. Ho chiuso il computer senza aspettative, convinto che sarebbe rimasto lì, perso tra mille altri.
Invece arriva una risposta. Poi un’altra. Una ragazza mi scrive con un tono diretto ma gentile e, con apparente naturalezza, propone di passare da me insieme a una sua amica. Rileggo il messaggio più volte. La testa parte subito: la differenza d’età, superiore ai dieci anni, pesa più del previsto; il fatto che siano due sconosciute; il fatto che ci siamo scritti solo due messaggi. Il cuore è curioso, la mente prudente.
Ne parliamo ancora un po’. Mettiamo dei confini chiari, parliamo apertamente di cosa va bene e cosa no. Questo mi tranquillizza. Non del tutto, ma abbastanza da dire sì. Appena dopo, però, l’ansia prende il sopravvento. La sento nello stomaco, nelle spalle tese, nel respiro corto. Esco a correre. L’aria fresca mi colpisce il viso, l’asfalto sotto i piedi ha quell’odore tipico di polvere e pioggia vecchia. Chilometro dopo chilometro, la testa si svuota, il corpo prende il controllo. Torno a casa più leggero, più presente.
Riordino un po’, apro le finestre. L’aria di casa cambia, entra un profumo di sera, di foglie e di città. Metto a raffreddare delle bevande, accendo una luce calda in salotto, di quelle che non illuminano troppo ma abbracciano.
Alle 18:30 il campanello suona. Un suono secco, reale. Apro la porta e resto colpito all’istante: dal vivo sono molto più belle che in foto. Non nel senso patinato, ma in quello autentico. Pelle viva, sorrisi veri, occhi curiosi. Portano con sé l’odore della strada, del freddo appena lasciato fuori, mescolato a profumi personali diversi ma delicati.
Entrano con educazione, osservano la casa senza invaderla. Si percepisce subito che sono brave ragazze, con quell’occhio malizioso che non disturba, che resta lì come una scintilla. Offro da bere — cosa che faccio raramente, io che non bevo quasi mai — ma in quel momento sento che è giusto. I bicchieri tintinnano, il liquido freddo cambia il suono dell’ambiente.
Ci togliamo le scarpe. I piedi nudi sul pavimento danno subito una sensazione di intimità inaspettata. Ci sediamo sul divano, uno accanto all’altro, non troppo vicini ma nemmeno distanti. All’inizio parliamo del più e del meno, poi piano piano la conversazione prende corpo. Diventa vera.
Parliamo di tutto. Lavoro, studi, viaggi sognati e viaggi fatti male. Parliamo di cose leggere e di cose più profonde. Ridiamo spesso. A tratti ci interrompiamo, a tratti restiamo in silenzio senza disagio. La casa si riempie di voci, di risate, di quell’odore misto di bevande, pelle e aria serale che rende tutto più caldo.
La cosa incredibile è che quello che pensavo sarebbe stato un incontro costruito si trasforma in qualcosa di totalmente spontaneo. Mi sento come se fossi seduto con amici di vecchia data, scalzi, sul divano, senza filtri. Nessuno cerca di impressionare l’altro. Nessuno recita.
Il tempo passa senza avvisare. Tre ore scivolano leggere. Non c’è alcun contatto fisico, nessun gesto ambiguo. Eppure l’intimità è fortissima. È nei sorrisi, negli sguardi che si cercano per conferma, nella sensazione condivisa di essere esattamente dove si deve essere in quel momento.
Quando arriva il momento di salutarci, la casa sembra più silenziosa di prima. Le abbraccio con lo sguardo, le accompagno alla porta. L’aria fresca entra di nuovo, portandosi via i loro profumi, lasciandone però una traccia sottile. La porta si chiude e resto lì, immobile per qualche secondo.
Non mi sono innamorato. So bene la differenza.
Ma le porto nel cuore.
Perché mi hanno fatto vivere un’esperienza rara: una connessione autentica, umana, senza secondi fini. Un incontro che non ha lasciato segni sulla pelle, ma ha riempito qualcosa dentro. E mentre spengo le luci e mi sdraio esausto ma sereno, capisco che a volte le serate più appaganti sono quelle in cui non succede “nulla”, e proprio per questo succede tutto.
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