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Lui & Lei

DOVEVA ESSERE SOLO UNA PIZZA


di Membro VIP di Annunci69.it A_PART_OF_ME
27.04.2026    |    403    |    0 6.0
"Non c’era un motivo preciso, solo la sensazione che quel momento meritasse di essere abitato..."
Doveva essere solo una pizza.
Una di quelle idee nate quasi per togliersi un pensiero, qualcosa di semplice, senza scenografie né promesse implicite. E forse proprio per questo aveva dentro, fin dall’inizio, una leggerezza diversa.
Il locale l’avevo scelto senza pensarci troppo, ma appena entrati ho capito che avevo fatto bene. L’aria era calda, profumata di lievito e forno a legna, con quel misto di pomodoro e basilico che ti arriva addosso ancora prima di sederti. Le luci erano basse, dorate, e il brusio delle voci si mescolava al tintinnio dei bicchieri e allo scoppiettare lontano del fuoco. Un posto che non obbliga a parlare, ma invita a farlo.
È arrivata con il cappotto ancora addosso, portandosi dietro l’aria fresca della sera. Profumava di qualcosa di leggero, pulito, non invadente: un odore che si sentiva solo quando si avvicinava, e che poi restava sospeso tra noi come una nota discreta. Il sorriso, timido e sincero, ha sciolto in un attimo quella tensione iniziale che entrambi fingevamo di non sentire.
Ci siamo seduti, uno di fronte all’altra. All’inizio le parole erano caute, come passi su un pavimento sconosciuto. Frasi semplici, racconti brevi, risate controllate. Poi, lentamente, qualcosa ha iniziato a cambiare. Le voci si sono abbassate senza accorgercene, i silenzi non facevano più paura. C’era un ritmo nuovo, una calma condivisa.
Quando il cameriere ha portato la pizza, il vapore ha riempito l’aria con un profumo intenso, quasi avvolgente. Il vino versato nel bicchiere aveva un odore caldo, rotondo, che invitava a bere piano. Mangiavamo senza fretta, assaporando ogni morso, come se nessuno dei due volesse arrivare davvero alla fine. Ogni tanto le mani si sfioravano per caso sul tavolo, un contatto breve ma sufficiente a lasciare una scia.
Fuori, quando siamo usciti, la notte aveva quell’odore tipico delle città che rallentano: asfalto freddo, aria pulita, un vago sentore di pioggia lontana. Camminavamo vicini, senza toccarci davvero, ma abbastanza da sentire il calore dell’altro. I passi erano lenti, sincronizzati quasi senza volerlo. Parlare era diventato facile, spontaneo, come se ci conoscessimo da più tempo.
A un certo punto ci siamo fermati. Non c’era un motivo preciso, solo la sensazione che quel momento meritasse di essere abitato. L’aria profumava di notte e di possibilità. Ci siamo guardati più a lungo, abbastanza da capire che nessuno dei due aveva voglia di tornare subito a casa.
Dentro, l’appartamento aveva un odore domestico, rassicurante. Luci soffuse, una finestra appena socchiusa da cui entrava il suono lontano della strada. Ci siamo seduti sul divano, ancora parlando, ancora ridendo piano. Il silenzio, quando arrivava, non era un vuoto, ma uno spazio pieno di respiro.
Lei si è tolta il cappotto, lasciandolo scivolare lentamente. Ho sentito di nuovo il suo profumo, più vicino questa volta, mescolato all’odore della stanza. I gesti si sono fatti più lenti, più consapevoli. Nessuna fretta, nessuna ansia di arrivare da qualche parte. Solo la naturalezza di due persone che si stanno concedendo il tempo di sentirsi davvero.
Quando siamo andati a letto, è stato come chiudere un cerchio che si era aperto davanti a una pizza fumante. Un passaggio morbido, inevitabile, fatto di sguardi, di movimenti ovattati, di respiri che trovano lo stesso tempo. Non c’era bisogno di spiegare nulla.
La mattina dopo, l’aria aveva un odore diverso. Di lenzuola calde, di luce nuova, di quiete. E in quel silenzio lento ho pensato che le serate più belle non sono quelle che promettono troppo, ma quelle che iniziano senza clamore e finiscono lasciandoti addosso una sensazione difficile da scrollarsi via.
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